La Madonna del silenzio

Negli anni Sessanta del Cinquecento disegnai una innovativa Madonna del silenzio, a volte chiamata anche Madonna del sonno. La composizione fu poi copiata e trasposta in numerose versioni pittoriche come per esempio quella attribuita a Marcello Venusti che si trova alla National Gallery di Londra.

La scena si svolge all’interno e ruota tutta attorno alla figura di Cristo Bambino addormentato sulle gambe della Madre. La Vergine pare accennare una carezza con la mano sinistra mentre con la destra tiene un libro aperto.

In secondo piano c’è Giuseppe che contempla il Figlio e dalla parte opposta San Giovannino che si porta un dito alla bocca come per dire ” Silenzio, il Figlio dell’uomo sta dormendo”. In basso c’è una clessidra che allude all’inesorabile scorrere del tempo di un destino segnato.

A seguire vi propongo il dipinto che eseguì il Venturi avente per base il mio disegno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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Per troppa fede mi privai di me

 Indarno spera, come ‘l vulgo dice,
chi fa quel che non de’ grazia o mercede.
    Non fu’, com’io credetti, in vo’ felice,
privandomi di me per troppa fede,
né spero com’al sol nuova fenice
ritornar più; ché ‘l tempo nol concede.
    Pur godo il mie gran danno sol perch’io
son più mie vostro, che s’i’ fussi mio.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Studi per il Cristo Portacroce di Santa Maria sopra Minerva

Prima di mettere mano al Cristo Portacroce commissionatomi dal pazientissimo Metello Vari, realizzai diversi studi a sanguigna su carta. Quello che vedete a seguire è uno dei più conosciuti relativi all’opera che tanto feci attendere a quel povero committente.

Prima realizzai lo schizzo di tutto il Cristo a sanguigna poi, dopo aver girato il foglio dalla parte opposta, tracciai anche le gambe di una figura in piedi e che accennano un passo in avanti. Pare che il foglio sia stato tagliato a metà chissà come e chissà quando ed è per questo che manca il resto delle gambe della versione sul recto e quella del busto sul verso.

Il disegno principale riportato su questo foglio è assai diverso dal risultato finale scolpito sia della prima che della seconda versione del Cristo Portacroce. Nel corso del tempo avrei modificato un po’ l’idea di partenza per ottenere prima il Cristo venato e poi quello esposto ancora oggi nella chiesa romana. Il disegno si trova a Londra e appartiene alla collezione Brinsley Ford.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che s’appresta a prepararsi l’ennesimo caffé, tanto c’ha la pressione bassa.

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Visita la Cappella Sistina online

Se non siete mai entrati dentro quel gioiello che è la Cappella Sistina, se ci siete già stati e volete tornarci subito ma non avete la possibilità di farlo fisicamente perché magari abitate dall’altra parte del globo o per qualsiasi altra ragione, cliccate qui.

Avete infatti la possibilità di guardarvi con tutta calma gli affreschi della Cappella Sistina ma anche il prezioso pavimento cosmatesco.

Certo non è la stessa cosa vedere la cappella dal vivo con i propri occhi che guardarla attraverso un tour virtuale a 360° ma è altrettanto vero che in una sola visita non si possono apprezzare tutti i dettagli un po’ per il tempo a disposizione, un po’ per l’emozione e in parte perché la gran folla che abitualmente la riempie impedisce di apprezzarne a pieno tutto il suo splendore.

Mettetevi comodi e, adoperando il mouse, muovete l’immagine per godervi tutte le bellezze della Cappella Sistina: dalla volta al Giudizio Universale, dagli affreschi quattrocenteschi del Botticelli a quelli del Perugino, dalla serie dei papi a quella dei tendaggi affrescati nel primo registro.

Cliccando sui simboli +/- posizionati in basso a sinistra, potrete ingrandire i particolari per vederli meglio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Anche a bastonate mi prese il papa

Giulio II non è uno di quei papi passati alla storia per essere un’illuminato e un grande devoto. Assieme facevamo scintille: immaginatevi due testardi che si fronteggiano, entrambi consapevoli delle proprie potenzialità.

Spesso si litigava assai animatamente come quella volta che mi sferrò pure una bastonata sulla schiena. Era un gran mecenate e sapeva bene che potevo trasformare i suoi sogni di megalomania in qualcosa di tangibile, che lo facesse passare per sempre alla storia.

Fu lui che mi affidò gli affreschi della volta della Cappella Magna, più nota come Cappella Sistina. Durante i lavori mi venne in mente di fare una scappata a Firenze per la festa di San Giovanni. San Giovanni è il patrono della città ed essere lontano da casa per un’occasione così importante mi pesava parecchio.

Domandai allora dei denari al papa visto che spesso tardava nel pagare il mio lavoro e lui per tutta risposta mi chiese quando avrei finito la cappella. “Quando potrò” risposi scocciato con la mia mancante diplomazia. Giulio II s’arrabbiò come al solito e m’assestò una bastonata sul groppone.

Mi defilai e, quando sparii dalla sua vista, mi raggiunse di corsa un suo messo, Accursio per la precisione, con cinquecento scudi e le scuse del papa. Secondo me Giulio II per un attimo temette che gli lasciassi a metà la volta della Sistina. Deve aver sudato freddo.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Tu ‘l sai quant’io son poco

Stamani voglio augurarvi una lieta giornata iniziando in versi antichi che scrissi per Tommaso de’ Cavalieri.

Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
    E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ‘l sai, quant’io son, poco.
    E perc’un’alma infra duo va ‘l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con le sue rime e i suoi affreschi

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Studio di nudo dal vero

Questo disegno che vedete a seguire fa parte del cospicuo gruppo di disegni che il mi’ pronipote vendette al collezionista Wicar. Dopo vari passaggi, compreso quello presso il re dei paesi Bassi Guglielmo II, adesso si trova da diversi decenni presso le collezioni della galleria del Louvre, a Parigi.

Si tratta di nudo in posizione semi seduta dal vero che, anni più tardi, venne adoperato da Sebastiano del Piombo per la sua pietà di Ubeda, iniziata nel 1533 e terminata nel 1539. Molto probabilmente schizzai prima la figura intera e poi rifinii con dovizia di particolari il torso lasciando sia le braccia che le gambe non terminate. L’utilizzo del chiaro scuro che ho fatto in questo foglio è il medesimo che si ritrova nel gruppo di disegni magistrali che realizzati per il mio amato Tommaso.

A seguire vi propongo anche il dipinto di Sebastiano del Piombo. Ha adoperato si il mio disegno come modello ma la mia figura ha una personalità che manca a quella di Sebastiano, inoltre il mio è assai più slanciato e muscoloso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Cristo e la Samaritana al pozzo

Il Cristo e la Samaritana al pozzo è una delle tante opere mie che viene citata dal Vasari ma non dal Condivi. Studiai la composizione per farne omaggio alla mia amica Vittoria Colonna. Il soggetto è l’incontro fra Cristo e la donna di Samaria dinnanzi alla fonte d’acqua in allusione alla fonte d’acqua di vita eterna di Nostro Signore.

Anche la marchesa Colonna cita quest’opera in una lettera datata 20 luglio 1543 che mi scrisse dal suo ritiro presso il monastero di Santa Caterina a Viterbo.

In un foglio che venne venduto all’asta a un privato nel 1998 da Sotheby’s, studiai una posa frontale per la donna stante avvolta in una veste assai stretta che lascia scoperto il seno. Cristo è seduto sul pozzo e la richiama verso di sé per avere un po’ d’acqua. Lei, che già se ne stava andando, si volta girando la testa.

Questo studio poi lo modificai per ottenere una composizione che mi andasse più a genio. Del risultato finale sono giunte fino a voi solo copie ma non il dipinto originale che si perse nel corso dei secoli chissà come e chissà quando.

Fra le copie più celebri del mio Cristo con la Samaritana al pozzo, quelle più celebri sono quella di Siena di Marcello Venusti e quella realizzata in affresco da Daniele da Volterra sul soffitto della stanza in Belvedere, nel complesso vaticano. Nicola Beatrizet realizzò un’incisione molto accurata mentre Clovio preferì disegnarla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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Sopra il mio studio della composizione venduto all’asta da Sotheby’s il 28 gennaio del 1998 mentre a seguire l’incisione di Nicola Beatrizet

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La venatura celata per secoli

Il Cristo Portacroce che vedete nella foto a seguire, lo scolpii su commissione di Metello Vari. Mentre lavoravo al viso però, venne alla luce una brutta venatura nera. Mi sentii perduto: non potevo certo consegnare quel Cristo così deturpato e quindi mi decisi a iniziarne uno da capo.

Il povero Vari attese anni prima che potesse vedere la sua opera terminata. Acnhe della seconda versione io non fui contento. L’avevo inviata da Firenze a Roma non ancora ultimata affidando a Pietro Urbano il compito di portarla rapidamente a termine. Fu capace solo di sciuparmela e dovetti far rimediare a Federico Frizzi. Alla fine l’opera pareva oscena uguale a quanto mi narravano certe lettere speditemi da Sebastiano del Piombo ma Metello Vari non aveva intenzione di attendere altro tempo per ricevere un’eventuale terza versione.

In ogni modo consegnai al Vari entrambe le versioni. La seconda venne collocata in Santa Maria sopra Minerva a Roma mentre il Cristo venato il Vari volle metterlo nel suo giardino. Qualche anno dopo, nel 1556, anche Ulisse Aldovrandi poté vedere l’opera nel giardino.

Per tanti anni l’opera fu data per perduta e, solo nel 2001, si intuì che l’opera in questione poteva essere quella conservata nel Monastero di San Vincenzo a Bassano Romano fino ad allora ritenuta seicentesca e derivata dall’originale mio.

Dopo un attento restauro ricomparve la venatura sul viso che era rimasta celata per troppi anni e molti dubbi scomparvero.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Co’ tuo sguardi più presto ancide quante vien più tardi

Non altrimenti contro a sé cammina
ch’i’ mi facci alla morte,
chi è da giusta corte
tirato là dove l’alma il cor lassa;
tal m’è morte vicina,
salvo più lento el mie resto trapassa.
    Né per questo mi lassa
Amor viver un’ora
fra duo perigli, ond’io mi dormo e veglio:
la speme umile e bassa
nell’un forte m’accora,
e l’altro parte m’arde, stanco e veglio.
    Né so il men danno o ‘l meglio:
ma pur più temo, Amor, che co’ tuo sguardi
più presto ancide quante vien più tardi.

Il vostro Michelangelo Buonarroti fra i sui ricordi che ancor gl’infiammano ‘i core

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