Il legno di pioppo e il Tondo Doni

Dicono che il pioppo sia un legno di poco conto. Non è buono da bruciare perché produce tanta cenere e scalda pochino ma nemmeno è tanto adoperato per far mobilia: non ha una spiccata resistenza e se attaccato dai tarli non oppone alcuna resistenza.

E allora? Beh, però il pioppo si lavora facilmente. Pensate che proprio su una tavola tonda di questa essenza dipinsi il Tondo Doni. Alla fine dei conti è utile anche questo legno. Tutto quello che la natura ha creato ha uno scopo: bisogna solo fare la fatica di capire a cosa serva.

Non è forse bella la mia pittura a tempera a uovo che da secoli viene ammirata? C’è chi entra alla Galleria degli Uffizi solo per  vedere quest’opera e poi naturalmente rimane colpito anche da molte altre durante il percorso museale.

Vi lascio l’immagine del mio Tondo, custoditela nel cuore.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta.

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Vi presento Cecilio

Come sapete oramai mi sono modernizzato e riesco ad adoperare pure i social network quasi come se fossi un giovanotto nato. Nella mia pagina Facebook ho ricevuto la segnalazione di un video ganzo che vale la pena guardare con attenzione.

E’ stato ideato e realizzato da Domenico Velletri e il protagonista è Cecilio che, oltre a ironizzare sulla mania compulsiva e ossessiva dei selfie, si trasforma allo scoccare della mezzanotte in me per dar vita allo Schiavo che si Ridesta.

Stasera, prima di andare a letto, dategli un’occhiata per tirarvi su di morale. Ah, e già che ci siete potete anche guardare gli altri video divertenti di Cecilio alle prese con il mondo dell’arte.

Sapete che c’è? Ho già preparato una postazione cinema qui in Santa Croce e stasera invito a vedere questi video anche Galileo e il Canova. Se vuol venire c’è posto anche per Machiavelli ma quello da qualche tempo a questa parte fa il difficile e se la intende parecchio con il Foscolo, brava persona anche lui ma da evitare se siete giù di morale.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per stasera vi saluta, un abbraccio a tutti i miei affezionati e devotissimi lettori, ovunque voi siate.

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Vita agiata, poca arte

Mi sono svegliato all’alba e mi sono immerso subito per le strade fiorentine…in cerca di cosa, ancora non l’ho capito. Ai miei tempi Firenze era tutta diversa da quella che conoscete voi e non era così sicura. Passeggiare per le sue strade non era cosa da farsi, soprattutto durante la notte. Gli omicidi erano all’ordine del giorno così come le scorribande.

Tutt’altra vita adesso ma chissà, forse le comodità dei tempi moderni e lo stile di vita contemporaneo è deleterio per l’arte e tutto ciò che gli gravita attorno.

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 Se da’ prim’anni aperto un lento e poco
ardor distrugge in breve un verde core,
che farà, chiuso po’ da l’ultim’ore,
d’un più volte arso un insaziabil foco?
Se ‘l corso di più tempo dà men loco
a la vita, a le forze e al valore,
che farà a quel che per natura muore
l’incendio arroto d’amoroso gioco?
Farà quel che di me s’aspetta farsi:
cenere al vento sì pietoso e fero,
c’a’ fastidiosi vermi il corpo furi.
Se, verde, in picciol foco i’ piansi e arsi,
che, più secco ora in un sì grande, spero
che l’alma al corpo lungo tempo duri?

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Lo schiavo barbuto

Lo schiavo barbuto è uno di quelli che oggi potete ammirare presso la Galleria dell’Accademia a Firenze. Lo realizzai nel decennio compreso fra il 1520 e il 1530. Vogliatemi scusare se non mi ricordo la data precisa ma son passati secoli dall’ultima volta che ci misi mano.

Non è un opera finita ma ben s’intende cosa avevo in mente di scolpire. Ha un corpo più tozzo e muscoloso se paragonato a quello degli altri e non è proprio un giovanotto.

Avrebbe dovuto far parte del complesso monumentale di Giulio II ma come sapete, quella tomba colossale non fu realizzata se non in minima parte a causa di numerosissime vicissitudini.

Vi lascio una sua immagine sperando vi venga voglia di vederlo dal vero alla Galleria dell’Accademia a Firenze.

Il vostro Michelangelo Buonarroti stanco, anzi, stanchissimo.

