Il disegno e gli studi della figura umana

Il disegno per un artista è fondamentale: tutto ha inizio da lì. Con il carboncino e la sanguigna si possono delineare volti, movenze, sguardi, stati d’animo sereni o angosciati ma anche profili, caricature e dettagli del corpo che a un osservatore poco attento potrebbero sfuggire.

E’ più facile trasformare i propri pensieri in marmo o, perché no, in dipinti e affreschi solo dopo averli messi nero su bianco. Anche se ho distrutto gran parte dei miei disegni qualcuno è rimasto a futura memoria. Prima di arrivare alla realizzazione del David, della volta della Cappella Sistina, del Tondo Doni e di tutte le altre opere dietro c’è sempre un gran quantitativo di disegni e bozzetti da perfezionare, studiare e rimodellare a proprio piacimento.

Con i tratteggi si ricreano sulla carta le luci e le ombre che le sculture avranno una volta terminate. E’ una sorta di prova finale prima di iniziare a intaccare con martello e scalpello la materia.

Guardate qua cosa ho trovato oggi: un po’ di disegni, alcuni dei quali non troppo noti. Son per voi e per tutti coloro che amano l’arte e non pensano sia un’inutile perdita di tempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti - Studio della figura

Studio della figura umana

Michelangelo Buonarroti - Due studi di un uomo nudo in torsione

Michelangelo Buonarroti - Figura maschile con busto reclinato in vista laterale destra

Michelangelo Buonarroti - il torso incurvato di una figura visto di spalle

Michelangelo Buonarroti - La testa della Libica e lo studio di una gamba destra in vista laterale

Michelangelo Buonarroti - Piano della piattaforma del reliquiario interno di San Lorenzo e il balcone esterno non eseguito

Michelangelo Buonarroti - sezione di una figura

Michelangelo Buonarroti - Studi della figura

Michelangelo Buonarroti - Studi di gambe

Michelangelo Buonarroti - Studi di mani

Michelangelo Buonarroti - Studio anatomico di una gamba destra e studi vari Michelangelo Buonarroti - Studio del torso

Michelangelo Buonarroti - studio della figura 1

Michelangelo Buonarroti - Studio della figura 3

Michelangelo Buonarroti - Un uomo in vista laterale destra, sdraiato, con busto in torsione verso sinistra

Michelangelo Buonarroti - Un uomo nudo seduto

Michelangelo Buonarroti -Studio di occhi e di due teste di profilo

Michelangelo Buonarroti -Studio di torso e natica

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Abbiatene cura

Avete visto che bella giornata piena di sole? Se siete a spasso per Firenze venite a trovarmi, tanto da qui non scappo. Da secoli son sepolto qui in Santa Croce e vi osservo a debita distanza. Le cose che un tempo erano mie adesso son tutte per voi. V’ho lasciato opere che mi costarono fatiche e notti senza sonno, abbiatene cura.

Il vostro Michelangelo che prima di salutarvi vi lascia i suoi ultimi versi annotati prima di passare a migliori vita.

Non più per altro da me stesso togli
l’amor, gli affetti perigliosi e vani,
che per fortuna avversa o casi strani,
ond’e’ tuo amici dal mondo disciogli,
    Signor mie car, tu sol che vesti e spogli,
e col tuo sangue l’alme purghi e sani
da l’infinite colpe e moti umani…

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La Biblioteca Medicea Laurenziana e i suoi tesori

Firenze è una città ricca di tesori. Anche se aveste la possibilità di visitarla ogni singolo giorno dell’anno, scoprireste sempre cose nuove, angoli che ancora non avevate visto, gallerie e musei più o meno noti, giardini, edifici e molto altro ancora.

Fra tutti i suoi capolavori, Firenze ne conserva uno che ha in sé la memoria di generazioni e generazioni di uomini che si sono avvicendati su questa terra. Vi sto parlando della Biblioteca Medicea Laurenziana. Al suo interno è conservata una delle più grandi raccolte di manoscritti esistenti al mondo e, ciliegina sulla torta, si trova all’interno di un importante complesso architettonico ideato da me tra il 1519 e il 1534.

Facendo qualche rapido conteggio, la biblioteca custodisce un patrimonio di 68.405 volumi stampati, 406 incunaboli, 4058 cinquecentine e un totale di 11.044 manoscritti di inestimabile valore. Ah, quasi stavo dimenticando che presso la Laurenziana c’è la più grande raccolta italiana di papiri egizi. La raccolta più completa al mondo delle opere di Virgilio realizzata solo 18 anni dopo la caduta dell’Impero Romano di Occidente è gelosamente custodita fra queste pareti impregnate di storia.

