Crudele, acerbo e dispietato core

 Crudele, acerbo e dispietato core,
vestito di dolcezza e d’amar pieno,
tuo fede al tempo nasce, e dura meno
c’al dolce verno non fa ciascun fiore.
    Muovesi ‘l tempo, e compartisce l’ore
al viver nostr’un pessimo veneno;
lu’ come falce e no’ siàn come fieno,
. . . . . . . . . . . . . .
    La fede è corta e la beltà non dura,
ma di par seco par che si consumi,
come ‘l peccato tuo vuol de’ mie danni.
. . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
sempre fra noi fare’ con tutti gli anni.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Rancorous heart, cruel, pitiless, though showing

Rancorous heart, cruel, pitiless, though showing

what looks like sweetness – but the bitter core!

Your faith! as changeable as time, no more

likely to last than any springtime flower.

Time moves and doles itself out, hour by hour;

no deadlier poison in our lives! Or say

it’s like the sickle and we’re like the hay

………………………….

Taith is soon over. And no beauty lasts,

but, rapidly as faith does, wears away,

just as your sin would have my trubles fly

……………………..

……………………….

do with us always as the years go by.

Yours Michelangelo Buonarroti

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Il baccanale dei putti

Il Baccanale dei Putti è uno dei disegni più bizzarri e insoliti che realizzai. Il committente? Nessuno: fu uno di quelli che regalai a Tommaso de’ Cavalieri. Non vi dico quanti esperti nel corso degli anni abbiano provato a leggerne il significato e chissà se davvero alla fine qualcuno ci sia riuscito o ci riuscirà in futuro.

Il disegno raffigura diverse scene nelle quali i protagonisti sono sempre dei putti ad eccezione dei due soli adulti che si trovano nella parte più bassa. il soggetto raffigura un rito pagano dionisiaco in piena regola. C’è la mescita del vino in alto a destra, al centro il sacrificio di un cavallo e la cottura della carne in un pentolone un po’ più a sinistra.

Nella fascia bassa del disegno una vecchia allatta un putto mentre davanti a sé, sopra una tovaglia, sono posizionati un teschio, un’anfora e una coppa oramai vuota.  A poca distanza un putto sorregge il mantello a un uomo sbronzo mezzo addormentato: non è così semplice capire se lo stia coprendo oppure se voglia svelare le sue nudità.

Le interpretazione del disegno, come detto prima, sono varie e tutte peraltro plausibili. Ce n’è una che mi piace in particolare ed è quella proposta dalla Acidini. L’opera a suo dire raffigurerebbe “la fallacia dei piaceri carnali, che già mentre si godono sono ingannevoli, e quando poi si esauriscono lasciano dietro di sé carestia, accidia, disordine dei sensi e altri vizi”.

Il Baccanale dei Putti è uno dei disegni più preziosi conservati presso la Royal Library del castello di Windsor, Londra.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi disegni

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Bacchanalia of Children

The Bacchanalia of Children is one of the most bizarre and unusual designs that I created. The commissioner? No one.  It was one of those drawings I gave Tommaso de ‘Cavalieri.  I can’t tell you haow many experts have tried to understand its meaning and who knows if someone has or ever will.

The drawing depicts several scenes in which the main figures are always the children with the exception of only two adults who are in the lower part.  The drawing focuses on a pagan feast dedicated to Dionysus at its peak. There is the pouring of the wine into servings at the top right, in the middle the sacrifice of a horse and the cooking of it to its left.

In the lower part of the drawing there’s an old lady giving her breast milk to a child and placed in front of them is a tablecloth with a skull, an amphora and an empty glass of wine. Close to them is a cherub holding a mantle  over an almost slepping drunk: we honestly don’t know if the child is covering him or wanting to reveal his nudity.

The meaning of the drawing, as mentioned before are many and all of which questionable. There’s one interpretation that I like which was written by Acidini. The work of art he said represents “the false idea of carnal pleasures, which while enjoying them are already deceiving…. and when done leave you with wanting more, a feeling of sloth & disorder as well as other vices.”

