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Il Mosè e la Grande Guerra

Durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, un gran quantitativo di opere vennero imballate e trasferite rapidamente in luoghi ritenuti sicuri. Ciò si poté fare con capolavori assai semplici da movimentare ma per le sculture più grandi c’era da studiare un’altra soluzione.

Che fare dunque? Si scelse di rinchiuderle all’interno di opere murarie, nella speranza rimanessero al riparo in caso di bombardamento. Non c’era altro rimedio che garantisse un grado di sicurezza maggiore all’epoca.

Così vennero ingaggiate squadre di operai che alla svelta, mattone su mattone, misero in piedi ogive e altre forme bizzarre che avrebbero custodito e protetto i capolavori scultorei più voluminosi e pesanti, impossibili da spostare in tutta sicurezza.

La Galleria dei Prigioni e la Tribuna del David avevano assunto un aspetto surreale con quella serie di capsule murate. Ve ne ho parlato in maniera dettagliata QUA.

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Anche al mio Mosè toccò la stessa sorte.

Guardate come fu protetto durante il primo conflitto mondiale. Non è un caso se si scelse di proteggere solo il registro inferiore con il Mosè, La Vita Attiva e la Vita Contemplativa. All’epoca Giulio II adagiato non era considerato un lavoro secondario al quale nemmeno avevo messo mano e quindi nella fretta del momento, fu lasciato fuori dalla protezione.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconto quotidiani.

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