Le armi senza le quali un uomo diventa nulla

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La morte vi libera dall’amore?

   – Beati voi che su nel ciel godete
le lacrime che ‘l mondo non ristora,
favvi amor forza ancora,
o pur per morte liberi ne siete?
– La nostra etterna quiete,
fuor d’ogni tempo, è priva
d’invidia, amando, e d’angosciosi pianti.
    – Dunche a mal pro’ ch’i’ viva
convien, come vedete,
per amare e servire in dolor tanti.
    Se ‘l cielo è degli amanti
amico, e ‘l mondo ingrato,
amando, a che son nato?
    A viver molto? E questo mi spaventa:
ché ‘l poco è troppo a chi ben serve e stenta.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta stamani con questa bella foto di Michele Paci

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Michelangelo Infinito: nuovo film su di me

Dopo la proiezione sui grandi schermi non solo italiani del discutibile Michelangelo: Amore e Morte e il film ancora in corso di montaggio girato da Konchalovsky, arriva un nuovo film su di me: Michelangelo Infinito.

Si tratta di una produzione promossa da Sky assieme a Magnitudo Film incentrata sulla vita e le opere mie. Cercando qua e là notizie questo film dovrebbe raccontarmi a tutto tondo analizzando diversi aspetti del mio essere, del mio modo di lavorare e d’intendere la vita.

A prendere le mie sembianze sarà l’attore Enrico Lo Verso mentre Vasari verrà interpretato da Ivano Marescotti. Il film verrà proiettato sul grande schermo durante il corso del 2018 e successivamente verrà messo in onda su Sky e andrà in distribuzione nei cinema di ogni angolo del mondo.

Il punto di forza di questo lavoro saranno le opere mie mostrate in maniera dettagliata con riprese di qualità. Almeno è quello che si legge: adesso tocca aspettare l’uscita di Michelangelo Infinito con la regia di Emanuele Imbucci sperando non deluda l’attesa.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con un’immagine tratta dal film di prossima uscita.

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Lo studio per un braccio al British

Il disegno che vedete a seguire è uno studio per la posizione di un braccio destro eseguito a carboncino. La mano è aperta e con il palmo rivolto verso l’alto e si nota un ripensamento nella posizione dell’avambraccio: prima lo pensai un po’ più piegato verso l’interno e alla fine optai per una maggiore apertura.

In questo disegno mi concentrai in maniera particolare sulle articolazioni e sul posizionamento naturale dei muscoli in quello specifico movimento dell’arto. Il fatto che abbia usato un modello maschile per studiare dal vero il braccio non significa che poi fosse davvero destinato a raffigurare un uomo. Ho sempre adoperato modelli maschili e poi apportavo le modifiche necessarie per renderli più femminili. Certo che avevo una visione tutta mia dell’universo femminile e ve ne ho lasciato esempi assai variegati.

Il disegno in questione, per altro ritagliato da un foglio molto più grande forse da me o da altri, è stato datato in un primo momento fra l 1534 e il 1541 e collegato direttamente al Giudizio Universale. Il Wilde però notò che non solo questo disegno non è stato tradotto in affresco nel Giudizio, ma che ricorda molto più da vicino gli ultimi miei studi ed è stato ridatato attorno al 1560.

Questo disegno appartiene alle collezioni del British Museum. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e i suoi disegni.

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Angeli con gli strumenti della passione

Nelle due lunette ubicate nella parte alta del Giudizio ci sono una serie di angeli impegnati a sostenere tutti gli strumenti che hanno caratterizzato la passione di Cristo: dalla Croce ai dadi con i quali i soldati si giocarono le vesti del Salvatore. Alcuni angeli mostrano occhi smarriti, turbati per ciò che sta accadendo appena sotto di loro.

Il particolare che vedete a seguire appartiene alla lunetta destra. Cinque angeli apteri sostengono la colonna della flagellazione: guardate con quanto sforzo ne sopportano il peso mettendo in tensione tutto il corpo. Gli angeli hanno dimensioni notevoli: quello con un panneggio sistemato in zona strategica da Daniele da Volterra ha un’altezza che oltrepassa i due metri.

