29 Giugno: San Pietro e Paolo

Oggi Roma è in festa: come ogni anno il 29 di giugno vengono ricordati i Santi Apostoli Pietro e Paolo. Due persone assai diverse fra di loro ma entrambe fondamentali per la Chiesa. Entrambi annunciarono il Vangelo nella città eterna e vennero martirizzati durante le feroci persecuzioni di Nerone. San Pietro fu crocifisso a testa in giù e poi sepolto nella via Trionfale in Vaticano mentre San Paolo venne infilzato con la spada e sepolto successivamente sulla via Ostiense.

Roma oggi li ricorda entrambi con numerosi eventi come per esempio lo spettacolo dei fuochi d’artificio noti con in nome di Girandola visibili da Piazza del Popolo. Durante la giornata invece verrà animato il lungotevere con un gran numero di stand eno-grastronomici tipici. Non mancheranno le cerimonie religiose per ricordare le vite e il martirio dei santi che Roma ha scelto come propri protettori.

Chi ama la musica potrà recarsi presso il Parco della Musica per ascoltare il repertorio della Saltarella eseguito dal fisarmonicista nonché etnomusicologo Sparagna assieme all’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium.

Buon onomastico a tutti i Pietro e i Paolo e buona festa ai romani. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Non ha l’ottimo artista alcun concetto

Oggi vi propongo uno dei miei sonetti più conosciuti che scrissi per la mia carissima amica Vittoria Colonna. È il tentativo peraltro ben riuscito di spiegare in versi cosa siano gli artisti e l’arte. Mentre l’artista riesce a tradurre in cose concrete il suo pensiero e le sue passioni,, la sua abilità viene meno quando tenta di avvicinarsi al cuore della persona amata che rimane impassibile e restio ad accettare le passioni altrui.

Nei versi si fa riferimento alla donna amata ma non è farina del mio sacco. Prima di essere dati alle stampe da il mo pronipote Michelangelo Buonarroti il Giovane, vennero censurati e leggermente ritoccati per evitare che i posteri potessero intuire la mia passione per gli uomini.

 

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
    Il mal ch’io fuggo, e ‘l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
    Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;
    se dentro del tuo cor morte e pietate

porti in un tempo, e che ‘l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che prima delle sette del mattino già s’è scolato il terzo caffè.

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La flagellazione di Cristo

La Flagellazione di Cristo è una composizione che realizzai per Sebastiano del Piombo. La adoperò poco dopo per le decorazioni della Cappella Borgherini ubicata nella chiesa di San Pietro in Montorio diminuendo il numero di figure a cinque. Beh, Sebastiano interpretò un po’ a modo suo il disegno che gli feci: addirittura modificò la posizione di Cristo rovesciandola mantenendo fermo il capo.

Sullo sfondo compare un edificio con un importante colonnato: cosa assai rara nei miei disegni. Osservate la posizione di Cristo al centro della scena: ha la stessa posizione di uno schiavo pensato per la Tomba di Giulio II. A destra uno sgherro afferra con violenza i capelli del Figlio di Dio mentre con il bracco destro alzato pare voglia colpirlo al volto. Sull’estrema destra compare una donna riccamente abbigliata con un bambino. Pilato è appena tracciato ed è assiso sul suo trono.

Il disegno in questione vene ceduto dai miei eredi al collezionista Wicar. Dopo vari passaggi di proprietà, adesso appartiene al British Museum di Londra.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni

Flagellazione di Cristo British

Difendimi da me

Mi sono alzato presto stamane, son vecchio e il caldo mi da noia. Mi son rigirato nella tomba per tutta la notte ma sapete, mi ci sono abituato: è da quando son morto che mi volto da una parte e dall’altra senza riposo. “Dopo ti riposo” mi dicevano e invece eccomi qua a lavorar seppur in modo diverso quanto prima e a dover fare i conti col caldo e con Morfeo che non m’accoglie fra le sue braccia. Vi scrivo qualche verso prima di metter mano a certe vecchie scartoffie che ho ritrovato accatastate dietro a un vecchio codice scritto da chissà chi.

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
    Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
    Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
    Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
    Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento lasciandovi uno scatto dei fratelli Alinari con un piede del Giorno.

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La Girandola e i fuochi d’artificio

Conoscete la storia della Girandola? Se non siete romani o amanti delle curiosità storiche, forse non ne avete mai sentito parlare prima d’ora. Ebbene si, mi dilettai anche a progettare un vero e proprio spettacolo di fuochi artificiali.

Già nel 1481, con lo scopo di sottolineare la potenza del papato sotto Sisto IV, a Castel Sant’Angelo fu scoppiato un fuoco d’artificio. Qualche anno più tardi venni a sapere che Giulio II della Rovere aveva una era e propria passione per questi spettacoli di fuochi scoppiettanti. Per farlo contento elaborai un particolare marchingegno capace di realizzare spettacoli meravigliosi: la Girandola appunto. Fu subito un successo e pensate un po’: addirittura c’era chi s’attraversava tutta l’Europa a cavallo per venire a vedere la Girandola in azione.

