Un video per raccontarvi il marmo ieri e oggi

Guardate qua cosa ho trovato in rete per voi: un bel video prodotto da Rai Storia che racconta la storia del marmo: dall’estrazione alla lavorazione di ieri e di oggi. Se non avete idea di cosa sia la vita di cava, di come venga lavorata una scultura e cosa voglia dire l’estrazione selvaggia e senza regole di oggi, questo video ve la spiegherà meglio di qualsiasi parola scritta o pronunciata.

Vangi, Mitoraj, De Hann e altri artisti vi racconteranno la loro esperienza, il loro lavoro fra Pietrasanta, Seravezza e Carrara. Buona visione

Il vostro Michelangelo Buonarroti

Annunci

Mostra in arrivo: Michelangelo e l’assedio di Firenze

Era il 12 agosto del 1530 quando Firenze s’arrese alle truppe imperiali dopo dieci mesi d’assedio. In quei giorni difficili, la città resistette anche grazie ai bastioni e alle protezioni che avevo organizzato nella zona di San Miniato: un punto strategico fondamentale per difendere la città dall’invasore.

La mostra a Casa Buonarroti

Questa premessa ve l’ho voluta fare per annunciarvi in pompa magna una mostra di prossima apertura a Firenze ovvero Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530). La mostra aprirà al pubblico il 21 giugno e chiuderà i battenti il 10 ottobre 2017, presso Casa Buonarroti a Firenze.

09.jpg

La storia

Dopo essere già stato consultato in veste di architetto militare fra l’estate e l’autunno del 1528, con l’obbiettivo di rendere le fortificazioni di Firenze più resistenti, l’anno successivo venni nominato ufficialmente generale governatore et procuratore. Che abbia sempre parteggiato per la repubblica non è un mistero e con quell’incarico ebbi l’occasione di fare qualcosa di utile per la città.

Il percorso espositivo

Durante questi mesi di esposizione, potrete ammirare i venti disegni della collezione di Casa Buonarroti con i progetti per le fortificazioni. Quei progetti non vennero concretizzati sia per il poco tempo a disposizione che per gli elevatissimi costi. Nella mostra saranno presenti anche altri disegni, libri, dipinti e molto altro ancora per testimoniare il periodo dell’assedio e quello della seconda repubblica fiorentina.

0025_A_R.jpg

Durante l’assedio vennero realizzate parecchie opere pittoriche come la Sacra Famiglia di Andrea del Sarto e la Madonna col Bambino e San Giovannino, probabilmente dipinta dal Pontormo. Anche queste opere saranno presenti nella mostra Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530).

Informazioni varie 

Michelangelo e l’assedio di Firenze  (1529-1530)
a cura di Alessandro Cecchi
Firenze, Casa Buonarroti, 21 giugno-10 ottobre 2017

Biglietto d’ingresso
€ 6.50 intero; € 4.50 gruppi e scuole secondarie di secondo grado
€ 3.00 scuole primarie e secondarie di primo grado

Orario di apertura:
dalle 10.00 alle 17.00. Chiuso il martedì

Info: Casa Buonarroti, via Ghibellina, 70, Firenze, tel +39 055 241 752; fax + 39 055241698
fond@casabuonarroti.it
http://www.casabuonarroti.it/it/2017/05/15/michelangelo-e-lassedio-di-firenze/

0014_A_R.jpg

Vi aspetto al cinema

Già ve l’ho detto un mesetto fa ma preferisco ricordarvelo: dal 19 al 20 giugno andate al cinema. Non è un imperativo ma un affettuoso consiglio. “Michelangelo. Amore e Morte” è l’ultimo capolavoro della Nexo Digital.

Cercate il cinema più vicino a casa vostra, accomodatevi su quelle morbide poltroncine e godetevi lo spettacolo. Un film documentario ben fatto, con immagini di qualità eccelsa che vi mostrano da vicino i dettagli dei lavori miei.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti in attesa di vedersi raccontato anche al cinema attraverso gli scritti del Vasari.

Nell’attesa godetevi i trailer…meraviglioso pure quello.

MICHELANGELO_1200x675.jpg

Io e quel terribile Papa Carafa

Oggi vi propongo questo intervento di Antonio Forcellino all’Accademia di San Luca di Roma che vale la pena ascoltare. In occasione del 450° anniversario della mia morte, l’Accademia di San Luca organizzò un importante incontro per celebrare la mia produzione artistica e alcune particolarità della vita mia.

