Amici di Michelangelo Buonarroti è tornato

Vi annuncio in modo ufficiale che da qualche giorno è nato il gruppo di Facebook dedicato agli amici di Michelangelo Buonarroti è tornato. Non vi allarmate: è roba mia pure quella che gestisco io: nessun clone…almeno in questo caso.

Iscrivetevi per postare foto, per scrivere la vostra opinione su opere mie, le vostre considerazioni relative a mostre in corso nelle quali sono presenti lavori che mi appartengono e molto altro ancora. Una pagina di dibattito libero purché si mantenga un linguaggio e un atteggiamento non offensivo nei confronti di altri membri.

Per dibattere su ciò che volete in merito alla mia vita, alle mie opere o a film, libri e quant’altro mi riguardi da molto vicino, è necessario che effettuiate l’iscrizione.

Vi aspetto allora tutti quanti sulla nuova pagina Amici di Michelangelo Buonarroti è Tornato. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti attende di leggere le vostre discussioni.

Cliccate qua per iscrivervi.

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Gli occhi miei son quegli

Stamani mi sono svegliato romantico, forse è il cielo cupo che sembra promettere pioggia che scava nei ricordi e riporta a galla la parte più tenera di me. Che ne so, tanto prima di buio son sicuro che tornerò a incupirmi.

Vi lascio qualche verso prima di preparare un po’ di roba per affrontare la giornata sperando possano essere di vostro gradimento. Metto fuori anche l’ombrello di celandra: non si sa mai…

Amor non già, ma gli occhi mei son quegli
che ne’ tuo soli e begli
e vita e morte intera trovato hanno.
    Tante meno m’offende e preme ‘l danno,
più mi distrugge e cuoce;
dall’altra ancor mi nuoce
tante amor più quante più grazia truovo.
    Mentre ch’io penso e pruovo
il male, el ben mi cresce in un momento.
    O nuovo e stran tormento!
    Però non mi sgomento:
s’aver miseria e stento
è dolce qua dove non è ma’ bene,
vo cercando ‘l dolor con maggior pene.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Anteprima: Il Cinquecento a Firenze

Come vi ho annunciato la settimana scorsa, Palazzo Strozzi si appresta ad allestire un’importante mostra dedicata all’arte cinquecentesca fiorentina: Il Cinquecento a Firenze. Nel percorso espositivo saranno presenti una settantina di opere e già iniziano ad essere palesati i primi nomi dei capolavori che potranno essere ammirati in loco.

Fra le opere presentate al pubblico ci sarà il mio bozzetto per il Dio Fluviale da poco restaurato, la Deposizione del Pontormo e quella del Rosso Fiorentino, l’Immacolata concezione del Bronzino e San Fiacre che risana gli infermi dell’Allori. Sarà presente anche il dipinto Michelangelo, Soderini e il sultano di Cavalori che arriverà per l’occasione direttamente dalla National Gallery di Londra.

Insomma, segnatevi le date: dal 21 settembre 2017 fino al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi vi attende con una nuova e interessante mostra tutta da scoprire.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le mostre in corso o quasi

Comunicato Stampa:

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospita Il Cinquecento a Firenze, una straordinaria mostra dedicata all’arte del secondo Cinquecento a Firenze che mette in dialogo opere di artisti come Michelangelo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Pontormo, Bronzino, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Giambologna. Ultimo atto d’una trilogia di mostre di Palazzo Strozzi a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, iniziata con Bronzino nel 2010 e Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014, la rassegna celebra una eccezionale epoca culturale e di estro intellettuale, la seconda metà del Cinquecento a Firenze, in un confronto serrato tra “maniera moderna” e controriforma, tra sacro e profano: una stagione unica per la storia dell’arte a Firenze, segnata dal concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più geniali rappresentanti del mecenatismo di corte in Europa.
La mostra comprende oltre settanta tra dipinti e sculture, espressione della temperie culturale di quel tempo. Lungo le sale di Palazzo Strozzi si troveranno a dialogare, in un percorso cronologico e tematico allo stesso tempo, opere sacre e profane dei grandi maestri del secolo come Michelangelo, Pontormo e Rosso Fiorentino, ma anche di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo Macchietti, Mirabello Cavalori e Santi di Tito e scultori come Giambologna, Bartolomeo Ammannati e Vincenzo Danti, solo per nominare alcuni di coloro che furono coinvolti nelle imprese dello Studiolo, della Tribuna e nella decorazione delle chiese fiorentine secondo le indicazioni conciliari. Artisti capaci di giocare su più registri espressivi mediando la propria formazione, avvenuta sui grandi maestri d’inizio secolo, con le istanze di un mondo che affrontava un complesso cambiamento verso l’età che sarebbe stata di Galileo Galilei, aperta a una nuova visione sia della natura sia dell’espressione artistica di respiro europeo.
Fondamentale la rete di collaborazioni creata sia con musei e istituzioni del territorio che a livello internazionale, e l’importante campagna di restauri condotta in occasione dell’esposizione: diciassette sono stati gli interventi, a cominciare da quello alla cappella Capponi in Santa Felicita, reso possibile grazie al contributo di Friends of Florence, che ha interessato l’intero preziosissimo ambiente. Ben dieci pale d’altare di imponenti dimensioni e una scultura di Michelangelo sono inoltre state sottoposte a restauro: un’opportunità per le opere che necessitavano da tempo di interventi lunghi e complessi.
La mostra è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con Arcidiocesi di Firenze, Direzione Centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto-Ministero dell’Interno, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato, con il supporto di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Main sponsor Gruppo Unipol.
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Le armi senza le quali un uomo diventa nulla