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La buonanotte con un video

Stasera la buonanotte ve la auguro così mentre son rimasto solo in Santa Croce. E si… stasera se ne sono andati tutti a giro per Firenze e mi son ritrovato senza nessuno con cui scambiare due parole. Che ci volete fare, così è la vita anche… se di vita si può parlare dato che è da parecchio tempo che oramai son morto.

Come vi auguro la buonanotte? Con un video che ho scovato in rete… spegnete le luci e guardatevelo prima di addormentarvi. Mi auguro che possa calmarvi l’animo prima di prender sonno.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, affezionatissimo come sempre e solo come sempre.

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Coppia di ignudi fra il diluvio e l’ebbrezza di Noè

Nella volta della Sistina dipinsi non so’ quanti corpi nudi… ci sono quelli messi lì al posto delle cariatidi e i venti che sorreggono i medaglioni di bronzo istoriati. Questi ultimi li raffigurai a coppie, l’uno di rimpetto all’altro e si trovano sui lati dei pannelli narrativi più piccoli.

Diedi loro corpi atletici, scattanti e pieni di vigore e volti quasi angelici dai lineamenti delicati.

I primi due ignudi li riportai sul buon fresco a spolvero e adoperai per entrambi il medesimo cartone. Se guardate bene vi accorgerete che hanno una posizione perfettamente speculare. Successivamente abbandonai questo sistema e preferii disegnarli uno ad uno. Tuttavia il volto di uno dei due ignudi è quello che mi diede le maggiori soddisfazioni. La sua pacatezza ancora mi conforta così come i sentimenti che suscita in chi si vi trova dinnanzi per la prima volta.

Vi lascio le immagini prese direttamente dalla volta della Cappella Sistina, sono tutte per voi.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, che ogni tanto torna nella Cappella Sistina con originario entusiasmo.

Volta Sistina Ebbrezza e derisione di Noè

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Vi accompagno all’interno della Cappella Sistina

Quando avete voglia di lasciare i vostri pensieri altrove e di immergervi totalmente nella bellezza, andate a visitare la Cappella Sistina. Lì troverete un rifugio per il vostro animo e il ritrovo di tutti i vostri pensieri. Buon viaggio…la bellezza che creai in vita è per tutti, sia per quelli che s’intendono di arte che per quelli che amano ammirare cose belle senza nemmeno immaginare tutta la fatica che ci sia dietro ogni singola pennellata data.

Michelangelo Buonarroti è tornato

Oggi ho deciso di portarvi con me alla scoperta della Cappella Sistina. Non potendo prendere ciascuno di voi per mano a vedere ogni singola porzione di affresco, preferisco mostrarvi un video che ho scovato su Youtube.

Mettetevi comodi: sedetevi sul divano o su una scranna sgangherata con un bicchiere di vino rosso in mano. Oppure, in alternativa, versatevi un’aranciata sciapita e godetevi mezzora d’arte pura.

Ve l’ho detto… non è questione di essere modesti oppure no: sono realista. In pochi hanno saputo dar vita a un capolavoro simile.

Sempre cordialmente vostro Michelangelo Buonarroti

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Un brindisi a chi ci vuol male

Le menzogne, la presunzione, l’ardire di voler sembrare come non si è e tutto quello che c’è dietro le mezze verità sono l’Alfa e l’Omega di tutti i problemi.

Mi vedete pessimista? Nient’affatto. Sono arrabbiato nero, censuro parolacce e infamie anche se qui ci starebbero benino.

Ce l’ho con quelli che si fanno chiamare artisti e nemmeno sanno come si tempera una matita o come si macina un colore. Ce l’ho con chi si arroga diritti che non ha, calpestando quelli degli altri e chiedendo pietà…insomma, i carnefici che si spacciano per anime belle pensando che tutti gli altri siano imbecilli e possano bersi i suoi discorsi che non hanno né capo né coda.

Il tempo farà da giudice e i frutti dati, se son buoni, perdureranno secoli senza marcire ma tutti gli altri son destinati a diventare carta straccia senza importanza alcuna.

Un brindisi a chi ci vuol male assieme a me? … che poi non si dica che non siamo generosi.

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Lettere di normale amministrazione e la Madonna di Bruges

Eccomi qua… oggi non ho ancora avuto un minuto di tempo per connettermi con voi, affezionati lettori. Mi sono messo a riordinare certe carte vecchie di secoli e ho trovato questa lettera che scrissi al mi’ babbo per faccende di ordinaria amministrazione. Ve la riporto tutta per intero così ve la potrete gustare con calma.

