Madonna con bambino e tre angeli

La Madonna con bambino e tre angeli è un disegno a carboncino mio conservato a Venezia, presso la Galleria dell’Accademia. Il foglio è molto danneggiato: eh si, il tempo pare consumi tutto, trascinandosi dietro tutto il bello e il brutto che l’uomo crea.

La Vergine seduta è avvolta in un mirabile panneggio che sottolinea le sue forme. Il braccio sinistro piegato è simile a quello della Notte. Sullo sfondo si percepisce la presenza di tre angeli che cantano mentre il Bambino in primo piano, tende il braccio sinistro per prendere qualcosa dalla Madre. Probabilmente l’oggetto ambito è il Libro della Sapienza.

Esistono molte copie di questo disegno il ché fa presumere che fosse molto celebre ai miei tempi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta tornando a riguardare i suoi antichi disegni.

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Siamo terra al sole di vita priva

Chiunche nasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e ‘l sole
niuna cosa lascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl’ingegni e le parole;
e le nostre antiche prole
al sole ombre, al vento un fummo.
    Come voi uomini fummo,
lieti e tristi, come siete;
e or siàn, come vedete,
terra al sol, di vita priva.
    Ogni cosa a morte arriva.
    Già fur gli occhi nostri interi
con la luce in ogni speco;
or son voti, orrendi e neri,
e ciò porta il tempo seco.

Il vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

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A far del bene ai micci…

Questa è la lettera che scrissi a Pietro Grondi nel gennaio del 1524 in merito alla posizione di un certo Stefano. Era un mio collaboratore quando lavoravo alla Sagrestia Nuova ma lo avevo assunto più per pietà che per la stima che nutrivo nei suoi confronti. Non solo non era tanto capace di fare il mestiere suo, ma si lamentava sempre e non era mai contento. Un lavativo insomma che però non potevo licenziare per non essere poi additato come un personaggio poco raccomandabile.

Come si dice qua, a far del bene ai micci c’è da prendere solo dei calci.

Firenze, 26 Gennaio 1524

Piero, el povero ingrato à questa natura, che se voi lo sovvenite ne’ sua bisogni, dice che quel tanto che gli date a voi avanzava, se lLo mectete in qualche opera per fargli bene, dice sempre che voi eri forzato, e per non la saper far voi v’avete messo lui; e tucti e’ benifiti[i] che e’ riceve, dice che è per necessità del benifichatore.

E quando e’ benifiti[i] ricievuti sono eviddenti, che e’ non si posson negare, l’ingrato aspecta tanto, che quello da chi egli à ricievuto el bene chaschi in qua[l]che errore publicho, che gli sia ochaxione a dirne male che gli sia creduto, per isciorsi dall’obrigo che e’ gli pare avere.

Chosì è sempre intervenuto chontra di me; e non si impacciò mai nessuno mecho – io dicho d’artigiani -, che io non gli abi facto bene chon tucto el chuore poi, sopra qualche mia bizzarria o pazzia che e’ dichon che io ò, che non nuoce se non a mme, si son fondati a dir male di me e a vituperarmi, che è el premio di tucti gl’uomini da bene.

Io vi scrivo sopra e’ ragionamenti di iersera, e sopra e’ chasi di Stefano. Io insino a qui non l’ò messo in luogho, che se io non vi potevo essere io, i’ non n’avessi trovato un altro da mectervi; tucto ò facto per fargli bene e non per mia utilità, ma per sua e chosì ultimamente.

Ciò che io fo, fo per suo bene, perché ò facto impresa di fargli bene e non la posso lasciare. E non creda o non dicha che io lo facci per mia bisognio, ché gratia di Dio non mi mancha uomini, e sse l’ò stimolato a questi dì più che l’ordinario, l’ò facto perché io sono anchora io più obrigato che l’ordinario, e èmmi forza intendere se e’ può e sse e’ vuole o se e’ sa servirmi, per potere pensare a’ chasi mia. E

non veggiendo molto chiaro l’animo suo, richiesi iersera voi che fussi mezzo a farmi intendere l’oppenione suo, e sse e’ sa fare quello di che io lo richiegho, e se e’ può o se e’ vuole, e se e’ sa e vuole e può che voi intendessi da lLui quello che e’ vuole el mese a essere sopra e’ garzzoni e insegniare lor fare la materia e quello che io ordinerò; e e’ gharzoni gli ò a pagare io.