La realizzazione di questo complesso architettonico mi venne affidata nel 1519 dal cardinale Giulio de’ Medici, divenuto poi papa Clemente VII. Diressi di persona il cantiere anche se in maniera non continuata. Tuttavia dopo che il mi babbo e papa Clemente VII passarono a miglior vita andai a Roma per non fare più ritorno a Firenze. La costruzione della Biblioteca però proseguì. Furono altri architetti a realizzarla materialmente ma, seppur malvolentieri, fui sempre io a dirigere i lavori inviando da Roma a Firenze scritti, modelli e disegni.

Fra i vari artisti che si avvicendarono per concludere il lavoro ci furono il Tribolo, il Vasari e l’Ammannati. Proprio all’Ammannati scrissi la lettera che potete leggere a seguire con alcune indicazioni assai precise.

Roma, 13 Gennaio 1559

Messer Bartolomeo,

io vi scrissi com’io avevo fatto un modello piccolo di terra della scala della libreria ora ve lo mando in una scatola e, per esser cosa piccola, non ho potuto fare se non l’inventione, ricordandomi che quello che già vi ordinai era isolato e non s’appoggiava se non alla porta della libreria.

Sommi ingegnato tenere il medesimo modo, e le scale che mettono in mezzo la principale non vorrei ch’avessin nella stremità balaustri, come la principale, ma fra ogni dua gradi un sedere, come è accennato.

Degli adornamenti, base e cimase a que’ zoccoli et altre cornicie, non bisogna che io ve ne parli, perché siate valente e, essendo nel luogo, molto meglio vedrete il bisogno che non fo io.

Della ertezza e larghezza occupatene il luogo manco che potete col ristringere e allargare come a voi parrà.Ho openione che quando detta scala si facesse di legname, cioè d’un bel noce, che starebbe meglio che di macignio e più a proposito a’ banchi, al palco e alla porta.

Altro non mi accade. S

on tutto vostro, vecchio, cieco e sordo e mal d’accordo con le mani e con la persona.Vostro Michelagnolo Buonarroti in Roma.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che adesso se ne va zonzo per Firenze in cerca di eterne bellezze da ammirare.

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Non lasciai niente al caso, nemmeno i dettagli più minuti

Ogni dipinto, affresco, disegno o scultura che creai non fu frutto del caso. Ogni singolo dettaglio ha sempre ha avuto una fondamentale importanza per me. Se non fosse stato così nessuno oggi parlerebbe più del mio talento né delle mie creazioni o dei miei pensieri.

Anche per affrescare Isaia mi ci volle impegno, fatica senza contare tutti gli studi fatti. Ma d’altro canto è risaputo che le cose semplici a me non sono mai andate a genio. Chissà poi quale colpa dovessi espiare a caso ripensato.

Isaia profetizzava la venuta di Cristo, l’inizio dell’era messianica e la nascita della Vergine. Allora come adesso i sette profeti della Bibbia sono un po’ considerati come il simbolo dei sette doni dello Spirito menzionati proprio da Isaia: la sapienza, l’intelligenza, il consiglio, la fortezza, la conoscenza, la pietà e il timore di Dio. Se ci fate caso, ogni profeta che affrescai riflette uno di questi doni con i vari atteggiamenti del corpo.

Isaia infatti si volge per ascoltare il genio alle sue spalle che sta parlando mettendo in evidenza il fatto di tenere in considerazione il suo consiglio. Guardate Ezechiele e la sua imponenza: non vi ispira forse fortezza? Zaccaria non può che essere raffigurato come la saggezza. Giona, con il suo sguardo rivolto verso il creatore che sta separando le tenebre dalla luce è il perfetto interprete del dono del timore di Dio. Geremia col suo sconforto totale suscita compassione mentre Daniele e Gioele sono il primo la conoscenza e il secondo l’intelligenza.

Ai miei tempi per essere considerati dei validi artisti non solo era necessario conoscere l’anatomia umana e avere ottime competenze nell’utilizzo dei colori o, nel caso della scultura, degli attrezzi del mestiere e del marmo, ma la conoscenza delle Sacre Scritture doveva essere profonda. In parte perché le maggiori commissioni venivano offerte da alti prelati ma anche perché attraverso l’arte si celebrava la grandezza di Dio.