Sullo sfondo un altro angelo regge la scala mentre all’estrema destra un angelo messo in evidenza da un panneggio arancione, tiene nella mano sinistra l’asta con la spugna intrisa d’aceto per far bere Cristo.

Dopo aver affrescato questa lunetta mi presi un po’ di tempo per così dire libero: avevo bisogno di  un attimo di tregua per poter pensare alla fascia centrale del lavoro, quella che fa perno su Cristo e la Vergine.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Studi per il Giorno e la Notte a Oxford

Dietro ogni scultura o dipinto c’è sempre un gran lavorone da fare. Da dove si comincia? Beh, dal disegno. Difficile tirar fuori qualcosa di buono se si ha poca dimestichezza con carboncini, sanguigne e penne. E’ sulla carta che inizia a prender forma un’opera, a diventare sempre più concreta, a modellarsi secondo quello che la mente comanda.

Cercando qua e la e facendo un po’ di pulizie estive, ammuchiati sotto un bello strato di polverone, ho scovato vecchie carte. Fra questi fogli ce n’è uno che da troppo tempo avevo dimenticato. Presenta studi molto interessanti e particolareggiati relativi alle opere che avrei scolpito poi per le tombe dei duchi Medici.

Sul recto c’è uno studio per l’allegoria del Giorno mentre sul verso sono presenti quattro studi per il braccio destro della Notte che, alla fine dei conti, ha molta affinità con il braccio sinistro del David, scolpito anni prima.

Lo studio del corpo del Giorno lo realizzati adoperando il carboncino nero mentre gli altri studi sono a sanguigna anche se qua e là qualche tocco di carboncino nero c’è.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, parecchio accaldato e piazzato davanti al ventilatore.

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Questo foglio appartiene all’Ashmolean Museum di Oxford

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La storia della copia più fotografata del David

Correva l’anno 1873 quando venne deciso di trasportare il David dall’arengario di Palazzo Vecchio fino alla Galleria dell’Accademia. Troppi secoli di esposizione agli agenti atmosferici e un restauro temerario eseguito dal Costoli, stavano mettendo a dura prova la resistenza del gigante di marmo. Fu necessario dunque metterlo al riparo da ulteriori danni, sistemandolo all’interno del nuovo spazio progettato da De Fabris che in quel periodo ancora era in costruzione.

L’amministrazione comunale di quel periodo, avrebbe voluto riempire il vuoto lasciato dal David con la copia in bronzo fusa nel 1866 da Clemente Papi. I fiorentini però non ne vollero sapere di quell’opera: il nuovo David doveva essere uguale in tutto e per tutto all’originale.

Agli inizi del ‘900, a cavallo fra la amministrazione di Filippo Sangiorgi e Filippo Corsini da Filicaja, venne indetto un concorso pubblico: il vincitore avrebbe realizzato una copia identica al mio David. Luigi Arrighetti, scultore di Sesto Fiorentino, si aggiudicò il bando e nel 1910 finalmente quel posto vacante da decenni venne di nuovo occupato dal gigante di marmo.

Chissà se tutti quelli che quotidianamente si scattano foto sotto la copia di Arrighetti sappiano chi l’ha scolpita…lo dubito fortemente.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cavatori, cave e marmo

Sapete, sono stato il primo scultore nel corso della storia che i blocchi per le sue opere se li andava a cercare direttamente in cava. Iniziai a recarmi sul posto prima di metter mano alla Pietà Vaticana, con l’intento di trovare un bel concio di marmo presso le cave di Carrara del Polvaccio, poi proseguii per il resto della vita.

Mi capitò anche di trovare blocchi che facevano al caso mio a Firenze e a Roma, senza dover faticare tanto abbarbicato sulle Apuane, d’inverno al gelo e d’estate sotto l’inclemenza del sole come nel caso della Pietà Rondanini e del Bacco.

