Carico d’anni e di peccati pieno

Carico d’anni e di peccati pieno
e col trist’uso radicato e forte,
vicin mi veggio a l’una e l’altra morte,
e parte ‘l cor nutrisco di veleno.
    Né propie forze ho, c’al bisogno sièno
per cangiar vita, amor, costume o sorte,
senza le tuo divine e chiare scorte,
d’ogni fallace corso guida e freno.
    Signor mie car, non basta che m’invogli
c’aspiri al ciel sol perché l’alma sia,
non come prima, di nulla, creata.
    Anzi che del mortal la privi e spogli,
prego m’ammezzi l’alta e erta via,
e fie più chiara e certa la tornata.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Burdened with years and full of sinfulness

Burdened with years and full of sinfulness,
With evil custom grown inveterate,
Both deaths I dread that close before me wait,
Yet feed my heart on poisonous thoughts no less.
No strength I find in mine own feebleness
To change or life or love or use or fate,
Unless Thy heavenly guidance come, though late,
Which only helps and stays our nothingness.
‘Tis not enough, dear Lord, to make me yearn
For that celestial home, where yet my soul
May be new made, and not, as erst, of nought:
Nay, ere Thou strip her mortal vestment, turn
My steps toward the steep ascent, that whole
And pure before Thy face she may be brought.

Yours Michelangelo Buonarroti

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Il Crocifisso abbozzato

A Casa Buonarroti c’è un piccolo crocifisso appena sbozzato che sembra che io abbia scolpito in un’età assai avanzata. In due lettere scritte dai miei assistenti nel 1562,  vengono siano spediti fino a Roma degli attrezzi particolari per scolpire proprio un piccolo Crocifisso in legno.

L’autografia di questa opera oramai è assodata da diversi anni tanto che il più grande esperto delle mie opere di sempre, Charles de Tonlay, in una conferenza tenuta a Bonn nel 1964 attribuì l’opera a me presentando un gran numero di documenti.

Chi fu a portare l’opera fino a Firenze da Roma? Molto probabilmente il mi’ nipote Lionardo dopo la mia morte. Il Crocifisso era stato in pratica accantonato e privato di importanza. Negli inventari di Casa Buonarroti compare già nel 1859 con la definizione di “bozzo di legno d’un Cristo in croce mancante le braccia”.

Non sono poche le analogie di questo Crocifisso che realizzai probabilmente per devozione privata e il disegno conservato al British Museum con il Cristo in Croce con la Vergine Maria e San Giovanni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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The model crucifix

There is a small crucifix in Museum Casa Buonarroti in Florence which is attributed to me during my old age. In two letters written by my assistants in 1562, special tools for carving a small wooden Crucifix are sent to Rome.

The attribution of this work has been determined for many years by the biggest expert of my works, Charles de Tonlay, at a conference held in Bonn in 1964, attributed the work to me by presenting a large number of documents.

Who brought this work of art to Florence from Rome? Most likely my grandson Lionardo after my death. The Crucifix had in fact been set aside and deprived of its importance. In the inventories of Casa Buonarroti it appears in 1859 with the definition of “wooden model of a crucifix with Christ’s arms missing”.

There are many types of Crucifix that I made probably for private devotion as well as a drawing kept at the British Museum of Christ on the Cross with the Virgin Mary and St. John the Baptist.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti

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Il campanile di San Miniato e i materassi

Il campanile di San Miniato era in grave pericolo. Durante l’assedio di Firenze del 1530, rischiava di cedere da un momento all’altro sotto i colpi dell’artiglieria nemica.

Riappacificatomi co’ fiorentini o quasi, decisi di far qualcosa di concreto per quella struttura che sorvegliava dall’alto la città. In fretta e furia riuscii a procurarmi un bel po’ di materassi di lana e nottetempo, li feci calar giù dai miei assistenti. I materassi posizionati dalla parte più esposta del campanile, non toccavano nemmeno la struttura già che i cornicioni sporgevano parecchio. Le palle sparate dai cannoni finivano per rimbalzarci sopra e non potevano più danneggiare in alcun modo.

