La Pasqua nell’arte

È il giorno della resurrezione, della vita sulla morte. “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: – è risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete-. Ecco, io ve l’ho detto” disse l’angelo a Maria Maddalena e all’altra Maria secondo il Vangelo di Matteo.

Nel mondo dell’arte la Pasqua è stata raffigurata in molti modi diversi dai più grandi artisti di sempre. Fra le rappresentazioni più note il primato spetta di diritto all’affresco di Piero della Francesco  a Sansepolcro, realizzato fra il 1450 e i 1463. Optò per una composizione assai statica. Osservate bene l’immagine a seguire: dalla parte sinistra desolazione e morte mentre alla destra appare una rigogliosa natura, simbolo di vita e speranza.

 

Piero della Francesca

 

 

Anche Tiziano volle confrontarsi con un soggetto così importante per la cristianità. iniziò a lavorare all’opera che vedete a seguire nel 1520 e la terminò un paio di anni più tardi. In riquadri diversi Cristo risorge e ascende al cielo.

 

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Molto particolare è la Resurrezione di Rembrand nella quale il pittore fa uscire Cristo dal sepolcro mentre viene assistito da un angelo che rischiara le tenebre con la sua luce divina. E’ un olio su tela visibile presso l’Alte Pinakothek di Monaco.

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Nella Resurrezione di Cristo dipinta a olio su tela di Rubens, Nostro Signore esce dal sepolcro in maniera trionfante. I segni della passione sono appena accennati e non hanno intaccato la bellezza del suo Corpo. Con una mano regge presumibilmente il vessillo crociato del quale però si vede solamente l’asta. La corona di spine non è più sul capo ma viene tenuta da due angioletti in volo. La luce emanata da Cristo rischiara la scena e illumina le altre figure presenti.

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Prima di lasciarvi augurando a tutti voi una Buona Pasqua, vi saluto con un mio disegno della Resurrezione di Cristo. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Studi senza senso e forzature

Un accanimento alla ricerca del significato nascosto che pur dev’esserci da qualche parte: ecco cosa penso di alcuni studi che vengono condotti sulle mie opere.

Non so se vi sia ancora giunta voce degli ultimi condotti dal gruppo di ricerca capitanato da Deivis de Campos presso l’Università Federale di Scienze della salute di Porto Alegre. Ebbene, a detta loro alcune decorazioni presenti all’interno della Sagrestia Nuova a Firenze ma anche alcune decorazioni della volta della Sistina, riprodurrebbero l’utero e le tube di Falloppio. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Clinical Anatomy.

In pratica i teschi di ariete ai lati delle tombe dei duchi Medici, abbinati alle sfere collegate dalle corde marmoree, richiamerebbero le forme dell’apparato riproduttivo femminile per “rappresentare la capacità di rinascita e rigenerazione tra la vita e la morte”, sostengono gli studiosi.

Si sono dimenticati però di tenere in considerazione alcuni elementi fondamentali come per esempio il fatto che io studiassi sì le anatomie umane dal vero ma solo sui cadaveri maschili. Infatti fu il priore Lapo Bicchiellini, peraltro in segreto, a concedermi di sezionare i corpi che arrivavano direttamente dall’ospedale maschile di Santo Spirito. Pensare che abbinamenti di immagini possano avere obbligatoriamente un altro significato, per altro assai arbitrario, è un’azzardo bello e buono assai campato in aria.

Il vostro Michelangelo Buonarroti. a seguire vi propongo l’immagine pubblicata sulla rivista scientifica Clinical Anatomy…ci vuol già della fantasia a vedere un utero in un cranio d’ariete e due corde: date retta a me, questi ricercatori hanno un’immaginazione più sviluppata della mia.

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La Settimana Santa

Con ieri ha avuto inizio la Settimana Santa, la settimana più sacra e importante di tutto l’anno per i cristiani. E’ iniziata male, anzi, malissimo con i due sanguinosi attentati in Egitto. Mentre Cristo faceva il suo ingresso in Gerusalemme accolto dalla folla con lo sventolare delle foglie di palma, decine di persone perdevano la vita. Se questo è solo l’inizio non voglio nemmeno immaginare quale possa essere il proseguo.

