Michelangelo: il cuore e la pietra

Se ancora non l’avete visto, vi consiglio di guardare questa interessante docufiction ( adesso i documentari con la musica e raccontati in maniera enfatica li chiamano così, boh) prodotta da Sky Italia e dall’Associazione MetaMorfosi nel 2012.

Michelangelo: il cuore e la pietra

E’ un documentario ben fatto e molto piacevole da guardare anche perché a fare da consulente artistico e storico c’era Strinati. Io da giovane vengo interpretato da Massimo odierna mentre il me un po’ più anziano è Rutger Hauer. Si, proprio lui, quello di Blade Runner. A Giancarlo Giannini è stato affidato il compito di leggere le lettere mie direttamente presso Casa Buonarroti.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta lasciandovi in compagnia di questo bel documentario.

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Dilombato, crepato, infranto e rotto

Stamani voglio iniziare la giornata riportandovi questi versi che scrissi una manciata di secoli fa. Una descrizione a tratti drammatica della vita mia anche se a tratti un po’ romanzata. Sapete com’è: quando uno scrive poi si lascia trasportare dalle parole e racconta anche quello che non dovrebbe né vorrebbe.

Se siete un po’ giù d’animo è meglio che non la leggiate: peggiorerei la vostra condizione.

 I’ sto rinchiuso come la midolla
da la sua scorza, qua pover e solo,
come spirto legato in un’ampolla:
e la mia scura tomba è picciol volo,
dov’è Aragn’ e mill’opre e lavoranti,
e fan di lor filando fusaiuolo.
    D’intorn’a l’uscio ho mete di giganti,
ché chi mangi’uva o ha presa medicina
non vanno altrove a cacar tutti quanti.
    I’ ho ‘mparato a conoscer l’orina
e la cannella ond’esce, per quei fessi
che ‘nanzi dì mi chiamon la mattina.
    Gatti, carogne, canterelli o cessi,
chi n’ha per masserizi’ o men vïaggio
non vien a vicitarmi mai senz’essi.
    L’anima mia dal corpo ha tal vantaggio,
che se stasat’ allentasse l’odore,
seco non la terre’ ‘l pan e ‘l formaggio.
    La toss’ e ‘l freddo il tien sol che non more;
se la non esce per l’uscio di sotto,
per bocca il fiato a pen’ uscir può fore.
    Dilombato, crepato, infranto e rotto
son già per le fatiche, e l’osteria
è morte, dov’io viv’ e mangio a scotto.
    La mia allegrezz’ è la maninconia,
e ‘l mio riposo son questi disagi:
che chi cerca il malanno, Dio gliel dia.
    Chi mi vedess’ a la festa de’ Magi
sarebbe buono; e più, se la mia casa
vedessi qua fra sì ricchi palagi.
    Fiamma d’amor nel cor non m’è rimasa;
se ‘l maggior caccia sempre il minor duolo,
di penne l’alma ho ben tarpata e rasa.
    Io tengo un calabron in un orciuolo,
in un sacco di cuoio ossa e capresti,
tre pilole di pece in un bocciuolo.
    Gli occhi di biffa macinati e pesti,
i denti come tasti di stormento
c’al moto lor la voce suoni e resti.
    La faccia mia ha forma di spavento;
i panni da cacciar, senz’altro telo,
dal seme senza pioggia i corbi al vento.
    Mi cova in un orecchio un ragnatelo,
ne l’altro canta un grillo tutta notte;
né dormo e russ’ al catarroso anelo.
    Amor, le muse e le fiorite grotte,
mie scombiccheri, a’ cemboli, a’ cartocci,
agli osti, a’ cessi, a’ chiassi son condotte.
    Che giova voler far tanti bambocci,
se m’han condotto al fin, come colui
che passò ‘l mar e poi affogò ne’ mocci?
    L’arte pregiata, ov’alcun tempo fui
di tant’opinïon, mi rec’a questo,
povero, vecchio e servo in forz’altrui,
    ch’i’ son disfatto, s’i’ non muoio presto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi versi scritti prima dlel’alba

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Era davvero mia zia quella monaca caduta in disgrazia?