The Bacchanalia of the Children is one of the most precious drawings preserved in the Royal Library at Windsor Castle

Truly yours, Michelangelo Buonarroti & my drawings.

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Il Crepuscolo e il topo

Il Crepuscolo è una delle quattro ore del giorno. È adagiato sopra il sarcofago di Lorenzo de’ Medici assieme all’Aurora ed è rivolto verso lo spettatore. Con la mano destra sembra voglia tirare verso di sé un panno che sta scivolando sul retro.

Portai a buon punto la modellatura del corpo mentre sia le spalle che il volto presentano ancora i segni delle gradine di differente grandezza che adoperai.

Il progetto iniziale della Sagrestia Nuova prevedeva la realizzazione di molte altre sculture come le Virtù, le Dolenti, i Fiumi e altre personificazioni che avrebbero dovuto mettere ancora più in luce lo sconforto dell’intero mondo dovuto alla prematura scomparsa dei due duchi Medici.

Alcune di queste opere le ideai solo su carta, l’Adolescente che oggi si trova all’Hermitage quasi lo terminai, di pochissime opere feci il modello e di una assai piccina è rimasta una traccia solo negli scritti del Vasari: “..per la significazione del Tempo voleva fare un topo, venendo lasciato in sull’opera un poco di marmo (il qual poi non fece, impedito), perciocché tale animaluccio di continuo rode e consuma, non altrimenti che ‘l tempo ogni cosa divora…”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Dusk & its mouse

Dusk is one of the 4 times of day. He lies above the sarcophagus of Lorenzo de ‘Medici.  The statue of Dawn next to Dusk is facing the observer. It seems as though, with her right hand, she’s pulling a cloth that seems to be falling. I got much further with the body however  the shoulders and face are still not yet smooth as one can see the rough tecture.

The initial project of the New Sacristy was supposed to have many other sculptures such as the Virtues, the Mourners, the Rivers and other images futher pointing out the despair of the entire world due to the untimely death of the two Medici dukes.

I drew a few of these future plans on paper. I almost even finisghed the Teenager that today is at the Hermitage.  I made few models of these ideas but I did make a very small one that lives on thanks to the writings of Vasari: “…as for the statue of Time, I wanted to make a mouse; because this little animal constantly gnaws and eats away at things, and if he doesn’t do it time will”.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti

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Il Giorno

Il Giorno è una delle allegorie che raffigurano i quattro momenti della giornata ed è adagiata sopra il sarcofago del duca di Nemours, alias Giuliano de’ Medici.Iniziai a metter mano a quest’opera nel 1526 ma poi smisi di lavorarci a causa dell’assedio di Firenze. Ripresi i lavori qualche anno più tardi, quando le acque tornarono a tranquillizzarsi, per abbandonarli di nuovo nel 1534 partendo per Roma in via definitiva.

Il Giorno è l’unica scultura che volge le spalle a chi vi si trova dinnanzi per ammirarlo. Ideai per lui una posa opposta a quella che ha la Notte che si appoggia sullo stesso sarcofago quasi a voler mettere in luce il contrasto netto che esiste proprio fra i due diversi momenti della giornata.

Il possente busto si appoggia sul gomito sinistro mentre il braccio destro è piegato sul ventre. Il volto barbuto ha un aspetto indefinito dovuto alla sua incompiutezza. Nel corso dei secoli gli esperti si sono sbizzarriti sull’interpretazione di questa figura: c’è chi ha saputo leggerci la personificazione del dolore, chi dell’ira e chi addirittura il simbolo della luce cristiana.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue opere eterne.

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Day

The statue of Day is one of allegories representing the four times of the day and sits above the sarcophagus of the Duke of Nemours, otherwise known as Giuliano de ‘Medici.  I began work on this statue in 1526 but stopped working on it because of a siege in Florence.  I re-began working on it a few years later, when the political situation calmed down.  Unfortunately I had to abandon work again in 1534 due to my departure to Rome.

Day is the only sculpture that turns his back on the observer.  I came up with an opposite pose than the statue of Night who leans on the sarcophagus wanting to highlight the huge contrast that exists precisely between the two different times of day.

