Spolverature rinnovate

Proprio questa mattina Friends of Florence e la Direzione della Galleria dell’Accademia hanno firmato un accordo che prevede il sostenimento delle spese di manutenzione ordinaria del mio David da parte della nota fondazione americana. Oltre al David, nell’accordo sono compresi i costi dei lavori i manutenzione alle altre opere mie presenti nella galleria quali i prigioni e il San Matteo ma anche la pietà Palestrina e il modello originale in terra cruda del Ratto delle Sabine del Giambologna.

Quindi anche quest’anno ci sarà denaro a sufficienza per provvedere a spolverare, controllare e osservare queste pregevoli opere.

Lo stanziamento ha un valore pari a 20mila euro lordi. L’accordo è stato firmato proprio stamani ai piedi del Gigante da Cecilie Hollberg, direttrice dell’Accademia e Simonetta Brandolini d’Adda, presidente della fondazione Friends of Florence.

“Mi fa molto piacere poter prorogare questa convenzione divenuta ormai un appuntamento consueto. Soprattutto perché dimostra quanto interesse abbiano i Friends of Florence per la nostra Galleria dell’Accademia di Firenze. Per me è importantissimo non solo il fermo appoggio da parte dei nostri sostenitori, ma anche far sapere ciò che accade nel museo quando è chiuso al pubblico. Occorre far conoscere le necessità quotidiane della conservazione per ottenere sostegno. Chi l’avrebbe mai pensato che anche una statua come il David deve essere spolverata come una qualsiasi altra cosa?” Questo è quando ha dichiarato la Direttrice della Galleria dell’Accademia.

L’interessamento di Friends of Florence risale al 2003 quando, in previsione del cinque centenario del David, si impegnarono a creare un dvd del restauro e a finanziare una serie di lunghi e approfonditi studi sull’opera.

Dal 2015 non sono più le abili e attente mani di Cinzia Parnigoni a prendersi cura del mio David ma quelle di Paola Rosa. Certo alla Parnigoni c’ero e ci sono affezionato parecchio. Ha restituito al mio David una bellezza che da tempo immemore era stata oscurata dai da depositi che si erano accumulati negli anni e non solo. Lei, la mia adorata Parnigoni s’è occupata dell’ultimo restauro del mio David e conosceva ogni centimetro quadrato della sua pelle. Come potrei non essergliene riconoscente? Mi mancherà il suo sguardo innamorato, la sua passione smisurata per me e per il mio “ragazzone” come lo chiamava lei.

Nei prossimi mesi però sarà la Rosa assieme alla collaboratrice Emanuela Peiretti a aspirare la polvere e spazzolare la superficie con pennelli a setole morbide.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti grato a tutti i restauratori, quelli bravi però

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La pozzolana negli intonaci dei miei affreschi

Chissà se mai vi siete domandati che tipo di intonaco adoperassi per realizzare gli affreschi. Solitamente l’intonaco più classico si realizza miscelando una parte di calce con tre di sabbia di cava o di fiume e acqua. Io però preferii usare una parte di calce e due di pozzolana per una questione di stabilità. La pozzolana è di origine vulcanica e permette di ottenere un intonaco particolarmente resistente nel corso degli anni.

I colori che utilizzavo erano quassi tutti di origine minerale. Li macinavo a lungo usando mortai e pestelli in marmo o vetro assieme a poca acqua. La pasta ottenuta la diluivo con l’acqua e la stendevo a pennellate direttamente sull’intonaco ancora fresco.

Mediante il processo chimico che avviene durante l’asciugatura, chiamato carbonatazione, i pigmenti si fissano in maniera stabile e duratura.

La tecnica richiede una buona velocità di esecuzione. L’intonaco ha un tempo di asciugatura più o meno lungo a seconda della temperatura, dell’umidità dell’aria ma anche in base a altri fattori. In linea di massima, per dipingere una parte intonacata, avevo un tempo utile di sei ore.

L’affresco “è ‘l più dolce e ‘l più vago lavorare che sia” come scriveva il Cennini

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

EKTA SCANSIONATA DA TRECCANI (ISTITUTO ENCICLOPEDIA ITALIANA)

Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Palazzi Apostolici Vaticani, Cappella Sistina, Volta, affresco, 1508-12

Finalmente l’e-book Michelangelo Buonarroti è tornato

Prima di concludere questa giornata intensa giornata di Febbraio vi voglio annunciare ufficialmente che, dopo il grande successo del libro cartaceo Michelangelo Buonarroti è tornato, da poche ore è disponibile online anche l’e-book.

Volete scoprire dettagli poco noti della vita e delle opere di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi? In questo libro, appassionante come un romanzo e autentico quanto una biografia, mi racconto in prima persona.

