Lo Sforzesco e il Louvre si metton d’accordo per me

Milano è sempre più vicina a Parigi e non è una questione di moda, fashion e robe simili. Al centro della scena ci siamo io, Leonardo e l’arte. Bello no? Il Castello Sforzesco sta prendendo accordi e collaborando con il Museo del Louvre per l’organizzazione della grandiosa mostra “Anima e corpo. Movimenti del corpo e emozioni dell’anima nella scultura italiana dal 1460 al 1520”.

I cardini di questa prossima esposizione che ha tutti i requisiti per essere una di quelle imperdibili, saranno alcune importanti opere mie. Verranno proposte al pubblico 130 lavori dislocati in due differenti percorsi, provenienti dal Metropolitan di New York, dal Victoria & Albert Museum di Londra, da Berlino, Vienna e dalla collezione appartenente al Castello Sforzesco stesso.

Come accennato verranno allestiti due percorsi diversi con il medesimo tema: uno al Louvre e uno allo Sforzesco. Una sorta di mostra unica che per essere vista in toto richiede l’entrata in due diversi musei in due nazioni confinanti.

Il percorso francese aprirà i battenti nell’aprile del 2020 e terminerà a luglio dello stesso anno. I suoi pezzi forti saranno ovviamente i due schiavi miei. Il percorso italiano aprirà i battenti al pubblico da settembre a dicembre del medesimo anno e avrà come punto di forza la Pietà Rondanini.

Le collaborazioni fra Milano e Parigi però non terminano qua. Ad esempio, in occasione del 500 anno dalla morte del non tanto caro ma comune bravo Leonardo (maggio 2019) arriveranno al Castello Sforzesco importanti prestiti. Sono previste anche mostre interessanti che non hanno come protagonisti né me né Leonardo come quella di Picasso e Toulouse Lautrec.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta sperando presto rinfreschi…basta poco eh, giusto una piovutina preferibilmente di notte, così di giorno posso andare a spasso senza prendere l’ombrello Chiedo troppo eh?

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Com’or purgata in foco, a Dio si torna

Ognor che l’idol mio si rappresenta
agli occhi del mie cor debile e forte,
fra l’uno e l’altro obbietto entra la morte,
e più ‘l discaccia, se più mi spaventa.
    L’alma di tale oltraggio esser contenta
più spera che gioir d’ogni altra sorte;
l’invitto Amor, con suo più chiare scorte,
a suo difesa s’arma e s’argomenta:
    Morir, dice, si può sol una volta,
né più si nasce; e chi col mie ‘mor muore,
che fie po’, s’anzi morte in quel soggiorna?
    L’acceso amor, donde vien l’alma sciolta,
s’è calamita al suo simile ardore,
com’or purgata in foco, a Dio si torna.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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foto di Christian Maidana

Like gold refined in flame to God on high

Whene’er the idol of these eyes appears
Unto my musing heart so weak and strong,
Death comes between her and my soul ere long
Chasing her thence with troops of gathering fears.
Nathless this violence my spirit cheers
With better hope than if she had no wrong;
While Love invincible arrays the throng
Of dauntless thoughts, and thus harangues his peers:
But once, he argues, can a mortal die;
But once be born: and he who dies afire,
What shall he gain if erst he dwelt with me?
That burning love whereby the soul flies free,
Doth lure each fervent spirit to aspire
Like gold refined in flame to God on high.

Yours Michelangelo Buonarroti

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Le mani dello Schiavo Morente

Il disegno che vedete a seguire è la parte di un foglio che si trova presso il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni degli Uffizi.

Si tratta di una serie di studi relativi alla mano destra dello Schiavo Morente che condussi a sanguigna. L’atteggiamento di una mano può cambiare l’intero significato di un’opera, per questo ogni particolare deve essere curato con la massima attenzione.

Il vostro Michelangelo Buonarroti e gli studi di mani

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L’arte secondo Coleridge

“L’Arte, intendendo il termine per indicare collettivamente pittura, scultura, architettura e musica, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. È dunque il potere di umanizzare la natura, di infondere i pensieri e le passioni dell’uomo in tutto ciò che è l’oggetto della sua contemplazione” scrisse Samuel Taylor Coleridge nel suo –Sulla poesia o l’arte -.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e il suo Schiavo Ribelle conservato al Louvre.

