La Madonna Medici in video

La Madonna Medici è situata sopra il sarcofago che contiene le spoglie di Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano de’ Medici, assassinato durante la sanguinosa congiura dei Pazzi. Al suo fianco ci sono i due santi gemelli medici: San Cosma e San Damiano.

Anche questa mia Madonna, come quasi tutte le altre, distoglie lo sguardo dal Figlio. Il futuro segnato del Bambino turba costantemente la Madre.

Vi propongo oggi un video girato nelle Cappelle Medicee da Christian Maidana. Buona visione dal vostro Michelangelo Buonarroti.

Se volete ammirare questa opera dal vero con guide esperte, vi ricordo che potete prenotare il vostro Michelangelo Tour qui. Inserendo il codice MB05AB in fase di prenotazione, avrete un 5% di sconto.

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Michelangelo: disegni ritrovati

“Michelangelo: disegni ritrovati” così si intitola la nuova mostra che ha aperto i battenti al pubblico proprio oggi ai Musei Capitolini di Roma. Il protagonista indiscusso di questa esposizione è il mio Sacrificio di Isacco: un disegno non troppo noto al grande pubblico.

Il foglio appartiene alle collezioni di Casa Buonarroti, a Firenze. Il recto lo disegnai a matita rossa mentre il verso a penna nera. La mostra è nata con lo scopo di presentare una interessante scoperta fatta di recente. Infatti, durante il restauro del Sacrificio di Isacco, è stato esportato in contro-fondo che ha svelato la presenza di un disegno anche sul verso.

La mostra è stata allestita presso la Sala degli Arazzi nel Palazzo dei Conservatori e rimarrà aperta fino al 7 maggio 2017. L’orario di apertura è tutti i giorni dalle 9.30 fino alle 19.30. Ricordatevi che la biglietteria dei Musei Capitolini, come di consueto, finisce i suo servizio un’ora prima dell’orario di chiusura.

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Copiando disegni imparai l’arte

Come vi ho detto più volte, gran parte dei miei di segni sono andati perduti o meglio, qualcuno è scomparso nel corso dei secoli mentre altri li ho dati in pasto alle fiamme.

Da ragazzetto, quando ero a bottega dai fratelli Ghirlandaio, appena avevo un attimo libero, me ne andavo a studiare e copiare le opere dei più illustri artisti che fino a quel momento avevano decorato le chiese fiorentine. Da Masaccio a Filippino Lippi passando per Giotto: i loro lavoro erano per me una fonte inesauribile di conoscenza.

Mi accomodavo alla meno peggio sul pavimento, tiravo fuori qualche foglio che i Ghirlandaio probabilmente mi permettevano di sottrarre alle loro scorte e iniziavo a tracciare con inchiostro e penna quei panneggi, quei volti e quegli atteggiamenti così perfetti e suggestivi. Molto noto è lo studio delle tre figure virili di Masaccio della perduta Sagra del Carmine. L’affresco originale di Masaccio era posizionato nella lunetta al di spora della porta di accesso del chiostro della Chiesa del Carmine, a Firenze. Venne realizzato dall’artista nel 1426 e poi distrutti nel Seicento in occasione del rifacimento del chiostro.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

da masaccio

I learned art by copying drawings

As I have told you many times, most of my drawings have been lost forever, some others some have disappeared over the centuries while others I fed to the fire.

As a kid, as soon as I had a moment to spare while in the workshop of the Ghirlandaio brothers, I studied and copied the works of the most illustrious artists who had decorated the Florentine churches. From Masaccio to Filipino Lippi and Giotto: their work were an inexhaustible source of knowledge for me.

I got comfortable on the uncomfortable floor, pulled out a piece of paper that I stole from the Ghirlandaio workshop and began to trace with ink those draperies, those faces and those attitudes so perfect and suggestive. A very well known study is the one of the three people that Masaccio was going to include in the lost Sagra del Carmine. The original fresco of Masaccio was supposed to be in the lunette near the entrance of the cloister of the Carmine Church in Florence. It was made by Masaccio in 1426 and then destroyed in the seventeenth century when the cloister was rebuilt

Turly yours, Michelangelo Buonarroti

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O notte, o dolce tempo benché nero

 O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Christian Maidana

Christian Maidana photo

O night, O sweet though sombre span of time!

O night, O sweet though sombre span of time!-
All things find rest upon their journey’s end-
Whoso hath praised thee, well doth apprehend;
And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.
Our cares thou canst to quietude sublime;
For dews and darkness are of peace the friend:
Often by thee in dreams upborne, I wend
From earth to heaven, where yet I hope to climb.
Thou shade of Death, through whom the soul at length
Shuns pain and sadness hostile to the heart,
Whom mourners find their last and sure relief!
Thou dost restore our suffering flesh to strength,
Driest our tears, assuagest every smart,
Purging the spirits of the pure from grief.

