Crudele arciere

I’ piango, i’ ardo, i’ mi consumo, e ‘l core
di questo si nutrisce. O dolce sorte!
    chi è che viva sol della suo morte,
come fo io d’affanni e di dolore?
    Ahi! crudele arcier, tu sai ben l’ore
da far tranquille l’angosciose e corte
miserie nostre con la tuo man forte;
ché chi vive di morte mai non muore.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La piccola libreria dei volumi preziosi

Il progetto che avevo in mente per la realizzazione della Biblioteca Medicea Laurenziana non venne eseguito proprio esattamente così come l’avevo pensato io. Sapete che manca una parte? Per conservare i volumi più preziosi e rari avevo infatti ideato un luogo apposito, studiandolo nei minimi dettagli.

Avrebbe dovuto essere una sorta di “libreria secreta per tener certi libri più pretiosi degli altri” come scrissi in una lettera. Questo ambiente avrebbe dovuto essere posizionato all’estremità della Sala di Lettura, proprio in contrapposizione alla porta d’ingresso principale. La progettazione di questo locale riservato mi venne chiesta da papa Clemente VII il 12 aprile del 1525. Per la Biblioteca Medicea Laurenziana in precedenza avevo ideato una Cappella ma il papa preferì che al posto di quella mettessi una saletta nella quale conservare solo i volumi più preziosi.

Lo spazio disponibile per sviluppare la mia idea era molto contenuto anche perché verso sud non c’era possibilità d’espansione: c’era il muro della casa di Ilarione Martelli: mica potevo entrare nel salotto di casa sua sfondando la parete per far spazio ai tomi.

Questo progetto purtroppo venne accantonato e la piccola libreria segreta all’interno della Laurenziana mai vide la luce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con in progetto della stanza quasi segreta conservato presso Casa Buonarroti, a Firenze

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Casting: cercasi comparse retribuite per il film di Konchalovsky

Il pluri premiato regista russo Konchalovsky, come in più di una occasione vi ho raccontato, sta girando un nuovo film sulla vita mia che ha tutte le premesse per divenire un kolossal. Attualmente il set è ubicato fra le cave del Monte Altissimo nel comune di Seravezza e fra non molto si sposterà per fare tappa in altre zone che frequentai in vita.

Il regista ha bisogno di selezionare numerose altre comparse mano a mano che cambierà location. Il 2 e il 3 ottobre 2017 ci saranno i casting presso il Cinema Etrusco di Tarquinia che, come ha precisato la produzione, saranno aperti a uomini e donne fra i 18 e i 74 anni d’età o bambini fra i 6 e i 13 anni d’età. Per avere qualche chance i requisiti fondamentali richiesti sono: essere di estrazione italiana o comunque europea. Verranno esclusi senza possibilità d’appello uomini e donne con tinte dei capelli moderne, tatuaggi evidenti, piercing e sopracciglia tatuate.

Potranno invece partecipare calvi, uomini con barba e con capelli lunghi. Verranno accettate inoltre solo le persone che abbiano capelli a tinta unita. Verranno esclusi i dipendenti della pubblica amministrazione.

Come accennato prima le selezioni si svolgeranno il 2 e il 3 ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. Tutti gli interessati dovranno presentarsi con tanti di fotocopia della carta d’identità, codice fiscale e IBAN personale. Chi non avrà con sé la documentazione richiesta non sarà ammesso al casting.

Insomma, se volete far parte del cast del film su di me “Il Peccato” fatevi avanti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta lasciandovi una foto direttamente dal set del film (Monte Altissimo)

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Michelangelo: il cuore e la pietra

Se ancora non l’avete visto, vi consiglio di guardare questa interessante docufiction ( adesso i documentari con la musica e raccontati in maniera enfatica li chiamano così, boh) prodotta da Sky Italia e dall’Associazione MetaMorfosi nel 2012.

Michelangelo: il cuore e la pietra

E’ un documentario ben fatto e molto piacevole da guardare anche perché a fare da consulente artistico e storico c’era Strinati. Io da giovane vengo interpretato da Massimo odierna mentre il me un po’ più anziano è Rutger Hauer. Si, proprio lui, quello di Blade Runner. A Giancarlo Giannini è stato affidato il compito di leggere le lettere mie direttamente presso Casa Buonarroti.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta lasciandovi in compagnia di questo bel documentario.

Dilombato, crepato, infranto e rotto

Stamani voglio iniziare la giornata riportandovi questi versi che scrissi una manciata di secoli fa. Una descrizione a tratti drammatica della vita mia anche se a tratti un po’ romanzata. Sapete com’è: quando uno scrive poi si lascia trasportare dalle parole e racconta anche quello che non dovrebbe né vorrebbe.

Se siete un po’ giù d’animo è meglio che non la leggiate: peggiorerei la vostra condizione.