Se vi capiterà d ritrovarvi sotto la volta affrescata della Cappella Sistina, osservate i dettagli, anche quelli più minimi perchè non dipinsi niente a caso e ogni singola figura ha uno specifico motivi di essere posta lì. Non ho lasciato niente al caso: le espressioni dei volti, i colori adoperati, gli atteggiamenti dei corpi finanche i fregi…tutto ha un significato proprio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi attende sotto quella volta che continua ad attrarre e affascinare migliaia di visitatori ogni anno.

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La storia del San Matteo in sospeso

Stamani fa freschino e non ho voglia di mettere il naso fuori da Santa Croce. Il caminetto da accendere qui non ce l’ho ma con due bicchieri di vino di quello bono mi passa anche il freddo. Intanto che aspetto il Canova che ritorni dai suoi giri mattutini con fiasco nuovo vi voglio raccontare qualcosa sul San Matteo che oggi potete ammirare presso la Galleria dell’Accademia a Firenze.

Ebbene, erano i primi anni del Cinquecento quando l’Opera del Duomo assieme alla Gilda Fiorentina mi commissionarono 12 sculture da realizzare per Santa Maria del Fiore, il duomo fiorentino. La Gilda era costituita da danarosi mecenati nel campo artistico e quell’impresa era a dir poco prestigiosa. In quel momento Firenze pullulava di grandi talenti e era economicamente florida: un connubio perfetto per la realizzazione di opere grandiose.

Le dodici sculture avrebbero dovuto raffigurare altrettanti apostoli. I tempi stabiliti da me assieme ai committenti erano di un apostolo all’anno ma fatto sta che iniziai solamente la realizzazione del San Matteo: il primo e l’ultimo della serie.

Prima della fine del 1505 dovemmo scogliere il contratto: ero stato richiamato a Roma e non potevo rifiutare un’occasione del genere. Giulio II aveva qualcosa di speciale in serbo per me.

Oh, è arrivato il Canova col vino. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta.

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Gli scherzi del destino

E se vi raccontassi che tutta la mia carriera ha avuto inizio con un imbroglio? Beh, io non presi in giro nessuno, sia chiaro. Il tranello fu tramato a mia insaputa e in termini di denaro ci rimisi pure. Tuttavia quell’episodio mi permise di essere apprezzato da chi d’arte se ne intendeva eccome!

Nel 1495 Firenze era tutta presa a ascoltare le prediche di Savonarola, il frate domenicano che incendiava le folle e condizionava la vita di tutti coloro che seguivano i suoi imperativi e non solo. La città non era più un luogo così accogliente per gli artisti: Savonarola condannava apertamente il superfluo e tutto ciò che non era pura devozione a Dio. Odiava l’arte: fece bruciare preziose opere in roghi pubblici e addirittura rifiutò una elevata somma in danaro offerta da un facoltoso mercante veneziano. Questo signore avrebbe molto volentieri acquistato tutto il patrimonio destinato a alimentare le fiamme purificatrici. Invece niente,  Savonarola nemmeno lo ascoltò e trasformò tutto in cenere.

A me invece piaceva tanto la scultura classica così vicina alla perfezione. In quello stesso periodo scolpii un cupido dormiente che non aveva niente da inviare a soggetti simili dell’arte ellenistica. Un antiquario non troppo onesto la vide e pensò di architettare una truffa vera e propria senza che io ne fossi a conoscenza. Acquistò la mia opera per 15 ducati. La interrò e la anticò con sapiente maestria.

A Firenze, tutta presa com’era dalle prediche savonaroliane, nessuno l’avrebbe acquistata. L’antiquario puntava a Roma dove c’era una vera e propria corsa ad accaparrarsi le opere riemerse dal passato soprattutto dalla corte papale. Il cupido dormiente anticato fu presentato al cardinale Giorgio Raffaele Riario. Era uno dei collezionisti più facoltosi che lo acquistò addirittura per la cifra di 200 ducati.

In pratica l’antiquario guadagnò in questa truffa ben 185 ducati. Venni a conoscenza di quanto l’antiquario m’avesse sottratto e mi feci vivo: volevo la differenza! M’aveva dato 15 ducati ma aveva venduto l’opera a 200.