Forcellino affronta il mio rapporto con gli Spirituali e le forti tensioni che c’erano fra me e papa Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa. Carafa era un tremendo censore, un austero inquisitore e con lui rischiai sul serio di finire alla forca. Fu proprio papa Carafa ad accentrare il potere inquisitorio sotto il potere papale con l’istituzione della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione con la bolla del 21 luglio del 1542.

Guardate questo video e comprenderete qualcosa di fondamentale anche sulla mia produzione artistica, in particolare sul cambio di posizione del Mosè e sugli affreschi paolini.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

La superbia se stessa si divora

Voglio iniziare la giornata e la settimana intera con qualche verso che misi nero su bianco qualche anno fa per omaggiare la vita semplice, quella dei contadini e delle loro bestie. Insomma, un invito a riscoprir la terra, il sole e l’acqua per non perdere di vista dietro a tanti sbrilluccichii e chimere, ciò che davvero conta dall’inizio alla fine di questi giorni nostri.

  Nuovo piacere e di maggiore stima
veder l’ardite capre sopr’un sasso
montar, pascendo or questa or quella cima,
e ‘l mastro lor, con aspre note, al basso,
sfogare el cor colla suo rozza rima,
sonando or fermo, e or con lento passo,
e la suo vaga, che ha ‘l cor di ferro,
star co’ porci, in contegno, sott’un cerro;
    quant’è veder ‘n un eminente loco
e di pagli’ e di terra el loro ospizio:
chi ingombra ‘l desco e chi fa fora ‘l foco,
sott’a quel faggio ch’è più lor propizio;
chi ingrassa e gratta ‘l porco, e prende gioco,
chi doma ‘l ciuco col basto primizio;
el vecchio gode e fa poche parole,
fuor dell’uscio a sedere, e stassi al sole.
    Di fuor dentro si vede quel che hanno:
pace sanza oro e sanza sete alcuna.
    El giorno c’a solcare i colli vanno,
contar puo’ lor ricchezze ad una ad una.
    Non han serrami e non temon di danno;
lascion la casa aperta alla fortuna;
po’, doppo l’opra, lieti el sonno tentano;
sazi di ghiande, in sul fien s’adormentano.
    L’invidia non ha loco in questo stato;
la superbia se stessa si divora.
    Avide son di qualche verde prato,
o di quell’erba che più bella infiora.
    Il lor sommo tesoro è uno arato,
e ‘l bomero è la gemma che gli onora;
un paio di ceste è la credenza loro,
e le pale e le zappe e’ vasi d’oro.
    O avarizia cieca, o bassi ingegni,
che disusate ‘l ben della natura!
    Cercando l’or, le terre e ‘ ricchi regni,
vostre imprese superbia ha forte e dura.
    L’accidia, la lussuria par v’insegni;
l’invidia ‘l mal d’altrui provvede e cura:
non vi scorgete, in insaziabil foco,
che ‘l tempo è breve e ‘l necessario è poco.
    Color c’anticamente, al secol vecchio,
si trasser fame e sete d’acqua e ghiande
vi sieno esemplo, scorta, lume e specchio,
e freno alle delizie, alle vivande.
    Porgete al mie parlare un po’ l’orecchio:
colui che ‘l mondo impera, e ch’è sì grande,
ancor disidra, e non ha pace poi;
e ‘l villanel la gode co’ suo buoi.
    D’oro e di gemme, e spaventata in vista,
adorna, la Ricchezza va pensando;
ogni vento, ogni pioggia la contrista,
e gli agùri e ‘ prodigi va notando.
    La lieta Povertà, fuggendo, acquista
ogni tesor, né pensa come o quando;
secur ne’ boschi, in panni rozzi e bigi,
fuor d’obrighi, di cure e di letigi.
    L’avere e ‘l dar, l’usanze streme e strane,
el meglio e ‘l peggio, e le cime dell’arte
al villanel son tutte cose piane,
e l’erba e l’acqua e ‘l latte è la sua parte;
e ‘l cantar rozzo, e ‘ calli delle mane,
è ‘l dieci e ‘l cento e ‘ conti e lo suo carte
dell’usura che ‘n terra surger vede;
e senza affanno alla fortuna cede.
    Onora e ama e teme e prega Dio
pe’ pascol, per l’armento e pel lavoro,
con fede, con ispeme e con desio,
per la gravida vacca e pel bel toro.
    El Dubbio, el Forse, el Come, el Perché rio
no ‘l può ma’ far, ché non istà fra loro:
se con semplice fede adora e prega
Iddio e ‘l ciel, l’un lega e l’altro piega.
    El Dubbio armato e zoppo si figura,
e va saltando come la locuste,
tremando d’ogni tempo per natura,
qual suole al vento far canna paluste.
    El Perché è magro, e ‘ntorn’alla cintura
ha molte chiave, e non son tanto giuste,
c’agugina gl’ingegni della porta,
e va di notte, e ‘l buio è la suo scorta.
    El Come e ‘l Forse son parenti stretti,
e son giganti di sì grande altezza,
c’al sol andar ciascun par si diletti,
e ciechi fur per mirar suo chiarezza;
e quello alle città co’ fieri petti
tengon, per tutto adombran lor bellezza;
e van per vie fra sassi erte e distorte,
tentando colle man qual istà forte.
    Povero e nudo e sol se ne va ‘l Vero,
che fra la gente umìle ha gran valore:
un occhio ha sol, qual è lucente e mero,
e ‘l corpo ha d’oro, e d’adamante ‘l core;
e negli affanni cresce e fassi altero,
e ‘n mille luoghi nasce, se ‘n un muore;
di fuor verdeggia sì come smeraldo,
e sta co’ suo fedel costante e saldo.
    Cogli occhi onesti e bassi in ver’ la terra,
vestito d’oro e di vari ricami,
il Falso va, c’a’ iusti sol fa guerra;
ipocrito, di fuor par c’ognuno ami;
perch’è di ghiaccio, al sol si cuopre e serra;
sempre sta ‘n corte, e par che l’ombra brami;
e ha per suo sostegno e compagnia
la Fraude, la Discordia e la Bugia.
    L’Adulazion v’è poi, ch’è pien d’affanni,
giovane destra e di bella persona;
di più color coperta di più panni,
che ‘l cielo a primavera a’ fior non dona:
ottien ciò che la vuol con dolci inganni,
e sol di quel che piace altrui ragiona;
ha ‘l pianto e ‘l riso in una voglia sola;
cogli occhi adora, e con le mani invola.
    Non è sol madre in corte all’opre orrende,
ma è lor balia ancora, e col suo latte
le cresce, l’aümenta e le difende.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

