La battaglia dei centauri

La Battaglia dei Centauri è una delle mie opere giovanili e guardandola oggi, dopo secoli e secoli dalla sua realizzazione, posso affermare con fierezza che già da ragazzino mi sapevo destreggiar bene con gli attrezzi del mestiere. Iniziai ad assestare le prime scalpellate a quel marmo quando avevo una quindicina d’anni e dimoravo presso la casa di Lorenzo il Magnifico. Secondo alcuni esperti quest’opera sarebbe stata la mia prima commissione in assoluto realizzata proprio per Lorenzo de’ Medici e il soggetto sarebbe stato poi suggerito da Agnolo Poliziano.

Come potete notare l’opera non è finita. Smisi di lavorarci quando Lorenzo il Magnifico passò a miglior vita nel 1492. I protagonisti della scena mostrano una a una le scalpellate che gli assestai ancora oggi.

Il soggetto dell’opera ancora si presta per aprire nuove discussioni. Già il Condivi e il Vasari c’avevano visto due cose assai differenti e entrambe più che plausibili. Mi piace vedervi ammattire attorno alle mie opere, sì, ve lo posso anche confessare.

“Mi rammento udirlo dire, che, quando la rivede, cognosce, quanto torto egli habbia fatto alla natura a non seguitar l’arte della scultura, facendo giudicio per quel opera, quanto potesse riuscire” scrisse il Vasari proprio riferendosi alla Battaglia dei Centauri. Tuttavia  questo non è l’unica documentazione scritta di questo lavoro poiché anche il Marchese di Mantova Federico pare avesse un debole per le mie opere. Il suo agente a Firenze ebbe l’occasione di vedere la Battaglia e la propose come futuro acquisto al marchese in questi termini nell’anno 1527 “certo quadro di figure nude, che combattono, di marmore, quale havea principiato ad istantia d’un gran signore, ma non è finito. E’ braccia uno e mezo a ogni mane, et così a vedere è cosa bellissima, e vi sono più di 25 teste e 20 corpi varii, et varie attitudine fanno”.

Se volete vedere la Battaglia dei Centauri con i vostri occhi dovete varcare le soglie di Casa Buonarroti a Firenze assieme alla Madonna della Scala e a altri modelli miei.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che per oggi smette di bere caffè.. dopo il quinto mi fermo.

IMG_20150605_132530

 

 

Advertisements

Un evento per vedere la lizzatura

Domenica 24 luglio, se vi troverete nei dintorni di Carrara, non perdete l’occasione di partecipare a un evento inusuale che avrà luogo presso la Cava Museo Fantiscritti ubicata in Via Miseglia.

La serata si aprirà alle 20.30 con la rievocazione storica della lizzatura effettuata da un gruppo di cavatori esperti. Un blocco di 15 tonnellate di marmo verrà fatto procedere su un percorso di una pendenza del 20%.

Cos’è la lizzatura? Ebbene, è il metodo con il quale fino a non troppi anni fa venivano fatti scendere a valle i blocchi di marmo. Il blocco estratto veniva assicurato a dei canapi e poi fatto scorrere su travi di legno. Detta così sembra una cosa semplice e invece è una delle operazioni più faticose e difficili per i cavatori. La forza nelle braccia è di fondamentale importanza e in tanti purtroppo durante la lizzatura c’hanno rimesso la vita. Ne so’ qualcosa: durante la lizzatura di un blocco sulle cave dell’Altissimo si strapparono i canapi: il blocco finì rovinosamente nel fiume, un cavatore rimase schiacciato e per un soffio anch’io non ci rimisi le penne.

Se volete vedere con i vostri occhi la scesa dei marmi a valle con il sistema che è stato adoperato fino a pochissimi decenni fa, Carrara e la Cava di Fantiscritti vi attende.

Dopo la lizzatura la serata proseguirà con momenti di intrattenimento musicale dedicati a grandi e piccini e uno spettacolo di arpa laser. Tutti avranno la possibilità di degustare prodotti tipici del territorio mentre a fine serata verranno proiettate immagini dedicate a Walter Danesi ovvero il fondatore della ditta omonima, oggi trasformata in un museo dedicato al marmo e ai cavatori.

La Cava di Fantiscritti è una di quelle che più ha dato all’arte italiana. Sia io che il Canova ma anche il Bernini e molti altri artisti siamo venuti fin qua per scegliere i marmi che oggi il mondo continua ad avere costantemente sotto gli occhi. Un nome su tutti? Avete presente la Pietà Vaticana?

In realtà la serata del 24 luglio che si svolgerà presso la Cava Museo Fantiscritti è una sorta di progetto pilota che preannuncia un’estate 2017 all’insegna del marmo e dell’arte.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta sperando siate in molti a partecipare a questo evento. Lasciatevi raccontare da chi su quelle cave ha lavorato anni cosa sia la lizzatura e come sia dura la vita di cava. Guardate quelle persone dritto negli occhi: i loro volti vi racconteranno più delle loro parole.