Sapete, quando iniziai a guadagnar benino, mi arrivavano richieste di denaro da destra e manca. Si rifecero vivi parenti che nemmeno sapevo di avere, amici che amici non lo sono mai stati e altre persone che chiedevano un semplice aiuto in contanti.

Ebbene, nonostante si continui a vociferare insistentemente che fossi molto spilorcio, non è affatto vero. Sono tante le persone che aiutai in diversi modi ma le mie biografie più o meno ufficiali pare se ne siano completamente dimenticate.

Fra le tante persone che mi chiesero danari c’era anche una monaca che riteneva di essere una zia mia. Di avere zie monache non mi pareva ma chissà, forse qualcuna che aveva indossato l’abito da ragazzina che mai avevo avuto la sorte di incontrare nemmeno per sbaglio. Fatto sta che mi scrisse in un modo strano, non mi fidavo tanto e mi sembrava mi stesse prendendo un po’ in giro.

I danari glie li inviai comunque o meglio, incaricai mio padre di portarglieli e verificare che davvero questa presunta zia fosse in stato di necessità. Vi riporto integralmente la lettera che inviai da Roma al mi babbo che si trovava a Firenze nella quale raccontavo l’accaduto e la questione della zia monaca caduta in disgrazia.

Roma, 19 agosto del 1508

Charissimo padre,

io ò avuto a questi giorni una lectera da una monaca che dice essere nostra tia, la quale mi si rachomanda e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio, e che io le facci qualche limosina.

Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l’amor de Dio gniene diate quattro e mezo, e del mezo che vi resta pregovi diciate a Buonarroto che mi facci chomperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un’oncia di lacha, o tanta quanta e’ può avere pe’ decti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e’ non ve n’è che sia una cosa bella, lasci stare.

La decta monacha nostra tia chredo che sia nel munistero di San G[i]uliano. Io vi prego che voi vegiate d’intendere se gli è vero che l’abbi sì gran bisognio, perché la mi [s]crive per una certa via che non mi piace. Ond’io dubito che la non sia qualche altra monaca, e di non esser facto fare. Però, quando vedessi che e’ non fussi vero, toglietegli per voi.

E’ detti danari vi pagherà Bonifatio Fati[i].Non v’ò da dire altro per ora, perché non sono anchora resoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v’aviserò. Vostro Michelagniolo scultore in Roma. A Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Pochi disegni preparatori rimasti

Sono pochi i disegni preparatori della volta della Sistina arrivati fino ai vostri giorni: secondo il calcolo di Hirst fatto nel 1992, sarebbero sessantasette sparpagliati in differenti musei del mondo. Eppure di lavoro ne feci molto prima di mettere mano ai colori: non mi riferisco esclusivamente alla preparazione dei cartoni ma anche a quegli studi degli atteggiamenti delle varie figure, alla composizione delle varie scene.

In molti credono, probabilmente a ragione, che non abbia mai sviluppato il progetto dell’intera volta ma che abbia proceduto campata dopo campata. Dei cartoni adoperati per lo spolvero o per le incisioni sull’intonaco fresco non ne è rimasto nessuno. Sono andati persi nel corso del tempo oppure li diedi in pasto alle fiamme con chissà quanti altri progetti e disegni? Chissà.

Gli studi rimasti con le storie della genesi o con gruppi di persone sono rarissimi. Fra gli studi preparatori più belli relativi alla volta che ancora potete ammirare c’è senza dubbio quello della Crocifissione di Aman conservato ad Haarlem, presso il Teylers Museum. Molto suggestivo anche l’Adamo del British Museum che poi mantenne quella posa originale anche nella porzione realizzata a buon fresco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Mi lieva di terra e porta ‘l core

   Perché sì tardi e perché non più spesso
con ferma fede quell’interno ardore
che mi lieva di terra e porta ‘l core
dove per suo virtù non gli è concesso?
    Forse c’ogn’ intervallo n’è promesso
da l’uno a l’altro tuo messo d’amore,
perc’ogni raro ha più forz’e valore
quant’è più desïato e meno appresso.
    La notte è l’intervallo, e ‘l dì la luce:
l’una m’agghiaccia ‘l cor, l’altro l’infiamma
d’amor, di fede e d’un celeste foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta lasciandovi una foto di Mary Zangone

