Notti insonni

Ancora una notte di quelle in cui dormire è impossibile. Non vi tedio con discorsi sul mio passato, di ciò che è stato e dei progetti che non ho concluso.

Vi lascio questi versi a farvi compagnia se ancora siete svegli come me.

 

 

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 El ciglio col color non fere el volto

 col suo contrar, che l’occhio non ha pena

da l’uno all’altro stremo ov’egli è volto.

    L’occhio, che sotto intorno adagio mena,

picciola parte di gran palla scuopre,

che men rilieva suo vista serena,

    e manco sale e scende quand’ el copre;

onde più corte son le suo palpebre,

che manco grinze fan quando l’aopre.

    El bianco bianco, el ner più che funebre,

s’esser può, el giallo po’ più leonino,

che scala fa dall’una all’altra vebre.

    Pur tocchi sotto e sopra el suo confino,

e ‘l giallo e ‘l nero e ‘l bianco non circundi.

Michelangelo Buonarroti -Studio di un uomo nudo che si appoggia indietro sulle sue mani

 

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Versi irriverenti

Non ho solo scritto versi seri e intrisi di sentimenti. Ogni tanto ho dato sfogo anch’io alla mia parte più divertente creando sonetti irriverenti come quello che vi riporto a seguire. Se riesco a strapparvi un mezzo sorriso, per oggi posso ritenermi soddisfatto e andarmene in giro per la mia Firenze piena di gente e di sole.

 

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Tu ha’ ‘l viso più dolce che la sapa,

e passato vi par sù la lumaca,

 tanto ben lustra, e più bel c’una rapa;

 e’ denti bianchi come pastinaca,

in modo tal che invaghiresti ‘l papa;

e gli occhi del color dell’utriaca;

e’ cape’ bianchi e biondi più che porri:

ond’io morrò, se tu non mi soccorri.

    La tua bellezza par molto più bella

che uomo che dipinto in chiesa sia:

la bocca tua mi par una scarsella

di fagiuo’ piena, si com’è la mia;

le ciglia paion tinte alla padella

e torte più c’un arco di Sorìa;

le gote ha’ rosse e bianche, quando stacci,

come fra cacio fresco e’ rosolacci.

    Quand’io ti veggo, in su ciascuna poppa

mi paion duo cocomer in un sacco,

ond’io m’accendo tutto come stoppa,

bench’io sia dalla zappa rotto e stracco.

    Pensa: s’avessi ancor la bella coppa,

ti seguirrei fra l’altre me’ c’un bracco;

dunche s’i massi aver fussi possibile,

io fare’ oggi qui cose incredibile.

Michelangelo - Tutt'Art@ (2)

il vostro Michelangelo Buonarroti

 

Andrò presto a Roma per vedere esposte le opere di un artista universale: le mie

Ho già pronto la valigia per andarmene un paio di giorni a Roma. Mi son comprato per l’occasione una di quelle moderne con le rotelle cosi cammina da sola e mi evito la fatica di portarmela in giro per la capitale cambiando mano di continuo.

C’ho messo dentro un paio di scarpe comode di ricambio nel caso in cui iniziasse a piovere a dirotto, un paio di pantaloni di velluto a costine, una camicia bianca stirata alla meno peggio e altre piccole cose come il taccuino, una penna e la sanguigna.

Probabilmente vi starete chiedendo cosa ci vada a fare fino a Roma. Beh, ho voglia di rivedere il primo Cristo Portacroce che scolpii tra il 1514 e il 1516. No, no, non è quello collocato all’interno della Chiesa di Santa Maria sopra Minerva ma si tratta di una versione antecedente che abbandonai durante le ultime rifiniture del volto. Sul più bello comparve in mezzo al viso una brutta venatura nera come la pece. Come potevo consegnare ai committenti una scultura deturpata? All’inizio ho provato ad incorporare il difetto nei lineamenti del Cristo per renderlo meno evidente ma poi ho abbandonato tutto. Ho sempre preteso il massimo da me e non potevo certo presentare un’opera in parte rovinata.

Per farla breve, questa prima versione venata che è stata ritrovata solo quattordici anni fa, tornerà a Roma. Sarà esposta ai Musei Capitolini nel corso della mostra “Michelangelo. Incontrare un artista universale”. L’esposizione ha aperto i battenti il 27 di maggio ed è stata messa in piedi dall’associazione MetaMorfosi in occasione dei 450 anni dalla mia morte.

Cristina Acidini è la curatrice. Per chi non la conoscesse, la Acidini è una storica dell’arte assai titolata ed è un’esperta molto informata sulla mia vita e le mie opere. Addirittura sa cose del mio trascorso che nemmeno io ricordo più. È proprio in gamba e mi piace anche la sua maniera di scrivere accurata ed elegante.