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Confessati, chiudi bene l’uscio e non ti pigliar brighe

Questo che vi riporto a seguire è il testo che scrissi su un foglio oggi assai consumato, conservato in una collezione privata a Cambridge. Non sono altro che delle semplici indicazioni che preparai per Pietro Urbano da portare con sé a Roma. Correva l’anno 1517 quando lo inviai nella città dei papi per portare dinnanzi al pontefice il modello della Basilica di San Lorenzo che avevo ideato.

Diedi a lui anche un po’ di indicazioni assai precise su come avrebbe dovuto riordinare casa mia a Macel de’ Corvi ma anche consigli pratici su quale stile di vita avrebbe dovuto adottare in quel periodo: “non prendere impegni, mancia poco ma bene e non andare troppo a giro”. Si, vero, avrei potuto tranquillamente comunicare tutte quelle cose semplicemente dicendogliele ma si sa, verba volant e scripta manent.

“…tucte le stage e tucto e’ legniame e serra dentro molto bene l’uscio che va in cucina, e per la finestra che va nella decta stanza; poi appoggia e’ legname alle decta finestra e puntella l’uscio della fucina. Dipoi la tieni serrata a chiave. E nella camera di sopra, dove sta Bernardino, mecti tucti e’ ferri da lavorare e tucte le masseritie, e ctucte l’acatasta sopra e’ lecti, e tienla serrata.

Dipoi conta tucti e’ pezi di marmo che ci sono non lavorati e piglia lor misure, e poi la parte del lavoro di quadro che è finito e quello che non è, e poi di tucte le fugure bozate, che son quatro e fanne disegni,e  poi, quand’io manderò per te, ne darai uno a Lionardo e uno ne piglierai per te e portera’lo a fiorenza. Mecterai tucti e’ disegni, insino unna minima carta, coi panni mia e tua, lani e lini; e e’ disegni mecterai in una cassa, e’ panni si può fare un fardello, o in una cassa, come vuoi. E farai portare quel più o meno che io ti scriverò da Fiorenza.

Actenderai a disegniare quanto puoi, in questo tempo. Chonfessati e chomunicati. Non pigliare alchune brighe, e massimo di vicini, mangia pocho e buono a desinare, e va’ pocho actorno.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi fogli sparsi per il mondo

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Marcello Venusti e la copia del Giudizio

Il cardinale Alessandro Farnese desiderava arricchire la collezione di famiglia con una bella copia del mio Giudizio Universale in formato ridotto. Si rivolse così a Marcello Venusti che nel 1549 lo copiò a tempera su tavola.

Il Venusti copiò abbastanza bene il mio lavoro anche se si lasciò sfuggire qualche libera interpretazione aggiungendo la colomba sopra la testa del Cristo Giudice e Dio riprendendolo direttamente dalla Volta della Sistina.

La copia del Venusti divenne un prezioso documento storico durante la fase del restauro del Giudizio. Permise infatti di vedere con chiarezza che aspetto avesse il mio lavoro prima delle braghe apposte dopo l’esito del Concilio di Trento delm1564 e soprattutto la posizione e l’atteggiamento di San Biagio e Santa Caterina che erano stati scalpellati via quasi in toto.

Il lavoro del Venusti si trova al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli. Come è finito lì? Ebbene, arrivò a Napoli come parte integrante della collezione Farnese agli sgoccioli del Settecento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quotidiani o quasi.

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Alzo il pensier con l’alie

  Di te con teco, Amor, molt’anni sono
nutrito ho l’alma e, se non tutto, in parte
il corpo ancora; e con mirabil arte
con la speme il desir m’ha fatto buono.
    Or, lasso, alzo il pensier con l’alie e sprono
me stesso in più sicura e nobil parte.
    Le tuo promesse indarno delle carte
e del tuo onor, di che piango e ragiono,
. . . . . . . .

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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San Lorenzo nella storia dell’arte

Buongiorno a tutti e buon San Lorenzo. Se vi trovate oggi a Firenze non perdetevi la tradizionale cocomerata in Piazza San Lorenzo: un’occasione per condividere tutti assieme un pezzetto di storia cittadina fra turisti e residenti.

Chi era San Lorenzo? Fu uno dei sette diaconi di Roma e venne martirizzato il 10 agosto del 258 mentre imperversavano le persecuzioni dell’imperatore romano Valeriano nel 257.