Io vi richiesi iersera di questo, e di nuovo ve ne priegho che voi mi facciate intendere, chome è decto, l’animo suo; e non vi maravigliate che io mi sia messo a schrivervi simil cosa, perché e’ m’importa assai per più rispecti, e massimo per questo che se io lo lasciassi sanza g[i]ustificharmi e mectessi in suo luogho altri, sarei publichato infra e’ Piagnioni per maggiore traditore che fussi in questa terra, benché io avessi ragione. P

erò priego mi serviate. Io vi do chon sicurtà noia perché voi mostrate volermi bene. A dì venti sei gemnaio 1523. Michelagniolo schultore in Fire[n]ze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Io e Michelangelo

Oggi vi propongo un altro libro che vale la pena leggere. Se seguite questo blog, con molta probabilità siete degli appassionati di me e innamorati delle mie opere. Ecco, chi potrebbe meglio di altri raccontarvi da vicino i capolavori più celebri se non i restauratori che li hanno riportati a una buona leggibilità?

Io e Michelangelo è l’ultimo libro scritto da Gianluigi Colalucci, il capo restauratore degli affreschi fatti da me nella Cappella Sistina. Il restauro del secolo, come venne venne chiamato dalla stampa, viene narrato dalla voce diretta di chi lo ha eseguito con l’aiuto del suo straordinario team.

Colalucci racconta i quattordici anni di lavoro: dalla prima prova di pulizia fatta quasi per caso al restauro dei brani più celebri come le dita che si sfiorano di Adamo e Dio nella volta e i volto del Cristo nel Giudizio Universale.

Se pensate sia un saggio asettico e scritto solo per gli addetti ai lavori, siete sulla strada sbagliata. Non solo è un libro scritto molto bene ma ogni pagina trasuda passione, amore e un’indiscutibile professionalità.

Leggendo questo volume conoscerete dettagli singolari dei miei affreschi, trucchi scenici e invenzioni pittoriche alquanto singolari che è possibile comprendere solo guardando a distanza ravvicinatissima le pennellate lasciate sull’intonaco umido.

Colalucci, raccontando la sua impresa, si mette a nudo rivelando anche timori, perplessità, arrabbiature e critiche che hanno cercato di screditare l’operato suo e della sua piccola squadra di restauratori formata da Maurizio Rossi, Pier Giorgio Bonetti, Bruno Baratti…si, avete capito bene: quattro uomini per restaurare uno dei più grandi capolavori dell’arte ovviamente supportati da uno storico dell’arte d’eccellenza, alias Fabrizio Mancinelli e da un cospicuo team di altri lavoratori coinvolti nelle indagini scientifiche.

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Io e Michelangelo vi farà emozionare, questo è poco ma sicuro. È un po’ come ritrovarsi lassù sui ponteggi e guardare con gli occhi de restauratore ciò che si prospetta dinnanzi, rivivendo le stesse emozioni che provò allora Gianluigi Colalucci.

Vi propongo le prime righe della premessa…se volete leggere il resto, vi dovrete comprare il libro cliccando qui.

“Ho scritto tanto sul restauro degli affreschi di Michelangelo in Cappella Sistina, che mai avrei immaginato di poterne scrivere ancora. Ho scritto per rendere pubblici argomenti tecnici destinati agli addetti ai lavori. Ma di recente, dopo tanto tempo, ho capto che questa storia lunga quattordici anni si poteva raccontare anche in un altro modo. Un modo personale in cui poter mettere qualcosa di me, dei miei sentimenti, essendo io colui che per varie ragioni viene identificato con quel restauro….”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta, augurandovi buona lettura.

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Dalla stessa sorgente

Credo che un vero amore per l’arte sia un dono, quanto il crearla; e può anche essere che entrambi scaturiscano dalla stessa sorgente mentale. Così scriveva Bernard Berenson, uno dei più noti critici e storici dell’arte vissuto a cavallo fra l’Ottocento e in Novecento, ha dato un contributo fondamentale alla storia dell’arte. Sono molte le attribuzioni dovute a lui, non solo di disegni miei ma anche di opere appartenenti per esempio a Giorgione e a Tiziano.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il David che guarda la luna

Il David che guarda la luna è l’ultimo lavoro di Edoardo Kobra, uno degli street artist più celebri e apprezzati del mondo. Avete presente il murales gigante, lungo 170 metri e alto 15, che è divenuto il simbolo delle olimpiadi di Rio 2016? Beh, pure quello è roba sua.

