25 Marzo: il capodanno fiorentino

Avete mai sentito parlare del Capodanno Fiorentino? Ebbene sì, Firenze fino al 1749, iniziava l’anno il 25 Marzo invece che il 1 Gennaio come imponeva il calendario riformato sotto il papato di Gregorio XIII.

Come mai? Ve lo spiego subito. L’usanza risale al Medioevo quando in città si stabilì di dare inizio all’anno proprio nel giorno in cui la Chiesa celebrava e celebra tutt’oggi l’incarnazione di Gesù Cristo attraverso la Vergine Maria: la Santissima Annunziata.

Il calendario gregoriano venne adottato da Firenze solamente nel novembre del 1749, quando il Granduca Francesco III di Lorena emise un decreto per far coincidere la data di Roma con quella cittadina.

Il Capodanno Fiorentino viene festeggiato ogni anno con un corteo storico che attraversa la città. Parte dal Palagio di Parte Guelfa fino a raggiungere la meravigliosa Basilica della Santissima Annunziata per poi far ritorno al medesimo Palagio passando per Via dei Servi, Piazza Duomo, via Calzaiuoli e altri luoghi della città.

Se volete celebrare assieme a tutta la città il Capodanno Fiorentino, cliccate qui e prenotate il vostro soggiorno, che sia di una notte o di un’intero mese all’insegna dell’arte e della cultura.

Il vostro Michelangelo Buonarroti vi aspetta in città, vestito a festa per l’occasione.

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Il Giorno

Il Giorno è una delle allegorie che raffigurano i quattro momenti della giornata ed è adagiata sopra il sarcofago del duca di Nemours, alias Giuliano de’ Medici.Iniziai a metter mano a quest’opera nel 1526 ma poi smisi di lavorarci a causa dell’assedio di Firenze. Ripresi i lavori qualche anno più tardi, quando le acque tornarono a tranquillizzarsi, per abbandonarli di nuovo nel 1534 partendo per Roma in via definitiva.

Il Giorno è l’unica scultura che volge le spalle a chi vi si trova dinnanzi per ammirarlo. Ideai per lui una posa opposta a quella che ha la Notte che si appoggia sullo stesso sarcofago quasi a voler mettere in luce il contrasto netto che esiste proprio fra i due diversi momenti della giornata.

Il possente busto si appoggia sul gomito sinistro mentre il braccio destro è piegato sul ventre. Il volto barbuto ha un aspetto indefinito dovuto alla sua incompiutezza. Nel corso dei secoli gli esperti si sono sbizzarriti sull’interpretazione di questa figura: c’è chi ha saputo leggerci la personificazione del dolore, chi dell’ira e chi addirittura il simbolo della luce cristiana.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue opere eterne.

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Day

The statue of Day is one of allegories representing the four times of the day and sits above the sarcophagus of the Duke of Nemours, otherwise known as Giuliano de ‘Medici.  I began work on this statue in 1526 but stopped working on it because of a siege in Florence.  I re-began working on it a few years later, when the political situation calmed down.  Unfortunately I had to abandon work again in 1534 due to my departure to Rome.

Day is the only sculpture that turns his back on the observer.  I came up with an opposite pose than the statue of Night who leans on the sarcophagus wanting to highlight the huge contrast that exists precisely between the two different times of day.

Night leans on his left elbow while his right arm is bent on his leg. The bearded face has a strange appearance because I never finished it. Over many centuries, experts have indulged the interpretation of this figure:  many see the feelings of pain, others of anger and others even the symbol of the Christianity.

Always yours, Michelangelo Buonarroti & my eternal works of art. Book a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB ttg-logo-final-white-background

Versi per il Vasari

All’amico mio caro Giorgio Vasari e per la sua più grande opera de Le Vite.

Se con lo stile o coi colori avete
alla natura pareggiato l’arte,
anzi a quella scemato il pregio in parte,
che ‘l bel di lei più bello a noi rendete,
poi che con dotta man posto vi sete
a più degno lavoro, a vergar carte,
quel che vi manca, a lei di pregio in parte,
nel dar vita ad altrui, tutta togliete.
Che se secolo alcuno omai contese
in far bell’opre, almen cedale, poi
che convien c’al prescritto fine arrive.
Or le memorie altrui, già spente, accese
tornando, fate or che fien quelle e voi
malgrado d’esse, etternalmente vive.

