Fratelli noiosi e pretenziosi

Avevo sempre una gran mole di lavoro da portare a termine. La mia maniera di lavorare il marmo piaceva eccome e mi venivano commissionate continuamente opere. Dopo il successo degli affreschi della Volta Sistina il mondo iniziò ad ammirarmi anche come pittore e ogni giorno ricevevo solleciti per accettare nuove commissioni.

La mia famiglia a Firenze mi chiedeva sempre danari quasi come se quei soldi fossero cosa loro. Ecco a voi una lettera che scrissi al mi’ fratello Bonarroto il 24 luglio del 1512 da Roma.

Buonarroto,

io non ò tempo da rrispondere alla tua, perché è nocte; e ancora quand’io avessi tempo, non ti posso rispondere resoluto per insino che io non vego la fine delle cose mia di qua. Io sarò questo setembre costà e farò quant’io potrò per voi, com’io ò facto insino a ora.

Io stento più che uomo che fussi mai, mal sano e chon grandissima faticha; e pure ò patienza per venire al fine desiderato.

Ben potete avere patientia dua mesi voi, stando dieci mila volte meglio che non sto io.

Michelagniolo scultore in Roma.A Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze.

BEN140569 Head of the 'Manhattan' Cupid, c.1494-96 (marble) (detail) by Buonarroti, Michelangelo (1475-1564) (attr.to) marble Louvre, Paris, France Italian, out of copyright

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Le meraviglie celebri e meno note di Firenze

Firenze è una delle poche città che potete visitare una volta ogni due giorni e sempre sarà in grado di sorprendervi con qualcosa che ancora non avevate visto, che non avevate visitato prima.

Dagli affreschi di Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci alla Tribuna della Galleria degli Uffizi, dalla sorprendete galleria di arte moderna di Palazzo Pitti all’incantevole Giardino di Boboli. E poi c’è la superba Santa Maria del Fiore con il campanile di Gitto, la cupola del Brunelleschi, il Battistero di san Giovanni e l’attiguo Museo dell’Opera del Duomo che fra poco riaprirà i battenti al pubblico in una veste completamente rinnovata.

Che dire della Galleria dell’Accademia? Lì ci sono i miei prigioni, il David e meravigliose opere di altri artisti che ha Firenze hanno lasciato il segno.

Il Bargello e le sue opere, casa mia in via Ghibellina e quella di Dante. Come si può resistere alla tentazione di visitare in lungo e in largo una città che ha avuto in dote dal passato un’eredità unica al mondo?

Certo Roma è meravigliosa ma Firenze le tiene testa eccome! Se poi volete rilassarvi e sedervi ad ammirare tutto quello che vi circonda, andate al Giardino delle Rose.Per chi invece preferisce scoprire qualcosa poco noto, c’è il giardino Torrigiani. si trova fra le antiche mura di viale Petrarca e via dei Serragli ed è stato concepito in chiave massonica. Sei ettari di verde creati da Digny dove non mancano statue allegoriche e suggestive costruzioni. Poi c’è il parco del museo Stibbert, accessibile gratuitamente e suddiviso in tre parti: quella romantica, quella botanica e quella dedicata alle simbologie esoteriche strettamente legate alla massoneria.

Firenze vi aspetta con le sue meraviglie. Appena passate di qua ricordatevi di venire a salutarmi presso la mia dimora eterna. Mi trovate nella Chiesa di Santa Croce, assieme ad altri personaggi passati a miglior vita dei tempi andati. Vi aspetto lì, portatemi un pensiero.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Parco Stibbert

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Giardino Torrigiani

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Ricostruzione della Fontana di Sala Grande di Bartolomeo Ammannati, Museo del Bargello

E caddi come corpo morto cade

Perdonate il mio silenzio di questi giorni. Non ho parole da scrivere e a volte nemmeno da pensare. Parafrasando Dante e il suo canto V dell’inferno – E caddi come corpo morto cade -. Il dolore non mi lascia tregua.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Il mio Tizio inciso nel cristallo

I disegni che regalai a Tommaso de’ Cavalieri alla fine dei conti non erano disegni come tutti gli altri. Quel giovine m’aveva conquistato e non perdevo occasione per dirglielo in qualsiasi modo, compreso con i disegni. Quelle immagini erano tutt’altro che innocue ma sprigionavano una sensualità che prima di allora mai avevo raffigurato in modo così esplicito.

Pensate che suscitarono una grande ammirazione e un pizzico d’invidia anche da parte del cardinale Ippolito de’ Medici. Li volle per farli copiare e riprodurre poi nel cristallo puro.

