Deformità infernali

Com’è fatto l’Inferno? Io me lo sono immaginato assai simile a quello che ben descrisse Dante. I suoi scritti per me erano particolarmente suggestivi e interessanti che non potei fare a meno di reinterpretarli a modo mio, con pennelli e colori.

L’entrata dell’Inferno è regolata da Caronte che traghetta le anime e percuote tutti indistintamente con suo remo. I dannati vengono scaraventati giù da quella strana imbarcazione dotata pure di piume sulla prua e ali al centro della carena. Tutti i dannati arrivano dinnanzi ai giudice Minosse che decide quale pena perpetua debbano scontare per l’eternità. Dietro di lui compare il chiarore delle fiammo dell’Inferno dal quale si affacciano demoni poco rassicuranti e un dannato che sembra essere assai risentito con il giudizio che gli è stato appena dato.

Ad affrescare i diavoli mi son divertito assai, non lo posso negare. Non posi limite alcuno alla loro bruttezza gli affibbiai volti sfigurati dal male, contorti dai cattivi pensieri e dalle loro agire al di fuori della grazia di Dio. Abbondai con le deformazioni animalesche, corna, orecchie a punta e dotai tutte le bocche, aperte o semi-dischiuse, di cinque incisivi.

Nella caverna dei diavoli, posta un po’ più sulla sinistra al di sotto del barcone di Caronte, si apre una caverna dagli interni rischiarati dalle fiamme infernali. E’ abitata da demoni è dannati e sembra quasi che vogliano saltar fuori per catturare altre anime perdute.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con le sue visioni infernali

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La separazione della luce dalle tenebre

E’ proprio questa l’ultima delle scene centrali che dipinsi anche se è la prima che bisognerebbe guardare per ordine temporale dei fatti della Genesi. Quante giornate impiegai per terminarla? Solo una, né più né meno. Pensate che invece, per il primo riquadro raffigurante il Diluvio Universale, impiegai un gran numero di giornate. Sessanta figure di dimensioni assai ridotte divise in gruppi mentre in questa scena la fa da padrone un protagonista assoluto. Quando terminati di realizzare il Diluvio mi accorsi che però dal basso non era così ben leggibile. Per questo motivo, con il proseguire dei lavori, decisi di ridurre drasticamente il numero di figure presenti nei riquadri per permettere di vederli nitidamente da terra, a una distanza di oltre venti metri.

Per affrescare la Separazione della Luce dalle Tenebre trasposi il disegno del cartone sull’intonaco fresco mediante l’incisione ma poi corressi la posizione del braccio sinistro di Dio che volli affrescare meno aperto.

Usai una tavolozza assai limitata per modellare le forme di Dio e muovere il cielo fatta soprattutto di bianco, grigio e morellone.

Dio occupa per intero la scena avvolto in una veste che non cela ma sottolinea il corpo che la indossa. Con le sue braccia crea un vortice nell’aria che separa appunto le tenebre dalla luce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi affreschi sistini

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Prossima censura del David di San Pietroburgo? Mi vien da ridere

Ci risiamo: il mio David causa turbamento. Che causi turbamenti son contento ma vorrei non fossero dovuti alle sue parti intime. Il David con tutti i suoi significati, la sua bellezza, la sua perfezione anatomica e mille altri dettagli ancora pare desti scandalo per avere il coso all’aria. Robe da matti insomma.

E’ stata eretta da poche ore una copia del mio eroe biblico in una delle strade principali di San Pietroburgo in occasione della mostra in corso “Michelangelo – La creazione del mondo”. Puntuali come un orologio svizzero hanno voluto dir la sua alcuni abitanti del luogo. Com’è possibile piazzare quell’omone tutto nudo proprio al centro di San Pietroburgo?

Io mi sarei più preoccupato delle temperature di quel posto lì…sopravviverà fino a primavera l’opera o si sgretolerà come se fosse gesso con la colonnina di mercurio che in inverno scende anche ai -20°C? Bah a quanto pare c’è gente strana anche in Russia. Mi auspico verrà esposta all’aperto solo per un periodo limitato altrimenti avrà vita molto breve.

