Correte per qualcosa che valga la pena o rallentate

A cosa serve correre se poi davanti c’è solo un muro contro cui sbattere? Mah, chi lo sa… i tempi moderni non li capisco mica.

Vedo un mucchio di gente che si perde in cose senza senso. Cosa lasciano dietro di sé? Un culo duro scolpito in palestra? A che serve tanta fatica?

Mah, siete strani, ve lo devo dire. Piuttosto non sarebbe meglio armarsi di sapere, arricchire il proprio mondi interiore e lasciar perdere il guscio? Tanto il guscio lo lasciate su questa terra e dopo qualche anno che ve ne sarete andati di lui non ne rimarrà traccia.

il vostro Michelangelo Buonarroti che vi osserva più perplesso del solito.

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Fauno perduto

Chi di voi conosce il mio Fauno? Si tratta di una maschera facciale  che raffigura un fauno sdentato. L’ho scolpita quando ancora ero un ragazzino presso il Giardino di San Marco, dove studiavo scultura assieme ad altri giovani talenti.

In realtà il mio Fauno in origine aveva una bella dentatura ma, mentre ero tutt’intento a rifinirlo, mi passò vicino Lorenzo il Magnifico e mi fece qualche giusta osservazione: “Come mai ha tutti quei denti? I vecchi son quasi sempre sdentati!”. Aveva ragione, eccome! Così con un popoino di pazienza, gli scalpellai via tutta la dentatura e scolpii anche i buchi che avevano lasciato le loro radici.

Di questa testa si hanno notizie fino allo scoppio della seconda guerra mondiale quando, insieme ad altre opere, venne portata nel castello di Poppi, nel Casentino, per essere sottratta dalle mani dei nazisti.

Il rifugio era considerato sicuro anche perché per arrivare al caveau era necessario aprire ben sette porte a doppia mandata aventi chiavi molto diverse le une dalle altre.

Fatto sta che gli ufficiali delle SS appartenenti alla 305° divisione entrarono comunque con un espediente e si portarono via il mio fauno e molte altre opere. Caricarono tutto su un furgoncino e sparirono proteggendosi le spalle con raffiche di fuoco.

La maggior parte di quella refurtiva venne restituita a guerra conclusa ma non la testa del mio fauno sdentato.

Rodolfo Siverio, un dei più noti cacciatori d’pere trafugate, ha indagato a lungo su questa opera ed ha concluso che adesso potrebbe essere all’interno di qualche caveau in una banca svizzera oppure potrebbe essere finita in Russia come risarcimento di guerra da parte di Berlino.

Non avrò pace finché non verrà restituita all’Italia. Voglio vedere di nuovo il fauno esposto in casa mia a Firenze. Possibile che nessuno parli e che si tengano un’opera presa in tempi di guerra?

Via, giù.. ci vado fuori dai gangheri. Meglio che per il momento vi saluti.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, che s’infervora con chi si appropria di ciò che non è suo.

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Calco in gesso del mio fauno che si trova presso Casa Buonarrroti a Firenze, in via Ghibellina

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questa è una scultura di Cesare Zocchi che raffigura me mentre scolpisco la testa del fauno. Si trova in casa Buonarroti a Firenze

Quello che gli artisti pensano di me

Non sono pochi gli artisti che hanno commentato le mie opere, la mia arte o che hanno studiato quello che io ho ideato nel corso della mia vita. Sono orgoglioso di tutto questo e mi sono appuntato al petto come se fossero medaglie, le parole che altri artisti hanno speso per me.

Stasera mi va di coccolarmi con l’ammirazione che ho avuto in vita e con quella che continuo a suscitare in coloro che per la prima volta si trovano faccia a faccia con una mia opera.

Vi do’ la buonanotte con ciò che ha detto della mia arte Rodin:

“Michelangelo mi ha liberato dall’accademismo”

-Auguste Rodin-

il vostro Michelangelo Buonarroti, che ancora non ha concluso i suoi impegni quotidiani.

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Effetto Michelangelo

Oramai è tutto pronto per l’inaugurazione della mostra “Effetto Michelangelo 1874-2014”. Ogni cosa è stata sistemata al suo posto e la Torre di San Niccolò è stata tirata a lucido per l’occasione.  L’inaugurazione è prevista per domani, giovedì 31 Luglio, alle ore 19.30.