Il cardinale Riario scoperse il trucco e pretendeva gli fosse restituita l’intera somma. Riario però si accorse che la mano che aveva realizzato quel piccolo cupido era mossa da un grande talento e mi fece chiamare al suo cospetto.

Lorenzo di Piefrancesco dei Medici agevolò quell’incontro che sarebbe stato a dir poco vantaggioso per me e per il mio futuro da artista.

Arrivai a Roma il 26 giugno del 1496 e, nemmeno il tempo per mettere a posto le mie cose o per mostrare le lettere di presentazione che portavo mezze sgualcite nelle tasche, che il cardinale mi fece entrare nel giardino delle meraviglie. Una collezione infinita di opere classiche di infinita bellezza. Mi sentivo a casa.

Non so se ero più entusiasta io o il cardinale. Fatto sta che pochi giorni dopo, il 4 luglio, iniziai a scolpire per lui un Bacco a grandezza naturale. Appena trovai il marmo adatto mi misi al lavoro presso la casa di un uomo amico di Riario che dimorava nella zona di Campo de’ Fiori. Tutt’oggi potete ammirare questa opera a Firenze, presso il museo del Bargello.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che non ha mai sopportato i sotterfugi ma ancora deve ringraziare quell’antiquario truffatore, almeno in parte.

Non ho foto da mostrarvi di quel mio cupido dormiente perché è andato perduto. VI propongo però questo splendido amorino addormentato del Caravaggio. Non è forse magnifico? Se volete vederlo con i vostri occhi dovete andare a Palazzo Pitti a Firenze, presso la galleria Palatina.

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Arte in rete

Io e i miei colleghi artisti dei tempi andati v’abbiamo lasciato in eredità un patrimonio inestimabile. I nostri talenti abbinati a studi approfonditi e abilità fuori dal comune hanno permesso a voi di entrare in un qualsiasi museo italiano o estero per essere circondati da una bellezza prorompente. I Musei Vaticani, la galleria Borghese, gli Uffizi, solo per citarne alcuni, sono dei templi carichi di emozioni vive.

La differenza nel vedere un’opera con i propri occhi e la medesima riprodotta in foto è abissale. Provare per credere.

Se l’arte è la vostra passione e volete saperne sempre di più, se siete appassionati di forme e colori oppure se credete valga davvero la pena imparare a riconoscere gli artisti più noti attraverso le loro creazioni vi consiglio di farvi un bel giro sulla rete. Da qualche anno a questa parte ci sono in viro validi siti e blog che raccontano le vite degli artisti, le opere famose e quelle meno note. Gli autori vi accompagneranno per mano a esplorare le mostre del momento e a visitare le gallerie che avreste voluto vedere da sempre. Divertitevi assieme a me a leggere gli aneddoti più strani e bizzarri che riguardano sculture famosissime.

Ve ne cito solo alcuni fra i più validi ma cercate bene e ne troverete molti altri

http://www.finestresullarte.info/

http://www.artsblog.it/

http://artesplorando.blogspot.it/

http://svirgolettate.blogspot.it/

http://www.theartpostblog.com/

http://www.emettiladaparte.com/

https://lasottilelineadombrablog.wordpress.com/

http://appuntario.blogspot.it/

Adesso non ditemi che non sapete dove reperire valide informazioni riguardo al mondo dell’arte. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti oggi si dedicherà a leggere gli ultimi post di questi notevoli blog. Tanto fuori piove e non ho voglia di zupparmi come un pulcino.

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La forza del perdente

Assai acquista chi perdendo impara

Il vostro Michelangelo Buonarroti che affaccendato in mille cose da portare avanti oggi trova il tempo di lasciarvi una sua considerazione.

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Il vizio di megalomania di Giulio II

Me lo ricordo come fosse oggi: era il marzo del 1505 quando Giulio II mi chiamò al suo cospetto. Aveva in mente una nuova commissione da affidarmi. Ancora non sapevo che sarebbe stato l’inizio della mia fine. Già, proprio così: il monumentale complesso che avrebbe ospitato in futuro le spoglie del medesimo pontefice passato a miglior vita m’ha logorato il corpo e lo spirito più di quanto mi sarei mai immaginato.

Giulio II era un megalomane e sapeva benissimo che per realizzare i suoi progetti grandiosi nessun artista lo avrebbe fatto meglio di me!