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Il Sacrificio di Noè e il ritocco del Carnevali

Noè appena mise di nuovo i pedi sulla terraferma dopo il Diluvio Universale, celebrò un sacrificio su ordine di dato da Dio. Rappresentai questa scena della Genesi in uno dei cinque riquadri più piccoli della volta della Sistina. E’ una composizione assai classica con gli animali sacrificati in primo piano mentre cinque uomini si affaccendano intorno.

Osservate bene gli animali presenti perché nella mia opera non sono così frequenti: noterete due montoni, due cavalli, un toro e pure un elefante posizionato sullo sfondo nella zona in alto a sinistra. Noè è dietro l’altare proprio dinnanzi al fuoco in mezzo a due donne.

Sapete, i due uomini più a sinistra non sono più originali miei. Fu Domenico Carnevali ad affrescarle nel 1568 dopo che, a causa di un importante distacco di intonaco, erano andate completamente perdute. Guardatele con attenzione e sicuramente non vi sfuggirà la tonalità diversa di colore rispetto alle figure mie e alla loro qualità complessiva sicuramente buona ma non tanto quanto il modellato mio dei corpi. Il tono assai più scuro delle figure del Carnevali non è casuale: probabilmente quando le dipinse il mio lavoro già si era scurito assai a causa dei depositi di polvere e del nerofumo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che è da stamani che cerca di capire dove ha riposto il cappotto per l’inverno. Siamo ancora lontani dalla stagione fredda ma meglio averlo a portata di mano fin da subito: mica voglio farmi trovare impreparato al gelo.

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Libri firmati in vendita sul blog

Michelangelo Buonarroti è tornato

Desiderate scoprire dettagli poco noti della vita e delle opere mie? In questo libro appassionante quanto un romanzo ma autentico quanto una biografia vi racconterò di me in prima persona. Vi accompagnerò per mano alla scoperta del mio personale modo di scolpire il marmo e di creare capolavori senza tempo. Dopo oltre 450 anni di silenzio ho deciso di tornare a parlare. Si dicono troppe cose in giro sul mio così poco attinenti alla verità che non ce la faccio più a tacere e, per chi mi ama, mi metto a nudo. Chi non avrebbe mai voluto sentirsi narrare proprio da me tutte le fasi di realizzazione del David o degli affreschi della Sistina? Preparatevi ad addentrarvi nell’animo mio per scoprire dettagli non così noti dei lavori che tutto il mondo continua ad ammirare a distanza di secoli dalla loro realizzazione. Acquistando direttamente da questo sito il libro avrete l’opportunità di riceverlo firmato dal mio alter ego e, se desiderate, pure con dedica. Non lasciatevi sfuggire questa occasione. Il vostro Michelangelo Buonarroti

€22,00

Michelangelo Buonarroti non se ne va più

Chi non ha mai desiderato sentirsi raccontare da me la storia che c’è dietro ogni pennellata o scalpellata? In questo volume mi metto a nudo, narrando vicende private che mi hanno coinvolto a volte in maniera drammatica e a volte con risvolti decisamente comici. Descrivo puntualmente le opere mie in una chiave originale ma autentica e del tutto attendibile. Attraverso queste pagine, io e l’alter ego che mi dà voce, vi faremo scoprire dettagli di opere celeberrime che fino al momento forse nemmeno avevate notato portandovi alla scoperta di disegni, architetture, pitture e sculture sia note che quasi sconosciute. Chi l’ha detto che l’arte sia una cosa seria e solo per addetti ai lavori? Con la sua ironia pungente, vi coinvolgerò in prima persona nei racconti, conducendovi per mano nel mondo dell’arte alla scoperta della bellezza.