Vi accompagnerò per mano alla scoperta del mio personale modo di scolpire il marmo e di creare capolavori senza tempo. Dopo oltre 450 anni di silenzio ho deciso di tornare a parlare. Si dicono troppe cose in giro sul mio conto così poco attinenti alla verità che davvero non ce la fa più a tacere e si metterò a nudo per tutti voi.

Chi non avrebbe mai voluto sentirsi narrare da me tutte le fasi di realizzazione del David o degli affreschi della Sistina? Preparatevi ad addentrarvi nel mio animo per scoprire dettagli poco noti delle mie opere e della mia vita.

Cliccate qui e scegliete se acquistare la versione cartacea o quella digitale!

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Vecchi e nuovi cavatori

Certo che il lavoro  in cava è cambiato proprio tanto nell’arco di cinquecento anni, o meglio, in meno di cento anni. Fino a metà del Novecento, soprattutto nelle cave più piccole, ancora si lavorava con le stesse metodologie dei miei tempi, senza alcuna variazione apportata dalla modernità.

E’ sempre stato un mestiere assai rischioso ma, d’altro canto, spesso era l’unico lavoro che si poteva fare nei paesi ubicati vicini alle cave. Un lavoro brutto, pericoloso e pure mal pagato. Dato che non bastava a sfamare la famiglia, in molti dopo aver terminato la giornata di l, si occupavano di coltivare i propri appezzamenti di terreno e ad allevare qualche capo di bestiame. Già, tempi duri e vita ancor più dura.

I blocchi venivano staccati con la polvere nera, uno degli esplosivi più pericolosi perché difficili da gestire.

C’erano i tecchiaioli che dovevano calarsi appesi con delle funi davanti alle pareti per togliere parti pericolanti o per verificare da vicino la qualità del marmo da estrarre e c’erano quelli addetti a sistemare le cariche di esplosivo per fare la varata.

L’esplosivo nel corso degli anni è stato sostituito in parte o totalmente prima dal filo elicoidale e successivamente dai fili diamantati.

C’erano anche i quadratori, ovvero gli addetti a squadrare i blocchi con subbia, martello e forza di braccia e spalle.

Una volta pronti i blocchi dovevano essere portati a valle e allora si iniziava la fase della lizzatura, operazione assai pericolosa perché i canapi, se male assicurati o di cattiva qualità, potevano spezzarsi. Le conseguenze erano sempre drammatiche e spesso il blocco senza più controllo finiva per schiacciare qualche cavatore.

Ora i tempi sono cambiati. Le montagne vengono mangiate a vista d’occhio e si lavora con mezzi meccanici di ultima generazione. Certo rimane un lavoro duro e assai pericoloso ma non è più quello che ha caratterizzato la vita e la morte di centinaia di persone sia nella zona di Carrara che in quella di Seravezza per secoli.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti in questa piovosa giornata di fine febbraio che vi scrive tenendo in mano un bicchiere di rosso, ma di quello bono, no come il vino che si beveva nel Cinquecento.

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Barbarians

Ebbene si! Quest’anno, anche se in maniera indiretta, ho partecipato al Carnevale di Viareggio. Fabrizio Galli, uno dei carristi più conosciuti, ha riproposto il mio David in una versione a dir poco inedita col suo Barbarians. Massacrato a copi d’ascia, disintegrato, decapitato da un mostruoso barbaro che mostra a tutti la sua testa per sancire la sua vittoria definitiva.

Pare il trionfo della barbarie sulla civiltà e guardarlo è un colpo al cuore, di quelli dolorosi che fan pure male parecchio. Non tanto perché di mezzo c’è il gigante di Firenze che pure ha la sua importanza, ma perché è qualcosa di molto reale.

Oltre al chiaro riferimento a quello che sta accadendo con le distruzioni dei siti storici da parte dell’Isis, se permettete io ci vedo anche qualcosa di molto più vicino a noi, che ci tocca personalmente, uno a uno. Un esempio? Potrei farvene tanti purtroppo…le ultime grandi trovate che mirano a distruggere la tutela del nostro patrimonio, i tagli fatti sulla pelle degli archeologi e dell’archeologia, il silenzio assordante sul clamoroso furto a Castelvecchio, il Salvator Mundi alla sagra del mandorlo…le altre barbarie aggiungetele voi, io non ce la faccio più.

Fatto sta comunque che è un gran bel carro vibrante e di forte  impatto. Domenica sarà l’ultima occasione per vederlo sfilare a Viareggio assieme a tutte le altre opere. Oh, bellissimo anche il carro del Vannucci “Bildeberg”…bello ma drammatico pure quello perché ci riguarda tutti da molto vicino.