 I’ sto rinchiuso come la midolla
da la sua scorza, qua pover e solo,
come spirto legato in un’ampolla:
e la mia scura tomba è picciol volo,
dov’è Aragn’ e mill’opre e lavoranti,
e fan di lor filando fusaiuolo.
    D’intorn’a l’uscio ho mete di giganti,
ché chi mangi’uva o ha presa medicina
non vanno altrove a cacar tutti quanti.
    I’ ho ‘mparato a conoscer l’orina
e la cannella ond’esce, per quei fessi
che ‘nanzi dì mi chiamon la mattina.
    Gatti, carogne, canterelli o cessi,
chi n’ha per masserizi’ o men vïaggio
non vien a vicitarmi mai senz’essi.
    L’anima mia dal corpo ha tal vantaggio,
che se stasat’ allentasse l’odore,
seco non la terre’ ‘l pan e ‘l formaggio.
    La toss’ e ‘l freddo il tien sol che non more;
se la non esce per l’uscio di sotto,
per bocca il fiato a pen’ uscir può fore.
    Dilombato, crepato, infranto e rotto
son già per le fatiche, e l’osteria
è morte, dov’io viv’ e mangio a scotto.
    La mia allegrezz’ è la maninconia,
e ‘l mio riposo son questi disagi:
che chi cerca il malanno, Dio gliel dia.
    Chi mi vedess’ a la festa de’ Magi
sarebbe buono; e più, se la mia casa
vedessi qua fra sì ricchi palagi.
    Fiamma d’amor nel cor non m’è rimasa;
se ‘l maggior caccia sempre il minor duolo,
di penne l’alma ho ben tarpata e rasa.
    Io tengo un calabron in un orciuolo,
in un sacco di cuoio ossa e capresti,
tre pilole di pece in un bocciuolo.
    Gli occhi di biffa macinati e pesti,
i denti come tasti di stormento
c’al moto lor la voce suoni e resti.
    La faccia mia ha forma di spavento;
i panni da cacciar, senz’altro telo,
dal seme senza pioggia i corbi al vento.
    Mi cova in un orecchio un ragnatelo,
ne l’altro canta un grillo tutta notte;
né dormo e russ’ al catarroso anelo.
    Amor, le muse e le fiorite grotte,
mie scombiccheri, a’ cemboli, a’ cartocci,
agli osti, a’ cessi, a’ chiassi son condotte.
    Che giova voler far tanti bambocci,
se m’han condotto al fin, come colui
che passò ‘l mar e poi affogò ne’ mocci?
    L’arte pregiata, ov’alcun tempo fui
di tant’opinïon, mi rec’a questo,
povero, vecchio e servo in forz’altrui,
    ch’i’ son disfatto, s’i’ non muoio presto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi versi scritti prima dlel’alba

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Era davvero mia zia quella monaca caduta in disgrazia?

Sapete, quando iniziai a guadagnar benino, mi arrivavano richieste di denaro da destra e manca. Si rifecero vivi parenti che nemmeno sapevo di avere, amici che amici non lo sono mai stati e altre persone che chiedevano un semplice aiuto in contanti.

Ebbene, nonostante si continui a vociferare insistentemente che fossi molto spilorcio, non è affatto vero. Sono tante le persone che aiutai in diversi modi ma le mie biografie più o meno ufficiali pare se ne siano completamente dimenticate.

Fra le tante persone che mi chiesero danari c’era anche una monaca che riteneva di essere una zia mia. Di avere zie monache non mi pareva ma chissà, forse qualcuna che aveva indossato l’abito da ragazzina che mai avevo avuto la sorte di incontrare nemmeno per sbaglio. Fatto sta che mi scrisse in un modo strano, non mi fidavo tanto e mi sembrava mi stesse prendendo un po’ in giro.

I danari glie li inviai comunque o meglio, incaricai mio padre di portarglieli e verificare che davvero questa presunta zia fosse in stato di necessità. Vi riporto integralmente la lettera che inviai da Roma al mi babbo che si trovava a Firenze nella quale raccontavo l’accaduto e la questione della zia monaca caduta in disgrazia.

Roma, 19 agosto del 1508

Charissimo padre,

io ò avuto a questi giorni una lectera da una monaca che dice essere nostra tia, la quale mi si rachomanda e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio, e che io le facci qualche limosina.

Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l’amor de Dio gniene diate quattro e mezo, e del mezo che vi resta pregovi diciate a Buonarroto che mi facci chomperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un’oncia di lacha, o tanta quanta e’ può avere pe’ decti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e’ non ve n’è che sia una cosa bella, lasci stare.

La decta monacha nostra tia chredo che sia nel munistero di San G[i]uliano. Io vi prego che voi vegiate d’intendere se gli è vero che l’abbi sì gran bisognio, perché la mi [s]crive per una certa via che non mi piace. Ond’io dubito che la non sia qualche altra monaca, e di non esser facto fare. Però, quando vedessi che e’ non fussi vero, toglietegli per voi.

E’ detti danari vi pagherà Bonifatio Fati[i].Non v’ò da dire altro per ora, perché non sono anchora resoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v’aviserò. Vostro Michelagniolo scultore in Roma. A Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Pochi disegni preparatori rimasti

Sono pochi i disegni preparatori della volta della Sistina arrivati fino ai vostri giorni: secondo il calcolo di Hirst fatto nel 1992, sarebbero sessantasette sparpagliati in differenti musei del mondo. Eppure di lavoro ne feci molto prima di mettere mano ai colori: non mi riferisco esclusivamente alla preparazione dei cartoni ma anche a quegli studi degli atteggiamenti delle varie figure, alla composizione delle varie scene.

