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Napoleone: quelle opere rubate e mai restituite

Quante e quali opere d’arte rubò Napoleone durante le sue sistematiche spoliazioni?

Dipinti, sculture e altre opere scomparirono dal Paese ma anche dalla Spagna, Portogallo, Bassi e dal resto d’Europa. L’esercito francese si accaparrò un numero enorme di capolavori tanto che fu definito come “il più grande spostamento di opere d’arte della storia” dallo storico Paul Wescher.

Venti anni di spoliazioni continue, dal 1797 fino al 1815, privarono il territorio italiano di opere grandiose come il celeberrimo Laocoonte, la Venere Capitolina, opere di Tiziano, Guercino, Guido Reni, Hayez, Barocci, Veronese, Canova e di tanti altri artisti.

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“Appropriarsi di quello che sembra prezioso, le icone dei popoli conquistati, è una pratica vecchia come le conquiste stesse. L’esposizione del bottino di guerra per dimostrare la superiorità è una tradizione che risale alla notte dei tempi, una tradizione che fa parte integrante della storia dei musei europei” Duncan F. Cameron

Delle 506 opere trafugate registrate, ben 248 ancora oggi rimangono in territorio francese mentre 9 ahimè sono date per disperse. Non è possibile sapere il numero esatto di tutte le opere che scomparvero in quel periodo in tutti i paesi coinvolti e quante furono distrutte nella concitazione del momento.

Durante il terribile saccheggio francese perpetrato ai danni della Repubblica di Venezia, Napoleone e le sue truppe si portarono via pure la Quadriga della Basilica di San Marco per farla poi collocare al di sopra dell’Arco di Trionfo del Carrousel a Parigi.

La quadriga ( la copia, l’originale è stata ricoverata all’interno)
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Durante il Congresso di Vienna del 1815, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, fu ordinato alla Francia di restituire tutte le opere sottratte senza negoziati diplomatici poiché le spoliazioni sistematiche erano contrarie ai principi di giustizia e alle regole della guerra moderna.

Fu in quel momento che Antonio Canova svolse un ruolo fondamentale. Papa Pio VII lo incaricò di occuparsi del recupero delle opere saccheggiate a Roma e in tutti gli altri centri culturali dello Stato Pontificio. Canova in veste di ambasciatore andò allora a Parigi per riportare a casa tutti quei capolavori.

Apollo del Belvedere
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Perché il papa scelse proprio Canova?

In quel momento Canova gestiva la direzione di tutti i musei romani e godeva di ottima reputazione nelle corti europee. La sua notorietà e abbinata alla sua conoscenza delle opere che erano state rubate, gli avrebbe reso meno complicata una missione così delicata.

Canova varcò le soglie del Louvre nell’agosto del 1815 ma il direttore Vivant Denon non gli fu certo d’aiuto anzi, non esitava a mettergli i bastoni fra le ruote. Quelle restituzioni per lui erano veri e propri furti per la Francia e tentava di rallentare e ostacolare il processo di restituzione. Canova riuscì però a trovare un valido alleato nella sua impresa: William Richard Hamilton, il sottosegretario del Ministro degli Esteri britannico che aveva a cuore la causa italiana.

Pala Barbadori di Filippo Lippi
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Canova catalogò e imballò con cura tutte le opere che avrebbero fatto ritorno nello Stato Pontificio ma anche in altre città come Milano, Firenze e Venezia. Al tempo non c’era alcuna lista di ciò che era stato trafugato e quindi doveva affidarsi solo alla sua memoria di ferro. Riuscì comunque a redigere un elenco assai dettagliato di tutti quei fatti arrivare al Louvre da Napoleone.

Il 2 ottobre del 1815, finalmente, grazie anche all’aiuto delle forze armate britanniche, ebbe inizio la restituzione delle opere all’Italia anche se tutt’oggi ne mancano parecchie all’appello.

Gesso Marte e Venere del Canova
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Canova volle presenziare all’apertura delle casse contenenti i dipinti, tornate a Bologna il 29 dicembre dello stesso anno per poi proseguire il viaggio assieme al convoglio con altri capolavori alla volta di Roma. Canova proseguì il viaggio verso Roma assieme alle 52 casse di opere che approdarono a Civitavecchia.

Fra quelle opere tornate a Bologna e a Roma c’erano il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere, la Strage degli Innocenti di Guido Reni e tante altri capolavori come lo stesso gesso con Marte e Venere proprio del Canova.

L’Ascensione di Cristo del Perugino
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Quali capolavori la Francia non ha restituito?

Sono tanti: stando a quelli registrati, ne mancano all’appello perlomeno 248. Si trovano al Louvre e in altri musei francesi come ad esempio il Musée Napoléon.

Fra i capolavori ancora non restituiti ci sono:

L’Ascensione di Cristo di Pietro Perugino, Eterno benedicente con cherubini e angeli sempre del Perugino e il suo Sposalizio della Vergine;

Le Stigmate di S Francesco di Giotto;

il Trionfo di Giobbe di Guido Reni;

la Maestà di Cimabue e a Pala Barbadori di FIlippino Lippi;

la Crocifissione, Orazio nell’orto e la Resurrezione, Madonna della Vittoria, tutte opere del Mantegna;

l’Incoronazione della Vergine del Beato Angelico e la Madonna col Bambino, Sant’Anna e quattro santi del Pontormo;

la Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Maria Maddalena di Cima da Conegliano;

le nozze di Cana del Veronese e la Madonna della colomba di Piero di Cosimo;

Queste sono solo alcune delle opere trafugate da Napoleone, ancora oggi non restituite dalla Francia.

Le Nozze di Cana del Veronese
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3 Comments »

  1. Qui nel bresciano, dagli annali dell’epoca, risulta che fu incaricato il conte Lechi di scegliere le opere da trasferire in Francia e lui riuscì a salvare le migliori e a inviare opere di poco conto. Un ragazzo nostro concittadino fece, qualche anno fa, una bella tesi di laurea sull’argomento stilando anche un elenco delle opere mancanti.

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