Le parole in grassetto fanno riferimento alla Nostra Signora di Bruges. Non volevo che nessuno la vedesse: speravo ingenuamente che potesse arrivare direttamente nelle Fiandre rimanendo sconosciuta ai conterranei. Solo così avrei evitato che qualcuno la copiasse ma mi sa tanto che Raffaello riuscì a vederla altrimenti non mi potrei spiegare la composizione della sua Madonna col cardellino.

Il vostro devoto Michelangelo Buonarroti, stanco morto ma mai domo.

Roma, 31 Gennaio dl 1506 a Lodovico Buonarroti in Firenze

Padre reverendissimo,

i’ ò inteso per una vostra chome lo spedalingo non è mai tornato di fuora, per la qual cosa non avete potuto venire alla conchluxione del podere chome desideravi; io n’ò avuta passione anch’io, perché stimavo voi l’avessi oramai tolto.

Dubito che llo spedalingo non sia andato fuora a arte, per non s’avere a spodestare di quella entrata e per tenere e’ danari e el podere. Avisatemi, perché, se così fussi, gli caver[e]i e’ mia danari di mano e cterre’gli altrove.

De’ chasi mia di qua io ne farei bene, se e’ mia marmi venissino; ma in questa parte mi pare avere grandissima disgratia, che mai, poi che io ci sono, sia stato dua dì di buon tempo.

S’abacté a venirne più giorni fa una barcha che ebe grandissima ventura a non chapitar male, perché era contratempo; e poi che io gli ebbi scarichi, subito venne el fiume grosso e ricopersegli i’ modo che anchora non ò potuto cominciare a far niente; o pure do parole al Papa e ctengolo im bu[o]na speranza, perché e’ non si crucci meco, sperando che ‘1 tempo s’achonci ch’io cominci presto a llavorare, che Dio il voglia.

Pregovi che voi pigliate tucti quegli disegni, cioè tucte quelle carte che io messi in quel sacho che io vi dissi, e che voi ne facciate un fardellecto e mandatemelo per uno vecturale. Ma vedete d’achonciarlo bene per amor dell’aqua, e abiate cura, quando l’achonciate, che e’ no’ ne vadi male una minima carta, e rrachomandatela al vecturale, perché v’è cierte cose che importano assai; e scrivetemi per chi voi me le mandate, e quello che io gli ò a dare.

Di Michele, io gli scrissi che mectessi quella cassa in luogo sicuro, al coperto, e poi subito venissi qua a rRoma, e che non manchassi per chosa nessuna. Non so quello s’arà facto.

Vi prego che vo’ gniene ramentiate, e ancora prego voi che voi duriate un poco di faticha in queste dua cose, cioè in fare riporre quella cassa al coperto, in luogo sicuro; l’altra è quella Nostra Donna di marmo similmente vorrei la faciessi portare chostì in casa e non la lasiassi vedere a persona. Io non vi mando e’ danari per queste dua cose, perché stimo che sia pichola cosa; e voi, se gli dovessi achactare, fate di farlo, perché presto, se e’ mia marmi giungono, vi manderò danari per questo e per voi.

Io vi scrissi che voi domandassi Bonifatio a chi e’ faceva pagare a llucha quegli cinquanta ducati che io mando a Charrara a Macteo di Chucherello, e che voi iscrivessi el nome di cholui che gli à a pagare in sulla lectera che io vi mandai aperta, e che voi la mandassi a Charrara al decto Macteo, acciò che e’ sapessi a chi egli aveva a andare in Lucha pe’ e’ decti danari. Chredo l’arete facto; prego lo scriviate ancora a me a chi Bonifatio gli fa pagare in Lucha, acciò che io sappia el nome e possa scrivere a mMacteo a Charrara a chi egli à a ‘ndare in Lucha pe’ e’ decti danari. No[n] altro.

Non mi mandate altro che quello che io vi scrivo, e e’ panni mia elle camicie li dono a voi e a Giovan Simone. Pregate Dio che le mie cose vadino bene, e vedete di spendere a ogni modo per insino in mille de’ mia ducati in terre, come siano rimasti. A dì trentuno di giennaio mille cinque ciento sei.Vostro Michelagniolo in Roma.

Lodovicho, io vi prego che voi mandiate questa lectera che è fra queste che io vi mando, che va a Piero d’Argiento, e prego che voi facciate che e’ ll’abbi. Chredo che per la via degl’Ingiesuati l’andrebbe bene, perché spesso vi suole andare di que’ frati. Io ve la rachomando. Al Lodovicho di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella Dogana di Fiorenza.

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