IMG_3642

Il Conte di Canossa

La Testa del Guerriero, conosciuta anche con il nome di Conte di Canossa, è uno dei miei mirabili disegni appartenenti alle collezioni del British Museum.

E’ il ritratto ideale di un guerriero visto di profilo con baffi e barba. Sfoggia un copricapo zoomorfo che assomiglia alla testa di un cane con la bocca spalancata che arriva a proteggere anche le orecchie. Non mancano pennacchi e piume per rendere l’elmetto ancora più fastoso.

A protezione del petto disegnai un’armatura caratterizzata da un fauno arrabbiato sul davanti e scene di combattimenti sulla spalla destra.

A proposito del Conte di Canossa…sapete da cosa deriva la diceria la discendenza mia da quella nobile famiglia? Avrò modo di raccontarvelo in un prossimo post. Come si dice adesso: stay tuned. Toh, visto come sono moderno anch’io?!

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che presto vi racconterà un po’ di cose sul Conte di Canossa.

 

e6486ca5c346fd33cf1505bf69194fa5

C’è marmo e marmo

Oggi vi voglio parlare di marmi tanto per passar cinque minuti assieme a voi. Oh, una sorta di mini guida ma proprio mini, tanto per avere un’idea di quello che c’è in giro e per capire con che pietra vengano fatte di solito le sculture.

Il migliore marmo in assoluto per realizzare sculture è il bianco Statuario. Viene estratto sia nel bacino marmifero di Carrara che nelle cave presenti sul Monte Altissimo. Questa pietra così particolare e bella una colorazione bianca tendente all’avorio, non presenta venature e, se viene lavorato con spessori sottili, diviene traslucido. Ha una grana molto compatta che lo rende perfetto per la lavorazione con lo scalpello. Insomma, il materiale che più di altri ingolosisce gli scultori e che può essere modellato a proprio piacimento.