Eh, anche il cardinale ben conosceva le pene d’amore e si immedesimava nei miei tormenti. S’era perdutamente innamorato di Giulia Gonzaga, la contessa di Fondi. Era così affascinante che Solimano il Magnifico tentò di farla rapire per arricchire il suo serraglio senza successo. La tipa in questione però pareva non essere affatto sensibile al fascino maschile.

“Il cardinale de’ Medici à voluti veder tutti li vostri disegni, e sonnegli tanto piaciuti che voleva far fare quel Tizio e ‘l Ganimede in cristallo; e non ò saputo far sì bel verso che non habbia fatto far quel Titio, e ora fa il maestro Giovanni.” Questo è quanto mi scrisse Tommaso in una delle sue lettere facendo riferimento proprio al Tizio che il cardinale voleva far riprodurre nel cristallo, puro come la fanciulla della quale si era invaghito.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Io come Eraclito nella Scuola di Atene

Raffaello da Urbino era un giovinetto quando io già m’arrampicavo per i ponteggi della Sistina nell’intento di dipingere la volta. Era talentuoso e presto sarebbe divenuto quel Raffaello che oggi tutti o quasi conoscono per la bellezza delle sue opere come l’emozionante Madonna della seggiola o per la celeberrima Stanza delle Segnature. Era parecchio furbo e a me i furbi non sono mai andati a genio. Copiò parecchio da me ma a distanza di secoli l’ho quasi perdonato, quasi, non del tutto.

Mi fece anche un bel ritratto nel quale mi ritrovo in tutto e per tutto. Guardate bene la sua Scuola di Atene: io son lì seduto sopra un blocco di marmo squadrato nelle sembianze di Eraclito. Sembro assorto nei miei pensieri, indifferente alla scena che si svolge attorno. La mia corporatura robusta è quella che avevo nella realtà, la barba poco folta e biforcuta, i capelli folti ma che se ne andavano un po’ qua e un po’ di là. E già, quell’Eraclito lì son proprio io.

Guardate anche i piedi: proprio come scrisse il Vasari nella mia biografia son vestiti con “stivali di pelle sopra lo ignudo”. Come Eraclito non ero apprezzato dalla folla, sempre nemica dei migliori e ubbidivo alle leggi della ragione universale.

Era un po’ antipatico Raffaello ma con questo ritratto confesso che in parte s’è riconquistato un pochetto la mia stima.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, stanco, appesantito e rimasto senza un goccio di Chianti da bere. Se il Canova s’azzarda a bere di nuovo l’ultimo bicchiere del fiasco, la prossima volta mi sente!

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Eterea bellezza e mortali dolori

La bellezza salverà il mondo come spesso si suol dire? Lo dubito. Certo è che riscalda gli animi, appaga gli occhi e il cuore, lenisce dolori e fa dimenticare ciò che dimenticare non si può almeno per un istante.

La bellezza dell’arte può appacificare gli animi ma li può anche sconvolgere, arroventare o placare.

Ombre e luci, pieni e vuoti, colori cangianti…tutto per creare un insieme di figure che hanno il potere di sconvolgere esistenze intere, cambiare rotte e salvare sull’orlo del baratro anime stanche.

Questa è la bellezza, questa è l’arte

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, con l’animo perduto fra l’eterea bellezza e i mortali dolori.

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Animo tormentato

…Quando un dì sto che veder non ti posso,
non posso trovar pace in luogo ignuno;
se po’ ti veggo, mi s’appicca addosso,
come suole il mangiar far al digiuno…

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che seguita nel tormentarsi l’animo notte e dì.

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Foto Baldini

I putti dei pennacchi

Scorgere tutti i dettagli che dipinsi nella volta della Cappella Sistina con una sola visita non è possibile. Un po’ perché c’è sempre tanta gente e un po’ perché affrescai un gran quantitativo di figure. Oltre ai soggetti principali ce ne sono altri secondari ma che vale la pena comunque osservare per le loro peculiarità.

Tutti i veggenti, sia pagani che di origine biblica, vengono accompagnati  da giovanissimi assistenti. In totale sono 24 giovinetti riprodotti in pose assai diverse le une dalle altre. i pennacchi sono animati da una popolazione di putti che sembra non aver mai fine. Finte statue di nudi maschili e femminili si alternano a fanciulli posti sotto le targhe che recano i nomi dei veggenti per un totale di 58. Al di sotto della targa del profeta Giona non c’è alcuna figura umana a sorreggerne il peso ma l’arme papale.

