Cavatori, cave e marmo

Sapete, sono stato il primo scultore nel corso della storia che i blocchi per le sue opere se li andava a cercare direttamente in cava. Iniziai a recarmi sul posto prima di metter mano alla Pietà Vaticana, con l’intento di trovare un bel concio di marmo presso le cave di Carrara del Polvaccio, poi proseguii per il resto della vita.

Mi capitò anche di trovare blocchi che facevano al caso mio a Firenze e a Roma, senza dover faticare tanto abbarbicato sulle Apuane, d’inverno al gelo e d’estate sotto l’inclemenza del sole come nel caso della Pietà Rondanini e del Bacco.

Il lavoro di cava era duro, durissimo e ha continuato a esserlo fino agli anni Sessanta. Poi arrivarono i camion, le ruspe e altre cose simili per alleviare la fatica agli uomini. il lavoro di cava oggi è più sopportabile di un tempo ma il pericolo rimane.

Vi propongo un video girato qualche anno fa da Francesco Tarabella che vi spiega per immagini cosa voglia dire lavorare nelle cave di marmo. Guardatevelo tutto per capire da dove arrivi il marmo lavorato dagli artisti ma soprattutto per avere un’idea di cosa ci sia dietro ogni singolo pezzetto di marmo che vedete in giro…già per arrivare sul posto di lavoro era un’impresa che necessitava una buona dose di energie, forza e pure di coraggio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Chi entrerà ‘nfra la dolcezza e ‘l duolo?

 A che più debb’i’ omai l’intensa voglia
sfogar con pianti o con parole meste,
se di tal sorte ‘l ciel, che l’alma veste,
tard’ o per tempo alcun mai non ne spoglia?
    A che ‘l cor lass’ a più languir m’invoglia,
s’altri pur dee morir? Dunche per queste
luci l’ore del fin fian men moleste;
c’ogni altro ben val men c’ogni mia doglia.
    Però se ‘l colpo ch’io ne rub’ e ‘nvolo
schifar non posso, almen, s’è destinato,
chi entrerà ‘nfra la dolcezza e ‘l duolo?
    Se vint’ e preso i’ debb’esser beato,
maraviglia non è se nudo e solo
resto prigion d’un cavalier armato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Michelangelo scultore

Oggi voglio presentarvi un altro libro che vale la pena di avere nella vostra libreria: Michelangelo Scultore. I testi sono stati scritti da Cristina Acidini e le foto sono di Aurelio Amendola: un binomio perfetto per conoscere nel dettaglio le mie opere scultoree.

E’ un libro che affronta tutto i mio percorso artistico relativo alla scultura: dal primo Fauno sdentato rubato durante la Seconda Guerra Mondiale fino alla Pietà Rondanini. Per ogni capolavoro noto così come per ogni lavoro mio poco conosciuto dal grande pubblico, vengono proposti approfondimenti accurati e ben documentati.

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È una biografia molto tecnica e precisa scritta da chi conosce bene l’opera e la vita mia. È da diversi anni che ho questo libro e dopo averlo letto più volte per questioni personai, per cercare di capire meglio cose che mi sfuggivano ho avuto l’impressione che sia stato scritto con distacco. La Acidini se ne intende delle mie opere, non c’è dubbio. Le sue doti narrative mi convincono meno ma è un problema mio. L’arte deve essere accessibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Chi raccontando riesce ad appassionare, coinvolgere e tenere stretto il lettore dalla prima all’ultima pagina, ha una marcia in più. Detto ciò, questo libro è eccellente e ve lo consiglio.

Cosa potrei aggiungere delle foto di Aurelio Amendola che già non vi abbia detto in passato? Ogni suo scatto racconta quello che le parole non riuscirebbero a esprimere. Un fotografo più unico che raro.

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Non vengono tralasciate le scoperte fatte nel corso degli anni sulle mie sculture durante le fasi di restauro fino al 2005, anno di pubblicazione del libro edito da Federico Motta Editore.

alla fine del volume sono state inserite 46 schede sintetiche delle opere scultoree comprensive di dati tecnici, l’origine, l’iconografia, restauri, passaggi di proprietà e altri argomenti degni di nota.

 

Michelangelo Scultore è un libro prezioso che, già di per sé, è un capolavoro. Non solo è dotato di copertina rigida con sovraccoperta, ma viene racchiuso in un elegante cofanetto. Da qualche anno è stata pubblicata una versione molto più economica con copertina morbida e avente un formato ridotto. Potete acquistare cliccando qui la versione che preferite.