Lizzatura-5.jpg

 

Il Cristo Risorto

Eccolo qua i Cristo Risorto. Esce dal sepolcro quasi di scatto e viene letteralmente risucchiato verso l’alto. Questo disegno attualmente si trova presso i castello di Windsor e lo realizzai con lapis nero a tratti sfumato. L’arco descritto dal sudario accentua il movimento del corpo che pare lievitare verso il Cielo che lo ha chiamato.

Secondo alcuni studiosi questo non sarebbe una figura a sé stante bensì una disegno preparatorio per il cartone della Resurrezione di Cristo.

Era infatti questo il soggetto pensato in un primo momento per dipingere sulla parete d’altare della Cappella Sistina. Il progetto era assai modesto se paragonato al Giudizio Universale che realizzai successivamente. Come sapete le cose complicate mi hanno sempre affascinato e alla fine optai per affrescare un soggetto assai più intricato e laborioso.

Su questo disegno ci son parecchi pentimenti. Ho cambiato diverse volte la posizione del braccio levato al cielo così come quella della mano destra. Guardate il volto di Cristo: non vi ricorda forse quello di Giona nella Volta della Sistina? In fondo Giona è proprio i precursore di Cristo con i suoi tre giorni di buio dentro la pancia della balena prima di rivedere la luce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che volentieri si perde fra i suoi disegni che non bruciò.

IMG_20160627_134256

 

Ascanio Condivi e il suo scrivere di me

Ascanio Condivi lo conobbi nel lontano 1545. Arrivò direttamente a Roma dalla sua terra natia marchigiana con tanto entuisiasmo e poco talento. Venne a imparare l’arte della pittura da me ma nonostante ci mettesse parecchia dedizione e passione, quello che usciva fuori dai suoi pennelli non era cosa gradevole alla vista. Se ne accorse da solo e prese la saggia decisione di cambiare il pennello per la penna e fu così che si trasformò in uno dei miei più autorevoli biografi.

La sua “Vita di Michelagnolo Buonarroti” è l’unica che abbia autorizzato personalmente. Inesattezze ce ne sono eccome ma almeno dopo averla letta si ha un’immagine di me non così disastrosa come circolava al tempo: tirchio, scorbutico, invidioso e pure arrogante.

” Era dotato di una vivacissima immaginazione, per cui non era mai soddisfatto delle sue creazioni, parendogli sempre inferiore l’esecuzione all’idea da cui era partito. Come tutti gli spiriti contemplativi. è stato un timido, salvo ne giusto sdegno, quando a lui o ad altri veniva fatta un’ingiuria, e in questo caso ha mostrato più coraggio di chi comunemente è tenuto per coraggioso…” scrisse di me il Condivi a futura memoria.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue innumerevoli biografie

b7522cd9a4086bad8bd7d3c789fd732f

San Giovanni

Oggi in quel di Firenze è festa grande e anche i turisti partecipano alla gioia cittadina. Eh già, anche quest’anno siamo arrivati già al giorno di San Giovanni: uno dei più attesi per tutti i fiorentini un po’ perché è il Santo Patrono e un po’ perché si gioca la finale del Calcio Storico proprio qui, davanti alla Chiesa di Santa Croce. Quest’anno se la giocheranno fino all’ultimo cazzotto i Bianchi di Santo Spirito contro gli Azzurri di Santa Croce. Per me alla fine dei conti è un po’ come il derby già che a Santo Spirito ci passai parte della gioventù squartando corpi e studiando  le loro anatomie mentre a Santa Croce oramai risiedo da secoli e secoli.

San Giovanni a Firenze lo potete vedere ovunque. Soprattutto nei dipinti ma anche nelle sculture è una figura ricorrente. I committenti fiorentini ci tenevano al loro Santo protettore e agli artisti più celebri soprattutto del Quattrocento e del Cinquecento chiedevano di inserirlo nelle opere richieste.

Beh anch’io ho scolpito e dipinto San Giovannino ovvero San Giovanni da bimbetto assieme alla Madonna e al suo Figlioletto.

Leonardo da Vinci ne dipinse uno in posa assai inusuale per Giovanni Benci nel 1505 che adesso si può ammirare al Louvre. Il dito levato al cielo indica la Croce di Cristo che trattiene con la mano destra.