Fatto sta che è stata avanzata una proposta per mettere un bel paio di braghe all’opera interpellando anche il difensore civico dei diritti dei bambini. Ma siamo sicuri che siano i bambini a rimanere turbati da quella visione? Non credo proprio: sono sempre i grandi a far casini e a pensare chissà quali assurdità.

Gli organizzatori dell’evento michelangiolesco hanno deciso di mettere ai voti la popolazione: fra il 16 e il 23 agosto i cittadini di San Pietroburgo potranno votare se coprire o meno la copia del David e scegliere quali capi fargli indossare. Pare un paradosso eppure la nudità del David continua a inquietare e, a parer mio inquieta chi non è tanto apposto con la testa.

Anche quello originale fu comunque accuratamente coperto con una grande foglia di fico di marmo quando ancora era in Piazza della Signoria. Roba di corsi e ricorsi storici insomma. Passano i secoli ma l’uomo rimane uguale a se stesso, c’è poco da fare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le nuove foglie di fico

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Negli occhi ha’ tutto ‘l paradiso

  La vita del mie amor non è ‘l cor mio,
c’amor di quel ch’i’ t’amo è senza core;
dov’è cosa mortal, piena d’errore,
esser non può già ma’, nè pensier rio.
    Amor nel dipartir l’alma da Dio
me fe’ san occhio e te luc’ e splendore;
nè può non rivederlo in quel che more
di te, per nostro mal, mie gran desio.
    Come dal foco el caldo, esser diviso
non può dal bell’etterno ogni mie stima,
ch’exalta, ond’ella vien, chi più ‘l somiglia.
    Poi che negli occhi ha’ tutto ‘l paradiso,
per ritornar là dov’i’ t’ama’ prima,
ricorro ardendo sott’alle tuo ciglia.

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Le Cappelle Sistine messicane

No, non sto vaneggiando e nemmeno sono in preda ai fumi dell’alcool. In Messico è possibile vedere almeno due riproduzioni a dimensione quasi naturale della Cappella Sistina.

Una di queste due è fedelissima ed è stata realizzata da un nutrito gruppo di professionisti con il supporto dell’attuale direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci. Attualmente è stata allestita a Città del Messico ma poi verrà smontata per essere ricostruita a Toluca, Puebla, Leòn, Guadalajara e Monterrey per dare la possibilità a tutti i messicani e non solo di vederla. Un tour che durerà per tre anni secondo quanto detto dagli organizzatori.

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La replica della Sistina montata attualmente a Città del Messico

Si tratta di un assemblaggio ben fatto di oltre 2800 fotografie ad alta definizione. Per mettere a punto quest’opera si sono alternati 280 esperti fra fotografi, disegnatori, ingegneri, architetti e operai specializzati in differenti settori. Tutte queste maestranze sono state supervisionate da Gabriel Berumen ovvero l’ideatore di questo grandioso progetto. Tanto per rendervi l’idea delle dimensioni di questa riproduzione della Cappella Sistina vi potrei dire che per tenere in piedi la struttura sono state adoperate cinque tonnellate di tubolari.

Il giorno dell’apertura si sono create file lunghissime di attesa dinnanzi all’entrata tanto era l’interesse suscitato da questa fedelissima riproduzione della Cappella Sistina. Secondo gli organizzatori dell’iniziativa, nell’arco di tre anni, tempo programmato per il progetto, la “copia” della Cappella della Sistina sarà visitata da almeno 52 milioni di persone.

Esiste anche un’altra Cappella Sistina in Messico addirittura dipinta che è ancora in fase di realizzazione. L’artista che sta riproducendo i miei affreschi su tela è Miguel Macìas. Questo artista, dal 1999, sta riproducendo la volta su pannelli di tela dipinti con colori acrilici che poi monterà sul soffitto della chiesa di Nuestra Señora del Perpetuo Socorro”. La cosa ammirevole non è solo la sua tenacia nonostante incidenti di percorso e malattie varie ma il fatto che stia sostenendo i costi dell’intero lavoro aiutato anche da amici che ogni gli fanno qualche offerta, ciascuno secondo le proprie possibilità.