Più passava il tempo più diveniva popolare. I fuochisti si tramandavano i segreti del mestiere di generazione in generazione. Abilissimi nell’abbinamento dei colori e delle sequenze di scoppio, giuravano di non rivelare a nessuno i loro modo di operare.

La Girandola veniva messa in funzione ogni anno in concomitanza della Pasqua e il 28 di Giugno, quando a Roma si festeggiavano e si festeggiano ancora i Santi Pietro e Paolo. Ah, già…anche quando veniva incoronato il nuovo Papa la Girandola era sempre presente con il suo irresistibile spettacolo di fuochi artificiali variopinti.

La storia del macchinario e della tradizione si fermò nel 1834. Chissà, forse morirono i detentori dei segreti del mestiere senza che una nuova generazione fosse venuta a conoscenza di quei particolari indispensabili per sapere realizzare lo spettacolo. In ogni modo non è dato sapere. Qualche anno fa, Giuseppe Passeri, mediante approfonditi studi durati non poco, riusci a rimettere in moto quest’antica tradizione recuperando le tecniche adoperate allora e riscoprendo i materiali necessari.

Dal 2008, ogni anno, a Roma si può assistere di nuovo allo spettacolo della Girandola che ideai io e che il Bernini, qualche annetto dopo, migliorò.

Se vi trovate dunquea Roma per il 29 giugno, non perdetevi la rievocazione storica della Girandola. Andate fino a Piazza del Popolo per ammirare lo spettacolo dei fuochi che avranno inizio alle 21:30.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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I tesori del Vaticano

Fra le cose positive che la rete offre ci sono i contenuti gratuiti da leggere, vedere e ascoltare una, dieci, cento volte. Oggi vi propongo un interessantissimo documentario realizzato in due puntate: I Tesori del Vaticano. 

Il Vaticano è uno degli stati più piccoli del mondo ma il più facoltoso e potente di tutti. Avete la possibilità di entrare seppur virtualmente, negli archivi segreti della biblioteca vaticana, vedere da vicino i lavori di manutenzione che vengono costantemente effettuati nella imponente basilica e scoprire la parte meno nota dei giardini riservati al Papa e alla sua corte.

Concedetevi un po’ di tempo tutto per voi per guardare questo documentario fatto molto bene. Ah, ogni tot minuti c’è un breve spot pubblicitario, pazientate un attimo e vedrete di nuovo scorrere le immagini del filmato: ne vale la pena.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

 

Una favola contemporanea

Oggi voglio raccontarvi una storia bella, una di quelle che per un attimo commuovono e fanno pensare che in fondo i desideri più improbabili si possono trasformare in tangibili realtà nel giro di un secondo. È stato il mio fedelissimo lettore Mauro a mandarmi il link alla notizia e sono molto contento lo abbia fatto.

Karitina, una contadina messicana di 77 anni, è stata la duemilionesima persona a visitare la riproduzione della Cappella Sistina itinerante, che da un po’ di tempo a questa parte sta attraversando tutto il Messico. Ovviamente lei voleva solo vedere da vicino questo progetto multi sensoriale ideato da Gabriel Barumen ed era all’oscuro di ciò che stava per accaderle. Prima di uscire è stata fermata dagli addetti ai lavori e immediatamente le è stata comunicata la notizia: si era appena conquistata il diritto di andare fino in Vaticano per visitare l’autentica Cappella Sistina.

Un accordo stretto fra Barumen e i Musei Vaticani prevedeva infatti che il 2.000.000° visitatore sarebbe volato fino a Roma per vedere il mio capolavoro dal vero.

Non ho soldi, non ho nemmeno il passaporto, non ho nulla” è stata la prima cosa che ha detto Karitina. Nel corso della sua vita mai si è spostata dalla sua città natale, ubicata nello stato di Querétaro. La signora è stata aiutata a sbrigare tutte le pratiche dall’ambasciata messicana presso la Santa Sede e dal Ministero della Cultura. Alla fine, il 21 giugno, è arrivata in Vaticano assieme alla figlia. Karitina parla solo il nahuatl, un’antca lingua locale e la figlia ha fatto da tramite traducendo in spagnolo ciò che diceva.

Immaginate l’emozione, la meraviglia e lo stupore di questa signora.

Appena arrivata presso la Santa Sede è stata ricevuta da Papa Francesco e il giorno seguente, alle sette  del mattino, la Cappella Sistina ha aperto le porte solo a lei. Dinnanzi al Giudizio è scoppiata in lacrime: “Dio mio, non è possibile” ha esclamato. Sicuramente Karitina questo viaggio non se lo dimenticherà più.

“È stato davvero emozionate lasciare il Messico, venire qui e soprattutto incontrare papa Francesco. Entrare nella vera Sistina è un’emozione incredibile. Non so come dire: si respira Dio”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cavatori, cave e marmo

Sapete, sono stato il primo scultore nel corso della storia che i blocchi per le sue opere se li andava a cercare direttamente in cava. Iniziai a recarmi sul posto prima di metter mano alla Pietà Vaticana, con l’intento di trovare un bel concio di marmo presso le cave di Carrara del Polvaccio, poi proseguii per il resto della vita.