Suvvia, ho le valigie qui accanto alla tomba e penso che andrò a godermi anche l’inaugurazione. Sapete chi ha riscoperto questa scultura dopo secoli di oblio? Irene Baldriga. Una storica dell’arte che raccontò emozionata il ritrovamento alla stampa: “Fui fortunata. Quel giorno incontrai un monaco che mi fece entrare in sacrestia. E lì notai la statua: era cementata su un altarolo e impolverata. Da vicino notai la vena nera che caratterizza il volto. Immediatamente la ricollegai alle fonti che parlano dell’abbandono da parte di Michelangelo per quel difetto».

Stavo dimenticando di dirvi che la mostra “Michelangelo. Incontrare un artista universale” terminerà il 14 di Settembre.

 

Se volete informarvi meglio su questo evento, potete consultare il link http://www.museicapitolini.org/mostre_ed_eventi/mostre/1564_2014_michelangelo

 

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Questo è il volto venato della prima versione del Cristo

 

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La versione definitiva che si trova nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Il drappo non è opera mia ma è stato fatto realizzare da censori che poco avevano a che fare con l’arte, dopo il concilio di Trento.

 

 

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Il Cristo venato che verrà esposto ai musei capitolini

La mia definizione di scultura

Io intendo scultura quella che si fa per forza di levare: quella che si fa per via di porre, è simile alla pittura.


Da una lettera che scrissi a Benedetto Varchi

Un saluto dal vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Disegni lontani e vicini

Dopo una serata caratterizzata da un cielo livido che prometteva burrasca, la mia Firenze stamani s’è svegliata col sole. Son contento così non dovrò bagnarmi come un pulcino per andare a mescolarmi assieme ai turisti. Mio nipote non avrebbe potuto sceglier posto migliore per seppellirmi. Sicuramente farmi arrivare fin qua da Roma gli è costato tempo e fatica ma lo devo sentitamente ringraziare. Che ci volete fare, ci sono affezionato alla mia Firenze.

Penso proprio che oggi me ne andrò a Casa Buonarroti per conoscere di persona tutti coloro che avranno voglia di avventurarsi per le stanze di questa dimora di famiglia.

È stato Michelangelo Buonarroti i giovane a voler mettere in piedi questo museo e per l’occasione, Cosimo II de’ Medici, gli restituì non solo la Madonna della Scala ma anche un buon numero di disegni che si aggiunsero a al nucleo che già era di pertinenza della famiglia.

Alcuni disegni furono rilegati all’interno di volumi mentre altri, dopo essere stati accuratamente incorniciati, vennero esposti. I disegni esposti alla luce però, iniziarono a deteriorarsi assai rapidamente e nel 1960 la direzione decise di toglierli da quella precaria sistemazione. In un primo momento furono inviati al gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi per essere restaurati e solo nel 1975 ritornarono a Casa Buonarroti. Da allora si decise di esporne solo alcuni per volta a rotazione.

La collezione dei disegni presente a Casa Buonarroti, continua ad essere la più grande del mondo nonostante nel corso del tempo alcuni furono venduti dai miei eredi. Alla fine del Settecento Filippo Buonarroti ne vendette una parte al collezionista Jean-Baptiste Wicar e nel 1859 un’altra parte di disegni se ne volò al British Museum “grazie” al cavalier Michelangelo Buonarroti, un mio omonimo  che avrei volentieri preso a randellate sul groppone.

Fra i disegni volati all’estero che mi manca di più c’è sicuramente il ritratto che feci alla mia carissima amica Vittoria Colonna. I critici l’hanno ribattezzato “La Marchesa di Pescara” e vorrei proprio poterlo riavere all’interno della collezione della casa di famiglia. Tutte le volte per vederlo mi tocca andare fino a Londra al British Museum e accedere al gabinetto delle stampe attraverso travestimenti degni di Brachetti.

 

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Amanti fuggite ‘l foco

Sono sempre stato innamorato ed ho sofferto le pene dell’inferno su questa terra. Ho dedicato dolorosi versi alle mie pene e questo che vi riporto a seguire forse è quello che meglio descrive quale sia stato il mio stato d’animo per tutto il corso della vita.



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Fuggite, amanti, Amor, fuggite ‘l foco;

l’incendio è aspro e la piaga è mortale,

c’oltr’a l’impeto primo più non vale

né forza né ragion né mutar loco.

    Fuggite, or che l’esemplo non è poco

d’un fiero braccio e d’un acuto strale;

leggete in me, qual sarà ‘l vostro male,

qual sarà l’impio e dispietato gioco.

    Fuggite, e non tardate, al primo sguardo:

ch’i’ pensa’ d’ogni tempo avere accordo;

or sento, e voi vedete, com’io ardo.

Michelangelo Buonarroti vi augura la buona notte.