La chiesa in questione si trova nel barrio di Montezuma, a Città del Messico. Se vi capiterà di passare di lì non dimenticate di andare a trovare questo artista: sicuramente lo troverete al lavoro fra le quattro pareti della Sistina messicana.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

 

 

Sixtina Mexico 2-kZWD-U106030549639988FE-700x394@LaStampa.itParte della riproduzione della mia volta già montata dipinta da Miguel Macìas. A seguire l’artista al lavoro

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La Sibilla Cumana

Sette giornate di lavoro mi ci vollero per terminare la Sibilla Cumana. Trasferii il disegno del cartone sull’intonaco ancora umido con la tecnica dello spolvero e ancora si notano i puntini di carbone soprattutto sul suo volto che traspaiono al di sotto del colore.

Una vecchia molto in là con gli anni ma con una presenza scenica potente e vigorosa. E’ intenta a consultare i libro dell’oracolo mentre i due genietti alle sue spalle osservano le pagine dello stesso volume.

La figura è segnata da un movimento di torsione che un po’ caratterizza tutte le mie figure sia scolpite che dipinte. La staticità dei personaggi non è mai stata una mia passione.

Anche Virgilio, nelle Bucoliche menziona la Sibilla Cumana quale annunciatrice della venuta di un bambino che riporterà il mondo all’età dell’oro. Questo oracolo fu poi reinterpretato da Sant’Agostino come la predizione della venuta di Cristo. Ecco perché la affrescai nella volta della Cappella Sistina. Lei di fatto è un po’ la mediatrice fra i mondo pagano e quello cristiano e non è un caso se la misi proprio al centro del soffitto.

I troni delle sibille e dei profeti non hanno tutti le stese dimensioni. Se li osservate benne vi renderete conto che la loro grandezza aumenta mano a mano che si avvicinano alla parete del Giudizio Universale. Si tratta di un trucco prospettico che adoperai per ingannare l’occhi di chi entra nella Cappella Sistina.

Infatti chi varca le soglie della Sistina ha l’impressione di vedere i profeti, le sibille e i loro troni tutti della stessa grandezza ma in realtà non è affatto così. Lungo i quaranta metri di volta le loro dimensioni si ingrandiscono: se la Cumana ha un’altezza di due metri e venticinque, Geremia fra i profeti più vicini all’altare è alto quasi quattro metri.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la sua potente Sibilla Cumana

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I disegni di casa Buonarroti

Nonostante prima di passare a miglior vita abbia bruciato un gran numero di disegni, qualcuno è rimasto. Scrisse il Vasari nelle Vite “gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti di man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto”.

Parte dei disegni rimasti finirono immediatamente sul mercato romano quando il mio corpo ancora non si era del tutto raffreddato. Il mio caro nipote Lionardo ne riuscì a comprare un cospicuo gruppo pagandolo parecchi denari. Probabilmente è questo il nucleo di disegni qualche anno dopo (1566) regalò al Duca Cosimo I dei Medici.

Una parte di quei disegni ritornarono poi ai miei eredi nel momento in cui Michelangelo Buonarroti il Giovane si mise all’opera per allestire il museo dedicato a me tutt’oggi visitabile a Firenze: Casa Buonarroti.

La maggior parte dei fogli fu raggruppata in volumi ma quelli che sembravano più interessanti furono esposti nelle nuove sale.

In quel tempo era la collezione più grande al mondo dei miei disegni e a dire il vero continua ad esserlo nonostante sia stata molto impoverita negli anni. Alla fine del Settecento molti schizzi furono venduti da Filippo Buonarroti a Jean Baptiste Wicar mentre nell’ottobre del 1859 un’altra parte fu venuta al British Museum.

Quando Cosimo Buonarroti, l’ultimo erede mio, morì nel 1858, per testamento destinò tutti i beni di Casa Buonarroti alla città per il godimento pubblico.

