Dio abbraccia Eva?

Sulle opere mie è stato raccontato di tutto e di più. Alcune interpretazioni non avrei saputo darle nemmeno io e altre oltrepassano i confini della fantascienza. Ci sono anche letture plausibili che forse un po’ rispecchiano quello che avevo in mente o che comunque sarebbero piaciute anche a me, nonostante avessi avuto un’altro racconto in mente.

Fra le tante figure molto discusse presenti nella Cappella Sistina c’è la donna, per alcuni un androgino, che Dio abbraccia nella Creazione di Adamo. Circondato da un nugolo di putti e angeli rigorosamente privi di alucce, compare lei che pare fissare intensamente Dio o forse Adamo.

Chissà, forse la tiene sotto braccio quasi preannunciandole che sarà a sua volta creatrice di vita una volta cacciata dal Paradiso Terrestre. Osservate bene: il braccio di Dio passa sulle spalle di Eva fino a toccare con le dita la spalla di un putto, un bambino.

C’è chi ha voluto vedere in lei Eva e chi la madre Chiesa. Come vedete le interpretazioni sono varie…ciascuno scelga quella che preferisce e che ritiene più adeguata.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Achim, Eliud e la minestrina

La lunetta con Achim ed Eliud fu la terza che affrescai di tutto il ciclo degli antenati di Cristo narrati dal Vangelo di Matteo. Di tutta la composizione la parte che più desta interesse è il gruppo di destra. Un giovane mamma, abbigliata con una veste cangiante, siede sopra uno sgabello. Dinnanzi a se ha un piatto verso il quale protende il braccio armato probabilmente di cucchiaio per dare da mangiare al figlio posizionato alla sua sinistra. Una cena di vita familiare tranquilla che solo a guardarla trasmette serenità.

Nel gruppo di sinistra invece c’è l’anziano Achim in primo piano ed Eliud che rimane un po’ in ombra. Non è dato sapere molto su questi personaggi perché solo vengono menzionati dal vangelo di Matteo senza altri riferimenti biblici precedenti. Di loro si può sapere solo che appartengono alla genealogia di Cristo.

In questa lunetta sono presenti dei rifacimenti in affresco che vennero eseguiti sotto il pontificato di Gregorio XIII e sono costituiti dalla punta del piede di Achim con tutta la fascia sottostante.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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Pochi disegni preparatori rimasti

Sono pochi i disegni preparatori della volta della Sistina arrivati fino ai vostri giorni: secondo il calcolo di Hirst fatto nel 1992, sarebbero sessantasette sparpagliati in differenti musei del mondo. Eppure di lavoro ne feci molto prima di mettere mano ai colori: non mi riferisco esclusivamente alla preparazione dei cartoni ma anche a quegli studi degli atteggiamenti delle varie figure, alla composizione delle varie scene.

In molti credono, probabilmente a ragione, che non abbia mai sviluppato il progetto dell’intera volta ma che abbia proceduto campata dopo campata. Dei cartoni adoperati per lo spolvero o per le incisioni sull’intonaco fresco non ne è rimasto nessuno. Sono andati persi nel corso del tempo oppure li diedi in pasto alle fiamme con chissà quanti altri progetti e disegni? Chissà.

Gli studi rimasti con le storie della genesi o con gruppi di persone sono rarissimi. Fra gli studi preparatori più belli relativi alla volta che ancora potete ammirare c’è senza dubbio quello della Crocifissione di Aman conservato ad Haarlem, presso il Teylers Museum. Molto suggestivo anche l’Adamo del British Museum che poi mantenne quella posa originale anche nella porzione realizzata a buon fresco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il Sacrificio di Noè e il ritocco del Carnevali

Noè appena mise di nuovo i pedi sulla terraferma dopo il Diluvio Universale, celebrò un sacrificio su ordine di dato da Dio. Rappresentai questa scena della Genesi in uno dei cinque riquadri più piccoli della volta della Sistina. E’ una composizione assai classica con gli animali sacrificati in primo piano mentre cinque uomini si affaccendano intorno.

Osservate bene gli animali presenti perché nella mia opera non sono così frequenti: noterete due montoni, due cavalli, un toro e pure un elefante posizionato sullo sfondo nella zona in alto a sinistra. Noè è dietro l’altare proprio dinnanzi al fuoco in mezzo a due donne.

Sapete, i due uomini più a sinistra non sono più originali miei. Fu Domenico Carnevali ad affrescarle nel 1568 dopo che, a causa di un importante distacco di intonaco, erano andate completamente perdute. Guardatele con attenzione e sicuramente non vi sfuggirà la tonalità diversa di colore rispetto alle figure mie e alla loro qualità complessiva sicuramente buona ma non tanto quanto il modellato mio dei corpi. Il tono assai più scuro delle figure del Carnevali non è casuale: probabilmente quando le dipinse il mio lavoro già si era scurito assai a causa dei depositi di polvere e del nerofumo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che è da stamani che cerca di capire dove ha riposto il cappotto per l’inverno. Siamo ancora lontani dalla stagione fredda ma meglio averlo a portata di mano fin da subito: mica voglio farmi trovare impreparato al gelo.