Salvai il campanile e lui salvò la città. San Miniato era infatti un ottimo punto di osservazione. Da lì si riusciva a vedere i nemici in avvicinamento già a grande distanza. Anni prima avevo fatto posizionare proprio sopra il campanile due pezzi di artiglieria pesante che servivano a contrastare in modo assai efficace gli impavidi che osavano avvicinarsi troppo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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San Miniato’s bell tower and mattresses

The San Miniato belltower was in grate danger. During the siege of Florence in 1530, it was in danger of crumbling due to the constant blows of enemy fire.

As I rejoined the Florentines I decided to do something to save the tower that allows to watch the entire city from above.  In a frinzy I managed to get lots of wool mattresses and lowered them with the help of my assistants. The mattresses that were positioned on the bell tower did not even touch it due to its protruding cornices. The canon balls bounced off the tower and could no longer dammage it.

I saved the bell tower and th ebell tower saved the city. San Miniato has always been an excellent observation point. From there anyone could see the enemies approaching from a distance. Years ago, I had placed 2 heavy artillery which served to dissway any intruder or attacker who dared to get too close to the city

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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43 fiaschi di Trebbiano

Mangiare non era una mia passione. Da ragazzetto, la pratica che avevo di studiare i cadaveri di notte con quell’odore nauseabondo e la continua visione di quei corpi sezionati a lume di candela, m’avevano tolto l’appetito. Mangiavo il gusto per sopravvivere e dalla mia tavola erano bandite le carni. Qualche pesce ogni tanto ma poca roba, nemmeno quello m’andava tanto a genio.

A Roma non trovavo gli stessi formaggi, le stesse verdure e la frutta che potevo comprare a Firenze. Ero abituato a mangiare sempre le solite cose e la nostalgia di casa ce l’avevo soprattutto per il cibo. Puntualmente mi facevo spedire dal mi’ nipote Lionard quelle specialità che avevano il sapore di casa.

Ecco a voi una lettera che scrissi proprio al mi nipote non appena ricevetti da lui 43 fiaschi di trebbiano toscano.

Roma, 27 Giugno del 1562

Carissimo nipote, per questa vi aviso come ho recevuto il trebbiano che furno fiaschi 43, il quale mi è stato al solito grato.

Non vi maravigliate se io non vi scrivo, perché sono vechio, come sapete, et non posso durar fatica a scrivere. Io sono sano, il simile sperando de voi tutti.

Pregate Iddio per me. Se la Cassandra fa figliolo, porreteli nome Buonarroto; se sarà figliola, porretili nome Francesca. Altro non scrivo. Il Signor Iddio da mal vi guardi, et me insieme con voi.

Di Roma, il dì 27 de giugno 1562.Michelagniolo Buonarroti.A Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il vostro Michelangelo e le sue lettere

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Il volto della vecchiaia

Gli affreschi della Cappella Paolina a lungo sono stati sottovalutati, o meglio, si era portati a pensare che la mia stanchezza avesse influito pesantemente sulla loro qualità. Le cose però non stavano proprio esattamente così. L’impegno che mi ero assunto era notevole: lavorare ai due affreschi in età avanzata non era certo cosa da poco. Già anziano e acciaccato soprattutto dal mal della pietra che non mi dava tregua, salivo e scendevo continuamente dai ponteggi, stendevo gli intonaci e sopportavo l’avvicendarsi delle stagioni.