Michelangelo Buonarroti

To friend Giorgio Vasari, on the Lives of the painters.

With pencil and with palette hitherto

you made your art high Nature’s paragon;

nay more, from Nature her own prize you won,

making what she made fair more fair to view.

Now that your learned hand with labour new

of pen and ink a worthier work hath done,

what erst yoi lacked, what still remained her own,

the power of giving life, is gained for you.

If men in any age with Nature vied

in beauteous workmanship, they had to yield

when to the fated end years brought their name.

You, reilluming memories that died,

in spite of Time and Nature have revealed

for them and for yourself eternal fame.

Michelangelo Buonarroti

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Io lo campai dalla morte

Nel settembre del 1975, durante la realizzazione di alcuni lavori nelle Cappelle Medicee, vennero scoperte delle tracce di disegni sulle pareti di una stanza lunga e stretta, ubicata proprio al di sotto della Sagrestia Nuova. L’allora direttore Paolo dal Poggetto, avviò un’indagine per scoprire cosa si nascondesse sotto lo spesso strato di intonaco e i risultati furono entusiasmanti. Le pareti erano state disegnate a carboncino da me secoli prima con vari soggetti. L’ambiente non è accessibile al pubblico e probabilmente non lo sarà mai per diverse questioni sia relative alla logistica che alla conservazione dei disegni.

Per spiegarvi il perché di quei disegni devo necessariamente andare a ritroso nel tempo. Ebbene, nel 1530 a Firenze la situazione non era certo delle migliori. Le truppe inviate dal Papa padroneggiavano e ne combinavano di tutti i colori pur di abbattere la repubblica e riconsegnare la città dritta dritta nelle mani della ricca e potente famiglia Medici. I parteggianti per i Medici volevano uccidermi perché oramai era chiaro a tutti che stessi a spada tratta dalla parte dei repubblicani.

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Giovanni Battista Figiovanni, il priore di San Lorenzo da sempre sostenitore della famiglia Medici, all’oscuro dei suoi protettori mi offerse aiuto nascondendomi nella chiesa di famiglia dei tiranni. Chi avrebbe mai sospettato che fossi proprio lì a due passi da casa Medici, nel cuore di Firenze? “Io lo campai dalla morte et salva’li la roba” scrisse il priore nelle sue Ricordanze.

La luce lì dentro era poca ma con le candele di sego riuscivo a rischiarare l’aria e a vederci meglio. Con le mani in mano non sono mai stato capace di starci e, anche in quella drammatica circostanza, non smisi di disegnare e studiare. Sulle pareti tracciai a carboncino diverse figure fra le quali anche il volto del Laooconte che conoscevo molto bene, alcuni studi relativi alle sculture che oggi si trovano al piano superiore e tanti altre figure fra le quali il capo di un cavallo. Ogni tanto veniva a farmi visita Antonio Mini, uno dei pochi amici che sapesse dov’ero, per portarmi qualcosa da mangiare.

 

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Le cose ritornarono alla normalità quando Papa Clemente VII Medici si rese conto di avere ancora bisogno della mia arte. Così riporta il Vasari quell’episodio nelle sue Vite: “Papa Clemente fe’ fare diligenza di trovarlo, con ordine che non se li dicesse niente, anzi, che se gli tornassi le solite provisioni, purchè egli attendessi all’opera di San Lorenzo”. Prima di uscire dal nascondiglio mi occupai di far stendere sopra i disegni uno strato di biacca per evitare che il priore di San Lorenzo finisse nei guai per avermi offerto un posto sicuro dove stare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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 I made him survive death

In September of 1975, during some restoration work in the Medici Chapels, the workers discovered traces of drawings on the walls of a long, narrow room, which is located directly below the New Sacristy. At the time director Paolo dal Poggetto, started an investigation to find out what was hidden under the thick layer of plaster, and the results were exciting.  I drew various figures on the walls with charcoal centuries before this discovery. This room is not accessible to the public and probably never will be for various issues due to the preservation of the drawings.

In order to explain those drawings, I need to go back in time. Well, the political situation in Florence was not the best in 1530 in Florence. The military troops sent by the Pope took complete control of the city and tried in every way to bring down the Republic and re-establish all political control to the rich and powerful Medici family. The Medici army wanted me dead because it was prettyu clear by now that I supported the Republic.