 

Leonardo_da_Vinci_-_Saint_John_the_Baptist_C2RMF_retouched

 

Per citarvi tutti i San Giovanni presenti a Firenze non mi basterebbero le prossime quattro giornate. Celebre è anche la Madonna col Cardellino di Raffaello. Accanto alla Vergine seduta ci sono Gesù Bambino e San Giovannino che gli porge un cardellino. Questo dipinto su tavola fu commissionato dal ricco Lorenzo Nasi, un commerciante di tessuti di lana, per regalare alla futura sposa Sandra Canigiani.

300px-Madonna_del_cardellino_dopo_il_restauro

La tela a seguire invece è del Botticelli. Si tratta de La Madonna col Bambino e San Giovannino attualmente conservata nella Galleria Palatina. La dipinse nel 1495 o almeno è quanto sembra perché non tutti sono concordi nell’attribuzione di questa opera all’artista.

 

800px-MadonnaBambinoGiovanninoBotticelli

Per il momento vi lascio ai vostri impegni quotidiani in questa giornata ricca di eventi qui a Firenze. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.

El Dì e la Notte parlano

El Dì e la Notte parlano, e dicono:
Noi abbiàno col nostro veloce corso condotto
alla morte el duca Giuliano; è ben giusto
che e’ ne facci vendetta come fa.
        E la vendetta è questa: che avendo noi
morto lui, lui così morto ha tolta la luce a noi
e cogli occhi chiusi ha serrato e’ nostri,
che non risplendon più sopra la terra.
        Che arrebbe di noi dunche fatto, mentre vivea?

P1010163

Le lampade a olio

Fra i vari progetti insoliti a cui lavorai ci sono sicuramente queste due lampade a olio. La prima che vedete in altro a destra ha pure un bell’elmo da combattente tanto elaborato quanto quello del Duca d’Urbino nella Sagrestia Nuova.

Per quanto possa sembrarvi strano, lampade simili, sebbene meno ricche e più semplici, erano assai diffuse soprattutto nella zona di Padova fra il Quattrocento e il Cinquecento.

Il lume in basso è ancora più stravagante e inusuale. Una sorta di demonietto accovacciato gonfia le gote in atto di soffiare sul lume. Con le mani sostiene il vassoio che probabilmente conteneva l’olio. La coda leggermente ripiegata su se stessa serviva per rendere più stabile l’appoggio dei piedi.

Chissà chi mi aveva commissionato questi due lavori. Certo sarebbe ganzo saltassero fuori da qualche parte. Guardate bene in cantina e nelle soffitte vostre e dei parenti: non si sa mai.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che oggi con questa poca luce naturale riaccenderebbe volentieri un paio di lumi a olio.

IMG_20160620_135209

Le lettere che mi inviava il Vasari per conto di Cosimo I

Me ne andati da Firenze per non farvi più ritorno se non da morto. Lasciai le mie commissioni fiorentine a metà e un Cosimo I che non sapeva più come fare per farmi ritornare in terra natia.

A Roma avevo tanto da fare, è vero, ma è altrettanto vero che solo lì dimorava il mio amatissimo Tommaso de’ Cavalieri. Lontano da lui c’ero già stato fin troppo, era tempo di tornare e non avrei saputo attendere oltre.

Cosimo I voleva portassi a termine le opere nella Sagrestia Nuova e soprattutto voleva veder conclusa la Biblioteca Medicea Laurenziana. Non sapendo più che fare comandava al povero Vasari di scrivermi chiedendo di tornare a Firenze.

Questa è una delle tante lettere di risposta che ebbe Giorgio Vasari, il mio amico caro

Roma, 11 Maggio 1555

Io fu’ messo a forza nella fabrica di Santo Pietro e ò servito circa oct’anni n[o]n solamente in dono, ma con grandissimo mie danno e dispiaceri e ora che l’è aviata e che c’è danari da spendere e che io son per voltar presto la cupola, se io mi partissi sarebe la rovina di decta fabr[i]ca, sarebbemi grandissima vergognia in tucta la Cristianità e all’anima grandissimo pechato.

Però, messer Giorg[i]o mio caro, io vi prego che da mia parte voi ringratiate il Duca delle sua grandissime oferte che voi mi scrivete, e che voi preg[h]iate Suo Signoria che con sua buona licentia e gratia io possa seguitar qua tanto che io me ne possa partire con buona fama e onore e senza pechato.

A dì undici di maggi[o] 1555.Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.A messer Giorgio pictore isciellentissimo in Firenze.

P1010138.jpg

La saliera d’argento per il Duca d’Urbino

Ebbene si, anch’io mi cimentai nella realizzazione di una saliera in argento. Certo lavorare su cose così piccole non era la mia massima aspirazione e nemmeno mi piaceva unire la bellezza dell’arte alla funzionalità quotidiana. Fatto sta che però dovetti mettermi all’opera per disegnare una saliera degna di rispetto per il Duca d’Urbino.