Mi capitò anche di trovare blocchi che facevano al caso mio a Firenze e a Roma, senza dover faticare tanto abbarbicato sulle Apuane, d’inverno al gelo e d’estate sotto l’inclemenza del sole come nel caso della Pietà Rondanini e del Bacco.

Il lavoro di cava era duro, durissimo e ha continuato a esserlo fino agli anni Sessanta. Poi arrivarono i camion, le ruspe e altre cose simili per alleviare la fatica agli uomini. il lavoro di cava oggi è più sopportabile di un tempo ma il pericolo rimane.

Vi propongo un video girato qualche anno fa da Francesco Tarabella che vi spiega per immagini cosa voglia dire lavorare nelle cave di marmo. Guardatevelo tutto per capire da dove arrivi il marmo lavorato dagli artisti ma soprattutto per avere un’idea di cosa ci sia dietro ogni singolo pezzetto di marmo che vedete in giro…già per arrivare sul posto di lavoro era un’impresa che necessitava una buona dose di energie, forza e pure di coraggio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Per la strada erta e lunga

   A l’alta tuo lucente dïadema
per la strada erta e lunga,
non è, donna, chi giunga,
s’umiltà non v’aggiungi e cortesia:
il montar cresce, e ‘l mie valore scema,
e la lena mi manca a mezza via.
    Che tuo beltà pur sia
superna, al cor par che diletto renda,
che d’ogni rara altezza è ghiotto e vago:
po’ per gioir della tuo leggiadria
bramo pur che discenda
là dov’aggiungo. E ‘n tal pensier m’appago,
se ‘l tuo sdegno presago,
per basso amare e alto odiar tuo stato,
a te stessa perdona il mie peccato.

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Amore e Morte: la recensione

Potevo non andare a vedere il docu-film incentrato sulla vita e sulle opere mie? Ebbene, ieri sera mi son vestito ammodino, ho indossato le scarpe più belle che avevo per l’occasione e sono uscito notte tempo da Santa croce per intrufolarmi in una delle poche sale che proiettavano Michelangelo: Amore e Morte. Dentro il cinema saremo stati in tutto una quindicina di persone a voler esagerare. Embè, ho pensato fra me e me, possibile che la mia vita interessi a così poche persone?

Dopo averlo guardato con attenzione vi posso dire che non mi è piaciuto molto per diverse ragioni. C’è qualche errore non così trascurabile soprattutto quando viene fatto da un addetto ai lavori. Per esempio il vice direttore dei Musei Vaticani sostiene che il programma iconografico della volta sistina venne imposto da papa Giulio II ma non è affatto così. Il pontefice mi commissionò gli affreschi optando per la raffigurazione dei dodici apostoli. Iniziai a disegnare le figure e esistono ancora un paio di studi della prima versione. Poco dopo mi accorsi che era cosa da poco e chiesi ottenendo carta bianca.

Il docu-film ripercorre tutta la mia vita per sommi capi e presenta alcune opere mie. A mio avviso manca di logica il fatto di presentare nel dettaglio opere molto discusse e di assai dubbia attribuzione come i due uomini sulle pantere in bronzo e tralasciare lavori cardine della mia produzione artistica come il Tondo Doni e la Pietà Rondanini. Vero è che i tempi cinematografici non avrebbero permesso di descrivere seppur sommariamente ogni opera, però indubbiamente sarebbe stato opportuno fare una scelta migliore.

E’ un po’ spiazzante sentir raccontare delle opere mie mentre sullo schermo scorrono lavori di altri artisti. Ascoltando il chiacchiericcio di un paio di donne alle spalle ho carpito un “ah, bellissimo questo lavoro di Michelangelo” in più di una occasione quando in realtà, col Giasone di Francavilla e con Oceano del Giambologna e la sua fontana di Sala Grande, ho poco a che fare. Magari sarebbe bastata una didascalia in sovrimpressione con il nome dell’artista per evitare malintesi, tutto qua.

Ho ascoltato la voce narrante descrivere minuziosamente la Notte mentre sullo schermo veniva fatta vedere con bellissime inquadrature l’Aurora. Ho sentito descrivere per grandi linee le lunette della Cappella Sistina mentre scorrevano le immagini delle vele. Mica ho capito perché nelle inquadrature della volta non sono state riprese neanche per un secondo né i pennacchi né le lunette…bah.

Il David è stato fatto descrivere dalla proprietaria di un laboratorio di scultura di Carrara. Non era forse meglio scegliere un’altra figura? Si sarebbe molto ancora da discutere su questo film ma la finisco qua. Non voglio infierire oltre.

Sono entrato in sala pieno di aspettative e sono uscito un po’ amareggiato. Il film si chiude con la Pietà Bandini e nessun accenno alla Rondanini, la mia opera ultima e la più sofferta.

Per il momento vi saluto sperando a questo punto di trovare un po’ di soddisfazione nel prossimo film su di me di Konchalovsky. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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