Dite al papa d’acconciare il mondo

Michelangelo Buonarroti è tornato

Papa Paolo IV al secolo Gian Pietro Carafa mi mandò a dire durante il suo pontificato di acconciare le pitture del Giudizio Universale. La Controriforma aleggiava nell’aria e di lì a poco tutte le opere giudicate poco consone agli ambienti religiosi sarebbero state distrutte definitivamente. Il mio Giudizio ebbe sorte migliore e fu solo deturpato in parte.

Quanto m’arrivò il comunicato di papa Carafa risposi quanto gli si spettava:

“Dite al papa che questa è piccola faccenda e che facilmente si può acconciare; che acconci egli il mondo, chè le pitture si acconciano presto”

Il vostro Michelangelo Buonarroti, sempre sul pezzo

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Il 28 luglio del 1533 e la lettera scritta a Tommaso

In questa calda giornata di fine luglio voglio regalarvi il testo di una lettera che scrissi in un’altrettanto calda estate fiorentina del 1533… per l’esattezza era proprio il 28 luglio di 452 anni fa.

Il destinatario di questi pensieri era sempre lui: il mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Il peso della lontananza mi schiacciava i pensieri e mi turbava la mente. Difficile impegnare l’intelletto in qualcosa di costruttivo quando ogni cosa mi ricordava chi non avevo al mio fianco.

Io a Firenze e lui a Roma e l’unico modo per rimanere in contatto erano le lettere. Tempi duri quelli in cui mi pareva di sopravvivere a me stesso più che vivere.

S(ignio)re mio caro,

se io non avessi creduto avervi in Roma facto certo del grandissimo, anzi smisurato amore che io vi porto, non mi sare’ paruta cosa strana, né mi sarea maraviglia il gran sospecto che voi mostrate per la vostra avere avuto, per non vi scrivere, che io non vi dimentichi.

Ma non è cosa nuova, né da pigliarne ammiratione, andando tante altre cose al contrario, che questa vadi a rrovescio anch’ella perché quello che Vostra S(igniori)a dice a me, io l’arei a dire a quella; ma forse quella fa per tentarmi o per riaccender nuovo et maggior foco, se maggior può essere.

Ma ssia come si vuole io so bene che io posso a quell’ora dimenticare il nome vostro, che ‘l cibo di che io vivo; anzi posso prima dimenticare il cibo di che io vivo, che nutri[s]ce solo il corpo infelicemente, che il nome vostro, che nutriscie il corpo e l’anima, riempiendo l’uno e l’altra di tanta dolcezza, che né noia né timor di morte, mentre la memoria mi vi serba, posso sentire.

Pensate, se l’ochio avessi ancora lui la parte sua, in che stato mi troverrei.

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Leggere la volta della Cappella Sistina

Chi si trova per la prima volta al di sotto della volta della Sistina può provare un senso di smarrimento totale. Non è semplice leggerne il contenuto a prima vista se poco si conosce la Bibbia. Al mio tempo i testi sacri erano fondamentali per gli artisti. I committenti più facoltosi erano quasi sempre alti prelati e sovente chiedevano la realizzazione di dipinti, affreschi o sculture che ricordassero storie bibliche a loro care.

Ciò non toglie che ci fossero pure cardinali dediti a soggetti pagani come il Bacco o Apollo e Dafne.

La volta della cappella Sistina è un susseguirsi di scene, corpi, decorazioni e colori cangianti. Guardando verso l’alto lo spettatore ha la sensazione di trovarsi sotto una volta ben arcuata ma in realtà è solo una percezione ottica resa possibile mediante un’architettura appositamente dipinta.

Nei riquadri centrali ho raffigurato le Storie della Genesi in ordine cronologico che comprendono la Separazione della luce dalle Tenebre, la Creazione degli astri, la Separazione della terra dalle acque, la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato e la cacciata dei Progenitori, il Sacrificio di Noè, il Diluvio Universale e infine l’Ebbrezza di Noè.

Invece nei quattro pennacchi angolari ho pensato di affrescare le quattro salvazioni di Israele ovvero David e Golia, Giuditta e Oloferne, l Serpente di Bronzo e la Crocifissione di Aman la quale è caratterizzata da uno scorcio assai suggestivo del corpo della vittima ripreso poi anni dopo dal Caravaggio per rendermi omaggio.

