La mia dimora eterna

Come sapete, vi scrivo i miei pensieri e vi racconto dettagli delle mie opere nonché della mia vita dalla Chiesa di Santa Croce a Firenze. La tomba dentro la quale mi riposo di tanto in tanto è stata progettata dal Vasari e portata a termine da lui assieme a qualche talentuoso allievo.

Se venite in Santa Croce, la troverete nella navata destra appena varcate le soglie.

Ai piedi di questa mia casa di pietra ci sono tre splendide signore scolpite nel marmo che raffigurano l’Architettura, la Pittura e la Scultura. Sono tutte e tre rattristate per la mia dipartita dal mondo terreno.

Al di sopra del sepolcro c’è anche il mio busto realizzato da Battista Lorenzi e degli affreschi del Naldini. Le tre sculture principali sono state sì progettate dal vasari ma a portarle  termine sono stati tre diversi scultori. L’Architettura è stata realizzata da Giovanni dell’Opera, la Scultura da Valerio Cioli e la pittura da Battista Lorenzi.

Venni sepolto qui dopo le pompose esequie che mi fecero nel Duomo di San Lorenzo… ma come arrivai da Roma a Firenze già morto è tutta un’altra storia che avrò modo di raccontarvi più avanti.

 

 

 

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Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi ha deciso di mostrarvi la sua residenza eterna, residenza de corpo ma non dell’anima.

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La fede

La fede nell’esistenza di Dio e la negazione dell’esistenza di Dio hanno un punto in comune:

il desiderio di Dio

 

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi osserva senza sosta mentre state in coda dinnanzi alle porte della Galleria dell’Accademia a Firenze.

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A tutti coloro che m’accusano d’esser stato tirchio

Non mi garba tanto vantarmi di quello che ho fatto o non ho fatto in vita al di fuori del percorso artistico. Però, ora che son morto già da 450 anni qualche sasso dalle scarpe permettetemelo di levare prima che mi buchino i calcagni.

A parte il fatto che per tutta la vita ho continuato ad acquistare e regalare case, poderi e denari al mi’ babbo, ai fratelli e al mio nipote Lionardo, ho fatto anche altre cose degne di nota che pochi conoscono.

Volete qualche esempio? Ebbene. In occasione della dipintura della volta della Cappella Sistina vennero montati dei ponteggi intricati pieni di cordame, tavole e quant’altro. Ovviamente non ero stato io a ordinare la realizzazione di un affare del genere e quando lo vidi, mancò poco che cadessi a terra svenuto dallo spavento.

Feci smontare tutto alla svelta e tutti i canapi servirono per far la dote a una ragazza di umili origini che stava per sposarsi.

Molti anni dopo morì il mio assistente e caro amico Urbino. Anche a lui avevo regalato denari, disegni e addirittura gi avevo fatto costruire un appartamento privato affianco alla mia casetta di Macel de’ Corvi affinchè potesse sentirsi più comodo.

Quando venne a mancare feci acquistare dal mi’ nipote Lionardo a Firenze, otto braccia di raso nero di ottima qualità per far fare gli abiti del lutto alla vedova. Spedii i cinquanta scudi necessari per mezzo di Francesco Badini che da Roma doveva andare a Firenze per affari da concludere a suo nome.

“…Lionardo, io ti mando costà per messer Francesco Bandini scudi cinquanta d’oro, perché tu mandi octo braccia di racia nera la più legiera e bella che tu truovi, e due braccia d’emisine. Queste cose m’hà mandato a chiedere la moglie di Urbino però mandamele più presto che puoi, e avisami della spesa; e del resto de’ cinquanta scudi che io ti mando, fanne limosine dove ti pare che sia più bisognio….”

Il vostro Michelangelo Buonarroti, troppo spesso accusato ingiustamente d’esser tirchio.

 

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Il David spiegato dall’attuale soprintendente del Polo Museale Fiorentino

Se ancora non avete voglia di andare a letto e volete nutrire la vostra mente con qualcosa di utile e bello, godetevi questa lezione impartita dalla brava Cristina Acidini Luchinat, l’attuale soprintendente del Polo Museale Fiorentino. Tenendovi per mano vi porterà a conoscere i dettagli men noti del David.

La sua storia e il suo passato vi appassioneranno alla stregua di un romanzo d’avventura. Lasciatevi conquistare dall’arte senza remore e ne uscirete con l’animo più leggero e appagato.

 

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Senza arte né parte

Ma che me ne importa se qualcuno, a suo tempo, vedendo il Giudizio Universale lo criticò aspramente. Avevo allora e continuo ad avere la certezza assoluta di aver creato un capolavoro che non sarebbe tale senza i corpo avviluppati, le membra in tensione e  volti segnati dalle espressioni più diverse.

Gl’han fatto mettere pure le mutande per coprire ciò che dopo il Concilio di Trento si ritenne fosse scandaloso mostrare in un luogo sacro.

Non c’ha forse creati nudi Nostro Signore? Credete voi che si scandalizzi per vedere come lui stesso ci ha fatti? È un controsenso.