Night leans on his left elbow while his right arm is bent on his leg. The bearded face has a strange appearance because I never finished it. Over many centuries, experts have indulged the interpretation of this figure:  many see the feelings of pain, others of anger and others even the symbol of the Christianity.

Always yours, Michelangelo Buonarroti & my eternal works of art. Book a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB ttg-logo-final-white-background

Le cinque colonne di Seravezza

Era l’11 marzo del 1513 quando Giovanni de’ Medici, figliolo di Lorenzo il Magnifico, salì sul trono di Pietro assumendo il nome di Leone X. Il pontefice fece da mediatore per la contesa delle terre di Pietrasanta e Seravezza. Sia Firenze che Lucca ne reclamavano animatamente il possesso ma alla fine, il pontefice, convinse Lucca a donare i territori in questione a Firenze.

A Seravezza da tempo erano state avviate cave abbastanza produttive dalle quali si estraeva del pregiato marmo. Il papa dunque, per la realizzazione della facciata del San Lorenzo, mi obbligò a cercare i marmi proprio là. Non sarebbe stata una tragedia se gli scalpellini fossero stati avvezzi a lavorare con grandi blocchi e con gli artisti, se non avessi dovuto progettare la strada che dalla montagna arrivava al mare per far caricare i marmi, se non ci fosse scappato pure il morto e se a Carrara, per protesta, non m’avessero bloccato la partenza dei marmi che già avevo scelto per la tomba di Giulio II.

La realizzazione della strada subiva continuamente dei rallentamenti aumentando i tempi di attesa. L’Arno era pure in secca e non permetteva il trasporto dei blocchi fino a Firenze …insomma, mi toccò tribolare parecchio in quel periodo. Poco a poco arrivò anche il freddo e ancora oggi, se penso a quell’inverno così rigido, mi s’accappona la pelle.

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Fu un periodo durissimo quello passato sull’Altissimo e sulle altre montagne seravezzine. Alla fine, fra ostacoli enormi e mille difficoltà, ricavai cinque colonne di marmo. La prima risultò avere una grande venatura nera e quindi non poteva essere adoperata. La seconda estratta, durante la lizzatura, strappò i canapi e scivolò nel fiume portandosi con sé anche la vita di un cavatore nella primavera del 1518. La terza e la quarta, estratte nel 1519, andarono in frantumi mentre la quinta riuscì ad arrivare integra sul cantiere della Basilica di San Lorenzo nel 1521 ma oramai il papa aveva deciso di sciogliere definitivamente il contratto.

Si narra che la quinta colonna, ovvero l’unica arrivata a Firenze, sia ancora sepolta dinnanzi alla Basilica di San Lorenzo…chissà se sia così.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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The five pillars of Seravezza

It was on March 11, 1513 when Giovanni de ‘Medici, son of Lorenzo the Magnificent, ascended the throne as Pope taking the name of Leo X. The pontiff became the mediator for the fought land of Pietrasanta and Seravezza. Both Florence and Lucca demanded possession but in the end, the pontiff, persuaded Lucca to donate the territories in question to Florence.

Seravezza had many working quarries where very precious marble was being extracted. For the construction of the façade of the Church of San Lorenzo, the pope forced me to look for the marble at these quarries. It would not have been a big deal if the masons were forced again to work with large blocks or if I didn’t have to design the road that went from the mountain to the sea to load the blocks of marble or if that person woudn’t have died in Carrara or that the locals wouldn’t have blocked the road as the marble was leabing Carrara that I had already chosen for the tomb of Julius II.

The road work constantly slowed down our work. The Arno was too low and did not allow us to bring the blocks of marble to Florence … you can only immagine I had to make up many excuses as time went by. Slowly but surely the weather began getting colder and as I still think of that winter cold, I still get the chills.

It was stressful time being on those high mountains of Serravezza. In the end, between enormous obstacles and many difficulties, I finally got my five marble columns. The first turned out to have a large black vain and therefore I couldn’t use it. The second block of marble tore the ropes and slid into the river while being lowered from the mountain while also taking the life of a quarryman in the spring of 1518. The third and fourth blocks, extracted in 1519 shattered completely and the fifth block made it in one piece to the construction site of the Basilica of San Lorenzo in 1521.  Unfortunately at this time the Pope had decided to end the project.