Era il 1537 quando conclusi il disegno e lo affidai nelle mani dell’argentiere per sua realizzazione. Aveva una forma semisferica con un’imboccatura assai allargata, in modo tale da facilitarne l’utilizzo. Tutta la struttura si poggiava su zampe di leone e attorno al collo del vaso presentava bucranei reggifestoni e mascheroni decorativi un po’ più in basso.

La sommità del coperchio terminava con un bel Cupido danzante serpentinato intento a scoccare la sua freccia. Probabilmente m’era stata commissionata in occasione di un matrimonio: ecco spiegato il Cupido pronto a colpire il bersaglio.

Il disegno di questa saliera era molto celebre ai miei tempi tanto che ne venne eseguite una copia tutt’oggi esistente. Anche il Tintoretto successivamente prese a modello il mio Cupido per dipingere il suo. Purtroppo la saliera in argento attualmente è data per perduta ma chissà che un giorno non salti fuori su qualche banco di antiquariato.

Le saliere nel Cinquecento, ma anche durante il Medioevo, costituivano un pezzo fondamentale del corredo da tavola delle famiglie ricche. Erano veri e propri capolavori realizzati in metalli preziosi che decoravano le mense durante occasioni speciali. Quelle di utilizzo quotidiano erano invece di piombo, vetro oppure di legno.

La saliera più celebre di tutte è sicuramente quella che quel matto del Cellini realizzò per Francesco I. Un capolavoro attualmente visibile presso il museo di Vienna. Le saliere erano cose assai preziose: tenete in considerazione che il sale era considerato alla stregua di moneta di scambio. Un bene difficile da reperire che solo in tempo moderni è divenuto accessibile a tutti.

In una lettera datata 4 luglio 1537, scritta dall’argentiere Girolamo Staccioli al Duca d’Urbino, si fa menzione proprio della mia saliera. Ve ne riporto un frammento.

“Illustrissimo signor mio. In resposta de una de S.V. de’ vinti due del passato, gli dico che più mesi essere finito il modello de a saliera de rilievo, e principiato de argento alcune grampe de animali, dove se ha possare il vaso de la saliera, et a torno di esso vaso ci va certi festoni don alcune mascare, et i’ nel coperchio una figura de rilievo tutta, con alcuni altri fogliami, secondo Michelagnolo ordinò et secondo appare nel modello finito detto de sopra. Vedendo Che questa hè spesa de altro che otto o dieci ducati de manifattura; et andandoci più summa che questa, non ho voluto andar più innanci…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi lavori meno noti

IMG_20160614_115256

I modelli africani e il soldato di San Paolo

Il soldato che vedete qui raffigurato è il medesimo che affrescai poi nella Conversione di Saulo. Probabilmente si tratta del disegno preparatorio di parte del cartone che purtroppo è andato perduto.

Questo giovane è il soldato che si trova immediatamente dietro Saulo appena folgorato sulla via di Damasco. Lo disegnai a carboncino nero su carta e, come potete vedere, è privo dei piedi perché poi nell’affresco sarebbero stati coperti dal manto di San Paolo. Anche parte del braccio destro latita poiché tanto nella pittura ci sarebbe stato un altro soldato a celarne la visione.

Guardate bene il volto di questo soldato. Notate qualcosa di strano? Ebbene, i tratti del naso, della bocca ma anche l’ovale del viso sono quelli di un uomo proveniente dalla parte di mondo che oggi voi chiamate Africa Subsahariana. Non è l’unico caso in cui nei miei disegni compaiono modelli di colore che adoperai soprattutto per realizzare il Giudizio Universale.

La scelta potrà sembrarvi strana e inusuale per l’epoca in cui vivevo e in effetti così è. E se avessi scelto questi modelli per le loro muscolature molto più pronunciate? Solitamente chi arrivava dal continente africano in Europa nel Cinquecento, così come purtroppo anche nei secoli successivi, non era certo una persona libera. Questi giovani aitanti erano probabilmente schiavi e, praticando dalla mattina alla sera lavori di fatica, le loro muscolature divenivano molto più sviluppate il ché era perfetto per il mio fine artistico.

Durante la trasposizione sulla parete però cambiavo i tratti del viso adeguandoli a quelli più tipicamente europei. Perché cambiavo i tratti somatici? Beh, provate a immaginare la reazione del papa di turno e di tutto il resto del clero a vedere un infedele non rappresentato come schiavo dentro i luoghi più sacri della cristianità. Avrei potuto finire sul rogo pure io e credetemi, già me la stavo giocando a dadi la vita con la mia appartenenza al gruppo dei cosiddetti Spirituali molto vicini alla successiva riforma protestante.

Questo singolare e poco conosciuto disegno attualmente si trova presso il Rijksmuseum di Amsterdam e venne acquistato durante la vendita Reitlinger di Londra del 1957.

IMG_20160615_141038