Questa volta per vedere il suo lavoro di persona ci sarà da andare a Carrara, incamminarsi verso i bacini marmiferi e salire fino in vetta presso le cava Venedretta di Gualitero Corsi.

Dal 15 maggio fino al 19, Kobra si è messo all’opera per reinterpretare il mio David alla sua maniera, riproponendolo su una parete di marmo alta una ventina di metri. La troupe di Sky Arte ha ripreso ogni singolo momento ed è ipotizzabile pensare che fra non molto venga fuori un bel documentario da godersi seduti sul divano o su una seggiola sgangherata.

Prima di salutarvi, vi propongo qualche scatto realizzato da Confinigrafici di Kobra al lavoro e dell’opera conclusa.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Fretta e pennelli spelacchiati

Giulio II voleva terminassi alla svelta gli affreschi della volta. Rimontati i ponteggi per iniziare la seconda parte del lavoro, cominciai a mettere in pratica qualche accorgimento far avanzare più rapidamente l’opera in corso.

Le giornate divennero mano a mano sempre più ampie e meno numerose. Se nella prima metà della volta dipinsi le lunette costantemente in tre giornate, nella seconda parte affrescai quella di Aminadab in due e in una quella di Roboam.

Non ci furono più le trasposizioni dei cartoni con lo spolvero e nemmeno con la tecnica del’incisione: dipingevo direttamente sull’intonaco freschissimo. Solo per le targhe si notano segni di incisione ma li feci direttamente sull’intonaco con corde tese battute: ancora ci sono i fori dei chiodi con i quali le tenevo ferme agli estremi.

Tanto foga mettevo nel dipingere che i miei pennelli si rovinarono assai fino a divenire inservibili. Impastati di colore son rimasti appiccicati agli affreschi un gran numero di peli che raggiungono una quantità incredibile nella lunetta di Roboam.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Omaggio a un signore

La sua pazienza non l’ho mai avuta e sicuramente mi amavo assai meno di quanto mi abbia amato e mi ami lui.

Con stima profonda e con riconoscenza, un omaggio a un gran signore: Gianluigi Colalucci.

Perché questo omaggio? Perché non posso regalargli altro se non un pensiero prima di andare a dormire. Se oggi riuscite a leggere molto bene tutti i brani di pittura dei miei affreschi sistini, lo dovete soprattutto a lui.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea

E chi lo sa che cos’è la scultura o l’arte in generale! Difficile riassumere in poche parole quello che l’arte suscita, spera e che fa provare a chi la crea e a chi la vive. Vi lascio una bella considerazione sull’arte e sulla differenza che intercorre fra un artista e un pensatore che ho scovato in un libro scritto da Herman Hesse, per inciso Narciso e Boccadoro, auguradomi sia di vostro gradimento.

“Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.

A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi nel petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi voli pindarici

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L’alma ascende e sale

Dopo un giorno di sereno il cielo torna a promettere tempesta. Per iniziare la giornata con un po’ di bellezza e poesia, vi propongo qualche verso che scrissi oramai secoli or sono nella speranza possa essere di vostro gradimento nonché di buon auspicio per le ore a venire.

Non è sempre di colpa aspra e mortale
d’una immensa bellezza un fero ardore,
se poi sì lascia liquefatto il core,
che ‘n breve il penetri un divino strale.
    Amore isveglia e desta e ‘mpenna l’ale,
né l’alto vol preschive al van furore;
qual primo grado c’al suo creatore,
di quel non sazia, l’alma ascende e sale.
    L’amor di quel ch’i’ parlo in alto aspira;
donna è dissimil troppo; e mal conviensi
arder di quella al cor saggio e verile.
    L’un tira al cielo, e l’altro in terra tira;
nell’alma l’un, l’altr’abita ne’ sensi,
e l’arco tira a cose basse e vile.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi turbamenti quotidiani

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Foto di Claudio Giovannini

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