It is said that the fifth column, which was the only that got to Florence, is still buried in front of the Basilica of San Lorenzo … I wonder if this is true

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Versi per il Vasari

All’amico mio caro Giorgio Vasari e per la sua più grande opera de Le Vite.

Se con lo stile o coi colori avete
alla natura pareggiato l’arte,
anzi a quella scemato il pregio in parte,
che ‘l bel di lei più bello a noi rendete,
poi che con dotta man posto vi sete
a più degno lavoro, a vergar carte,
quel che vi manca, a lei di pregio in parte,
nel dar vita ad altrui, tutta togliete.
Che se secolo alcuno omai contese
in far bell’opre, almen cedale, poi
che convien c’al prescritto fine arrive.
Or le memorie altrui, già spente, accese
tornando, fate or che fien quelle e voi
malgrado d’esse, etternalmente vive.

Michelangelo Buonarroti

To friend Giorgio Vasari, on the Lives of the painters.

With pencil and with palette hitherto

you made your art high Nature’s paragon;

nay more, from Nature her own prize you won,

making what she made fair more fair to view.

Now that your learned hand with labour new

of pen and ink a worthier work hath done,

what erst yoi lacked, what still remained her own,

the power of giving life, is gained for you.

If men in any age with Nature vied

in beauteous workmanship, they had to yield

when to the fated end years brought their name.

You, reilluming memories that died,

in spite of Time and Nature have revealed

for them and for yourself eternal fame.

Michelangelo Buonarroti

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Il Prigione che si Ridesta

Stamani, mentre stavo cercando di fare un po’ d’ordine fra gli appunti per poter cominciare a lavorare a un nuovo progetto editoriale, mi son reso conto che fino a questo momento non vi ho parlato in maniera esaustiva del Prigione che si Ridesta. È uno dei quattro prigioni che da diversi decenni si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze, dopo aver trascorso secoli all’interno della Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli.

La figura è tutta in tensione e sembra volersi liberare dal blocco di marmo che la trattiene. Iniziai a scalfire il blocco partendo da uno spigolo poichè l’opera finita avrebbe dovuto occupare una posizione angolare della grandiosa tomba di papa Giulio II.

Mi piace assai ciò che Bonsanti scrisse in merito all’atteggiamento del Prigione che si Ridesta: “lotta violentemente contro il sonno per raggiungere la consapevolezza“. Il sonno alla fine dei conti può avere differenti letture: il Prigione sarà durante una fase di non conoscenza oppure semplicemente tenterà di cedere alle braccia di Morfeo per sottrarsi a un incombete tragedia? Entrambe le interpretazioni sono plausibili. ù

I Prigioni bisogna osservarli tenendo presente l’ottica con la quale li avevo ideati: la raffigurazione della rovina dei saperi del mondo con la morte del pontefice.

Il Prigione che si Ridesta si trovava nel mio studio fiorentino di via Mozza quando lasciai la città definitivamente alla volta di Roma, nel 1534. Dopo la morte, il mi nipote Lionardo cedette quest’opera, assieme agli altri tre prigioni di Firenze e alla Vittoria, al duca Cosimo de’ Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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The awakening prisoner.

This morning, while I was trying to edit a few of my letters so that I could start working on a new publishing project, I realized that I’ve ner taken the time to discuss my Awakening Prisoner. It is one of the four prisoners that is located in the Galleria dell’Accademia in Florence.  For centuries it was located in the Grotta del Buontalenti in the Boboli Gardens.

The image of the prisoner is quite tense and seems to want to brake away from the marble that holds it in. I began to work on the block of marble starting on its edges because the finished piece of art was supposed to be placed in a corner of the immense tomb for Pope Julius II.

I truly like what Bonsanti wrote about the attitude of my Awakening Prisoner: “he’s violently struggling not to fall asleep in order to achieve awareness.” One can interpret this “falling asleep” in different ways: maybe the Prisoner is in a non conscious phase of sleep or could he be simply trying to give himself up to Morpheus to escape an unfaithful tragedy? Both interpretations are valid.