Giovanni Battista Figiovanni, the prior of San Lorenzo always supported the Medici family. But having seen me in need, he helped me by giving me access to hide in the Medici Church.  Who would have guessed that that I was right there around the corner from the house of Medici, in the heart of Florence hidding from them?  The Prior wrote in his diary that “I saved him from death”.

There was very little light down there but I made due with tallow candles. I have never been the type of person to stay still and even in this case I could not stop drawing and study. I drew farious figures on the walls with charcoal including the face of the Laocoön which I knew very well. I also drew schetches that relate relating to the sculptures that today are located above the room, as well as other figures including the head of a horse.  Every so often Antonio Mini, one of my very good friends who knew I was there to bring me something to eat.

Things returned to normal for me when Pope Clement VII, a Medici, realized he still needed my art. This is what Vasari wrote in his book The Lives of the Artists: “Pope Clement made sure to find him, with strict orders to make him return to work in their chapel in San Lorenzo to complete the statues and keep the same pay as previously agreed”.  Before I came out of hiding made sure to cover all my charcoal drawings with layer of white paint not to have the prior of San Lorenzo end up in trouble for giving me a safe place to hide.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti & my stories

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San Petronio

Fra le opere mie meno note c’è sicuramente il San Petronio che si trova a Bologna. Era l’autunno del 1494 quando decisi di allontanarmi da Firenze. La città era tutta in subbuglio e di lì a poco Piero de’ Medici sarebbe stato cacciato: al suo posto si instaurerà poi un governo repubblicano.

Raccolsi poche cose e me ne andai a Bologna, passando prima però dalla città di Venezia. Grazie all’aiuto del nobiluomo Giovan Francesco Aldovrandini, i frati di San Domenico mi commissionarono di realizzare tre sculture per l’Arca di San Domenico. L’Arca di San Domenico è un’opera tanto preziosa quanto elaborata ed era destinata a contenere le spoglie del Santo che fondò l’ordine.

All’opera, iniziata nel 1260, già avevano messo mano prima di me importanti scultori quali Nicola Pisano e Niccolò dell’Arca. Mancato quest’ultimo, proprio nel 1494, c’era bisogno di uno scultore che portasse a termine il complesso monumentale e scelsero me. Mi misi subito al lavoro realizzando in poco tempo tre sculture aventi dimensioni contenute: un Angelo reggicandelabro, San Procolo e San Petronio.

Per quanto riguarda San Petronio, ebbi a che fare con un blocco che già era stato sbozzato per sommi capi da Niccolò dell’Arca. Misi in mano al vescovo nonché patrono, l’intera città di Bologna. Guardate bene dentro la cerchia muraria della riproduzione: potreste riconoscere facilmente la torre degli Asinelli e quella della Garisenda. San Petronio, con un’abbondante veste, accenna un passo in avanti mentre mantiene uno sguardo severo che mira davanti a sé.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quasi quotidiani

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San Petronio

Among my works lesser known is San Petronio located in Bologna. In fall of 1494 I decided to get away from Florence. The whole city was in turmoil due to the overthrouging of Piero de ‘Medici and when place the  republican government begun.

I picked up my few things and went to Bologna, passing by Venice first. With the help of the nobleman Giovan Francesco Aldovrandini, the friars of San Domenico commissioned me to create three sculptures for the Ark of San Domenico. The Ark of San Domenico is a work so precious that it was to hold the remains of the saint who founded the order.

Work begun in 1260 and many important sculptors such as Nicola Pisano and Nicholas dell’Arca had already been involved with it.  In 1494, Niccolo dell’Arca passed away and there was a need for a sculptor to complete the monument, at which point I was choosen. I went straight to work and in no time I made three small sculptures: an Angel holding a candelabra, Saint Proculus and Saint Petronio.

As for the statue of San Petronio, I had no choice but to work on a block of marble that was already worked by Niccolo dell’Arca. The Bishop representing the entire city of Bologna told the citizens to have a good look within their city walls and to be proud of their 2 towers: Torre degli Asinelli and Torre Garisenda as well as  San Petronio, who wears a rich robe and who is always looking into the future as well as keeping a keen eye in front of him protecting their city.