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Autoritratto

Questo che vedete a seguire è un autoritratto che più o meno risale al 1522. Eh si, in quel frangente avevo 47 anni ed ero proprio come mi vedete. Anzi, ero un po’ meglio: l’inesorabile scorrere dei secoli ha lasciato tracce di se sulla carta rendendo poco leggibile la parte destra del foglio. Era l’epoca nella quale ero impegnato assai a Firenze. Era stato da poco rescisso il contratto per la realizzazione della facciata della Basilica di San Lorenzo e iniziavo a pensare al complesso architettonico e scultoreo della Sagrestia Nuova.

Probabilmente realizzai questo ritratto per darlo al Bugiardini affinché ne ricavasse un bel dipinto. Il Bugiardini così fece e la sua opera adesso si trova conservata al Louvre di Parigi. Anche l’autoritratto tracciato prima a lapis e ripassato a penna e inchiostro bruno in cattivo stato di conservazione si trova nel medesimo museo ma proprio per questioni legati alla delicatezza dell’opera, non è esposto al pubblico.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La scimmietta dello Schiavo Morente

Lo Schiavo Morente è una delle opere più sensuali che scolpii. Avrebbe dovuto essere inserita nel primo progetto della tomba di Giulio II, ubicata fra due nicchie. Questo appellativo di “morente” è cosa non troppo remota. Gli fu affibbiato da Hans Grimm nella seconda metà dell’Ottocento sulla base dell’abbandono della figura che tanto gli ricordava l’iconografia del San Sebastiano.

Le interpretazioni che sono state date nel corso dei secoli a questo Prigione sono innumerevoli. Se il Condivi vede tutti gli Schiavi come le arti mortificate dalla dipartita del pontefice, il Vasari li interpreta come le provincie soggiogate.

La chiave di volta per la lettura di questo Schiavo è proprio la scimmietta che gli scolpii a supporto della gamba sinistra. L’avevate mai vista? Spesso passa inosservata eppure non è un dettaglio di poco conto. Il babbuino, secondo l’antica fonte degli Hieroglyphica di Horapollo, alluderebbe alla sapienza letteraria. Aguzzate la vista: l’animale stringe in mano probabilmente una pergamena arrotolata…un caso? Non direi.

Lo Schiavo Morente in compagnia del babbuino erudito può essere considerato uno dei saperi umanistici addolorato e sconsolato dalla scomparsa di papa Giulio II. Ovviamente questa è una delle tante interpretazioni che hanno dato i miei posteri e io non lasciai indicazioni in merito n eredità se non la scultura stessa.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Lo studio per un Prigione

Questo disegno che vedete a seguire è lo studio per un prigione che avrei dovuto inserire nel primo grandioso progetto della tomba di Giulio II. Si tratta delllo schiavo ideato per il primo ordine all’estrema destra. E’ identica infatti la posizione delle gambe e il profilo del corpo. Differiscono invece la posizione della testa e del braccio sinistro che nello studio appaiono un po’ più articolate. Questo schiavo nemmeno iniziai a scolpirlo ma è comunque degno di nota.

Il foglio in questione si trova a Parigi presso la Scuola di Belle Arti ma esiste anche una copia ben condotta presso il Louvre.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, sommerso fra le scartoffie e i suoi affanni.

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San Girolamo inginocchiato

Questo San Girolamo inginocchiato che tracciai con un inchiostro bruno seppia e uno grigio scuro si trova al Louvre di Parigi. San Girolamo sta lì dinnanzi alla sua grotta, inginocchiato e completamente nudo. Ha in realtà un mantello sostenuto dalla spalla destra ma gli scivola sul fianco per finire sotto le ginocchia.

Le gambe non vi ricordano forse quelle del Torso del Belvedere messe però in posizione rovesciata? Più di un esperto ha avanzato l’ipotesi che mi fossi realizzato un modello di cera o di gesso di questa celeberrima opera conservata attualmente nei Musei Vaticani per studiarne a distanza ravvicinata tutte le possibili varianti. Non sono poche infatti le mie opere che hanno in comune con il Torso del Belvedere l’atteggiamento. Si, in effetti quell’opera lì è uno dei capisaldi della storia dell’arte: risultò difficile farne a meno sia per me che per altri artisti a me contemporanei.