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I lussuriosi per le parti vergognose

La Cappella Sistina è un insieme di storie e di storie nelle storie. Notare tutti i particolari in una visita sommaria, magari in mezzo a chissà quante altre persone, non è certo una cosa semplice. Fra il chiasso e la folla, lo stupore, il turbino di colori e gli atteggiamenti dei corpi non si possono cogliere dettagli che però sono fondamentali per capire il gran lavoro che c’è dietro ogni minima porzione di affresco.

No, non sto parlando del lavoro fisico bensì di quello mentale. Osservate il Giudizio Universale nella zona poco sopra Minosse: un gruppo di dannati tenta l’ascesa al cielo ma, mentre gli angeli minacciano di prenderli a pugni, i demoni li tirano verso il basso afferrando “i superbi per i capelli, i lussuriosi per le parti vergognose, e conseguentemente ogni vizioso per quella parte che peccò” come scrisse il mio amico Condivi.

Da un’anima dannata che viene tirata verso il basso, pende un sacchetto pieno di denari e un paio di chiavi. È un riferimento a uno dei tanti papi che incoraggiavano e promuovevano allegramente la compravendita delle cariche ecclesiastiche, forse un tacito omaggio a Niccolò III che Dante mise nell’ottavo girone dell’Inferno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Le ostie istoriate e i medaglioni bronzei

Sapete, sia durante il periodo medievale che rinascimentale, l’ostia che veniva adoperata da chi celebrava la messa avevano le sembianze di grandi medaglioni un po’ come adesso ma c’era una differenza importante: non avevano una superficie levigata ma stampata a caldo mediante apposite forme adoperate durante la fase della cottura.

In pratica le ostie erano istoriate e presentavano scene relative alla Crocifissione, alla Resurrezione di Cristo ma anche altri soggetti biblici comunque attinenti all’Eucarestia.

Non è un caso quindi che i medaglioni bronzei che affrescai nella Cappella Sistina sono tutti in qualche modo riconducibili al sacrificio di Cristo per la salvezza dell’uomo.

Osservate bene i due medaglioni che affiancano il riquadro centrale della Separazione della luce dalle tenebre: uno raffigura il Sacrificio di Isacco, il richiamo più antico della Crocifissione mentre l’altro sta a simboleggiare la Resurrezione con l’ascensione al cielo del profeta Elia. Insomma, nella volta della Sistina così come nel Giudizio Universale niente è stato affrescato a caso o senza un significato preciso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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Ignudi come anime prive di difese dinnanzi a Dio

Fra le figure più studiate e misteriose che affrescai nella volta della Sistina ci sono sicuramente gli ignudi. Sono venti in totale, seduti su piedistalli marmorei. Diedi loro pose ardite che riescono a mostrare  corpi in tutto il loro splendore.

Nel corso dei secoli studiosi e appassionati dell’arte mia hanno provato ad attribuirgli un significato diverso da quello puramente decorativo. Si sa, l’anima è nuda dinnanzi a Dio e loro potrebbero impersonificare l’anima spogliata di difese e di accessori non necessari dinnanzi alla potenza e saggezza divina.

Gli ignudi svolgono anche un paio di compiti ben precisi: sorreggono le ghirlande di foglie di rovere a ricordare la casata di appartenenza del papa committente (Giulio II della Rovere) e tengono ben saldi i nastri ai quali sono collegati, per mezzo di cinque fenditure, i medaglioni bronzei istoriati.

Perché sono proprio cinque le fenditure? Ben poco è casuale all’interno della Sistina tutta. Cinque sono le ferite inferte a Cristo sulla croce il Venerdì Santo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Lettera al mì fratello

Ecco a voi una delle mie tante lettere arrabbiate che scrissi al mi’ fratello Bonarroto. Mi chiedeva soldi di continuo, manco fussi stato una banca o un milionario e nel corso della vita s’è litigato parecchio.

Roma, 24 luglio del 1512

Buonarroto, io non ò tempo da rrispondere alla tua, perché è nocte; e ancora quand’io avessi tempo, non ti posso rispondere resoluto per insino che io non vego la fine delle cose mia di qua. Io sarò questo setembre costà e farò quant’io potrò per voi, com’io ò facto insino a ora. Io stento più che uomo che fussi mai, mal sano e chon grandissima faticha; e pure ò patienza per venire al fine desiderato. Ben potete avere patientia dua mesi voi, stando dieci mila volte meglio che non sto io.Michelagniolo scultore in Roma.A Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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