Truly yours, Michelangelo Buonarroti with his daily stories

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Il modello per la facciata della Basilica di San Lorenzo

Leone X de’ Medici un bel giorno decise di tornare in terra natìa dal Vaticano in visita ufficiale. Proprio in quell’occasione il pontefice decise di far concludere la Basilica di San Lorenzo, con una nuova e magnifica facciata. Probabilmente il papa fu invogliato a prendere questa decisione dalla vista della effimera facciata che era stata allestita per l’occasione della visita papale.

Da sempre questa basilica era considerata dai Medici come la chiesa di famiglia. Dal 1421, anno della sua fondazione, i Medici la sponsorizzavano sostenendo le continue spese e abitualmente vi seppellivano i propri morti nell’ampia cripta.

Venne dunque indetto un concorso al quale parteciparono diversi artisti dell’epoca fra i quali Antonio e Giuliano da Sangallo. Jacopo Sansovino, Raffaello e Baccio d’Agnolo. In un primo momento a me venne affidato unicamente i compito di fare da sovrintendente alle decorazioni scultoree della facciata. Volevo a tutti i costi realizzare in piena autonomia la facciata e dopo aspre contese, nel 1516, Leone X si decise a mettere l’intera opera architettonica nelle mie mani.

Presso Casa Buonarroti sono conservati tre fogli con il progetto della facciata nonché un modello ligneo realizzato non da me di come avrebbe dovuto essere il risultato finale, prima dell’inserimento delle varie statue e fregi marmorei.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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The model for the façade of the Basilica of San Lorenzo

One day Pope Leo X de ‘Medici decided to return to his native land from the Vatican for an official visit. It was on that trip that the Pope decided to conclude work on the Basilica of San Lorenzo, with a new and magnificent facade. The Pope probably made this decision by having seen the beautiful temporary facade that had been prepared for the occasion of the papal visit.

The Medici’s always considered this Basilica as their own family church. Since 1421, year of its foundation, the Medici always paid for the ongoing expenses and continued burying their family members in the large crypt.

A project competition was begun for the façade and several artists of including Antonio and Giuliano da Sangallo, Jacopo Sansovino, Raphael and Baccio d’Agnolo proposed their best ideas. At first, I was given the duty only as foreman to overlook the sculptures of the façade. As I wanted complete control over the façade’s work and after bitter fighting, in 1516, Pope Leo X decided to put me in charge of the entire job to be executed.

There are three drawings of the facade that I drew as well as a wooden model, which I did not personally make, showing how the final façade was supposed to look (without statues and friezes) that can be seen at Museum Casa Buonarroti.

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Sonetto per Vittoria Colonna

Stamani voglio iniziare la giornata proponendovi dei versi che scrissi per a mia cara amica Vittoria Colonna. Poetessa e nobildonna coltissima, fu per anni per me un valido supporto. Strinsi con lei una stretta relazione di amicizia ma ahimè, la morte la sopraggiunse prematuramente e nel 1547 passò a miglior vita. Chissà, forse la morte improvvisa gli evitò di finire nella sanguinosa morsa dell’inquisizione già che molti dei nostri amici comuni cosiddetti Spirituali dovettero subire le ingiurie e gli abomini della Santa Inquisizione…che a chiamarla Santa già ci vuol del coraggio.

 Quante più fuggo e odio ognor me stesso,
tanto a te, donna, con verace speme
ricorro; e manco teme
l’alma di me, quant’a te son più presso.
    A quel che ‘l ciel promesso
m’ha nel tuo volto aspiro
e ne’ begli occhi, pien d’ogni salute:
e ben m’accorgo spesso,
in quel c’ogni altri miro,
che gli occhi senza ‘l cor non han virtute.
    Luci già mai vedute!
    né da vederle è men che ‘l gran desio;
ché ‘l veder raro è prossimo a l’oblio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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This morning I want to begin by sharing with you a few verses that I wrote for my dear friend Vittoria Colonna. Poet and cultured noblewoman, she was for many years a huge support. I had a very close friendship with her but unfortunately her premature death in 1547 lead her to a better life. Who knows, if maybe her sudden death avoided her getting tied up in the bloody controversial Inquisition which many of our so-called “Spiritual” friends have suffered the ravages of the Holy Inquisition… it takes a lot of guts to call it Holy.