€22,00

Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine

Di guide in giro su Firenze ce ne sono tante, per tutti i gusti e scritte in tutte le lingue del mondo. Avete però mai immaginato, sognato o desiderato di passeggiare per le strade e per i musei più importanti di Firenze proprio in mia compagnia? In questa pratica guida vi racconterò i suoi capolavori presenti in città raccontandovi la loro storia, le loro peculiarità e qualche aneddoto che forse ancora non conoscevate. Dal celeberrimo David all'Apollo, dal Tondo Doni al Tondo Pitti, dal Genio della Vittoria al Duca di Nemours e molto altro ancora. Avventuratevi fra queste pagine alla scoperta delle opere fiorentine del genio rinascimentale che fece della malinconia la sua allegrezza ovvero io.

€14,00

 

Il fuoco che arde e agghiaccia

Sento d’un foco un freddo aspetto acceso
che lontan m’arde e sé con seco agghiaccia;
pruovo una forza in due leggiadre braccia
che muove senza moto ogni altro peso.
    Unico spirto e da me solo inteso,
che non ha morte e morte altrui procaccia,
veggio e truovo chi, sciolto, ‘l cor m’allaccia,
e da chi giova sol mi sento offeso.
    Com’esser può, signor, che d’un bel volto
ne porti ‘l mio così contrari effetti,
se mal può chi non gli ha donar altrui?
    Onde al mio viver lieto, che m’ha tolto,
fa forse come ‘l sol, se nol permetti,
che scalda ‘l mondo e non è caldo lui.

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Video: Paolucci racconta la Pietà Vaticana

Se volete vedere qualcosa di bello ed emozionante, questo video fa al caso vostro. Lo storico dell’arte Paolucci vi porta alla scoperta della Pietà Vaticana con tutta la sua conoscenza e delicatezza nello spiegare questa opera mia giovanile che ancora continua a stupire e meravigliare a distanza di secoli della sua realizzazione.

Sedetevi e guardatevelo dall’inizio alla fine. Avete la possibilità di vedere da vicino, seppur in modo virtuale, uno dei più grandi capolavori scultorei di tutti i tempi. Buona visione. Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con il video e una foto realizzata da Christian Maidana.

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Conteso quanto Omero

Il Condivi, nella biografia che scrisse che par quasi un’autobiografia per quanto gli stavo sul collo, affermò che fui più conteso di Omero. C’era chi mi proponeva uno stipendio fisso pur di onorare la sua città con la mia presenza, chi mi voleva far realizzare opere grandiose e chi, impietosito dai miei anni che già avevano cominciato da un po’ a gravarmi sul groppone, non osava commissionarmi niente pur potendolo fare.

“Altro segno dell’eccellenza di Michelangelo è la gara che fecero fra loro i potenti per accaparrarselo. Oltre a quattro pontefici, Giulio, Leone, Clemente e Paolo, anche il Gran Turco, padre di quello oggi regnante, lo invitò a recarsi da lui attraverso ceti padri francescani, e ordinò con lettere di cambio che gli fossero versati a Firenze, dal banco dei Gondi, tutti i denari che avrebbero chiesto per il viaggio; non solo, ma dispose che, giunto a Cossa, terra vicina a Ragusa, ci fosse pronto uno dei suoi uomini  per accompagnarlo a Costantinopoli con tutti gli onori.

Anche Francesco di Valois, re di Franca, provò in mille modi a invitarlo, depositando a Roma tremila scudi per le sue spese, da riscuotere quando avesse voluto mettere in viaggio. 

La Repubblica veneta gli mandò il Bruciolo per invitarlo, offfrendo unoo stipendio di seicento scudi all’anno senza alcun impegno, purché con la sua persona onorasse la città: qualora avesse poi eseguito dei lavori, sarebbe stato pagato a parte, come se già non ricevesse uno stipendio. Queste non sono cose che capitano tutti i giorni, ma assolutamente eccezionali, e non avvengono se non in casi singolari, come per Omero, che venne conteso da molte città della Grecia, ognuna delle quali lo voleva per sé”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, conteso in vita quanto dopo la morte fra una città natale e l’altra, fra una cava e l’altra ma anche fra Roma e Firenze.

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