Parlando di sculture e di San Lorenzo è doveroso citare la nota opera del Bernini, scolpita nel 1617 e conservata presso la Galleria degli Uffizi, nella collezione Contini Bonacossi. Il Santo è semi sdraiato sulla graticola e, mentre raccomanda la città di Roma a Dio, il suo corpo lentamente viene arso dalle fiamme.

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Particolare è Il Martirio di San Lorenzo del Bronzino, al secolo Agnolo di Cosimo, commissionato da Cosimo I de’ Medici. Il pittore lo realizzò nel 1569 e, come vedete, durante il suo viaggio a Roma risalente a qualche anno prima, ebbe modo di vedere i lavori miei nella Cappella Sistina. Il suo fu un azzardo che gli costò caro: oramai i tempi stavano cambiando e il corpo nudo non veniva quasi più considerato lo specchio dell’immagine di Dio, la perfezione, ma bensì qualcosa da celare perché impuro e peccaminoso. Il Bronzino dopo quel lavoro non ebbe vita facile.

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Fra i dipinti più suggestivi che raffigurano il martirio del Santo c’è sicuramente quello di Tiziano che oggi è ubicato sul primo altare a sinistra della Chiesa dei Gesuati a Venezia. E’ un dipinto a olio eseguito su tavola ma in un secondo momento, 1873, venne trasferito su tela, realizzato fra il 1548 e il 1559. Fu commissionato da Lorenzo Massolo che lo avrebbe richiesto per decorare la sua futura sepoltura.

-tiziano-il-martirio-di-san-lorenzo Il martirio di San Lorenzo, cm. 280, Chiesa dei Gesuati, Venezia

A seguire invece vi faccio fare un salto indietro nel tempo con il Martirio di San Lorenzo che affrescò il Beato Angelico nella Cappella Niccolina, in Vaticano. Realizzò questo lavoro fra il 1447 e il 1448 supportato da alcuni aiuti fra i quali vale sicuramente la pena menzionare Benozzo Gozzoli (si, per intenderci quello della Cappella dei Magi a Firenze). Come vedete purtroppo l’affresco non è arrivato fino ai giorni vostri in un buon stato di conservazione rispetto agli altri della stessa serie.

 

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L’ultimo San Lorenzo che vi propongo non può che essere il mio, quello che affrescai nel Giudizio Universale. Lo rappresentai con la graticola e con il capo tonsurato ai piedi del Cristo Giudice. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e già s’avvicina a Piazza San Lorenzo: non vorrei non mi toccasse la mia porzione di cocomero. Buon San Lorenzo a tutti.

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Le immortalissime opere

“Però, come nel principio dissi, il Cielo per esempio nella vita, ne’ costumi e nelle opere l’ha qua giù mandato, acciò che quegli che riguardano in lui, possino imitandolo, accostarsi per fama alla eternità del nome; e per l’opere e per lo studio, alla natura: e per la virtù al Cielo, nel medesimo modo che egli alla natura et al cielo ha di continuo fatto onore.

E non si meravigli alcuno che io abbia qui descritta la vita di Michelagnolo vivendo egli ancora, perché non si aspettandolo che e’ debba morir già mai, mi è parso conveniente far questo poco ad onore di lui, che quando bene come tutti gli altri uomini abbandoni il corpo, non si troverrà però mai alla morte delle immortalissime opere sue: la fama delle quali mentre ch’e’ dura il mondo, viverà sempre gloriosissima per le bocche de gli uomini e per le penne degli scrittori, mal grado della invidia et al dispetto della morte.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che oggi passa la vigilia di San Lorenzo rileggendo le belle parole che ebbe modo di scrivere il Vasari sul mio conto.

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Morto si, zitto no

Come sapete la morte mi prese parecchio tempo fa. C’avevo sempre un sacco di lavori da finire, era pure un festoso martedì di carnevale ma niente, non volle sapere nulla e m’abbracciò con la sua stretta mortale per non lasciarmi più.

Ero a casa mia nel mi’ letto e avevo ottantanove anni: una bella età per quell’epoca tanto che venivo considerato alla stregua di un ultracentenario adesso. In quelle ultime ore avevo al mio fianco le persone più care fra le quali non potevano mancare l’amato Tommaso de’ Cavalieri e Daniele da Volterra. Proprio Daniele scrisse “egli lavorò tutto il sabato che fu innanti al lunedì che si ammalò; lavorò tutto il sabato della domenica di carnevale e lavorò in piedi, studiando sopra quel cor della Pietà”.

Tutto questo preambolo lunghetto per dirvi che ho continuato a esistere anche dopo la morte nei cuori di chi mi ha studiato, nelle mie opere, nella continuità dei miei pensieri e da un po’ di tempo anche attraverso chi mi da voce quotidianamente.

Da non tantissimo tempo ho aperto anche il profilo Instagram. Cercatemi come michelangelobuonarrotietornato e non avrete alcuna difficoltà nell’individuarmi. Se preferite, potete cliccare qua 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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