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A diciannove anni scolpii il Cristo di Santo Spirito

Avevo diciannove anni quando scolpii il Crocifisso in tiglio che attualmente si trova nella sagrestia di Santo Spirito, a Firenze. Diciannove anni e tanta strada da fare ancora davanti a me. Ho sputato l’anima per studiare di notte dal vero i cadaveri: avevo bisogno di capire il funzionamento dei muscoli e dei tendini per poterli riprodurre nelle mie opere nella loro esatta posizione. Ad ogni muscolo in estensione ne corrisponde un altro in rilassamento e dovevo vedere con i miei occhi le loro forme, le loro collocazioni.

Questa pratica a dir poco nauseabonda era proibita dalla legge ma il Priore di Santo Spirito mi voleva davvero bene e mi concesse di entrare di nascosto nell’obitorio per studiare all’insaputa di tutti.

Passai dei guai seri quando per sbaglio sezionai il corpo di un giovane dei potenti Corsini ma alla fine tutto si risolse per il meglio. Ho rischiato parecchio ma a distanza di tutti questi anni posso affermare che tanta dedizione, studio e passione hanno regalato al mondo capolavori straordinari. Non lo faccio per vantarmi: non ne ho bisogno. Non devo vendere nulla e tantomeno diventare più conosciuto di quello che già sono.

Volevo solo rendervi noto che senza impegno è difficile ottenere qualcosa di duraturo. Prendete esempio da me e affrontate tutto con coraggio, decisione e senza temere alcunché. L’impegno alla lunga vien sempre ripagato.

 

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il vostro Michelangelo Buonarroti

A che vivere sono stato chiamato

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Vivo al peccato, a me morendo vivo;

vita già mia non son, ma del peccato:

mie ben dal ciel, mie mal da me m’è dato,

dal mie sciolto voler, di ch’io son privo.

    Serva mie libertà, mortal mie divo

a me s’è fatto. O infelice stato!

    a che miseria, a che viver son nato!

Michelangelo Buonarroti 1475 - 1564 - Tutt'Art@

 

 

 

Il David: bello e sfortunato

Il David è sicuramente l’opera mia più conosciuta nel mondo. Se andando a Pisa in molti non sanno resistere dal comprare una statuetta della celebre torre pendente in materiale plastico come prova tangibile di avere calpestato il suolo di Piazza dei Miracoli, spesso chi viene a Firenze fa incetta di David. Il merchandising s’è sbizzarrito e sulle bancarelle di San Lorenzo se ne trovano di tutti i tipi: ci son quelli piccini da usare come portachiavi e altri un po’ più grandi da sistemare in salotto o da mettere in giardino alla stregua dei nanetti.

Nonostante questo mio David sia così famoso e celebrato per la sua bellezza e imponenza in tutto il mondo, ha avuto una vita assai sfortunata.

Da quando fu posizionato davanti a Palazzo Vecchio il 18 maggio del 1504, glie ne son successe di tutte. Qualche anno dopo, nel 1512 per l’esattezza, un fulmine lo colpì all’altezza del basamento realizzato dal San Gallo e dal Pollaiolo. L’impatto fu talmente violento che il marmo delle caviglie creò dei cretti. I cretti sono delle vere e proprie crepe sottili presenti tutt’oggi che indeboliscono la stabilità dell’intera opera.

Il 26 Aprile del 1527 un gruppo di repubblicani convinti prese possesso di Palazzo Vecchio e per difendere il loro assedio, iniziarono a buttar giù dalle finestre di tutto e di più. Secondo coi chi ne ha fatto le spese? Ovvio…il mio povero David che si trovava in mezzo ai litiganti finì con un braccio sinistro rotto in sette pezzi , la fionda scheggiata all’altezza delle spalle e la palpebra inferiore dell’occhio destro rovinata.

In tempi più recenti, il mio David è stato portato all’interno della tribuna della Galleria dell’Accademia appositamente creata per lui ma anche lì i suoi problemi non son certo terminati.

Nel 1991 una sorta di serial killer delle opere d’arte me l’ha preso a martellate su un piede. Ma ora dico io… ma perché non se l’è data per se una martellata su un ditone? Dopo aver sfregiato il mio David ed essere stato sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali ha fatto altre vittime illustri fra le quali Jackson Pollock e Filippo Lippi.

Bah, speriamo che adesso quelli del Polo Museale Fiorentino me lo proteggano perbene. Vorrei che potessero vederlo ancora per molte generazioni a venire. Sono presuntuoso? No, mi piacerebbe soltanto che le mie opere fossero immortali e sopravvivessero nonostante l’ignoranza che vedo dilagare a macchia d’olio.

 

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Il vostro Michelangelo Buonarroti  

L’uomo non è una fenice

Ma perché l’uom non è come fenice,

c’alla luce del sole resurge e riede,

la man fo pigra e muovo tardi el piede

con eterna riconoscenza, il vostro Michelangelo Buonarroti

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