All’interno delle lunette e delle vele ci sono raffigurate le quaranta generazioni che hanno preceduto la venuta di Cristo sulla terra. Da Abramo a Giuseppe ci son tutte ma proprio tutte le generazioni che vengono puntualmente elencate nel vangelo di Matteo.

Le coppie di Ignudi posizionate ai quattro lati delle scene centrali più piccole sorreggono ghirlande di foglie di rovere a ricordare il committente Giulio II della Rovere e medaglioni bronzei istoriati con altre storie bibliche.

I sette profeti e le cinque sibille si alternano preannunciando la venuta del Salvatore. I profeti rappresentano il mondo cristiano mentre le sibille quello pagano. Ai loro lati compaiono putti che svolgono un po’ la funzione di talamoni architettonici.

Ecco, la prossima volta che vi ritroverete sotto la volta della Cappella Sistina avrete qualche nozione in più per l’interpretazione dei soggetti raffigurati.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi accompagna per mano in quel fienile che decorò con tanta audacia e pazienza.

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Serate fiorentine

 Mentre c’alla beltà ch’i’ vidi in prima
appresso l’alma, che per gli occhi vede,
l’immagin dentro cresce, e quella cede
quasi vilmente e senza alcuna stima.
Amor, c’adopra ogni suo ingegno e lima,
perch’io non tronchi ‘l fil ritorna e riede.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che per stasera vi saluta standosene seduto sulle sponde dell’Arno in contemplazione dimenticandosi dell’umanità che gli sta passeggiando dietro le spalle.

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E’ la fine?

Glie l’ha ancora detto nessuno a Franceschini e alla Madia che il patrimonio culturale italiano, se trattato con rispetto, valorizzato e messo in luce può risollevare l’intera economia del paese? Vi siete persi qualcosa o pensate stia di nuovo delirando? Solo arrabbiato nero per non dire di peggio.

Sembra che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il MIBACT, sia destinato ad essere soppresso, eliminato, fatto scomparire dall’oggi al domani.

Signori e signore benvenuti nel paese dei balordi.

E meno male che Renzi è stato pure sindaco della più bella città del mondo ma poco ha imparato a quanto pare. Ma sì, che ce ne importa a noi dell’arte: togliamola dalle scuole, eliminiamo l’intero Ministero e poi se avanza tempo bruciamo pure qualche libro. In genere funziona sempre così no? Io me li ricordo bene i roghi accesi in piazza e non vorrei vederne di nuovi. I cervelli di chi ci comanda oramai se li son già bruciati da soli… adesso vogliono bruciare pure i nostri.

Io intanto posto la foto del MIBACT listato a lutto… è questione di ore: è in agonia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti arrabbiato come poche volte nella vita gli è successo di esserlo… e con tanta voglia di mandare a quel paese chi pretende di governarci senza nemmeno sapere da che parte cominciare!

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Le belle sorprese della rete

E’ troppo caldo oggi per mettere il naso fuori di qua! Non uscirò da Santa Croce se non dopo il calar del sole. Mi son messo a cercare in rete qualcosa d’interessante da proporvi e alla fine qualcosa d’allettante l’ho trovato davvero.

Si tratta di un sito tutto incentrato sulla mia figura ma non è uno dei tanti come già ce ne sono. Su questo portale avrete la possibilità di realizzare una vostra galleria personale adoperando i miei disegni, le lettere e le poesie che Casa Buonarroti conserva con tanta cura.

Non perdete l’occasione di visitare http://www.michelangelodigitalmuseum.com/ Ne vale davvero la pena. Potreste trovare disegni miei che ancora non conoscete o che comunque non vi sono così familiari. Alcuni recano dettagliate descrizioni mentre altri presentano solo i numeri della catalogazione.

Ammetto che qualche volta la tecnologia mi piace e mi affascina.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che adesso si va a creare la sua personale galleria sul sito appena citato

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Ancora imberbe conobbi personalità di spicco nella Firenze di fine Quattrocento

Lorenzo il Magnifico m’accolse di buon grado nel suo giardino di San Marco. La bottega dei fratelli Ghirlandaio mi stava stretta: volevo scolpire e non dipingere!

Fu presso quello stesso giardino che iniziai ad apprendere i primi rudimenti della scultura. Assieme a me c’erano altri ragazzini talentuosi, tutti ansiosi di migliorare la loro tecnica esecutiva. Bertoldo di Giovanni ci sorvegliava e ci guidava mentre copiavamo alcune delle sculture della collezione dei Medici presenti nel giardino. Bertoldo era stato un diretto allievo di Donatello: chi meglio di lui avrebbe potuto incanalare i nostri talenti?