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta ma prima fa un piccolo appunto. Esiste anche un volume pubblicato sempre da Federico Motta Editore e scritto da Cristina Acidini: Michelangelo pittore. In questo volume viene affrontata tutta la mia opera pittorica.

Il mi babbo non voleva lo comprassi

Investire in poderi mi piaceva. Di soldi ne guadagnavo assai e mai artista, prima di me, fu così ricco guadagnando con le sue opere non solo una fama eterna, ma anche un monte di palanche. Che ci facevo con tutti quei soldi? Io poco, ditelo a mio padre e ai miei fratelli. La mia vita parca e modesta è finita spesso accusa dai contemporanei e anche dai posteri: “è tirchio, non spende nulla…mette tutto da parte e pensa solo all’arte”. E che ci volete fare? Della vita mondana poco m’importava.

Mi sarebbe garbato che la mia famiglia d’origine acquistasse un po’ di prestigio a Firenze, che diventasse facoltosa e rispettata. Fra i miei fratelli e il mi babbo però, non si sa chi era più disgraziato. Non avevano il minimo senso degli affari ed eran bravi solo a scialacquare senza ritegno, ad avviare imprese già in partenza fallimentari e via discorrendo.

Il 2 Maggio del 1521, il mi babbo Lodovico mi scrisse una lettera in merito a un terreno che avrei voluto compare. Il podere apparteneva a Piero Busini e a occhio mi pareva potesse essere un buon affare. Al mi babbo però non gli garbava per nulla e si preoccupò di farmelo sapere. Secondo lui su quel terreno lì sarebbe cresciuto poco grano, non c’erano olivi per l’olio, né bestie, ne legname ma solo un vigneto di dubbia qualità.

Vi propongo la lettera che mi scrisse, zeppa di preoccupazioni. Oh, aveva paura mi stessero ingannando facendomi pagare un terreno molto più de suo valore di mercato.

Settignano, 2 Maggio 1521

 

Michelangniolo, ieri Lapo mi ragionò del podere di Piero Busini, e disse che il podere ti piacieva e che ctu gli avevi proferto tre mila duchati.

Io ti dicho, se ti piacie, che ctu lo chomperi, in quanto ti paia; ma bene ti dicho che ctu vadia a sentito, perché tu sse’ alle mani chon male persone. Io chredo che Piero Busini sia grande busbachatore, e Andrea Chambini non à buona bocie.

Per tanto apri gli occhi. E più ti dicho che a cchaso, im bottegha de’ Granacci, intesi che chotesto podere non passava venti dua moggia di ghrano in tucto. Chredo te lo dieno per più rendita assai che non rende.

Per tanto abbi buono chonsiglio, imperò che tre mila duchati sono lo stato d’ongni huomo. E più intendo che il podere non è universale non fa holio, non v’è lengnie, non tiene bestie, e el vino che fa bisongnia chuocierlo che vagliono più le lengnie che ‘l vino, e ciento barili tornano venti cinque. Per tanto, abbine buono chonsiglio, e pensa dove si smaltiscie chotesto vino, e quanta servitù bisongnia a chuocierlo e a chondurlo.

Se fussi una chompera che tu fussi inghannato ciento fiorini, io direi ‘Lasciati inghannare’; ma chotesta mi pare una spesa da non si lasciare inghannare, perché io penso che chotesta sia uno inghanno di più di ciento fiorini.

Nondimancho fa’ quanto ti pare e quanto tu se’ chonsigliato; e sopra tutto fa’ d’avere buono chonsiglio chon chotesto Piero. Io ti schrivo quanto l’animo mi dicie; nondimancho io mi potrei inghannare, e ‘1 mio oppennione potrebbe essere falso.

Tu che ài veduto puoi giudichare el chaso in verità. Io non so quello mi dicho, perché non ò veduto, ma parlo in su quello che già ò sentito. Non ghuardare a mme, se ti piacie, ma sopra tutto va’ chop buono chonsiglio.

Altro per questa. Christo ti ghuardi. A dì 2 di magio 1521. Lodovicho a Sectigniano. Michelangniolo di Lodovico. In Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia, prima di salutarvi, il dipinto di Signorini con un giardino di Settignano.

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Adamo prima della vita

Fra gli studi più noti e amati arrivati fino a voi, c’è sicuramente quello di Adamo che sta per sfiorare la mano del Creatore. Appartiene alle collezioni del British Museum ed è stato datato attorno al 1511.