Se siete a Firenze vi consiglio di non perdere questa bella occasione, anche perché dalle 21.30 la Torre verrà illuminata grazie a un particolare sistema di luci ideato dalla Silfi Spa.

La mostra è stata organizzata per celebrare sia il 450° anno dalla mia dipartita che il 450° anno dell’istituzione dell’Accademia delle Arti e del Disegno.

L’evento è stato ideato e organizzato dalla prestigiosa Accademia delle Arti e del Disegno in stretta collaborazione con l’associazione Muse e l’Opera Laboratori Fiorentini.

Niccolò Niccolai è il curatore dell’allestimento della mostra che ripercorre i vari festeggiamenti organizzati nell’Ottocento dalla mia città preferita, in mio onore.

Nel 1873 venne inaugurato il David di bronzo che tutt’ora guarda Firenze dall’alto e in quel frangente la città era tutta in fermento. Uno spettacolo nello spettacolo di cui non volli perdermi nulla.

La mostra “Effetto Michelangelo 1874-2014” verrà aperta al pubblico da Venerdì 1 Agosto 2014 fino al 30 settembre del 2014 dalle 17-fino alle 20. Il biglietto d’entrata costa 4 euro e include la visita guidata sia alla mostra che alla Torre.

Se desiderate altre notizie in merito o solo volete dei chiarimenti riguardo alla mostra di cui vi ho parlato, visitate il sito www.musefirenze.it

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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I venti ignudi

Avete mai avuto l’occasione di vedere la Cappella Sistina con i vostri occhi? Ho affrescato la volta raffigurando le storie più conosciute della Genesi ma non solo. Ci sono profeti maggiori e minori che preannunciano la venuta di Cristo alternati a sibille pagane che preannunciano lo stesso evento con largo anticipo. Non c’è alcun spazio libero o lasciato incompiuto: ho riempito ogni centimetro a disposizione pennellata dopo pennellata.

Guardate bene gli ignudi: sono venti per la precisione. Dieci coppie di corpi atletici che, mettendo in tensione tutta la  loro muscolatura, sorreggono i medaglioni istoriati al di sotto dei riquadri meno grandi della Genesi. Se osservate la volta da ovest verso est, noterete che gli ignudi posizionati più a levante hanno dimensioni maggiori. Infatti, dopo l’interruzione dei lavori durati un anno interno ( dal 1510 al 1511), decisi di maggiorarne i volumi per permettere di osservare meglio i vari dettagli dal basso.

 

il sempre vostro Michelangelo Buonarroti. Preservatemi dal vostro mondo perché non veggo lume.

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Una frase per messer Tommaso

Sono sempre stato malinconico e ho patito le pene dell’inferno per ragioni che non vi starò qui a raccontare. Avrò modo più in là di fidarmi di voi e confidarvi le mie paure e le mie angosce che fino al momento ho tenuto solo per me.

Per questa sera vi saluto lasciandovi una frase che scrissi nella seconda lettera che inviai a Tommaso de’ Cavalieri recante la data del 30 novembre del 1532.

…Ma poi che son qui, fareno del cuor rocha e andereno inanzi; e se io non arò l’arte del navicare per l’onde del mare del vostro valoroso ingegnio, quello mi scuserà, né si sdegnierà del mio disaguagliarsigli, né desiderrà da mme quello che in me non è perché chi è solo in ogni cosa, in cosa alcuna non può aver compagni.

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Il vostro Michelangelo Buonarroti, inquieto sempre ma domo mai

 

La mia casa di Roma e gli animali

La mia casa di Roma, quella in via Macel de’ Corvi, pareva una fattoria in piena città. C’avevo un gallo e diverse galline che la mattina mi facevano tante di quell’ova che mi toccava mangiare frittata un giorno si e quell’altro anche. I gatti? Si, come no! Gatti, gatte e gattini sul letto, sul tavolino e fra le sculture. Mi facevano compagnia e a volte mi c’arrabbiavo pure.

Ho avuto anche un cavallo, tanto per concludere il quadretto familiare.

Verso i primi giorni dell’estate del 1533 dovetti tornare a Firenze e lasciai a Bartolomeo Angelini, l’incarico di badare a casa mia e soprattutto di dar da mangiare e da bere a quell’allegra comitiva di volatili e quattro zampe. Bartolomeo era il mio consulente finanziario… figuratevi se ai tempi d’oggi, un consulente di cotanta fama si dedicasse a dar da mangiare ai gatti! Altri tempi.

