Video: Paolucci racconta la Pietà Vaticana

Se volete vedere qualcosa di bello ed emozionante, questo video fa al caso vostro. Lo storico dell’arte Paolucci vi porta alla scoperta della Pietà Vaticana con tutta la sua conoscenza e delicatezza nello spiegare questa opera mia giovanile che ancora continua a stupire e meravigliare a distanza di secoli della sua realizzazione.

Sedetevi e guardatevelo dall’inizio alla fine. Avete la possibilità di vedere da vicino, seppur in modo virtuale, uno dei più grandi capolavori scultorei di tutti i tempi. Buona visione. Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con il video e una foto realizzata da Christian Maidana.

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Arrivarono i becchini e la Pietà scese dal piedistallo

Tempo fa vi raccontai di quel lungo viaggio che dovette affrontare la Pietà Vaticana: dalla sua cappella dentro la Basilica di San Pietro, arrivò a New York dopo aver navigato attraverso l’Oceano Atlantico. Una storia di altri tempi che fece parecchio parlare di sé e non cessa di far discutere per certi aspetti. Ve ne ho parlato nel dettaglio qui.

La Pietà Vaticana divenne il fulcro non solo del padiglione vaticano ma di tutti l’Expò newyorkese del 1964. Oggi voglio proporvi un video che vi mostra come questa scultura venne fatta scendere dal piedistallo. Ci vollero due ore buone per completare l’operazione. Da quel momento iniziò il suo lungo viaggio fatto di attese e trepidazioni. Guardatevi il video proposto dalla Rai cliccando qui.

Sempre parlando di filmati ne ho scovato un altro nel quale gli incassatori prendono le misure per realizzare il cassone di legno nel quale verrà messa la Pietà prima di lasciare la Basilica di San Pietro. Sapete, gli incassatori dagli scultori sono guardati un po’ di sbieco. Li ho sentiti spesso appellare becchini: una volta che l’opera viene incassata è molto probabile che lo scultore non la rivedrà mai più. Vi posto il secondo video direttamente a seguire: non state ad alzare il volume, tanto è muto.

Buona visione. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

 

Un po’ di suprema bellezza

Domani, salvo imprevisti, potrò tornare a pubblicare regolarmente i miei post e le foto anche su Facebook a partire dalle nove del mattino o giù di lì. Nell’attesa vi propongo questa bellissimo scatto di Aurelio Amendola della Vergine.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, della bellezza mai stanco.

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27 agosto 1494: stipula ufficiale del contratto per la Pietà Vaticana

Oggi come ieri, il 27 Agosto del 1498, venne stipulato ufficialmente il contratto per la realizzazione della Pietà Vaticana. In realtà quel lavoro mi era già stato affidato da tempo tanto che assieme al mio cavallo baio già me n’ero partito alla volta del bacino marmifero del Polvaccio, Carrara, per cercare un blocco che facesse al caso mio.

Chi se lo scorda più quell’inverno precedente alla stipula del contratto! Un freddo così mai più lo provai in vita mia. Fu uno degli inverni più rigidi che attraversai durante la mia lunga esistenza e addirittura anche a Firenze l’Arno si coprì con una spessa lastra di ghiaccio.

Vi riporto il contratto che scrisse il Galli, che si impegnava a far da garante fra me e il cardinale francese committente Jean de Bilhéres, ambasciatore del re di Francia presso il papa.

Die XVIII mensis augusti 1498

Sia noto et maniefsto a chi legerà la presente scripta, come el reverendissimo cardinal di San dionisio si è convenuto con mastro Michelangelo statuario fiorentino, che lo dicto maestro debia far una Petà di marmo a sue spese, ciò è una Vergene Maria vestita, con Christo morto in braccio, grande quanto sia vno homo iusto, per prezo di ducati quattrocento cinquanta d’oro papali, in termino di uno anno dal dì della principiata opera. Et lo dicto reverendissimo Cardinale promette farli lo pagamento in questo modo, ciò è: Imprimis promette darli ducati centocinquanta d’oro in oro papali, innanti che comenzi l’opera: et da poi principiata l’opera promette ogni quattro mesi darli ducati centi simili al dicto Michelangelo, in modo che li dicti quatro cento cinquanta ducati d’oro in oro papali siano finiti di pagarli in Vno anno, se la dicta opera sarà finita; et se prima sarà finita, che la sua reverendissima Signoria prima sia obligata a pagarlo del tutto. 

Et io Iacobo Gallo prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto Michelangelo farà la dicta opera in fra uno anno et sarà la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma, et che Maestro nisuno la faria megliore hoge. Et si versa vice prometto al ditto Michelangelo che lo reverendissimo Cardinale la farà lo pagamento secundo che de sopra è scripto. Et a fede io Iacobo Gallo ho facta la presente di mia propria mano, anno, mese et dì sopradito. Intendendosi per questa scripta esser cassa et annullata ogni altra scripta di mano mia, o vero di mano del dicto Michelangelo, et questa solo habia effecto. 

Hane dati il dicto reverendissimo Cardinale a me Iacobo più tempo fa ducati cento d’oro in oro di cCamera et a dì dicto ducati cinquanta d’oro in oro papali.

Joannes, Cardinalis S. Dyonisis.

Idem Iacobus Gallus manu propria.