Non è semplice trovare filoni di bianco Statuario che spesso si nascondono fra i marmi venati. Lo Statuario più pregiato viene estratto nelle cave delle Cervaiole presenti sul monte Altissimo ma la quantità immessa sul mercato annualmente è irrisoria rispetto a quella estratta dai bacini marmiferi carrarini, molto più grandi.

Non sono tantissime le sculture realizzate in bianco Statuario proprio per la sua difficile reperibilità mentre sono molte di più quelle venute alla luce con lo Statuario venato. E’ sempre un marmo bianco di qualità eccellente che presenta delle sottili venature grigiastre. Per avere un’idea della quantità di bianco Statuario e di Statuario venato che viene estratto, vi posso dire che è solo il 5% di quanto viene estratto.

Se invece il fondo del marmo si avvicina molto all’avorio e le venature hanno una colorazione che varia dal giallo al grigio con striature talvolta moto evidente, si parla di marmo Calacatta. Se e venature sono disposte in reticolati o hanno forme assai particolari, siamo nella fascia degli Arabescati. Se invece il fondo è grigio scuro tendente al blu in alcuni casi, è Bardiglio. Il Calacatta, gli Arabescati e il Bardiglio sono marmi che non si adoperano mai per le sculture, salvo dovute eccezioni.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

cave9_pic1

 

Michelangelo scultore

Oggi voglio presentarvi un altro libro che vale la pena di avere nella vostra libreria: Michelangelo Scultore. I testi sono stati scritti da Cristina Acidini e le foto sono di Aurelio Amendola: un binomio perfetto per conoscere nel dettaglio le mie opere scultoree.

E’ un libro che affronta tutto i mio percorso artistico relativo alla scultura: dal primo Fauno sdentato rubato durante la Seconda Guerra Mondiale fino alla Pietà Rondanini. Per ogni capolavoro noto così come per ogni lavoro mio poco conosciuto dal grande pubblico, vengono proposti approfondimenti accurati e ben documentati.

IMG_20170603_100901.jpg

È una biografia molto tecnica e precisa scritta da chi conosce bene l’opera e la vita mia. È da diversi anni che ho questo libro e dopo averlo letto più volte per questioni personai, per cercare di capire meglio cose che mi sfuggivano ho avuto l’impressione che sia stato scritto con distacco. La Acidini se ne intende delle mie opere, non c’è dubbio. Le sue doti narrative mi convincono meno ma è un problema mio. L’arte deve essere accessibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Chi raccontando riesce ad appassionare, coinvolgere e tenere stretto il lettore dalla prima all’ultima pagina, ha una marcia in più. Detto ciò, questo libro è eccellente e ve lo consiglio.

Cosa potrei aggiungere delle foto di Aurelio Amendola che già non vi abbia detto in passato? Ogni suo scatto racconta quello che le parole non riuscirebbero a esprimere. Un fotografo più unico che raro.

IMG_20170603_100929.jpg

Non vengono tralasciate le scoperte fatte nel corso degli anni sulle mie sculture durante le fasi di restauro fino al 2005, anno di pubblicazione del libro edito da Federico Motta Editore.

alla fine del volume sono state inserite 46 schede sintetiche delle opere scultoree comprensive di dati tecnici, l’origine, l’iconografia, restauri, passaggi di proprietà e altri argomenti degni di nota.

 

Michelangelo Scultore è un libro prezioso che, già di per sé, è un capolavoro. Non solo è dotato di copertina rigida con sovraccoperta, ma viene racchiuso in un elegante cofanetto. Da qualche anno è stata pubblicata una versione molto più economica con copertina morbida e avente un formato ridotto. Potete acquistare cliccando qui la versione che preferite.

IMG_20170603_100837.jpg

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta ma prima fa un piccolo appunto. Esiste anche un volume pubblicato sempre da Federico Motta Editore e scritto da Cristina Acidini: Michelangelo pittore. In questo volume viene affrontata tutta la mia opera pittorica.