L’affresco che maggiormente pareva avesse più risentito del peso dei miei anni era la Conversione di Saulo. Dopo il recente restauro però si è compreso che i difetti di primo acchito riconducibili alla pittura, erano da attribuire esclusivamente a un cattivo stato di conservazione. Le pennellate vigorose e i disegni riportati da cartoni che eseguiti direttamente sull’intonaco fresco, hanno fatto rivalutare la qualità di quell’ultimo mio lavoro d’affresco. Non mancano particolari aggiunti a secco come per esempio la città di Damasco e quelli di raccordo fra le varie giornate.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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The face of old age

The frescoes in the Pauline Chapel have long been underestimated, or rather, it was led to believe that my old age had severely affected their quality. In reality that is not the case. The work I accepted to do was quite a lot.  Working on two frescoes at my old age was not a small challange. As I was already old and full of aches from the marble work I’d done for the past 5 decades, I now had to go up and down the scaffolding all the time.  I also had to apply the plaster and had to deal with temperature differences due to the changing seasons.

The fresco that seems to have suffered the most due to my old age was the Conversion of Saul. After a recent restoration it seems as though the erors that were first attributed to my painting skills were entirely to be blamed on the poor preservation of the fresco. The strong brush strokes and cartoons that I put directly on the fresh plaster made many people re-evaluate the quality of my last fresco. There are obviously ertain parts of the fresco that I applied “a secco” such as the city of Damascus and between the various days of work in order to make it more fluid.

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Tu sei Pietro e la Croce è il tuo destino

La Cappella Paolina, fin dal momento della sua costruzione, è sempre appartenuta al pontefice in carica e alla sua corte. San Pietro gira la testa verso non solo verso tutti i presenti all’interno dell’ambiente, ma soprattutto verso il pontefice. La posa che diedi proprio al capo del Santo non fa parte dell’iconografia classica fino ad allora adoperata. Il Caravaggio, anni dopo, riprese la posa nella sua tela di Santa Maria del Popolo.

Lo sguardo severo pare infatti rimproverare,senza proferir parola il papa mentre fa il suo ingresso dalla porta che si apre sulla Sala Regia. Un modo per ricordare all’alto prelato che essendo un suo successore, dovrà sopportare il peso della croce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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You are Peter and the Cross is your destiny

From the moment of its construction, the Paolina Chapel has always belonged to the Pope and his court. St. Peter not only turns his head to all those who are present but above all to the Pope. The pose that gave to Saint Peter’s head has never taken part of classical iconography. Caravaggio years later copied that pose in his painting of Santa Maria del Popolo.

His serious look seems to reprimend the Pope without saying a word while He makes His entrance through the door that opens onto the Sala Regia. It’s a way to remind the Pope that he’s Saint Peter’s successor and will have to bear the weight of the cross.

Your truly, Michelangelo Buonarroti

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‘L foco ‘l ferro squaglia

Se ‘l foco il sasso rompe e ‘l ferro squaglia,
figlio del lor medesmo e duro interno,
che farà ‘l più ardente dell’inferno
d’un nimico covon secco di paglia?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If fire shatter flint

If fire can melt down steel and shatter flint

-those two, so tough within, its own begetter –

will a fire far worse than hell’s treat any better

its contrary; dried out straw, mere wispy lint?

Yours Michelangelo Buonarroti

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Ombre e luci per creare volumi

Le ombre e le luci sono fondamentali nella scultura. I pieni e i vuoti creano profondità nell’opera e danno vita ai punti luce proprio come avviene nella pittura. Durante l’ultimo restauro del Mosè sono stati scoperti dettagli assai interessanti relativi alle diverse finiture delle superfici.

Il restauratore Antonio Forcellino si è reso conto che per rafforzare ancora di più la luce in alcune zone, le tirai a lustro strofinandole con fogli di piombo molto sottili e ossalati, quasi sicuramente reperiti nella pipì dei bambini. Le zone così trattate, illuminate direttamente dalla luce proveniente dalla finestra oramai chiusa, riuscivano a rifrangere ancora di più la luce del sole.