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Cari mi sono i pensieri

Mentre m’attrista e duol, parte m’è caro
ciascun pensier c’a memoria mi riede
il tempo andato, e che ragion mi chiede
de’ giorni persi, onde non è riparo.
    Caro m’è sol, perc’anzi morte imparo
quant’ogni uman diletto ha corta fede;
tristo m’è, c’a trovar grazi’ e mercede
negli ultim’anni a molte colpe è raro.
    Ché ben c’alle promesse tua s’attenda,
sperar forse, Signore, è troppo ardire
c’ogni superchio indugio amor perdoni.
    Ma pur par nel tuo sangue si comprenda,
se per noi par non ebbe il tuo martire,
senza misura sien tuo cari doni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Al mi babbo, da Roma

Arrivai a Roma per la prima volta il 25 luglio del 1496. Il cardinale Riario, vittima della truffa allestita da un antiquario poco onesto che aveva anticato un mio cupido dormiente, volle conoscermi. Ebbe così inizio sul serio la mia carriera artistica: se con il Bacco iniziai a farmi conoscere nell’ambiente dei grandi mecenati, con la Pietà Vaticana divenni lo scultore più ricercato e apprezzato del momento.

Vi riporto la prima lettera che scrissi da Roma a mio padre o perlomeno la più datata che sia stata rintracciata.

Roma, 1 luglio del 1497

Reverendissimo e charo padre,

non vi maravigliate che io non torni, perché io non ò potuto ancora achonciare e’ fatti mia col Cardinale, e partir no’ mi voglio se prima io non son sodisfatto e rremunerato della fatica mia; e con questi gra’ maestri bisogna andare adagio, perché non si possono sforzare.

Ma credo in ogni modo di questa settimana che viene essere sbrigato d’ogni cosa. Avisovi come fra Glionardo ritornò qua a rRoma, che dicie che gli era bisognato fuggire da Viterbo e che gli era statto tolto la cappa e voleva venire chostà; onde io gli detti un ducato d’oro che mi chiese per venire, e chredo che ‘1 dobiate sapere, perché debe esser giunto costà. Io non so che mi vi dire altro, perché sto sospeso e non so ancora come la s’andrà; ma presto spero esser da voi. Sano così spero di voi.

Raccomandatemi agli amici. Michelagniolo scultore in Roma. Domino Lodovicho Buonarroti in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Le mie Pietà

Tre sono le Pietà che scolpii: la Vaticana, la Bandini e la Rondanini. No, la Pietà Palestrina oramai da parecchi anni non viene più attribuita a me quasi all’unanimità da parte degli esperti che ben conoscono i miei lavori.

Realizzate in età differenti, raccontano quella vicenda storica sotto punti di vista diversi. La prima levigatissima, realizzata con uno statuario leggermente venato e che si lasciava modellare con estrema facilità mentre la seconda la realizzai con un marmo talmente duro da far scintille ogni volta che ci mettevo mano. La terza probabilmente la scolpii recuperando un vecchi rocchio di colonna trovato da qualche parte…

Vi propongo questo interessante video che ho scovato in rete che mette a confronto le tre opere scultoree. Concedetevi qualche minuto e guardatevelo tutto: è fatto molto bene e vi racconterà cose interessanti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Il piede è più nobile della scarpa

Quale spirito è così vuoto e cieco, che non può riconoscere il fatto che il piede è più nobile della scarpa, e la pelle più bella che l’indumento con il quale è vestita?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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foto di Christian Maidana

What spirit is so empty and blind, that it cannot recognize the fact that the foot is more noble than the shoe, and skin more beautiful than the garment with which it is clothed?

Yours Michelangelo Buonarroti

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La Settimana Santa

Con ieri ha avuto inizio la Settimana Santa, la settimana più sacra e importante di tutto l’anno per i cristiani. E’ iniziata male, anzi, malissimo con i due sanguinosi attentati in Egitto. Mentre Cristo faceva il suo ingresso in Gerusalemme accolto dalla folla con lo sventolare delle foglie di palma, decine di persone perdevano la vita. Se questo è solo l’inizio non voglio nemmeno immaginare quale possa essere il proseguo.

Non saprei cos’altro aggiungere se non imprecazioni poco lusinghiere e una serie di improperi che alla fine a niente servono, nemmeno a sfogare la rabbia o a far allentare la morsa che stringe lo stomaco.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Chi ha detto che ho tirato fuori l’angelo dal marmo?

“Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo” Chi ha scritto per primo questa cosa che vedo comparire qua e là a più riprese? Una frase spacciata per mia che me la ritrovo costantemente pubblicata e ricondivisa infinite volte sulle pagine dei vari social, blog, siti e compagnia bella. Ebbene no, quella roba lì non l’ho detta io. Anche se i concetto potrebbe pure appartenermi la frase non è farina del mio sacco. Ho detto molte altre cose in merito alla scultura ma non in questi termini. Beh, adesso lo sapete. Fatemi un favore: togliete il nome mio da quella frase.

Di citazione in citazione, il vostro Michelangelo Buonarroti oggi ve ne lascia una non sua ma comunque autentica. Homoré de Balzac, nella prima metà dell’Ottocento, paragonava la scultura all’arte drammatica in questi termini “La scultura è come l’arte drammatica, la più difficile e insieme la più facile di tutte le arti. Copiate un modello, e l’opera è compiuta; ma imprimervi un’anima, creare un tipo, nel rappresentare un uomo e una donna, è il peccato di Prometeo. Nella scultura questi successi sono rari quanto nell’umanità lo sono i poeti. Michelangelo, Michel Columb, Jean Goujon, Fidia, Prassitele, Policleto, Puget, Canova, Albrect Durer sono i fratelli di Milton, di Virgilio, di Dante, di Shakespeare, di Tasso, di Omero e di Molière. L’opera di questi scultori è così grandiosa che basta una sola statua a rendere immortale uno di loro.”

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