Credete sia finito tutto qui? Eh no. Sulle testate dei troni marmorei dipinti sui quali siedono profeti e sibille ci sono dei putti posizionati quasi fossero talamoni greci. Sono posizionati due a due e su ogni trono le due coppie vengono raffigurate in maniera speculare. Mi bastò ribaltare il cartone per ottenere questo effetto suggestivo. Alcune coppie sorreggono con le mani la cornice superiore mentre altre balano o assumono torsioni dinamiche. Questi putti affrescati come se fossero scolpiti nel marmo sono tutti nudi a eccezion fatta di quelli riprodotti sopra la Sibilla Persica.

Se prossimamente vi capiterà di visitare la Cappella Sistina lasciatevi sì abbagliare dalla bellezza dell’intero ciclo di affreschi ma non dimenticare di prestare attenzione anche ai dettagli meno conosciuti: potreste rimanere piacevolmente sorpresi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Appassionante come un romanzo

Se desiderate leggere le mie vicissitudini quotidiane e scoprire dettagli poco noti sulla vita privata e sulle mie opere potete farlo anche su carta. Da qualche mese a questa parte è stato dato alle stampe “Michelangelo Buonarroti è tornato – Non ce la fo’ più a sta’ zitto”. Lo potete reperire presso le librerie Feltrinelli e sul sito del brand oppure in molti altri store online dedicati all’editoria e non solo. Attualmente il prezzo migliore lo propone Il Mio Libro al link

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/arte-e-architettura/118800/michelangelo-buonarroti-tornato/

Collegandovi al medesimo link potete anche recensire e commentare liberamente il libro.

Lasciatevi conquistare dal fascino senza tempo delle mie opere e dei miei versi immortali. Conoscerete aspetti di me che nemmeno immaginavate.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che adesso si va a sfogliare la sua storia appassionante come un romanzo d’avventura e poetica quanto i versi più strappacuore di Neruda.

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Perché due miei schiavi sono al Louvre? Ve lo racconto io

Le collezioni presenti nei importanti musei di scultura e pittura presenti nel mondo sfoggiano sempre opere di autorevoli artisti italiani. Non sono pochi i capolavori che nel corso dei secoli sono stati impropriamente sottratti all’Italia. Alcuni però hanno varcato i confini in maniera del tutto lecita e consensuale.

Perché vi racconto queste cose oggi? Beh, spesso mi capita di leggere commenti non troppo lusinghieri sulla mia pagina Facebook relativi ai prigioni che si trovano al Louvre. Vorrebbero fossero restituiti all’Italia ma evidentemente non hanno nessuna idea di come siano arrivati in terra francese. Ebbene, quei prigioni lì hanno varcato i confini da parecchio e non c’è stata alcuna sottrazione illecita.

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Iniziai a scolpire questi due schiavi per la prima versione della Tomba di Giulio II e fui costretto a modificarne alcune parti in corso d’opera a causa di un notevole ridimensionamento di tutto il complesso monumentale. Dopo l’accordo che strinsi con i Della Rovere, successori del Papa oramai defunto, queste due grandi opere non sarebbero più servite al progetto così le abbandonai incompiute nella mia casa romana di Via Macel de’ Corvi.

Dopo il 1546 volli donarle questi schiavi a Roberto Strozzi come segno di immensa gratitudine per avermi accolto in casa sua durante i miei lunghi e travagliati periodi di malattia. Lo Strozzi venne esiliato a Lione e decise di portarsi dietro a proprie spese le sculture. Dopo aver passato un periodo nelle proprietà del connestabile di Montmorency, gli schiavi vennero collocati all’interno delle nicchie del castello di Ecouen, vicino a Parigi.

Addirittura potete vederli dipinti da Jacques Androuet Curceau nella sua veduta Des plus Excellent batiments de France risalente al 1578.

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Nel 1632 gli schiavi vennero regalati al cardinale Richelieu che li trasferì all’interno di un suo castello a Poitier. Lì li vide anche GianLorenzo Bernini qualche anno più tardi, nel 1665.

Nel 1749 vennero portati al Pavillon de Hanovre di Parigi e messi in vendita 44 anni più tardi. Quasi subito vennero requisiti dal governo rivoluzionario ed entrarono a far parte delle splendide collezioni del Louvre un anno dopo ovvero nel 1794.

Tutt’oggi lo Schiavo Morente e lo Schiavo Ribelle fanno bella mostra di sé nel visitatissimo museo del Louvre assieme alla Gioconda di Leonardo da Vinci, alla Crocifissione del Mantegna, all’Amore e Psiche di Canova, alla Deposizione di Cristo di Raffaello, alla Pietà del Rosso Fiorentino, a San Giovannino nel deserto di Raffaello e assieme a molte altre opere italiane arrivate in Francia sia in modo anomalo sia in maniera del tutto lecita.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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