These Prisoners must be observed keeping in mind how I had intended to have them be seen: the representation of the end of the world’s knowledge due to the eventual death of the pontiff.

The Awakening Prisoner was in my Florentine studio in Via Mozza when I permanently the city toward Rome, in 1534. After the Pope’s death, my nephew Lionardo gave this Prisoner as well as the other 3 that are in Florence as well as the statue of Victory, to Duke Cosimo de ‘Medici.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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O notte, o dolce tempo benché nero

Quella che vi propongo oggi è una delle mie poesie più note dedicata alla notte o meglio, alla sua personificazione. La notte è in fin dei conti il dolce preludio della morte e consente di metter fine almeno per qualche ora alle preoccupazioni e alle angosce.  Dalla vita agiata è poca l’arte che può venir fuori e io di vita agiata poca ne ho avuto assai poca.

O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi madrigali

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Today I’ll be giving you one of my most famous poems that I dedicated to Night or better yet, how Night is typically represented. Night after all is the sweet prelude of death and allows us, for a few hours, to forget  all our daily concerns and anxieties. Not too much art can come out of an anxious lifestyle but you should know that I haven’t lived a low key life which led me to have lots of anxiety.

O night, o sweet though sombre span of time!

All thing find rest upon their journey’s end

Whoso hath praised thee, well doth apparehend;

And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.

Our cares thou canst to quietude sublime;

For dews and darkness are of peace the friend:

Often by thee in dreams upborne, I wend

From earth to heaven, where yet I hope to climb.

Thou shade of Death, through whom the soul at length

Shuns pain and sadness hostile to heart,

Whom murners find their last and sure relief!

Thou dost restore our suffering flesh to strength,

Driest our tears, assuages every smart,

Purging the spirits of the pure from grief.

Always yours, Michelangelo Buonarroti and my madrigals

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Io lo campai dalla morte

Nel settembre del 1975, durante la realizzazione di alcuni lavori nelle Cappelle Medicee, vennero scoperte delle tracce di disegni sulle pareti di una stanza lunga e stretta, ubicata proprio al di sotto della Sagrestia Nuova. L’allora direttore Paolo dal Poggetto, avviò un’indagine per scoprire cosa si nascondesse sotto lo spesso strato di intonaco e i risultati furono entusiasmanti. Le pareti erano state disegnate a carboncino da me secoli prima con vari soggetti. L’ambiente non è accessibile al pubblico e probabilmente non lo sarà mai per diverse questioni sia relative alla logistica che alla conservazione dei disegni.

Per spiegarvi il perché di quei disegni devo necessariamente andare a ritroso nel tempo. Ebbene, nel 1530 a Firenze la situazione non era certo delle migliori. Le truppe inviate dal Papa padroneggiavano e ne combinavano di tutti i colori pur di abbattere la repubblica e riconsegnare la città dritta dritta nelle mani della ricca e potente famiglia Medici. I parteggianti per i Medici volevano uccidermi perché oramai era chiaro a tutti che stessi a spada tratta dalla parte dei repubblicani.

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Giovanni Battista Figiovanni, il priore di San Lorenzo da sempre sostenitore della famiglia Medici, all’oscuro dei suoi protettori mi offerse aiuto nascondendomi nella chiesa di famiglia dei tiranni. Chi avrebbe mai sospettato che fossi proprio lì a due passi da casa Medici, nel cuore di Firenze? “Io lo campai dalla morte et salva’li la roba” scrisse il priore nelle sue Ricordanze.

La luce lì dentro era poca ma con le candele di sego riuscivo a rischiarare l’aria e a vederci meglio. Con le mani in mano non sono mai stato capace di starci e, anche in quella drammatica circostanza, non smisi di disegnare e studiare. Sulle pareti tracciai a carboncino diverse figure fra le quali anche il volto del Laooconte che conoscevo molto bene, alcuni studi relativi alle sculture che oggi si trovano al piano superiore e tanti altre figure fra le quali il capo di un cavallo. Ogni tanto veniva a farmi visita Antonio Mini, uno dei pochi amici che sapesse dov’ero, per portarmi qualcosa da mangiare.