Questo foglio è parecchio consumato e danneggiato ai margini. Una brutta piegatura trasversale lo ha reso ancora più fragile tanto che nell’Ottocento si decise di controfondarlo. Il recto del foglio aggiunto reca una dicitura firmata L.C., presumibilmente scritta da Lionel Cust “Je crois que un dessin original de Michel-nge aura servi comme base de ceci. Le peu d’ecriture est biende la main de Michel-Ange époque florentine 1500-1510”. Le scritte presenti sul foglio originale sono due e riportano la medesima dicitura: ieronimo sacto.

Il San Girolamo inginocchiato fu attribuito a me in via definitiva da quel grande uomo di Charles de Tolnay. A quanto pare lo avrei realizzato poco prima del marzo 1505, ovvero prima della mia dipartita alla volta di Roma. Nelle mie opere di quel periodo c’era parecchia monumentalità e anche la grafia notata nelle due scritte presenti può essere ricondotta proprio a quel periodo là.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi tormenti e i suoi disegni scampati ai roghi.

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La Madonna del latte

Questo disegno si trova presso l’Albertina di Vienna ed è uno schizzo assai sommario che realizzati nel 1504. Come faccio a ricordarmi la data precisa? Beh, in realtà non me la ricordo ma sul recto del foglio, assieme a una figura di nudo maschile vista di schiena, la annotai in maniera frettolosa.

Osservatela bene, non vi somiglia a qualche scultura? Ripresi in seguito la composizione per la realizzazione della Madonna Medici che si trova all’interno della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo. Mentre qui la Madre ancora guarda il proprio Figlio, successivamente le feci distogliere lo sguardo facendolo perdere nel vuoto.

Esistono due schizzi simili che realizzai prima di questo e si trovano entrambi al Louvre. In uno la Madonna appare nuda e nell’altro leggermente velata. E’ stato però ipotizzato che questi disegni fossero destinati a una pala d’altare o un rilievo raffigurante la Sacra Famiglia mai eseguito. La Madonna ha infatti un braccio alzato che pare voler tener lontano l’ombra di un San Giuseppe in avvicinamento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi disegni sparsi in diversi musei del mondo.

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La tragedia della mia vita

Papa Giulio II della Rovere, affetto da una smisurata mania di grandezza, mi commissionò la realizzazione del suo monumento funebre. Ideai per lui un progetto così complesso e grande che avrei dovuto impiegare tutto il resto della mia vita per portarlo a termine. Il papa, data la sua modestia latente, avrebbe voluto sistemarlo immediatamente sopra la Tomba di San Pietro nella basilica ancora in costruzione, dove oggi c’è l’altare maggiore. Un personaggio assai particolare Giulio II che non era certo noto per la sua umiltà e gentilezza d’animo.

Il compenso pattuito per questo lavoro fu di 10.000 ducati di Camera. Mi venne data dal pontefice anche una casa-laboratorio dietro Santa Caterina, vicino al cantiere di San Pietro, presso il passo che conduceva direttamente al palazzo pontificio.

Il primo progetto che sembrava direttamente ispirato alla fastosità dei sepolcri degli imperatori romani, aveva una forma piramidale e si sviluppava su tre differenti piani. Comprendeva quaranta sculture in marmo di Carrara  e rilievi in bronzo. nella pianta di 77 metri quadrati avrei inerito il sarcofago con il corpo del pontefice passato a miglior vita.

Il livello inferiore avrebbe accolto le Vittorie alternate ai Prigioni stretti nei legacci mentre il secondo livello era quello destinato a Mosè, San Paolo, la Vita Attiva e la Vita Contemplativa.

Infine, nella parte superiore sarebbe stata collocata la scultura di Giulio II seduto su un trono, sostenuto da due angeli e affiancato dall’allegoria del Cielo e da quella della Terra. La Terra avrebbe pianto per la sua perdita mentre il Cielo avrebbe avuto un aspetto allegro e compiaciuto per aver accolto il Pontefice.

“La tragedia della mia vita” , così definii questo ambizioso complesso scultoreo. La sua realizzazione la portai avanti per trent’anni con innumerevoli interruzioni a causa di altre commissioni affidatemi alle quali non mi potevo sottrarre in alcun modo. Il progetto originale subì un gran numero di modifiche anche perché Giulio II morì per raggiunti limiti d’età e i successori non avevano certo voglia di sborsare tutti quei danari per un complesso celebrativo di un papa oramai defunto e nemmeno troppo amato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, con i suoi racconti e i suoi lavori lasciati a metà.

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