Pensate un po’… quanti giornali ci saranno voluti per realizzare questa opera d’arte? Eh già, i carri che sfilano sul lungomare di Viareggio sono pezzi d’arte unici ideati e creati da grandi artisti.

Il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e che vinca il migliore!

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La testa del mio David con il Galli ancora in case di realizzazione

La Creazione di Eva

La Creazione di Eva occupa il centro esatto della volta della Sistina. Riempii tutto il riquadro con solo tre figure: Adamo giacente, Eva che riceve la vita e Dio Padre che pare benedire la sua nuova creatura. Guardate Adamo ed Eva: sono molto giovani qui, quasi due ragazzini, ancora lontani dal Peccato Originale.

“L’un quasi morto per essere prigione del sonno, e l’altra divenuta viva e fatta vigilantissima” come scrisse il Vasari. In effetti Eva ha le mani giunte e ha un atteggiamento che fa tanto pensare a un gesto di gratitudine verso Dio.

Lui addormentato da Dio poco dopo aver ricevuto il soffio vitale per poter creare Eva da una sua costola, è semi sdraiato e ha una posizione serpentinata. Il paesaggio è essenziale ma se l’avessi riempito di altre figure i personaggi principali si sarebbero persi nella scenografia e sicuramente il risultato finale sarebbe stato alterato.

Il riquadro centrale è circondato da quattro ignudi che sorreggono i medaglioni bronzei istoriati. A queste figure feci assumere pose totalmente differenti le une dalle altre. Se fino al momento avevo adoperato immagini speculari, da questo riquadro in poi decisi di affrescare gli ignudi con un po’ più di libertà, senza seguire alcuno schema ideale.

Sapete, quella porzione di affresco, quando la dipinsi, si trovava al di là della transenna marmorea realizzata ornata da Mino da Fiesole e da vari aiuti. Questa separazione serviva per separare il presbiterio dalla parte destinata ai fedeli ma successivamente si decise di spostarla di cinque metri in direzione dell’ingresso principale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Scoperta la Crocifissione per la Colonna! …così dicono

Ecco fatto, ci risiamo! Anche quest’anno, quasi come se fosse un immancabile appuntamento annuale, ecco che si riscopre qualcosa di mio. Già di roba strana da cinquecento anni a questa parte me ne è stata affibbiata parecchia. Ora posso capire la Pietà Palestrina, ma certe cose surreali no. Quella perlomeno, sebbene sia decisamente sproporzionata, presenta dettagli pregevoli e una discussione sulla sua attribuzione a me ci poteva anche stare. E’ andata aventi per anni e poi alla fine quasi tutti si son trovati d’accordo nel dire che non fosse  opera mia.

Se l’anno scorso erano in palio due statuette di bronzo , quest’anno a giocarsi la paternità c’è un dipinto.

L’avete già visto in giro la crocifissione in questione? Ebbene si tratta di un dipinto che secondo l’esperto di arte veneta Lionello Puppi avrei realizzato io per la mia carissima amica Vittoria Colonna.

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Il disegno che vedete in foto è mio, su quello di dubbi non ce ne sono. Si tratta di un carboncino su carta conservato al British Museum.

Ora gli esperti han già fatto riflettografie, analisi e quant’altro a quest’opera presunta mia. Ma secondo me non è nemmeno necessario arrivare a tanto. Si lo so, son di parte e soprattutto so chi è l’autore di quel dipinto in maniera certa. Ovviamente non vi dico nulla se non di prestare particolare attenzione a presunte attribuzioni alquanto azzardate.

Se la paternità venisse confermata potrei stupirmi anche di me stesso. Quando mai nella mia lunga attività lavorativa, ho usato una tavolozza di colori così cupa? Son ventiquattro ore che ci penso. Bah, sarò stato distratto da chissà cosa! Il nero l’ho usato raramente e non lo adoperavo per scurire altri colori sporcandoli e rovinandoli a quel modo.

A me questi ritrovamenti improvvisi che vengono fuori solo ed esclusivamente in occasioni di mostre mi sanno tanto di trovate pubblicitarie belle e buone. Ai posteri l’ardua sentenza.

Suvvia, confrontate le due immagini. Vi par mia la mano destra del Cristo? E quello strano rigonfiamento sullo stinco sinistro non vi sembra anomalo? Cosa dovrebbe essere? Il polpaccio che si è trasferito sulla parte anteriore? A me pare una copia eseguita con qualche difetto piuttosto importante dal punto di vista anatomico.

Non vi dico nulla comunque. Adesso arrovellatevi il cervello per capire se questa Crocifissione è mia oppure no. A me la risposta pare così palese!