Studiai attentamente la posa di Adamo, definendo muscoli contratti e distesi seguendo le leggi della natura. Mi bastava avere fra le mani un pezzetto di sanguigna o di carboncino per meravigliare il mondo. Come sapete conoscevo a menadito le anatomie umane e le riproducevo in maniera impeccabile, senza sbagli grossolani.

Lo stupore che destò la volta svelata agli alti prelati fu enorme. Scrisse il Vasari “…e questo bastò per far rimanere le persone trasecolate e mutole”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con tutti i suoi disegni ammucchiati sul tavolo

 

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Allora il Signore plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente – Genesi 2,7

Omaggio a un signore

La sua pazienza non l’ho mai avuta e sicuramente mi amavo assai meno di quanto mi abbia amato e mi ami lui.

Con stima profonda e con riconoscenza, un omaggio a un gran signore: Gianluigi Colalucci.

Perché questo omaggio? Perché non posso regalargli altro se non un pensiero prima di andare a dormire. Se oggi riuscite a leggere molto bene tutti i brani di pittura dei miei affreschi sistini, lo dovete soprattutto a lui.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea

E chi lo sa che cos’è la scultura o l’arte in generale! Difficile riassumere in poche parole quello che l’arte suscita, spera e che fa provare a chi la crea e a chi la vive. Vi lascio una bella considerazione sull’arte e sulla differenza che intercorre fra un artista e un pensatore che ho scovato in un libro scritto da Herman Hesse, per inciso Narciso e Boccadoro, auguradomi sia di vostro gradimento.

“Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.

A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi nel petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi voli pindarici

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L’alma ascende e sale

Dopo un giorno di sereno il cielo torna a promettere tempesta. Per iniziare la giornata con un po’ di bellezza e poesia, vi propongo qualche verso che scrissi oramai secoli or sono nella speranza possa essere di vostro gradimento nonché di buon auspicio per le ore a venire.

Non è sempre di colpa aspra e mortale
d’una immensa bellezza un fero ardore,
se poi sì lascia liquefatto il core,
che ‘n breve il penetri un divino strale.
    Amore isveglia e desta e ‘mpenna l’ale,
né l’alto vol preschive al van furore;
qual primo grado c’al suo creatore,
di quel non sazia, l’alma ascende e sale.
    L’amor di quel ch’i’ parlo in alto aspira;
donna è dissimil troppo; e mal conviensi
arder di quella al cor saggio e verile.
    L’un tira al cielo, e l’altro in terra tira;
nell’alma l’un, l’altr’abita ne’ sensi,
e l’arco tira a cose basse e vile.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi turbamenti quotidiani

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Foto di Claudio Giovannini

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La Resurrezione prima del Giudizio

La figura del Cristo che risorge che vi propongo oggi è un disegno molto noto. Probabilmente è meno nota la sua destinazione già che avrebbe dovuto essere poi concretizzato in affresco al posto del soggetto che tutti conoscono ovvero il Giudizio Universale.

Il Cristo pare rispondere improvvisamente alla chiamata del Cielo che lo attende. Si eleva verso l’alto mentre il sudario crea una sorta di arco al di sopra della sua testa. Proprio l’atteggiamento ma anche i tratti che delineano la testa ricordano da vicino Giona, ovvero il profeta che si sarebbe trovato immediatamente sopra questa figura, una volta dipinto sulla parete dell’altare della Sistina.

Il disegno in questione si trova pressi la Royal Library del castello di Windsor, a Londra.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni

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Malfidato o scrupoloso?

Ero malfidato o scrupoloso? Sono sicuro che in molti di quelli che ebbero a che fare con me, non esiterebbero a mettermi sulla schiena un bel cartello con scritto sopra a lettere cubitali la parola malfidato. Eppure non lo fui o, perlomeno, non così tanto come vogliono farvi credere. Ero scrupoloso fino a sconfinare nell’ossessione, quello si. Lo considerate un difetto? Forse avete ragione ma alla fine ha prodotto le opere che voi guardate con tanta ammirazione.

Sapete, quando andavo a cercare di persona nelle cave i marmi migliori per realizzare le mie sculture, non lo facevo solamente perché ero pignolo. Avevo bisogno di vedere, toccare e controllare la qualità del blocco che mi sarebbe servito poi. Prima di spedire via mare i blocchi acquistati, li facevo sbozzare per evitare di trasportare del peso inutile.

La sbozzatura la seguivo da vicino: è una fase delicata che avrebbe potuto compromettere seriamente il lavoro. Colpi male assestati avrebbero potuto creare difetti che poi sarebbero venuti alla luce in un secondo momento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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