Hating myself, the more I run away,

My lady, from me, the more toward you I’m thrust;

My soul then, as it must,

Quakes for me less there, where it hopes I’ll stay.

What havens provides, I pray

To realize in your face

And lovely gaze, where all redemption lies,

For well I know, each day

Scanning others, there’s no trace

Of virtue unless the heart shows in the eyes.

So rare such loveliness!

To see it’s my single craving, pure and whole.

Rare glimpses, though, are like Lethe to the soul

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Prima domenica del mese: musei statali gratis

Oggi, 5 marzo, è la prima domenica del mese. Approfittate di questa giornata per andare a visitare senza pagare nemmeno un fiorino i musei statali o le aree archeologiche che vi stanno a cuore, quelli che non avete mai visto e quelli che nonostante li abbiate visti tante volte, ancora non smettono di stupirvi ed emozionarvi.

Regalatevi una giornata in mezzo alla bellezza per ristorare l’anima e concedervi un momento di pausa in mezzo a meravigliose opere.

Ancora in casa? Uscite e tornate solo stasera un po’ più ricchi di prima.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il restauro della Pietà Rondanini

La Pietà Rondanini è l’ultima opera alla quale misi mano. Iniziai a lavorarci nel 1552 ma un paio d’anni più tardi, come già avevo fatto anni prima per il Mosè, decisi di stravolgere il complesso scultoreo in corso d’opera. Dal corpo della Madre ricavai quello del Figlio creando qualcosa di unico e fino allora mai visto. L’opera non è conclusa: la morte mi raggiunse prima di poter finire il lavoro come volevo io.

Continuai a lavorare con martello e scalpello fino alla fine dei miei giorni con un vigore e una passione che spesso vedo mancare nei giovanotti d’oggi.

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Nel 1999 si decise di avviare un progetto di manutenzione straordinaria per eliminare gli accumuli di sporcizia che con il tempo avevano oscurato la superficie del marmo, annullando di fatto i giochi di luce e ombra che io avevo creato.

Le indagini diagnostiche preliminari iniziarono nel 1999 e il restauro vene portato a termine nel 2005. Le indagini e il restauro sono stati condotti dall’Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei Beni Culturali, da numerosi ricercatori e dall’Istituto Centrale del Restauro.

Dopo aver effettuato un scrupolosa osservazione delle superfici da pulire e dopo aver effettuato una serie di studi approfonditi nonché una raccolta di campioni di tutte quelle sostanze che non erano di natura calcarea, venne iniziato l’intervento di restauro.

La pulitura è servita per rimuovere accuratamente quella patina formatasi in secoli di storia che oscurava tutta la superficie della Pietà. Nel corso dei secoli passati la mia Pietà, per fortuna, non era mai stata sottoposta a pesanti e errati interventi di restauro che potessero complicare il lavoro dei restauratori come invece è accaduto per altre opere mie come gli affreschi della Sistina e il David.

In occasione dell’ultimo trasloco della Pietà Rondanini, che è stata spostata dal museo del Castello Sforzesco all’ospedale spagnolo dello stesso, la Pietà è stata sottoposta a una pulitura pi leggera, eseguita secondo il protocollo che era stato stabilito durante il precedente restauro. Se volete vedere un interessante video della Pietà Rondanini durante il restauro, cliccate qui .

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta e se ne va a fare una passeggiata sotto la pioggia nemmeno fossi Fred Astaire.

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La Madonna del silenzio

Negli anni Sessanta del Cinquecento disegnai una innovativa Madonna del silenzio, a volte chiamata anche Madonna del sonno. La composizione fu poi copiata e trasposta in numerose versioni pittoriche come per esempio quella attribuita a Marcello Venusti che si trova alla National Gallery di Londra.

La scena si svolge all’interno e ruota tutta attorno alla figura di Cristo Bambino addormentato sulle gambe della Madre. La Vergine pare accennare una carezza con la mano sinistra mentre con la destra tiene un libro aperto.

In secondo piano c’è Giuseppe che contempla il Figlio e dalla parte opposta San Giovannino che si porta un dito alla bocca come per dire ” Silenzio, il Figlio dell’uomo sta dormendo”. In basso c’è una clessidra che allude all’inesorabile scorrere del tempo di un destino segnato.

A seguire vi propongo il dipinto che eseguì il Venturi avente per base il mio disegno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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