Ben provvide natura

 Ben provvide natura, né conviene
a tanta crudeltà minor bellezza,
ché l’un contrario l’altro ha temperato.
    Così può ‘l viso vostro le mie pene
tante temprar con piccola dolcezza,
e lieve fare quelle e me beato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

ill_blcknwhte

foto di @ill_blcknwhte

Il mi babbo non voleva lo comprassi

Investire in poderi mi piaceva. Di soldi ne guadagnavo assai e mai artista, prima di me, fu così ricco guadagnando con le sue opere non solo una fama eterna, ma anche un monte di palanche. Che ci facevo con tutti quei soldi? Io poco, ditelo a mio padre e ai miei fratelli. La mia vita parca e modesta è finita spesso accusa dai contemporanei e anche dai posteri: “è tirchio, non spende nulla…mette tutto da parte e pensa solo all’arte”. E che ci volete fare? Della vita mondana poco m’importava.

Mi sarebbe garbato che la mia famiglia d’origine acquistasse un po’ di prestigio a Firenze, che diventasse facoltosa e rispettata. Fra i miei fratelli e il mi babbo però, non si sa chi era più disgraziato. Non avevano il minimo senso degli affari ed eran bravi solo a scialacquare senza ritegno, ad avviare imprese già in partenza fallimentari e via discorrendo.

Il 2 Maggio del 1521, il mi babbo Lodovico mi scrisse una lettera in merito a un terreno che avrei voluto compare. Il podere apparteneva a Piero Busini e a occhio mi pareva potesse essere un buon affare. Al mi babbo però non gli garbava per nulla e si preoccupò di farmelo sapere. Secondo lui su quel terreno lì sarebbe cresciuto poco grano, non c’erano olivi per l’olio, né bestie, ne legname ma solo un vigneto di dubbia qualità.

Vi propongo la lettera che mi scrisse, zeppa di preoccupazioni. Oh, aveva paura mi stessero ingannando facendomi pagare un terreno molto più de suo valore di mercato.

Settignano, 2 Maggio 1521

 

Michelangniolo, ieri Lapo mi ragionò del podere di Piero Busini, e disse che il podere ti piacieva e che ctu gli avevi proferto tre mila duchati.

Io ti dicho, se ti piacie, che ctu lo chomperi, in quanto ti paia; ma bene ti dicho che ctu vadia a sentito, perché tu sse’ alle mani chon male persone. Io chredo che Piero Busini sia grande busbachatore, e Andrea Chambini non à buona bocie.

Per tanto apri gli occhi. E più ti dicho che a cchaso, im bottegha de’ Granacci, intesi che chotesto podere non passava venti dua moggia di ghrano in tucto. Chredo te lo dieno per più rendita assai che non rende.

Per tanto abbi buono chonsiglio, imperò che tre mila duchati sono lo stato d’ongni huomo. E più intendo che il podere non è universale non fa holio, non v’è lengnie, non tiene bestie, e el vino che fa bisongnia chuocierlo che vagliono più le lengnie che ‘l vino, e ciento barili tornano venti cinque. Per tanto, abbine buono chonsiglio, e pensa dove si smaltiscie chotesto vino, e quanta servitù bisongnia a chuocierlo e a chondurlo.

Se fussi una chompera che tu fussi inghannato ciento fiorini, io direi ‘Lasciati inghannare’; ma chotesta mi pare una spesa da non si lasciare inghannare, perché io penso che chotesta sia uno inghanno di più di ciento fiorini.

Nondimancho fa’ quanto ti pare e quanto tu se’ chonsigliato; e sopra tutto fa’ d’avere buono chonsiglio chon chotesto Piero. Io ti schrivo quanto l’animo mi dicie; nondimancho io mi potrei inghannare, e ‘1 mio oppennione potrebbe essere falso.

Tu che ài veduto puoi giudichare el chaso in verità. Io non so quello mi dicho, perché non ò veduto, ma parlo in su quello che già ò sentito. Non ghuardare a mme, se ti piacie, ma sopra tutto va’ chop buono chonsiglio.

Altro per questa. Christo ti ghuardi. A dì 2 di magio 1521. Lodovicho a Sectigniano. Michelangniolo di Lodovico. In Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia, prima di salutarvi, il dipinto di Signorini con un giardino di Settignano.

Giardino-a-Settignano-di-Signorini.jpg