Aveva fretta e non sentiva ragioni

Giulio II aveva fretta e non sentiva ragioni: voleva veder conclusa la sua volta in tempi brevissimi. Appena aveva un attimo di tregua, fra una battaglia e l’altra, me lo vedevo comparire sui ponteggi e già dallo sguardo si capiva che non era lì per declamare qualche elogio che fra l’altro non mi sarebbe dispiaciuto. S’arrampicava agilmente e con fare imperioso mi domandava quando avrei completato l’opera. Nonostante dipingessi a ritmo frenetico dall’alba al tramonto e a volte anche dopo, non era mai contento…voleva mi dessi più da fare. Ah, i committenti: tutti ugualmente impazienti e privi di buon senso!

Mano a mano che mi avvicinavo all’altare le figure le figure divenivano più imponenti e riuscivo a realizzarle in poche giornate. Non so se altro mortale avesse a quel tempo (ma nemmeno ai tempi vostri) la mia abilità e rapidità che conquistai io nella parte terminale della volta.

Finalmente nell’ottobre del 1512 terminai il lavoro e tirai un sospiro di sollievo. “Io ò finita la cappela che io dipignevo: el papa resta assai ben sodisfato, e l’altre cose non mi riescono a me come stimavo; incolpone e’ tempi, che son molto contrari all’arte nostra” scrissi poi in una lettera a mio padre proprio dopo aver dato le ultime pennellate a quegli affreschi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la fretta che mi mise il papa

 

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Ciò che contiene il marmo

Non ha l’ottimo artista alcun concetto

ch’un marmo solo in se non circoscriva

col suo soverchio, et solo à quello arriva

la man che ubbidisce all’intelletto

Il vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

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L’Opificio delle pietre dure

Oggi vi voglio raccontare qualcosa sull’Opificio delle Pietre Dure di Firenze: un istituto fondamentale per il restauro delle opere d’arte.

L’Opificio delle Pietre dure venne creato per volere granduca Ferdinando I de’ Medici nel 1588. All’origine della sua storia era una vera e propria manifattura del commesso fiorentino, una tecnica usata ancora oggi per realizzare manufatti particolarmente pregiati con pietre semi preziose.

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Ferdinando I aveva la necessità di portare a termine la grandiosa Cappella dei Principi appartenente al complesso di San Lorenzo. Lo scopo primario dell’Opificio era infatti quello di creare le maestranze necessarie per realizzare prima e mantenere poi la grandiosa cappella degli ultimi esponenti della famiglia Medici.

Con il passare dei secoli l’Opificio ha acquisito nuove funzioni. Infatti alla fine del Diciannovesimo secolo la dinastia medicea si estinse e assieme a lei finì la grande richiesta di arredi realizzati con il commesso fiorentino. Così dall’attività di manifattura si passò a quella di restauro delle opere fino a quel momento realizzate dall’Opificio stesso. Successivamente vennero aggiunti anche altri laboratori di restauro relativi alle opere d’arte in materiale lapideo e ai mosaici.

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Nel 1932, Ugo Procacci, soprintendente delle Belle Arti a Firenze, fondò il primo laboratorio di restauro moderno italiano proprio presso l’Opificio delle Pietre dure. Attualmente l’istituto è diviso in differenti sezioni, tante quante sono i materiali con i quali sono realizzate le opere d’arte da restaurare. Inoltre comprende una biblioteca specializzata nel settore del restauro, una scuola di alta formazione e un interessante spazio museale.

Il museo è stato allestito nella sede storica dell’Opificio delle Pietre dure ovvero al numero 78 di via degli Alfani. Se vi capita di andare a Firenze, non perdete l’occasione di visitarlo: potrete vedere da vicino gli strumenti adoperati per l’intarsio, il campionario delle pietre dure che venivano adoperate in epoca medicea e un gran quantitativo di opere realizzate con particolare tecnica del commesso fiorentino.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi quasi quotidiani racconti

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I lacunari per la cupola della Sagrestia Nuova

Questo che vedete a seguire è un disegno che realizzai per l’interno della cupola della Sagrestia Nuova, a Firenze.

I cassettoni rappresentati hanno una forma leggermente trapezoidale, resa tale per seguire la curvatura della struttura. La decorazione riprende motivi antichi con le rosette negli angoli e le mondanature fatte con una sequenza di ovuli e perline.