In molti credono, probabilmente a ragione, che non abbia mai sviluppato il progetto dell’intera volta ma che abbia proceduto campata dopo campata. Dei cartoni adoperati per lo spolvero o per le incisioni sull’intonaco fresco non ne è rimasto nessuno. Sono andati persi nel corso del tempo oppure li diedi in pasto alle fiamme con chissà quanti altri progetti e disegni? Chissà.

Gli studi rimasti con le storie della genesi o con gruppi di persone sono rarissimi. Fra gli studi preparatori più belli relativi alla volta che ancora potete ammirare c’è senza dubbio quello della Crocifissione di Aman conservato ad Haarlem, presso il Teylers Museum. Molto suggestivo anche l’Adamo del British Museum che poi mantenne quella posa originale anche nella porzione realizzata a buon fresco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cose da fare: comprare zucchero rosso

Chi è entrato in possesso del mio patrimonio ha avuto l’accortezza di conservare con la dovuta cura tutto ciò che ha trovato nascosto nei cassetti, sparpagliato chissà dove. Mi fa sorridere il fatto che anche i miei garzoni non abbian buttato al vento nulla di quello che gli diedi, liste della spesa comprese.

C’è n’è una molto famosa che riporta una serie di cose da comprare affiancata dal disegno fatto per un ragazzotto non troppo avvezzo ad avere a che fare con lettere e parole. Oltre a quella però ne esistono molte altre e alcune davvero singolari con note aggiuntive curiose.

Oggi vi propongo questa che vi riporto a seguire. Non mi ricordo quando scrissi questa lista né dove mi trovassi ma se chiudo gli occhi ancora mi pare di risentire in bocca il sapore di quel pane cotto a legna.

“…facti dare una pera chotogna bella e matura, porta un pocho di zuchero rosso, quattro pani dal fornaio, due libre di chastrone, dì a lLodovicho che io sto assai bene e che facci conto chollo spetiale e che lo levi e faccilo tassare, e lunedì credo che io tornerò e pagherollo, dì a Gismondo se ci potessi venire domenica e portar da radere che io l’arei caro.”

Sempre su questo foglietto c’è un’altra scritta in calce, una nota che scrisse Pietro Urbano. La nota recita così: “Del filo e un ago e le mia chalze e del panno per raconciare; zuchero ce n’è”.  Probabilmente era lui il destinatario della lista con le cose da comprare e s’appuntò anche un par di oggettini per lui.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta lasciandovi una foto scattata da Antonio di Santo direttamente dal set del Monte Altissimo di Konchalovsky di “Il Peccato”…il nuovo film sulla vita mia

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Mi lieva di terra e porta ‘l core

   Perché sì tardi e perché non più spesso
con ferma fede quell’interno ardore
che mi lieva di terra e porta ‘l core
dove per suo virtù non gli è concesso?
    Forse c’ogn’ intervallo n’è promesso
da l’uno a l’altro tuo messo d’amore,
perc’ogni raro ha più forz’e valore
quant’è più desïato e meno appresso.
    La notte è l’intervallo, e ‘l dì la luce:
l’una m’agghiaccia ‘l cor, l’altro l’infiamma
d’amor, di fede e d’un celeste foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta lasciandovi una foto di Mary Zangone

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Il Sacrificio di Noè e il ritocco del Carnevali

Noè appena mise di nuovo i pedi sulla terraferma dopo il Diluvio Universale, celebrò un sacrificio su ordine di dato da Dio. Rappresentai questa scena della Genesi in uno dei cinque riquadri più piccoli della volta della Sistina. E’ una composizione assai classica con gli animali sacrificati in primo piano mentre cinque uomini si affaccendano intorno.

Osservate bene gli animali presenti perché nella mia opera non sono così frequenti: noterete due montoni, due cavalli, un toro e pure un elefante posizionato sullo sfondo nella zona in alto a sinistra. Noè è dietro l’altare proprio dinnanzi al fuoco in mezzo a due donne.

Sapete, i due uomini più a sinistra non sono più originali miei. Fu Domenico Carnevali ad affrescarle nel 1568 dopo che, a causa di un importante distacco di intonaco, erano andate completamente perdute. Guardatele con attenzione e sicuramente non vi sfuggirà la tonalità diversa di colore rispetto alle figure mie e alla loro qualità complessiva sicuramente buona ma non tanto quanto il modellato mio dei corpi. Il tono assai più scuro delle figure del Carnevali non è casuale: probabilmente quando le dipinse il mio lavoro già si era scurito assai a causa dei depositi di polvere e del nerofumo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che è da stamani che cerca di capire dove ha riposto il cappotto per l’inverno. Siamo ancora lontani dalla stagione fredda ma meglio averlo a portata di mano fin da subito: mica voglio farmi trovare impreparato al gelo.

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