Non saprei cos’altro aggiungere se non imprecazioni poco lusinghiere e una serie di improperi che alla fine a niente servono, nemmeno a sfogare la rabbia o a far allentare la morsa che stringe lo stomaco.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine

“Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine”, così si chiama il mio ultimo libro che ho appena pubblicato. Si tratta di una vera e propria guida che vi accompagna per mano alla scoperta delle opere fatte da me che è possibile vedere a Firenze.

Pagina dopo pagina vi racconto la storia di capolavori assoluti come il David e il Tondo Doni. Vi porto a vedere da vicino il Crocifisso Gallino e il Bruto, la Battaglia dei Centauri e il grandioso complesso scultoreo e architettonico della Sagrestia Nuova in San Lorenzo.

E’ una guida ideata sia per chi desidera andare a Firenze per conoscere da vicino i miei lavori che per coloro che non hanno la possibilità di viaggiare e vogliono sapere qualcosa in più in merito a opere così importanti.

Potete acquistare il libro cliccando qui oppure ordinarlo a breve nelle librerie Feltrinelli o sul loro sito, acquistarlo su Amazon, Ibs.it e molte altri siti online che si occupano della distribuzione dei libri. Per chi lo desidera fare è possibile leggere gratuitamente le prime pagine del libro  e scrivere una breve recensione cliccando qui dopo aver assaggiato una parte della guida.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta augurandovi buona lettura.

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Il Giorno

Il Giorno è una delle allegorie che raffigurano i quattro momenti della giornata ed è adagiata sopra il sarcofago del duca di Nemours, alias Giuliano de’ Medici.Iniziai a metter mano a quest’opera nel 1526 ma poi smisi di lavorarci a causa dell’assedio di Firenze. Ripresi i lavori qualche anno più tardi, quando le acque tornarono a tranquillizzarsi, per abbandonarli di nuovo nel 1534 partendo per Roma in via definitiva.

Il Giorno è l’unica scultura che volge le spalle a chi vi si trova dinnanzi per ammirarlo. Ideai per lui una posa opposta a quella che ha la Notte che si appoggia sullo stesso sarcofago quasi a voler mettere in luce il contrasto netto che esiste proprio fra i due diversi momenti della giornata.

Il possente busto si appoggia sul gomito sinistro mentre il braccio destro è piegato sul ventre. Il volto barbuto ha un aspetto indefinito dovuto alla sua incompiutezza. Nel corso dei secoli gli esperti si sono sbizzarriti sull’interpretazione di questa figura: c’è chi ha saputo leggerci la personificazione del dolore, chi dell’ira e chi addirittura il simbolo della luce cristiana.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue opere eterne.

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Day

The statue of Day is one of allegories representing the four times of the day and sits above the sarcophagus of the Duke of Nemours, otherwise known as Giuliano de ‘Medici.  I began work on this statue in 1526 but stopped working on it because of a siege in Florence.  I re-began working on it a few years later, when the political situation calmed down.  Unfortunately I had to abandon work again in 1534 due to my departure to Rome.

Day is the only sculpture that turns his back on the observer.  I came up with an opposite pose than the statue of Night who leans on the sarcophagus wanting to highlight the huge contrast that exists precisely between the two different times of day.

Night leans on his left elbow while his right arm is bent on his leg. The bearded face has a strange appearance because I never finished it. Over many centuries, experts have indulged the interpretation of this figure:  many see the feelings of pain, others of anger and others even the symbol of the Christianity.

Always yours, Michelangelo Buonarroti & my eternal works of art. Book a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB ttg-logo-final-white-background

Nessun dipinto mio con la Leda e il Cigno

Tanto per mettere qualche puntino sulle i e fare un po’ più di chiarezza, ci tengo a precisare che non c’è alcun dipinto su tavola o su tela di Leda col cigno che sia attribuito a me. Perché vi dico ciò? Ebbene, durante gli ultimi giorni ho visto circolare da diverse parti un’opera realizzata probabilmente dal Rosso Fiorentino avente questo soggetto e non sono pochi quelli che me l’affibbiano arbitrariamente a me.