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A pianger mi conduce

Non so se s’è la desïata luce
del suo primo fattor, che l’alma sente,
o se dalla memoria della gente
alcun’altra beltà nel cor traluce;
    o se fama o se sogno alcun produce
agli occhi manifesto, al cor presente,
di sé lasciando un non so che cocente
ch’è forse or quel c’a pianger mi conduce.
    Quel ch’i’ sento e ch’i’ cerco e chi mi guidi
meco non è; né so ben veder dove
trovar mel possa, e par c’altri mel mostri.
    Questo, signor, m’avvien, po’ ch’i’ vi vidi,
c’un dolce amaro, un sì e no mi muove:
certo saranno stati gli occhi vostri.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta per questa sera con un una bellissima foto della Notte, su gentile concessione del fotografo Christian Maidana

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Il volto della vecchiaia

Gli affreschi della Cappella Paolina a lungo sono stati sottovalutati, o meglio, si era portati a pensare che la mia stanchezza avesse influito pesantemente sulla loro qualità. Le cose però non stavano proprio esattamente così. L’impegno che mi ero assunto era notevole: lavorare ai due affreschi in età avanzata non era certo cosa da poco. Già anziano e acciaccato soprattutto dal mal della pietra che non mi dava tregua, salivo e scendevo continuamente dai ponteggi, stendevo gli intonaci e sopportavo l’avvicendarsi delle stagioni.

L’affresco che maggiormente pareva avesse più risentito del peso dei miei anni era la Conversione di Saulo. Dopo il recente restauro però si è compreso che i difetti di primo acchito riconducibili alla pittura, erano da attribuire esclusivamente a un cattivo stato di conservazione. Le pennellate vigorose e i disegni riportati da cartoni che eseguiti direttamente sull’intonaco fresco, hanno fatto rivalutare la qualità di quell’ultimo mio lavoro d’affresco. Non mancano particolari aggiunti a secco come per esempio la città di Damasco e quelli di raccordo fra le varie giornate.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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The face of old age

The frescoes in the Pauline Chapel have long been underestimated, or rather, it was led to believe that my old age had severely affected their quality. In reality that is not the case. The work I accepted to do was quite a lot.  Working on two frescoes at my old age was not a small challange. As I was already old and full of aches from the marble work I’d done for the past 5 decades, I now had to go up and down the scaffolding all the time.  I also had to apply the plaster and had to deal with temperature differences due to the changing seasons.

The fresco that seems to have suffered the most due to my old age was the Conversion of Saul. After a recent restoration it seems as though the erors that were first attributed to my painting skills were entirely to be blamed on the poor preservation of the fresco. The strong brush strokes and cartoons that I put directly on the fresh plaster made many people re-evaluate the quality of my last fresco. There are obviously ertain parts of the fresco that I applied “a secco” such as the city of Damascus and between the various days of work in order to make it more fluid.

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Più mi giova dove più mi nuoce

 S’i’ vivo più di chi più m’arde e cuoce,
quante più legne o vento il foco accende,
tanto più chi m’uccide mi difende,
e più mi giova dove più mi nuoce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con il fiasco di Chianti sul tavolino e un paio di ciabatte rotte ai piedi. Stanco ma soddisfatto

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La Pasqua nell’arte

È il giorno della resurrezione, della vita sulla morte. “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: – è risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete-. Ecco, io ve l’ho detto” disse l’angelo a Maria Maddalena e all’altra Maria secondo il Vangelo di Matteo.

Nel mondo dell’arte la Pasqua è stata raffigurata in molti modi diversi dai più grandi artisti di sempre. Fra le rappresentazioni più note il primato spetta di diritto all’affresco di Piero della Francesco  a Sansepolcro, realizzato fra il 1450 e i 1463. Optò per una composizione assai statica. Osservate bene l’immagine a seguire: dalla parte sinistra desolazione e morte mentre alla destra appare una rigogliosa natura, simbolo di vita e speranza.

 

Piero della Francesca

 

 

Anche Tiziano volle confrontarsi con un soggetto così importante per la cristianità. iniziò a lavorare all’opera che vedete a seguire nel 1520 e la terminò un paio di anni più tardi. In riquadri diversi Cristo risorge e ascende al cielo.

 

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Molto particolare è la Resurrezione di Rembrand nella quale il pittore fa uscire Cristo dal sepolcro mentre viene assistito da un angelo che rischiara le tenebre con la sua luce divina. E’ un olio su tela visibile presso l’Alte Pinakothek di Monaco.