Nel cassettone posto in basso raffigurai una scena con due figure. Adesso non mi ricordo più se volli rappresentare una scena di vittoria o di sacrificio: son passati tanti anni e i miei ricordi di tanto in tanto sfumano fra le nebbie del tempo.

La decorazione però non venne realizzata così come l’avevo pensata io e, al posto di questo impianto venne, ne venne realizzato uno assai diverso da Giovanni da Udine con elementi ripresi dal mondo vegetale e figure zoomorfiche. I lavori della decorazione della volta furono iniziati nel 1532 ma il papa non gradì affatto il risultato e ordinò di stendere sopra le pitture una mano di intonaco. Ecco perché ancora oggi, se alzate lo sguardo, noterete una decorazione particolarmente sobria della cupola.

Il disegno che vedete a seguire appartiene alla collezione di Casa Buonarroti, in via Ghibellina a Firenze.

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I’ho già fatto un gozzo in questo stento

Al contrario di quanto spesso viene detto o più semplicemente pensato, non ho mai dipinto sdraiato sui ponteggi della Sistina. Stavo in piedi, con il braccio sollevato, il capo rivolto verso il soffitto e con la schiena dolente. La tempera mi sgocciolava sul viso, m’impiastricciava braccia e mani..insomma, alla fine della giornata parevo un’arlecchino truccato da uno bravo. Anni passati  in quella posizione potrebbero far perdere l’orientamento a chiunque. Alla fine di ogni giornata mi ci voleva un po’ prima di ritrovare l’equilibrio pere scendere dai ponteggi e ritornar coi piedi per terra. La mia salute ne risentì assai e non ebbi più bene. Vi lascio il sonetto che scrissi proprio nel periodo che dedicai ad affrescare la volta

I’ ho già fatto un gozzo in questo stento,
coma fa l’acqua a’ gatti in Lombardia
o ver d’altro paese che si sia,
c’a forza ‘l ventre appicca sotto ‘l mento.
    La barba al cielo, e la memoria sento
in sullo scrigno, e ‘l petto fo d’arpia,
e ‘l pennel sopra ‘l viso tuttavia
mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
    E’ lombi entrati mi son nella peccia,
e fo del cul per contrapeso groppa,
e ‘ passi senza gli occhi muovo invano.
    Dinanzi mi s’allunga la corteccia,
e per piegarsi adietro si ragroppa,
e tendomi com’arco sorïano.
    Però fallace e strano
surge il iudizio che la mente porta,
ché mal si tra’ per cerbottana torta.
    La mia pittura morta
difendi orma’, Giovanni, e ‘l mio onore,
non sendo in loco bon, né io pittore.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi sonetti

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Meglio di madre natura

Ne le man Vostre vive occulta l’idea di una nuova natura…Gran miracolo che la natura, che non può locar sì alto una cosa che Voi non la ritroviate con industria, non sappia imprimere ne le opere sue la maestà che tiene in sé stessa l’immensa potenza del vostro stile” mi scrisse in una lettera recante la data 16 settembre 1537 Abetino.

Un po’ come a dire che sapevo far meglio di madre natura insomma: lei con tuta la sua forza, la sua energia creativa e la sua infinita poesia, secondo Abetino, nemmeno poteva pensare di eguagliarmi, figuriamoci di far meglio di me.

No,non mi par cosa da poco questo apprezzamento che conservo come uno dei più preziosi che ricevetti in vita.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La Sagrestia abbandonata

Nel 1534 me ne andai da Firenze alla volta di Roma e lì rimasi per il resto degli anni che avevo ancora dinnanzi a me. La Sagrestia Nuova non era terminata e la lasciai così com’era senza dar disposizioni a nessuno. Avevo solo collocato al loro posto le sculture dei due duchi mentre le personificazioni delle quattro ore del giorno giacevano sul pavimento. I Santi Cosma e Damiano così come la Madonna con Bambino si trovavano in una stanza adiacente. Tutte le pareti ancora dovevano essere intonacate e Giovanni da Udine doveva ancora terminare le decorazioni.

Carlo V ebbe l’opportunità di vedere la Sagrestia Nuova incompleta il 4 maggio del 1536. La famiglia Medici si spese in un gran quantitativo di tentativi per farmi ritornare a Firenze ma non ottennero gran ché da me.