Vi riporto uno stralcio di lettera che mi scrisse da Roma proprio Bartolomeo per rassicurarmi sulle condizioni della casa di via Macel de’ Corvi.

Roma 26 luglio del 1533

…La chasa vostra è di chotinovo ogni notte guardata e di giorno spesso da me vicitata; le galline e messer gallo triomfano, e le gatte molto si lamentano della vostra asemzia, amchor che nonn manchi loro da mangniare…

Che Iddio in santità vi chomservi.

Per tutto vostro Batholomeo Angielini in Roma

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il vostro devoto Michelangelo Buonarroti

 

Vi do’ il buongiorno in attesa della tempesta

Questa mattina vi do’ il buongiorno così… con qualche verso scritto parecchi secoli fa ma ancora attuali. Il cielo sopra Firenze promette ancora tempesta: spero non debba ricorrere a metter sacchi di sabbia attorno alla mia eterna dimora. E si, perché questo luglio ha fatto già abbastanza disastri e da un momento all’altro m’aspetto di veder scorrere l’Arno passar qui da Santa Croce.

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    Perché sì tardi e perché non più spesso
con ferma fede quell’interno ardore
che mi lieva di terra e porta ‘l core
dove per suo virtù non gli è concesso?
Forse c’ogn’ intervallo n’è promesso
da l’uno a l’altro tuo messo d’amore,
perc’ogni raro ha più forz’e valore
quant’è più desïato e meno appresso.
La notte è l’intervallo, e ‘l dì la luce:
l’una m’agghiaccia ‘l cor, l’altro l’infiamma
d’amor, di fede e d’un celeste foco.

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il vostro Michelangelo Buonarroti in attesa delle prossime piogge

Sebastiano del Piombo: uno dei miei pochi amici

Ho avuto pochi amici ne corso della vita. Sebastiano del Piombo è stato un di questi anche se ha dirla tutta qualche torto me l’ha fatto.

Vi riporto una lettera che scrissi a lui da Firenze mentre si trovava a Roma per motivi di lavoro. Era un bravo artista e mi dispiace che non abbia avuto un maggiore successo e che in troppi se lo siano dimenticato.

 

 Firenze 30 aprile del 1525

Sebastiano mio karissimo,

 iersera el vostro amicho chapitano Chuio e certi altri gentilomini volsono, lor gratia, che io andassi a ccena chon loro, di che ebi grandissimo piacere, perché usci’ um pocho del mio malinchonicho, o vero del mio pazzo; e non solamente n’ebbi piacere della cena, che fu piacevolisima, ma n’ebbi anchora, e molto più che di quella, de’ ragionamenti che vi furno.

E più, dipoi, ne’ ragionamenti mi crebe el piacere udendo dal decto chapitano Chuio mentovare il nome vostro; né bastò questo e più dipoi, anzi infinitamente, mi rallegrai circha all’arte, udendo dire dal decto capitano voi essere unicho al mondo, e chosì essere tenuto in Roma.

Però, anchora se più allegrezza si fussi potuta avere, più n’arei avuta dipoi, visto ch’el mio giudicio non è falso. Dunche non mi neghate più d’essere unicho, quand’io ve lo schrivo, perché n’ò troppi testimoni; e ècci un quadro qua, Idio gratia, che me ne fa fede a chiunche vede lume.

 

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particolare di un’opera di Sebastiano

Quando la carta era un bene prezioso

Quando la carta era ancora un bene prezioso non veniva sprecata. Ogni foglio veniva adoperato al massimo e anche un piccolo ritaglio poteva essere utilizzato per annotare idee, pensieri o schizzare un’idea che frullava per la testa.

Adesso non si da’ più alcun valore alle cose. Tutto viene buttato prima di aver concluso il proprio ciclo vitale.

Non mi ci ritrovo in questo mondo moderno. Sarò pure attempato ma non posso arrivare a capire lo spreco perché come dice quel grand’uomo di Mujica, l’attuale presidente dell’Uruguay “quando compro una cosa non la compro col denaro, ma col tempo che h impiegato a guadagnarlo”.

il vostro Michelangelo Buonarroti, con pochi peli sulla lingua e nel cuore.

Michelangelo Buonarroti - Quattro studi per un braccio destro piegato, visto da angoli differenti

Michelangelo Buonarroti - Schizzo di un uomo nudo

Michelangelo Buonarroti - Studi di gambe

Michelangelo Buonarroti - Vari schizzi e un poema