Lorenzo de’ Medici mi trattava alla stregua di un figlio tant’è che alla sua mensa ebbi la sorte di conoscere le personalità di spicco della Firenze di allora. Agnolo Poliziano, Pico della Morandola e Marsilio Ficino ebbero non poca influenza sulla mia formazione soprattutto personale negli anni a seguire. Mi coinvolsero nelle loro disquisizioni neoplatoniche mentre si davano da fare a rinverdire l’amore per la rievocazione dell’antico.

Pranzai e cenai assieme a coloro che, dopo la morte del Magnifico, divennero miei committenti come Piero, Giovanni, papa Leone X e Giulio de’ Medici che poi assumerà il nome di Clemente VII sul soglio del papato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti nella sua Firenze, croce e delizia dei tempi andati

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Quotidiane difficoltà

Se pensate che abbia avuto una vita agiata in mezzo ai danari siete un po’ fuori dal seminato. Vi regalo una lettera che inviai a Lionardo il Sellaio a Roma mentre mi trovavo Firenze. Le difficoltà continue che incontravo durante il mio lavoro avrebbero messo a dura prova anche i nervi più saldi, ve lo garantisco.

Firenze, 12 Gennaio 1518

Lionardo, io sono sollecitato da voi per l’ultima vostra,

e òllo molto charo perché vego che voi lo fate per mio bene; ma io vi fo bene intendere che tal sollecitamenti, per un altro verso, mi sono tucti choltellate, perché io muoio di passione per non potere fare quello che io vorrei, per la mia mala sorte.

Stasera fa octo dì tornò Pietro che sta mecho da Portovenere, chon Donato che sta mecho là a Charrara per chonto del charichare e’ marmi, e lasciorno a Pisa una schafa charicha, e non è mai chomparita perché non è mai piovuto e Arno è secho a facto; e altre quatro schafe sono im Pisa, soldate per questi marmi, che, chome e’ piove, verranno tucte chariche, e chomincierò a llavorare forte. Io sto per questo chonto peggio chontento che uomo che sia nel mondo.

Io sono anchora sollecitato da messer Metello Vari della sua figura, che è anche là im Pisa e verrà in queste prime schafe. Io non gli ò mai risposto, né anche voglio più schrivere a voi finché io non ò chominciato a llavorare; perché io muoio di dolore, e parmi essere diventato uno ciurmadore chontro a mia voglia.Ò a ordine qua una bella stanza, dov’io potrò rizare venti figure per volta; non la posso coprire perché in Firenze non ci è legniame e no ne può venire se e’ non piove. E non chredo oramai e’ piova ma’ più, se non quando m’arà a far qualche danno.

Del Chardinale, non vi dicho gli diciate altro, perché so che gli à chactiva impressione de’ facti mia; ma lla sperientia lo farà presto chiaro. Rachomandatemi a Sebastiano, e io a voi mi rachomando. Vostro Michelagniolo in Firenze. Al mio charo amicho Lionardo sellaio ne’ Borg[h]erini in Roma.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che apena la temperatura inizierà a scendere di qualche grado se ne tornerà per le strade di Firenze per godersi qualche iniziativa della settimana tutta a me dedicata.

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Dedicatemi un pensiero in questa particolare giornata

Per chi ancora non lo sapesse o per coloro che affannati in tutt’altro se lo fossero dimenticati, oggi è l’anniversario delle mie esequie. Vennero celebrate nel duomo fiorentino di San Lorenzo ben 451 anni fa, il 14 luglio del 1564. Benedetto Varchi mi fece un’orazione lunga un libro intero. Non ce la feci nemmeno io ad ascoltarla proprio tutta.

Se passate da Firenze venite a trovarmi nella mia dimora eterna. Mi troverete presso la chiesa di Santa Croce. Lasciatemi un pensiero: basta uno solo ma che sia tutto per me…un pensiero, non un oggetto: di quello non saprei che farmene da questa parte dell’esistenza. I pensieri per li gradisco sempre. Preferisco quelli positivi ma se avete voglia di criticarmi lo farete a vostro rischio e pericolo.

Vi aspetto qua, nella città che per l’occasione s’è vestita a festa e rimarrà così fino al 19 di luglio. Oggi Firenze è tutta mia, tutta per me.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi aspetta a Firenze

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