Il compito di sistemare le sculture sopra i sepolcri e di completare quello che mancava terminare il complesso fu allora affidato ad artisti che risiedevano in loco. Il Tribolo, che dal 1542 era l’architetto della basilica di San Lorenzo, si occupò di montare le quattro ore del giorno sopra i sarcofagi marmorei e di collocare sia i Santi gemelli che la Madonna con bambino sopra lo spoglio sepolcro di Lorenzo il Magnifico e Giuliano. Quando il Tribolo passò a miglior vita, fu il Vasari a succedergli nell’impresa. Mise i vetri alle finestre e inizi ad intonacare le pareti.

Cosimo I però ancora non si era arreso e voleva a tutti i costi che tornassi a completare la sagrestia o che dessi disposizioni in merito. Mi fece scrivere dal Vasari perché sapeva che a lui non potevo non rispondere: era un caro amico. Porsi le mie scuse al duca mediante l’ambasciatore fiorentino Serristori dicendo che oramai la mia mano non era più bona per scrivere. Possibile che a ottantotto anni suonati ancora non mi lasciasse in pace? Alla fine la Sagrestia Nuova assunse l’aspetto che voi potete ammirare oggi grazie al Vasari che cercò di intuire come io avrei voluto che fosse il risultato finito della Sagrestia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi ricordi che di tanto in tanto gli rivengono alla mente.

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‘L colpo è di valor più pieno quant’alza più se stesso alla fucina

 Se ‘l mie rozzo martello i duri sassi
forma d’uman aspetto or questo or quello,
dal ministro che ‘l guida, iscorge e tiello,
prendendo il moto, va con gli altrui passi.
    Ma quel divin che in cielo alberga e stassi,
altri, e sé più, col propio andar fa bello;
e se nessun martel senza martello
si può far, da quel vivo ogni altro fassi.
    E perché ‘l colpo è di valor più pieno
quant’alza più se stesso alla fucina,
sopra ‘l mie questo al ciel n’è gito a volo.
    Onde a me non finito verrà meno,
s’or non gli dà la fabbrica divina
aiuto a farlo, c’al mondo era solo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che si rimembra di questi versi antichi mentre fuori fischia il vento e infuria la bufera…non solo una citazione ma la paura che inizino a volare tegole anche dal mio tetto: non sarebbe nemmeno la prima volta maremma ladra.

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Studio per Giuliano de’ Medici

Questo disegno che vedete a seguire è uno studio che eseguii per la realizzazione di Giuliano de’ Medici: la scultura  che ancora oggi potete vedere nelle Cappelle Medici a Firenze.

Il carboncino nel corso del tempo è sbiadito assai ma comunque il disegno resta leggibile. In questo caso il duca privo di vesti è seduto in maniera frontale e con i busto compie una torsione verso sinistra. La testa e la parte inferiore delle gambe non le tracciai. Con la mano sinistra  indica il petto mentre con la destra tiene un bastone che non disegnai per intero per meglio studiare l’anatomia del ventre.

In un primo momento questo studio venne ritenuto dal Wilde attribuibile alla figura di San Bartolomeo del Giudizio Universale ma erano troppe le differenze che intercorrevano fra l’opera affrescata e quella disegnata senza poi considerare il fatto che esprime al meglio lo stile dei miei disegni del periodo fiorentino fra il 1530 e il 1534.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, che fra i suoi disegni si perde sempre volentieri per smarrire la via di casa. Ah, già…stavo dimenticando di dirvi che questo disegno si trova presso il British Museum di Londra.

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A Natale di me voglio raccontarvi ancora

Vi manca l’idea giusta per regalare qualcosa di insolito a qualche amico, parente o vicino di casa parecchio simpatico per il prossimo Natale? C’ho pensato io…e poi ditemi che non vi voglio bene e che non mi preoccupo delle vostre quotidiane faccende.

Da poco è uscito il mio nuovo libro Michelangelo Buonarroti non se ne va più – di me voglio raccontarvi ancora acquistabile qui oppure ordinabile preso tutte le librerie Feltrinelli. Un libro in più fa sempre comodo soprattutto durante le festività natalizie: eviterete di annoiarvi e avrete qualcosa di meglio da fare che guardare in televisione per l’ennesima volta Mamma ho perso l’aereo.

Vi ricordo che potete auto-regalarvi o regalare a qualcun altro anche l’altro libro che ho dato alle stampe prima di questo ovvero Michelangelo Buonarroti è tornato – un ce la fo’ più a sta’ zitto. E’ disponibile sia la versione cartacea che l’ebook, acquistabili entrambi qui.

Tutte e due i miei libri sono acquistabili anche su Ebay…chi cerca trova.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che sempre ha sostenuto che la conoscenza faccia la differenza.

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