Il vostro Michelangelo un po’ perplesso che si domanda se chissà mai abbia usato, in un giorno festivo e pieno di vino, quella tavolozza di colori lì.

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Egli è pur troppo a chi fa notte il giorno

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Egli è pur troppo a rimirarsi intorno
chi con la vista ancide i circustanti
sol per mostrarsi andar diporto attorno.
    Egli è pur troppo a chi fa notte il giorno,
scurando il sol co’ vaghi e be’ sembianti,
aprirgli spesso, e chi con risi e canti
ammuta altrui non esser meno adorno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che oggi vi omaggia con questi suoi versi scritti qualche secolo fa.

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La mia prima volta a Roma

Il 25 giugno del 1496 arrivai per la prima volta a Roma. Il cardinale Riario volle a tutti i costi conoscermi dopo che l’antiquario Baldassare gli propose l’acquisto di un putto spacciato per antico. Ebbene, dell’inganno io non ne sapevo nulla ma quel truffatore m’aveva pagato pochi spiccioli quel bambinello per poi anticarlo e rivenderlo a caro prezzo al cardinale. Siccome il cardinale Riario d’arte se ne intendeva assai aveva subito capito l’inganno ma era ammaliato dalla destrezza con la quale avevo realizzato l’opera e mi volle al suo cospetto.

Il giorno stesso del mio arrivo a Roma, Riario mi mostrò orgoglioso la sua mirabile collezione di statue antiche e mi chiese se avessi potuto scolpire per lui qualcosa di simile. Cercammo alla svelta un blocco di marmo e pochi giorni dopo già ero all’opera per realizzare il Bacco che oggi si trova al Bargello, a Firenze.

Oggi vi propongo la lettera che scrissi a Piero di Lorenzo de’ Medici, primogenito del Magnifico e suo successore, pochi giorni dopo il mio arrivo nella città eterna.

Roma, 2 Luglio 1496

Magnifico Lorenzo etc.,

solo per avisarvi chome sabato passato g[i]ugnemo a ssalvamento, e ssubito andamo a visitare el chardinale di San G[i]org[i]o e lli presentai la vostra lettera. Parmi mi vedessi volentieri e volle inchontinente ch’io andasse a vedere certe figure, dove i’ ochupai tutto quello g[i]orno, e però quello g[i]orno non detti l’altre vostre lettere.

Dipoi domenicha el Chardinale venne nella chasa nuova e ffecemi domandare andai da llui e me domandò quello mi parea delle chose che avea viste.

Intorno a questo li dissi quello mi parea, e certo mi pare ci sia molte belle chose. Dipoi el Chardinale mi domandò se mi bastava l’animo di fare qualchosa di bello. Risposi ch’io non farei sì gran chose, ma che e’ vedrebe quello che farei.

Abiamo chonperato uno pezo di marmo d’una figura del naturale, e llunedì chomincerò a llavorare.

Dipoi lunedì passato presentai l’altre vostre lettere a pPagolo Rucellai, el quale mi proferse que’ danari mi bisogniassi, e ‘1 simile que’ de’ Chavalchanti.

Dipoi detti la lettera a Baldassarre, e domanda’gli e el ba(n)bino, e ch’io gli renderia e’ sua danari. Lui mi rispose molto aspramente e che ne fare’ prima cento pezi, e che e’ banbino lui l’avea chonperato e era suo, e che avea lettere chome egli avea sodisfatto a chi gniene mandò, e non dubitava d’avello a rrendere; e mmolto si lamentò di voi, dicendo che avete sparlato di lui.

Èccisi messo qualchuno de’ nostri Fiorentini per achordarci, e nnon ànno fatto niente; ora fo chonto fare per via del Chardinale, che chosì sono chonsigliato da Baldassarre Balducci.

Di quello seghuirà, voi intenderete. Non altro per questa. A vvoi mi rachomando. Dio di male vi guardi. Michelagniolo in Roma. Sandro di Botticello in Firenze.

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Vi ringrazio per ricordarvi ancora di me

Oggi online mi sono divertito a sbirciare i post di chi ricordava la mia scomparsa avvenuta a Roma il 18 febbraio di 452 anni fa. Qualcuno è anche venuto a trovarmi in Santa Croce, per omaggiarmi con un pensiero e m’ha fatto piacere.

Beh, il giorno della morte è importante quanto quello della nascita, entrambi sono eventi che caratterizzano l’intera umanità.

Vi ringrazio per l’affetto che ancora nutrite nei miei confronti e per l’ammirazione che avete delle mie opere. Allora qualcosa di buono l’ho fatto davvero.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti nel giorno del suo 452° anniversario della morte.

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