Il lavoro di cava era duro, durissimo e ha continuato a esserlo fino agli anni Sessanta. Poi arrivarono i camion, le ruspe e altre cose simili per alleviare la fatica agli uomini. il lavoro di cava oggi è più sopportabile di un tempo ma il pericolo rimane.

Vi propongo un video girato qualche anno fa da Francesco Tarabella che vi spiega per immagini cosa voglia dire lavorare nelle cave di marmo. Guardatevelo tutto per capire da dove arrivi il marmo lavorato dagli artisti ma soprattutto per avere un’idea di cosa ci sia dietro ogni singolo pezzetto di marmo che vedete in giro…già per arrivare sul posto di lavoro era un’impresa che necessitava una buona dose di energie, forza e pure di coraggio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Chi entrerà ‘nfra la dolcezza e ‘l duolo?

 A che più debb’i’ omai l’intensa voglia
sfogar con pianti o con parole meste,
se di tal sorte ‘l ciel, che l’alma veste,
tard’ o per tempo alcun mai non ne spoglia?
    A che ‘l cor lass’ a più languir m’invoglia,
s’altri pur dee morir? Dunche per queste
luci l’ore del fin fian men moleste;
c’ogni altro ben val men c’ogni mia doglia.
    Però se ‘l colpo ch’io ne rub’ e ‘nvolo
schifar non posso, almen, s’è destinato,
chi entrerà ‘nfra la dolcezza e ‘l duolo?
    Se vint’ e preso i’ debb’esser beato,
maraviglia non è se nudo e solo
resto prigion d’un cavalier armato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Michelangelo scultore

Oggi voglio presentarvi un altro libro che vale la pena di avere nella vostra libreria: Michelangelo Scultore. I testi sono stati scritti da Cristina Acidini e le foto sono di Aurelio Amendola: un binomio perfetto per conoscere nel dettaglio le mie opere scultoree.

E’ un libro che affronta tutto i mio percorso artistico relativo alla scultura: dal primo Fauno sdentato rubato durante la Seconda Guerra Mondiale fino alla Pietà Rondanini. Per ogni capolavoro noto così come per ogni lavoro mio poco conosciuto dal grande pubblico, vengono proposti approfondimenti accurati e ben documentati.

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È una biografia molto tecnica e precisa scritta da chi conosce bene l’opera e la vita mia. È da diversi anni che ho questo libro e dopo averlo letto più volte per questioni personai, per cercare di capire meglio cose che mi sfuggivano ho avuto l’impressione che sia stato scritto con distacco. La Acidini se ne intende delle mie opere, non c’è dubbio. Le sue doti narrative mi convincono meno ma è un problema mio. L’arte deve essere accessibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Chi raccontando riesce ad appassionare, coinvolgere e tenere stretto il lettore dalla prima all’ultima pagina, ha una marcia in più. Detto ciò, questo libro è eccellente e ve lo consiglio.

Cosa potrei aggiungere delle foto di Aurelio Amendola che già non vi abbia detto in passato? Ogni suo scatto racconta quello che le parole non riuscirebbero a esprimere. Un fotografo più unico che raro.

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Non vengono tralasciate le scoperte fatte nel corso degli anni sulle mie sculture durante le fasi di restauro fino al 2005, anno di pubblicazione del libro edito da Federico Motta Editore.

alla fine del volume sono state inserite 46 schede sintetiche delle opere scultoree comprensive di dati tecnici, l’origine, l’iconografia, restauri, passaggi di proprietà e altri argomenti degni di nota.

 

Michelangelo Scultore è un libro prezioso che, già di per sé, è un capolavoro. Non solo è dotato di copertina rigida con sovraccoperta, ma viene racchiuso in un elegante cofanetto. Da qualche anno è stata pubblicata una versione molto più economica con copertina morbida e avente un formato ridotto. Potete acquistare cliccando qui la versione che preferite.

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta ma prima fa un piccolo appunto. Esiste anche un volume pubblicato sempre da Federico Motta Editore e scritto da Cristina Acidini: Michelangelo pittore. In questo volume viene affrontata tutta la mia opera pittorica.