Dite agli artisti che avete adesso di eguagliare un lavoro di questo genere e che lo superino pure se ne sono capaci. Verrò a vederlo e m’inchinerò pure se l’opera se lo meriterà. Intanto che aspettate che rinasca qualche talentuoso genio anche nel vostro secolo, non smettete di imparare da chi prima di voi ha lasciato il segno.

Ogni artista, o presunto tale, che non ha avuto il desiderio di buttar via i pennelli trovandosi nella Cappella Sistina non è sfrontato, semplicemente non ha idea di cosa sia sul serio l’arte.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, affaticato ma anche arrabbiato con pretende d’esser chiamato artista o addirittura maestro senza aver arte né parte e da coloro che scrivono libri propri mentre quello di grammatica lo usano solo per puntellarci il tavolo claudicante.

 

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La scultura del duca d’Urbino della casata Medici

Iniziai a metter mano al duca d’Urbino nel 1525. Volli dargli proposito un atteggiamenti riflessivo, pensieroso. Era quello il carattere di Lorenzo de’ Medici. No non sto parlando del Magnifico ma di suo nipote nato dal matrimonio di Piero II de’ Medici ( figlio del Magnifico) con Alfonsina Orsini.

Lo scolpii seduto su un trono mentre appoggia un gomito sulla cassetta portamonete abbellita con un singolare volto, simbolo della liberalità.

Porta direttamente la mano libera a sorreggersi il mento in un gesto di intensa riflessione.

La sua testa ornata con un elmo e volta verso la Madonna col bambino. Forse non è la scultura che maggiormente attira lo sguardo dello spettatore che entra nella Sagrestia Nuova ma vale comunque la pena osservarla bene per scoprirne interessanti dettagli.

 

Il vostro Michelangelo Buonarroti vi augura un buongiorno come si deve dalla sua amata Firenze.

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Come può esser ch’io non sia più mio

S’avvicina un’altra notte con le sue ombre e le sue malinconie. Vi accompagno durante questo crepuscolo con qualche verso e foto scattate di Aurelio Amendola.

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   Come può esser ch’io non sia più mio?
    O Dio, o Dio, o Dio,
chi m’ha tolto a me stesso,
c’a me fusse più presso
o più di me potessi che poss’io?
    O Dio, o Dio, o Dio,
come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
    Che cosa è questo, Amore,
c’al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca?
    E s’avvien che trabocchi?

Il vostro Michelangelo Buonarroti, appassionato e mai vinto

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Lucerna dell’arte nostra

Il Vasari ebbe parole di grande ammirazione per la gli affreschi della Volta Sistina tanto da definirla “Lucerna dell’arte nostra”.

C’ho messo anima e corpo per realizzare una cosa mirabile, bella sotto ogni punto di vista e a quanto pare ci sono riuscito e a distanza di qualche secolo arrivano in Vaticano migliaia di persone disposte a sorbirsi lunghe code per ammirare ciò che realizzai in vita.

Sia chiaro, non è che i turisti e gli appassionati d’arte di tutto quello che c’è nei Musei Vaticani vogliano vedere unicamente i miei affreschi perché ci sono anche altre opere assai mirabili in quella sede come ad esempio le stanza di Raffaello o la Deposizione di Cristo dipinta da quel Geniaccio del Caravaggio…

Penso che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero varcare le sorte di quel paradisiaco complesso di opere meravigliose. L’animo in certi ambienti non può che elevarsi in uno stato di grazia.

 

“terribilità di cose variamente dipinte: perché tutta quella perfezione, che si può dare a cosa che in tal magisterio si faccia a questa ha dato” –Vasari-

 

Il vostro Michelangelo Buonarroti, che oggi vorrebbe far tanto una capatina dentro la Cappella Sistina e fare ciò che non si può: sdraiarsi sul pavimento per guardar meglio la volta.

 

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Il David è in buone mani

Se non avessi altri problemi stasera potrei anche chiudermi in Santa Croce e cedere a un sonno ristoratore. Forse vi starete domandando il perché di cotanta tranquillità.

Ebbene, come forse saprete, scolpii il David adoperando un blocco a dir poco gigante ma assai difettato. Già all’epoca era pieno di taroli e cretti ovvero di piccoli buchetti e crepe sottili. Tutto il peso dell’imponente complesso poggia sulle caviglie da più di quattrocento anni. Non so come potrebbe restare in piedi senza l’intervento divino a seguito di un sisma violento nonostante la pedana su cui poggia, progettata proprio per attenuare le scosse telluriche.

C’è una restauratrice però che con amorevoli cure si occupa di lui. Non solo ha ridato un aspetto più dignitoso al mio ragazzone (come lo chiama lei) ma esegue un’attenta manutenzione periodica affinché continui a mostrarsi al pubblico in splendida forma fino a quando rimarrà in piedi. Ecco il motivo della mia allegrezza. 

Lunga vita al David e a Cinzia Parnigoni che me lo accudisce come un figlio.

 

Il vostro Michelangelo Buonarroti, sempre riconoscente ai bravi restauratori.

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