Nessuno aveva mai ideato un progetto così elaborato e gigantesco per una tomba papale. Aveva una composizione piramidale divisa su tre piani differenti. Quaranta statue e innumerevoli fregi e ornamento avrebbero reso quest’opera maestosa. Avrebbe occupato un’area di settanta metri quadrati ed era destinata a essere posizionata nella nuova Basilica di San Pietro in costruzione. Sapete dove esattamente? Sopra la tomba di San Pietro. Ve l’ho detto: Giulio II aveva un culto della personalità formidabile e non voleva essere da meno di San Pietro prendendo il posto che sarebbe stato destinato poi all’altare maggiore.

Le cose andarono in modo diverso però. Il Papa non aveva abbastanza danari per pagare un’impresa titanica simile. L’edificazione della basilica vaticana era un pozzo a sperdere e in più bisognava finanziare la guerra per la conquista dei territori bolognesi. Giulio II poi morì e il pontefice che gli successe non aveva affatto intenzione di spendere per realizzare il mausoleo di un suo predecessore più guerriero che padre della cristianità.

Il progetto fu ridimensionato innumerevoli volte fino a essere ridotto all’osso. Tutt’oggi potete guardare com’è diventato con i vostri occhi presso la chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma. Ma questa tomba appoggiata alla parete poco ha a che fare con il progetto primordiale, ve lo garantisco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che alla fine, guardando il suo Mosè si dice fra sé e sé che tanto tribolare qualche frutto l’ha dato!

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“D’après Michelangelo” vi aspetta a Milano

Il 30 settembre ha avuto inizio la mostra “D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento” presso le sale da poco inaugurate dell’Antico Ospedale Spagnolo, proprio a due passi dalla mia Pietà Rondanini.

Fossi in voi non mi perderei un’occasione così ghiotta. Potrete ammirare alcuni miei disegni ma anche dipinti, incisione e oggetti di gran pregio che vi faranno scoprire dettagli sulla mia privatissima vita e sulle mie amicizie talvolta assai note.

Le opere in mostra sono più di ottanta e provengono non solo dagli istituti che hanno sede proprio nel Castello sforzesco ma anche dalle maggiori raccolte nazionali come i Musei Fiorentini, Casa Buonarroti e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Alcuni disegni non sono mai stati esposte in Italia fino a questo momento e sono giunti fino a Milano da Amsterdam, Budapest, Parigi, Oxford, Vienna, Rotterdam, Zagabria, da Washinghton.

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“D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento” rimarrà aperta fino al 10 di Ottobre del 2016. Avete un’intero anno per visitarla e ammirare quei disegni spesso poco conosciuti ma che vale la pena di guardare da vicino con i propri occhi.
Vi aspetto e aspetto anche i vostri apprezzamenti e le vostre critiche.
Le mie carte private vi sapranno conquistare, ne sono sicuro.
Il vostro Michelangelo Buonarroti vi osserverà uno a uno mentre starete passeggiando per le sale dell’Ospedale Spagnolo per comprendere la vostra reazione dinnanzi alla bellezza.
Alcuni disegni esposti sono originali miei. La mostra è stata strutturata in tre differenti sezioni ordinate sia per tematiche che per cronologia.
La prima parte è dedicata al nucleo più antico delle carte che in origine destinai a Gherardo Perini. Un gentiluomo di Firenze che ebbe da me tre disegni assai elaborati noti come teste divine fra le quali c’è la nota Furia: il volto deformato dal grido disperato. In questa sezione troverete anche la Cleopatra che regalai al mio amato Tommaso de’ Cavalieri.
La seconda parte della mostra è tutta incentrata sui soggetti mitologici che realizzati sempre per Tommaso nei primi anni Trenta del Cinquecento. Il supplizio di Tizio, il volo di Ganimede e la Caduta di Fetonte sapranno farvi tremare lo spirito. Ne ho la certezza!
La terza e ultima parte del percorso è dedicata ai disegni che regalai a Vittoria Colonna. Con lei condivisi pensieri, profondi sentimenti religiosi e le idee decisamente riformiste di una Chiesa oramai non più così vicina a Cristo.
La mostra D’après Michelangelo è stata sia promossa che prodotta dal Comune di Milano – Cultura – Soprintendenza Castello Sforzesco e Civita, con il fondamentale contributo di Fondazione Cariplo, partner istituzionale del Castello Sforzesco. La rassegna invece è curata da Alessia Alberti, Alessandro Rovetta e Claudio Salsi.
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“D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento”