Dopo Canova a Palazzo Cucchiari

Ieri, giornata dedicata all’Assunzione della Vergine, ho voluto dedicarla alla bellezza e me ne sono andato fino a Carrara per vedere le opere presenti alla mostra “Dopo Canova. Percorsi della scultura a Firenze e a Roma”. Una bella esposizione curata da Sergej Androsov, Ettore Spalletti e Massimo Bertozzi organizzata presso Palazzo Cucchiari e che rimarrà aperta fino al 22 ottobre 2017.

Una buona occasione per vedere riunite assieme opere arrivate direttamente dall’Hermitage di San Pietroburgo ma anche da collezioni sia pubbliche che private italiane. Nel percorso espositivo sono presenti circa una trentina di lavori di scultori di fama internazionale ottocenteschi come appunto Canova, Dupré, Thrvaldsen, Bartolini, Costoli (quello che mi rovinò il David col suo tremendo e azzardato restauro) e Pio Fedi.

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La mostra  è ben organizzata e, non essendo purtroppo affollata, è possibile visitarla con tutta calma guardando le opere girandogli attorno senza fretta. Nelle due ore e mezzo che mi sono trattenuto credo di aver incrociato lo sguardo di altre quattro o cinque persone, custodi esclusi. E’ un peccato non sia molto frequentata: una bella occasione per vedere pregevoli opere che hanno percorso un bel po’ di chilometri prima di tornare in Italia.

Degno di nota la prima versione del Giovane Bacco Ammostatore di Bartolini 1820, l’Amore Alato del Canova scolpito in un marmo assai difettato e problematico e le Tre Grazie molto sgraziate di Finelli, un’opera non terminata per sopraggiunta morte dell’artista in questione. Ho guardato a lungo queste Tre Grazie e secondo me qualche trauma l’hanno subito. Il blocco di marmo nel quale sono state scolpito è unico ma c’è uno stacco evidente fra la figura centrale e quella di destra…il panneggio è staccato di netto dal corpo all’altezza della coscia, il braccio appoggiato sulla spalla della Grazia centrale è separato dall’appoggio non certo per volere dell’autore e guardando le mani che sporgono di più, hanno delle dita spezzate. Pare sia caduta a terra sbattendo la parte davanti al suolo o qualcosa del genere. Chissà cosa gli sia capitato, fatto sta che rimangono pesanti da guardare con la corona che ingrandisce ancora di più il capo rendendolo pesante.

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Delicato il Cupido che suona la Lira di Thorvaldsen e particolari i due Geni di Tenerani: uno con la rete da pesca e l’altro con una lepre a testa in giù trattenuta per le zampe.

La Baccante di Luigi Bienaimé m’ha lasciato un po’ perplesso non tanto per la composizione ma per il marmo che ha scelto. Sembra gesso, non riflette minimamente la luce e da’ l’idea che si sfarini al minimo tocco. Non ho idea il perché l’autore abbia fatto una scelta del genere. Ho chiesto in loco e m’è stata data una spiegazione che poco mi ha convinto in realtà.

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Molto interessanti i gruppi di Raffaello e la Fornarina di Romanelli e Dionora de Bardi e Ippolito Buondelmonti di Pio Fedi. La cosa più pregevole di entrambi i lavori è la cura con la quale sono stati condotti i tessuti: da quelli damascati alla trama della calzamaglia.

Appena si inizia il percorso espositivo ci si trova faccia a faccia con la scultura più interessante di tutta l’esposizione: Saffo Abbandonata di Duprè, abitualmente conservata presso la Galleria di Arte Moderna di Roma. Un autentico capolavoro ricco di dettagli da ammirare.

Insomma, Palazzo Cucchiari a Carrara vi aspetta con questa interessante mostra fino al 22 Ottobre 2017. Non perdete l’occasione di visitarla. Un’unica pecca: con l’acquisto del biglietto è inclusa l’audioguida. Per carità, la guida che si può ascoltare durante la visita è valida, ma avrei preferito scegliere io se dotarmi o meno l’audioguida come avviene solitamente un po’ in tutti i musei.

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“Dopo Canova. Percorsi della scultura a Firenze e a Roma”

La mostra rispetterà i seguenti orari:
dal martedì mercoledì giovedì domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle 17.00 alle 22.00, il venerdi ed il sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle 23.30

Biglietto d’ingresso
INTERO €10,00 con audioguida | RIDOTTO €8,00 con audioguida (Ragazzi da 9 a 18 anni, oltre i 65 e soci Touring) GRUPPI (da 10 a 29) €8,00 | (da 30 in su) €6,00 con audioguida SCUOLE €4,00 senza audioguida 2 pax gratuiti x scolaresche; GRATUITI senza audioguida Giovani fino a 8 anni accompagnati dai genitori Portatori di handicap e accompagnatore Giornalisti con tesserino nazionale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue visite nelle mostre in corso.

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Le armi senza le quali un uomo diventa nulla

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Confessati, chiudi bene l’uscio e non ti pigliar brighe

Questo che vi riporto a seguire è il testo che scrissi su un foglio oggi assai consumato, conservato in una collezione privata a Cambridge. Non sono altro che delle semplici indicazioni che preparai per Pietro Urbano da portare con sé a Roma. Correva l’anno 1517 quando lo inviai nella città dei papi per portare dinnanzi al pontefice il modello della Basilica di San Lorenzo che avevo ideato.

Diedi a lui anche un po’ di indicazioni assai precise su come avrebbe dovuto riordinare casa mia a Macel de’ Corvi ma anche consigli pratici su quale stile di vita avrebbe dovuto adottare in quel periodo: “non prendere impegni, mancia poco ma bene e non andare troppo a giro”. Si, vero, avrei potuto tranquillamente comunicare tutte quelle cose semplicemente dicendogliele ma si sa, verba volant e scripta manent.

“…tucte le stage e tucto e’ legniame e serra dentro molto bene l’uscio che va in cucina, e per la finestra che va nella decta stanza; poi appoggia e’ legname alle decta finestra e puntella l’uscio della fucina. Dipoi la tieni serrata a chiave. E nella camera di sopra, dove sta Bernardino, mecti tucti e’ ferri da lavorare e tucte le masseritie, e ctucte l’acatasta sopra e’ lecti, e tienla serrata.

Dipoi conta tucti e’ pezi di marmo che ci sono non lavorati e piglia lor misure, e poi la parte del lavoro di quadro che è finito e quello che non è, e poi di tucte le fugure bozate, che son quatro e fanne disegni,e  poi, quand’io manderò per te, ne darai uno a Lionardo e uno ne piglierai per te e portera’lo a fiorenza. Mecterai tucti e’ disegni, insino unna minima carta, coi panni mia e tua, lani e lini; e e’ disegni mecterai in una cassa, e’ panni si può fare un fardello, o in una cassa, come vuoi. E farai portare quel più o meno che io ti scriverò da Fiorenza.

Actenderai a disegniare quanto puoi, in questo tempo. Chonfessati e chomunicati. Non pigliare alchune brighe, e massimo di vicini, mangia pocho e buono a desinare, e va’ pocho actorno.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi fogli sparsi per il mondo

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Marcello Venusti e la copia del Giudizio

Il cardinale Alessandro Farnese desiderava arricchire la collezione di famiglia con una bella copia del mio Giudizio Universale in formato ridotto. Si rivolse così a Marcello Venusti che nel 1549 lo copiò a tempera su tavola.

Il Venusti copiò abbastanza bene il mio lavoro anche se si lasciò sfuggire qualche libera interpretazione aggiungendo la colomba sopra la testa del Cristo Giudice e Dio riprendendolo direttamente dalla Volta della Sistina.

La copia del Venusti divenne un prezioso documento storico durante la fase del restauro del Giudizio. Permise infatti di vedere con chiarezza che aspetto avesse il mio lavoro prima delle braghe apposte dopo l’esito del Concilio di Trento delm1564 e soprattutto la posizione e l’atteggiamento di San Biagio e Santa Caterina che erano stati scalpellati via quasi in toto.

Il lavoro del Venusti si trova al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli. Come è finito lì? Ebbene, arrivò a Napoli come parte integrante della collezione Farnese agli sgoccioli del Settecento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quotidiani o quasi.

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Alzo il pensier con l’alie

  Di te con teco, Amor, molt’anni sono
nutrito ho l’alma e, se non tutto, in parte
il corpo ancora; e con mirabil arte
con la speme il desir m’ha fatto buono.
    Or, lasso, alzo il pensier con l’alie e sprono
me stesso in più sicura e nobil parte.
    Le tuo promesse indarno delle carte
e del tuo onor, di che piango e ragiono,
. . . . . . . .

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Foglietti, consigli e raccomandazioni

A differenza di altri artisti perlopiù di epoca moderna, io fui molto famoso, ben pagato e apprezzato anche in vita. Pensate un po’: pochi mesi prima della mia morte sia Cosimo I che papa Giulio III si erano preoccupati di salvaguardare il mio patrimonio artistico formato da carte, lettere, appunti e disegni. Temevano che persone a me vicine potessero impossessarsene subito dopo la mia morte per proporle poi sul mercato.

“E tornando a Michelagnolo, dico che innanzi la morte un anno incirca, avendosi adoperato il Vasari segretamente che ‘l Duca Cosimo de’ Medici operasi col Papa, per ordine di Messer Averardo Serristori suo imbasciadore, che, visto che Michelagnolo era molto cascato, si tenesse diligente cura di chi gli era attorno a governarlo e chi gli praticava in casa, che, venendogli qualche subito accidente, come suole venire a’ vecchi, facessi provisione che le robe, disegni, cartoni, modelli e danari et ogni suo avere nella morte si fussino inventariati e posti in serbo” (cfr. Barocchi 1962 vol I).

Grazie a questo interessamento per così dire speciale, nonostante i roghi che feci io con diverse carte e disegni, sono arrivati fino a voi documenti preziosi. Oltre ai disegni e alle numerose lettere del carteggio diretto e indiretto, spesso in collezioni private ci sono dei fogli assai curiosi che immortalano quasi come se fossero fotografie ante litteram la mia vita quotidiana. A volte son foglietti piccini nei quali ho scritto qualche appunto veloce da portare nel borsellino, sempre a portata di mano. Altre volte invece sono raccomandazioni scritte ai miei servitori, agli amici, ai parenti.

In un foglio in particolare raccomandavo a Pietro urbano di chiudere a chiave le porte e serrare bene le imposte a casa, di andare poco a giro e di mangiare in maniera parca. Insomma, questi foglietti sono uno spaccato della mia vita e sarebbe stato davvero un peccato se si fossero persi nei meandri della storia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Foto di Andrea Iemolo

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San Lorenzo nella storia dell’arte

Buongiorno a tutti e buon San Lorenzo. Se vi trovate oggi a Firenze non perdetevi la tradizionale cocomerata in Piazza San Lorenzo: un’occasione per condividere tutti assieme un pezzetto di storia cittadina fra turisti e residenti.

Chi era San Lorenzo? Fu uno dei sette diaconi di Roma e venne martirizzato il 10 agosto del 258 mentre imperversavano le persecuzioni dell’imperatore romano Valeriano nel 257.

Parlando di sculture e di San Lorenzo è doveroso citare la nota opera del Bernini, scolpita nel 1617 e conservata presso la Galleria degli Uffizi, nella collezione Contini Bonacossi. Il Santo è semi sdraiato sulla graticola e, mentre raccomanda la città di Roma a Dio, il suo corpo lentamente viene arso dalle fiamme.

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Particolare è Il Martirio di San Lorenzo del Bronzino, al secolo Agnolo di Cosimo, commissionato da Cosimo I de’ Medici. Il pittore lo realizzò nel 1569 e, come vedete, durante il suo viaggio a Roma risalente a qualche anno prima, ebbe modo di vedere i lavori miei nella Cappella Sistina. Il suo fu un azzardo che gli costò caro: oramai i tempi stavano cambiando e il corpo nudo non veniva quasi più considerato lo specchio dell’immagine di Dio, la perfezione, ma bensì qualcosa da celare perché impuro e peccaminoso. Il Bronzino dopo quel lavoro non ebbe vita facile.

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Fra i dipinti più suggestivi che raffigurano il martirio del Santo c’è sicuramente quello di Tiziano che oggi è ubicato sul primo altare a sinistra della Chiesa dei Gesuati a Venezia. E’ un dipinto a olio eseguito su tavola ma in un secondo momento, 1873, venne trasferito su tela, realizzato fra il 1548 e il 1559. Fu commissionato da Lorenzo Massolo che lo avrebbe richiesto per decorare la sua futura sepoltura.