I disegni più preziosi rimasero esposti fino al 1690 e poi si decise di farli restaurare. Da allora, per ovvi motivi ci conservazione, non vengono più esposti permanentemente ma a rotazione.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni di Casa Buonarroti

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Progetto per le tombe in Santa Maria Maggiore

Fra i vari progetti non troppo noti che misi a punto ci sono anche quelli per le tombe di Santa Maria Maggiore. L’attribuzione è relativamente recente ma è così bene argomentata che è difficile trovare qualche motivo per contestarla.

Dopo la realizzazione delle architetture della Sagrestia Nuova, mi misi a lavorare per tracciare nero su bianco un complesso scultoreo assai notevole. Mi dispiace che non sia stato poi scolpito da nessuno perché era ben strutturato e decorato bassorilievi e sculture parecchio suggestive.

Ideai un altare tripartito che ricorda molto una sorta di arco trionfale. E’ sorretto da pilastri binati sia  a destra che a sinistra della campata centrale. A coronamento dell’opera tracciai un timpano ribassato che però non compare nell’immagine a seguire.

Nella parte altra della  zona centrale c’è un riquadro con l’Annunciazione. La Madonna seduta ascolta l’Arcangelo che preannuncia la venuta del Salvatore che si farà carne attraverso di Lei.

Subito sotto c’è l’Adorazione dei Magi. I tre si avvicinano allo scranno dove siede la Madonna che pare a stento trattenga il Figlio. Anche in questo caso la Madre non guarda il bambino ma volge la testa da tutt’altra parte.

Nelle due nicchie invece ci sono due santi che probabilmente sono i due gemelli Cosma e Damiano.

Guardate l’eleganza dei profili dell’architrave, paragonabili in larga parte a quelli della Sagrestia Nuova del San Lorenzo e della Biblioteca Medicea Laurenziana.

Probabilmente questo complesso monumentale mi fu commissionato da Alfonso Lombardi per le Tombe di Santa Maria Maggiore. Il progetto non venne poi eseguito da mano alcuna ma, se vi capiterà di entrare in Santa Maria Maggiore a Roma, osservate con attenzione le tombe di Niccolò IV e di Clemente IX poste a destra e a sinistra dell’ingresso. Quella struttura non vi ricorda qualcosa?

Per il momento vi lascio ai vostri quotidiani impegni sperando  che abbiano a che fare con qualcosa di meglio che uno smartphone e quattro mostri.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi progetti incompiuti

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La Vita Contemplativa: Rachele

La Vita Contemplativa, o Rachele che dir si voglia, un po’ è oscurata dalla potente figura del Mosè e quasi non viene notata. Ciò nonostante ha un suo ruolo non così ininfluente nella sepoltura di Giulio II. Se la osservate con attenzione, non vi sarà difficile intuire che è l’allegoria del fervore della fede. Lei alza lo sguardo al cielo cercando la salvezza per l’eternità.

Il corpo è mosso da una torsione mentre il viso ha perso passione acquistando però dedizione e speranza.

La Vita Contemplativa non stringe fra le mani alcun calice, nessun simbolo che riconduca i qualche modo alla Chiesa. In quella particolare fase della vita quando ideai la Vita Contemplativa, avevo aderito da tempo agli ideali degli Spirituali e oramai ero ben lontano dai fasti papali e dal loro amore per i riti pomposi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, indaffarato dall’alba al tramonto

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E in cenere mi riduce poco a poco

Qual meraviglia è, se prossim’al foco
mi strussi e arsi, se or ch’egli è spento
di fuor, m’affligge e mi consuma drento,
e ‘n cener mi riduce a poco a poco?
    Vedea ardendo sì lucente il loco
onde pendea il mio greve tormento,
che sol la vista mi facea contento,
e morte e strazi m’eran festa e gioco.
    Ma po’ che del gran foco lo splendore
che m’ardeva e nutriva, il ciel m’invola,
un carbon resto acceso e ricoperto.
    E s’altre legne non mi porge amore
che lievin fiamma, una favilla sola
non fie di me, sì ‘n cener mi converto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi appassionati

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