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Napoleone, nel nome dell’arte: al cinema

A duecento anni dalla morte di Napoleone Bonaparte, il premio Oscar Jeremy Irons riporta sul grande schermo la passione dell’imperatore che diventa poco a poco una vera ossessione per l’arte e la conoscenza. Con tutte le sue contraddizioni, Napoleone ha cambiato radicalmente la cultura moderna con la nascita di musei pubblici fondamentali come la Pinacoteca di Brera e il Museo del Louvre.

Grazie alla campagna d’Egitto nacque l’egittologia ma certo non si fece scrupolo nel perpetrare feroci spoliazioni di opere d’arte.

Jacques-Louis David, Bonaparte valica le Alpi, 1803, Vienna, Palazzo del Belvedere
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Napoleone, nel nome dell’arte è il docufilm che mette al centro della scena proprio le passioni dell’imperatore per il mondo della cultura.

Cerca di analizzare il suo punto di vista e di mettere il luce le predilezioni letterarie nonché i modi in cui voleva a tutti costi raggiungere l’affermazione di sé. Napoleone fu preso a modello nei secoli a seguire da intellettuali ma anche da feroci dittatori.

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Il film si apre sulla città di Milano che Napoleone volle incoronare come capitale del Regno d’Italia. Sarà possibile ascoltare le musiche originali che vennero composte appositamente per l’incoronazione del 1805, scoperte da poco all’interno del Conservatorio di Milano.

Napoleone, nel nome dell’arte verrà proposto al cinema l’8, il 9 e il 10 novembre 2021. E’ un documentario prodotto da Nexo Digital e 3D Produzioni in partnership con Gallerie d’Italia e Intesa Sanpaolo.

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Il soggetto è di Didi Gnocchi con sceneggiatura di Matteo Moneta. Diretto da Giovanni Piscaglia, la colonna sonora originale è di Remo Anzovino.

Pronti per tornare a vedere la grande arte al cinema? Napoleone, nel nome dell’arte vi aspetta. Intanto vi propongo il trailer ufficiale.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e in questo caso pure al cinema.

A proposito, se siete alla ricerca di un buon libro su Napoleone, vi propongo Napoleone il Grande di Andrews Roberts: imperdibile. Lo trovate QUA

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