In altre aree destinate a rimanere in secondo piano, effettuai una levigatura meno raffinata adoperando pietra pomice e sabbie abrasive. Il contrasto creato fra le zone particolarmente luminose e le altre meno lucide, crea un effetto di contrasti che accentuano l’effetto di tridimensionalità.

Per effettuare la finitura superficiale adoperavo scalpelli a due denti chiamati anche calcagnuoli mentre i miei pochi collaboratori preferivano lavorare con la raspa per dare il tocco finale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine

“Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine”, così si chiama il mio ultimo libro che ho appena pubblicato. Si tratta di una vera e propria guida che vi accompagna per mano alla scoperta delle opere fatte da me che è possibile vedere a Firenze.

Pagina dopo pagina vi racconto la storia di capolavori assoluti come il David e il Tondo Doni. Vi porto a vedere da vicino il Crocifisso Gallino e il Bruto, la Battaglia dei Centauri e il grandioso complesso scultoreo e architettonico della Sagrestia Nuova in San Lorenzo.

E’ una guida ideata sia per chi desidera andare a Firenze per conoscere da vicino i miei lavori che per coloro che non hanno la possibilità di viaggiare e vogliono sapere qualcosa in più in merito a opere così importanti.

Potete acquistare il libro cliccando qui oppure ordinarlo a breve nelle librerie Feltrinelli o sul loro sito, acquistarlo su Amazon, Ibs.it e molte altri siti online che si occupano della distribuzione dei libri. Per chi lo desidera fare è possibile leggere gratuitamente le prime pagine del libro  e scrivere una breve recensione cliccando qui dopo aver assaggiato una parte della guida.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta augurandovi buona lettura.

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L’opera della fama mai vista dal committente

La prima opera che per prima mi portò alla ribalta fu la Pietà Vaticana, commissionatami dal cardinale francese di Santa Sabina Jean Bilhéres de Lagraulas per la decorazione della cappella di Santa Petronilla.

Oggi quella cappella non esiste più. Si trovava nella vecchia basilica costantiniana di San Pietro, ovvero quella che venne demolita per realizzare la nuova Basilica per volere di papa Giulio II della Rovere.

Il cardinale versò sul mio conto un anticipo di 133 e 1/3 di fiorini di Reno affinché andassi a cercarmi a Carrara il migliore marmo anche se il contratto vero e proprio lo stipulai il 27 agosto del 1498.

Sovrintesi direttamente all’estrazione del blocco di marmo e, benché non fosse statuario, era di qualità eccellente. Per evitare di far trasportare del peso inutile fino a Roma, molto probabilmente lo sbozzai sul posto prima di imbarcarlo su un bastimento alla volta della città eterna.

Sapete che il committente mai vide l’opera finita? Morì prima che ultimassi il lavoro. chissà se da lassù, dando uno sguardo verso il basso, rimase soddisfatto di ciò che avevo creato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

Prima di salutarvi voglio aggiungere una nota. Per evitare di cercare fra i miei volumi come si scriveva esattamente il cognome del cardinale francese per inserirlo in questo post, ho cercato su Wikipedia nella pagina dedicata alla Pietà Vaticana. Era meglio se non c’andavo però: ho letto qualche inesattezza e quelle pazienza, ci possono anche stare. La cosa che mi fa un po’ girar le scatole è che qualcuno ha corretto il testo esatto che c’era prima per inserire un dato totalmente falsato. Ebbene, i marmi per la Pietà li cercai sulle cave di Carrara e non certo sul Monte Altissimo che sta dalla parte di Seravezza. Nelle cave di Seravezza mi obbligò ad andarci un altro papa, in un altro anno e addirittura in un altro secolo. Quelle cave mi portarono solo patimenti, fatiche inenarrabili ed ebbi a che fare molto da vicino con la morte. Riuscii a far estrarre integre solo cinque colonne destinate alla facciata del San Lorenzo a Firenze ma di quelle solo una arrivò sana a Firenze quando oramai il progetto era saltato.

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