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Nella Resurrezione di Cristo dipinta a olio su tela di Rubens, Nostro Signore esce dal sepolcro in maniera trionfante. I segni della passione sono appena accennati e non hanno intaccato la bellezza del suo Corpo. Con una mano regge presumibilmente il vessillo crociato del quale però si vede solamente l’asta. La corona di spine non è più sul capo ma viene tenuta da due angioletti in volo. La luce emanata da Cristo rischiara la scena e illumina le altre figure presenti.

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Prima di lasciarvi augurando a tutti voi una Buona Pasqua, vi saluto con un mio disegno della Resurrezione di Cristo. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Le divise della Guardia Svizzera

La Guardia Svizzera pontificia è l’unico corpo armato svizzero ancora operativo ed è a servizio del Papa dal lontano 22 gennaio del 1506. Sono in molti quelli che scrivono e sostengono che le divise della Guardia siano il frutto di una mia idea ma, in realtà, le cose non stanno proprio così.

Quando le prime guardie iniziarono ad affiancare il pontefice nel lontano 1506, avevano un abbigliamento assai diverso da quello che sfoggiano oggi. Non è dato sapere come fossero vestiti esattamente ma è ipotizzabile pensare che indossassero capi simili agli altri soldati dell’epoca. Alle origini, la Guardia Svizzera non sfoggiava un’uniforme ben definita. In un documento redatto all’epoca di Giulio II della Rovere, venne annotato che, le spese dei loro vestiti, venivano regolarmente sostenute dal papato. Difendevano il loro protetto con spade e alabarde proteggendo la parte alta del busto con una corazza metallica.

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Le Guardie Svizzere durante il giuramento

Nell’affresco della Cacciata di Eliodoro, Raffaello raffigurò alcuni soldati della Guardia Svizzera al seguito di papa Giulio II della Rovere. Si vedono bene le braghe larghe fino al ginocchio e il farsetto che lambisce i fianchi. Per realizzare questi capi si adoperava la lana e papa Clemente IX, nella seconda metà del Seicento, stabilì che quei tessuti venissero acquistati esclusivamente solo presso il conservatorio delle Ragazze Mendicanti, dove si lavorava proprio la lana.

I colori attuali delle divise vennero scelti da papa Leone X de’ Medici: rosso, giallo e blu ovvero i tre colori della sua casata. Le uniformi nel corso dei secoli hanno subito numerose variazioni fino ad arrivare a quelle che oggi tutti conoscono.

La paternità delle divise viene sovente affibbiata a me ma probabilmente mai mi feci carico di disegnare quei capi. Le divise attuali sono quasi più riconducibili a Raffaello che con i suoi affreschi riuscì a influenzare fortemente la moda del tempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Studi senza senso e forzature

Un accanimento alla ricerca del significato nascosto che pur dev’esserci da qualche parte: ecco cosa penso di alcuni studi che vengono condotti sulle mie opere.

Non so se vi sia ancora giunta voce degli ultimi condotti dal gruppo di ricerca capitanato da Deivis de Campos presso l’Università Federale di Scienze della salute di Porto Alegre. Ebbene, a detta loro alcune decorazioni presenti all’interno della Sagrestia Nuova a Firenze ma anche alcune decorazioni della volta della Sistina, riprodurrebbero l’utero e le tube di Falloppio. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Clinical Anatomy.

In pratica i teschi di ariete ai lati delle tombe dei duchi Medici, abbinati alle sfere collegate dalle corde marmoree, richiamerebbero le forme dell’apparato riproduttivo femminile per “rappresentare la capacità di rinascita e rigenerazione tra la vita e la morte”, sostengono gli studiosi.

Si sono dimenticati però di tenere in considerazione alcuni elementi fondamentali come per esempio il fatto che io studiassi sì le anatomie umane dal vero ma solo sui cadaveri maschili. Infatti fu il priore Lapo Bicchiellini, peraltro in segreto, a concedermi di sezionare i corpi che arrivavano direttamente dall’ospedale maschile di Santo Spirito. Pensare che abbinamenti di immagini possano avere obbligatoriamente un altro significato, per altro assai arbitrario, è un’azzardo bello e buono assai campato in aria.

Il vostro Michelangelo Buonarroti. a seguire vi propongo l’immagine pubblicata sulla rivista scientifica Clinical Anatomy…ci vuol già della fantasia a vedere un utero in un cranio d’ariete e due corde: date retta a me, questi ricercatori hanno un’immaginazione più sviluppata della mia.

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