 

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Le cose ritornarono alla normalità quando Papa Clemente VII Medici si rese conto di avere ancora bisogno della mia arte. Così riporta il Vasari quell’episodio nelle sue Vite: “Papa Clemente fe’ fare diligenza di trovarlo, con ordine che non se li dicesse niente, anzi, che se gli tornassi le solite provisioni, purchè egli attendessi all’opera di San Lorenzo”. Prima di uscire dal nascondiglio mi occupai di far stendere sopra i disegni uno strato di biacca per evitare che il priore di San Lorenzo finisse nei guai per avermi offerto un posto sicuro dove stare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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 I made him survive death

In September of 1975, during some restoration work in the Medici Chapels, the workers discovered traces of drawings on the walls of a long, narrow room, which is located directly below the New Sacristy. At the time director Paolo dal Poggetto, started an investigation to find out what was hidden under the thick layer of plaster, and the results were exciting.  I drew various figures on the walls with charcoal centuries before this discovery. This room is not accessible to the public and probably never will be for various issues due to the preservation of the drawings.

In order to explain those drawings, I need to go back in time. Well, the political situation in Florence was not the best in 1530 in Florence. The military troops sent by the Pope took complete control of the city and tried in every way to bring down the Republic and re-establish all political control to the rich and powerful Medici family. The Medici army wanted me dead because it was prettyu clear by now that I supported the Republic.

Giovanni Battista Figiovanni, the prior of San Lorenzo always supported the Medici family. But having seen me in need, he helped me by giving me access to hide in the Medici Church.  Who would have guessed that that I was right there around the corner from the house of Medici, in the heart of Florence hidding from them?  The Prior wrote in his diary that “I saved him from death”.

There was very little light down there but I made due with tallow candles. I have never been the type of person to stay still and even in this case I could not stop drawing and study. I drew farious figures on the walls with charcoal including the face of the Laocoön which I knew very well. I also drew schetches that relate relating to the sculptures that today are located above the room, as well as other figures including the head of a horse.  Every so often Antonio Mini, one of my very good friends who knew I was there to bring me something to eat.

Things returned to normal for me when Pope Clement VII, a Medici, realized he still needed my art. This is what Vasari wrote in his book The Lives of the Artists: “Pope Clement made sure to find him, with strict orders to make him return to work in their chapel in San Lorenzo to complete the statues and keep the same pay as previously agreed”.  Before I came out of hiding made sure to cover all my charcoal drawings with layer of white paint not to have the prior of San Lorenzo end up in trouble for giving me a safe place to hide.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti & my stories

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Il pugnale della Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana è una delle più anziane che affrescai nella Volta della Sistina. Sfodera una muscolatura potente nonostante la sua età avanzata e un volto tutto concentrato a interpretare le profezie scritte sul grande libro con la copertina verde-azzurrognola.

In secondo piano compare un putto in piedi sopra il trono della veggente, con un libro rilegato in rosso sotto il braccio. Qualcuno come per esempio Pfeiffer, sostiene che i due giovani alle spalle della Cumana siano la personificazione della Memoria e dell’Intelletto che si abbandonano alla forza della volontà rappresentata dalla Sibilla.

Guardate bene nella parte bassa del riquadro e noterete la presenza di una borsa contenente cartigli e un pugnale nel suo fodero. La sibilla Cumana predice eventi sanguinosi e con il pugnale volli sottolineare questa sua peculiarità.

Il sempre vostra Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Cumaean Sibyl is one of the oldest sibyls that I frescoed on the Sistine Chapel ceiling. She is depicted physically  very strong for her age and extremely concentrated ready to preach the prophecies written in the big book with bluish-green cover.

In the background there’s a child standing by the sybyl’s throne, with a book bound in red under his arm. Pfeiffer as well as other writers argue that the two young figures behind the sibyl are the representations of Memory and Intellect who give up their strength while next to her.

Take a good look at the lower part of fresco & you’ll notice a bag containing papers as well as a dagger in its sheath. The Cumaean Sibyl  is known for having predicted bloody events, so I included this detail in order to point this out.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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