-tiziano-il-martirio-di-san-lorenzo Il martirio di San Lorenzo, cm. 280, Chiesa dei Gesuati, Venezia

A seguire invece vi faccio fare un salto indietro nel tempo con il Martirio di San Lorenzo che affrescò il Beato Angelico nella Cappella Niccolina, in Vaticano. Realizzò questo lavoro fra il 1447 e il 1448 supportato da alcuni aiuti fra i quali vale sicuramente la pena menzionare Benozzo Gozzoli (si, per intenderci quello della Cappella dei Magi a Firenze). Come vedete purtroppo l’affresco non è arrivato fino ai giorni vostri in un buon stato di conservazione rispetto agli altri della stessa serie.

 

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L’ultimo San Lorenzo che vi propongo non può che essere il mio, quello che affrescai nel Giudizio Universale. Lo rappresentai con la graticola e con il capo tonsurato ai piedi del Cristo Giudice. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e già s’avvicina a Piazza San Lorenzo: non vorrei non mi toccasse la mia porzione di cocomero. Buon San Lorenzo a tutti.

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Le immortalissime opere

“Però, come nel principio dissi, il Cielo per esempio nella vita, ne’ costumi e nelle opere l’ha qua giù mandato, acciò che quegli che riguardano in lui, possino imitandolo, accostarsi per fama alla eternità del nome; e per l’opere e per lo studio, alla natura: e per la virtù al Cielo, nel medesimo modo che egli alla natura et al cielo ha di continuo fatto onore.

E non si meravigli alcuno che io abbia qui descritta la vita di Michelagnolo vivendo egli ancora, perché non si aspettandolo che e’ debba morir già mai, mi è parso conveniente far questo poco ad onore di lui, che quando bene come tutti gli altri uomini abbandoni il corpo, non si troverrà però mai alla morte delle immortalissime opere sue: la fama delle quali mentre ch’e’ dura il mondo, viverà sempre gloriosissima per le bocche de gli uomini e per le penne degli scrittori, mal grado della invidia et al dispetto della morte.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che oggi passa la vigilia di San Lorenzo rileggendo le belle parole che ebbe modo di scrivere il Vasari sul mio conto.

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Morto si, zitto no

Come sapete la morte mi prese parecchio tempo fa. C’avevo sempre un sacco di lavori da finire, era pure un festoso martedì di carnevale ma niente, non volle sapere nulla e m’abbracciò con la sua stretta mortale per non lasciarmi più.

Ero a casa mia nel mi’ letto e avevo ottantanove anni: una bella età per quell’epoca tanto che venivo considerato alla stregua di un ultracentenario adesso. In quelle ultime ore avevo al mio fianco le persone più care fra le quali non potevano mancare l’amato Tommaso de’ Cavalieri e Daniele da Volterra. Proprio Daniele scrisse “egli lavorò tutto il sabato che fu innanti al lunedì che si ammalò; lavorò tutto il sabato della domenica di carnevale e lavorò in piedi, studiando sopra quel cor della Pietà”.

Tutto questo preambolo lunghetto per dirvi che ho continuato a esistere anche dopo la morte nei cuori di chi mi ha studiato, nelle mie opere, nella continuità dei miei pensieri e da un po’ di tempo anche attraverso chi mi da voce quotidianamente.

Da non tantissimo tempo ho aperto anche il profilo Instagram. Cercatemi come michelangelobuonarrotietornato e non avrete alcuna difficoltà nell’individuarmi. Se preferite, potete cliccare qua 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cari mi sono i pensieri

Mentre m’attrista e duol, parte m’è caro
ciascun pensier c’a memoria mi riede
il tempo andato, e che ragion mi chiede
de’ giorni persi, onde non è riparo.
    Caro m’è sol, perc’anzi morte imparo
quant’ogni uman diletto ha corta fede;
tristo m’è, c’a trovar grazi’ e mercede
negli ultim’anni a molte colpe è raro.
    Ché ben c’alle promesse tua s’attenda,
sperar forse, Signore, è troppo ardire
c’ogni superchio indugio amor perdoni.
    Ma pur par nel tuo sangue si comprenda,
se per noi par non ebbe il tuo martire,
senza misura sien tuo cari doni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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