Una Leda con il Cigno la dipinsi eccome. Era una grande tavola che mi venne commissionata dal duca di Ferrara Alfonso I d’Este. “Un quadrone di sala, rappresentando il concubito del Cigno con Leda: ed appresso, il parto dell’uova di che nacquero Castore e Polluce, secondoché nelle favole degli antichi scritto si legge“, scrisse il Condivi.

L’opera non arrivò mai a Ferrara. Litigai aspramente con il messo che venne a ritirarla e preferii regalarla ad Antonio Mini piuttosto che affidarla a un incompetente del genere. Fra le altre cose il volto della Leda lo avevo realizzato usando proprio i bei lineamenti del Mini, rendendoli un po’ più femminili con qualche accorgimento.

Si può avere un’idea abbastanza precisa di che aspetto potesse avere l’opera perché fu copiata diverse volte da vari artisti contemporanei. Inoltre esistono studi miei relativi soprattutto al volto: anzi, forse lo studio del volto della Leda è una delle teste più note della storia dell’arte.

Al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli è conservata un’incisione derivata dal mio dipinto abbastanza fedele all’originale. Venne realizzata secoli fa da Nicolas Beatrizet. Quella che vedete a seguire è la copia eseguita dal Rosso Fiorentino che sovente viene spacciata per opera mia.

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A seguire il mo studio della testa della Leda per il quale presi a modello il Mini. Vi auguro una buona serata: la zuppa di pane e verdure è pronta e non vorrei mi diacciasse con quest’arietta che entra da sotto le porte di Santa Croce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Popolo ingrato che solo a’ iusti manca di salute

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi comincia la giornata ricordando Dante.

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Risurrezione di Cristo o Giudizio Universale?

Papa Clemente VII pensò di far affrescare la parete dietro l’altare della Cappella Sistina con una superba Resurrezione di Cristo. Discussi con lui della faccenda presumibilmente durante un viaggio romano che effettuai nel 1533. Tuttavia il pontefice cambiò idea in merito e preferì scegliere come soggetto il Giudizio Universale.

Fin da subito la collocazione dell’opera sembrò strana, azzardata e assai anomala. Solitamente, fino a quel momento, si preferiva raffigurare le scene apocalittiche non in posizione frontale rispetto ai fedeli. Papa Clemente VII però vide solo qualche schizzo iniziale e niente di più perché poco dopo passò a miglior vita.

Papa Paolo III, il successore, mi rinnovò la commissione dopo avermi nominato Sommo Architetto, Scultore e Pittore del Palazzo Apostolico.

Era un momento assai delicato della mia vita o meglio, desideravo ardentemente portare a termine il complesso scultoreo per l’oramai defunto Giulio II ma, per ovvie ragioni, dovetti riporre ancora una volta martello e scalpello per riprendere in mano pennelli e colori.

“C’è forse un’arte più sconvolta dalla disperata speranza di quella di Michelangelo? Era entrato un dramma nella vita: il mondo s’era accorto di non sapere più cosa fosse: se cristiano, se antico, se campato nel malessere, se abbandonato da Dio…Michelangelo soffrirà per tutti. Sarà l’atleta del tormento di tre secoli” scrisse Giuseppe Ungaretti facendo riferimento al Giudizio Universale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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E-book Michelangelo Buonarroti non se ne va più

Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita l’adagio popolare. Se sia davvero così oppure no, non ne ho idea ma fatto sta che voglio concludere in bellezza quest’anno ricco di eventi e avvenimenti sia positivi che meno gradevoli.

Da questo momento in poi è disponibile anche la versione e-book del mio ultimo libro “Michelangelo Buonarroti non se ne va più”. Lo potete acquistare qui e entro qualche ora anche su Amazon, Ibs, Apple e altre librerie online. Così, tutti coloro che da tempo hanno messo da parte i libri cartacei optando per le versioni digitali dei libri, adesso avranno la possibilità di acquistare l’e-book appena messo in vendita.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi libri.

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A che serve un cuore che miele non renda?

Quand’avvien c’alcun legno non difenda
il propio umor fuor del terreste loco,
non può far c’al gran caldo assai o poco
non si secchi o non s’arda o non s’accenda.
    Così ‘l cor, tolto da chi mai mel renda,
vissuto in pianto e nutrito di foco,
or ch’è fuor del suo propio albergo e loco,
qual mal fie che per morte non l’offenda?

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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