A far del bene ai micci…

Questa è la lettera che scrissi a Pietro Grondi nel gennaio del 1524 in merito alla posizione di un certo Stefano. Era un mio collaboratore quando lavoravo alla Sagrestia Nuova ma lo avevo assunto più per pietà che per la stima che nutrivo nei suoi confronti. Non solo non era tanto capace di fare il mestiere suo, ma si lamentava sempre e non era mai contento. Un lavativo insomma che però non potevo licenziare per non essere poi additato come un personaggio poco raccomandabile.

Come si dice qua, a far del bene ai micci c’è da prendere solo dei calci.

Firenze, 26 Gennaio 1524

Piero, el povero ingrato à questa natura, che se voi lo sovvenite ne’ sua bisogni, dice che quel tanto che gli date a voi avanzava, se lLo mectete in qualche opera per fargli bene, dice sempre che voi eri forzato, e per non la saper far voi v’avete messo lui; e tucti e’ benifiti[i] che e’ riceve, dice che è per necessità del benifichatore.

E quando e’ benifiti[i] ricievuti sono eviddenti, che e’ non si posson negare, l’ingrato aspecta tanto, che quello da chi egli à ricievuto el bene chaschi in qua[l]che errore publicho, che gli sia ochaxione a dirne male che gli sia creduto, per isciorsi dall’obrigo che e’ gli pare avere.

Chosì è sempre intervenuto chontra di me; e non si impacciò mai nessuno mecho – io dicho d’artigiani -, che io non gli abi facto bene chon tucto el chuore poi, sopra qualche mia bizzarria o pazzia che e’ dichon che io ò, che non nuoce se non a mme, si son fondati a dir male di me e a vituperarmi, che è el premio di tucti gl’uomini da bene.

Io vi scrivo sopra e’ ragionamenti di iersera, e sopra e’ chasi di Stefano. Io insino a qui non l’ò messo in luogho, che se io non vi potevo essere io, i’ non n’avessi trovato un altro da mectervi; tucto ò facto per fargli bene e non per mia utilità, ma per sua e chosì ultimamente.

Ciò che io fo, fo per suo bene, perché ò facto impresa di fargli bene e non la posso lasciare. E non creda o non dicha che io lo facci per mia bisognio, ché gratia di Dio non mi mancha uomini, e sse l’ò stimolato a questi dì più che l’ordinario, l’ò facto perché io sono anchora io più obrigato che l’ordinario, e èmmi forza intendere se e’ può e sse e’ vuole o se e’ sa servirmi, per potere pensare a’ chasi mia. E

non veggiendo molto chiaro l’animo suo, richiesi iersera voi che fussi mezzo a farmi intendere l’oppenione suo, e sse e’ sa fare quello di che io lo richiegho, e se e’ può o se e’ vuole, e se e’ sa e vuole e può che voi intendessi da lLui quello che e’ vuole el mese a essere sopra e’ garzzoni e insegniare lor fare la materia e quello che io ordinerò; e e’ gharzoni gli ò a pagare io.

Io vi richiesi iersera di questo, e di nuovo ve ne priegho che voi mi facciate intendere, chome è decto, l’animo suo; e non vi maravigliate che io mi sia messo a schrivervi simil cosa, perché e’ m’importa assai per più rispecti, e massimo per questo che se io lo lasciassi sanza g[i]ustificharmi e mectessi in suo luogho altri, sarei publichato infra e’ Piagnioni per maggiore traditore che fussi in questa terra, benché io avessi ragione. P

erò priego mi serviate. Io vi do chon sicurtà noia perché voi mostrate volermi bene. A dì venti sei gemnaio 1523. Michelagniolo schultore in Fire[n]ze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Una vita inquieta

Se mi conoscete solo sommariamente oppure amate le opere mie e desiderate approfondire ogni aspetto che mi riguarda, non perdete l’occasione di leggere il libro Michelangelo: una vita inquieta scritto da Antonio Forcellino.

È molto di più che una semplice biografia asettica e priva di passione: in ogni singola pagina l’autore propone dettagli importanti e temi talvolta non così noti al grande pubblico. Da quel lontano 6 marzo del 1475, anno 1474 fiorentino, in cui mi affacciai alla vita fino alla dipartita dal mondo terreno, Forcellino ripercorre tutta la mia esistenza raccontando nel dettaglio ogni singolo episodio che mi riguardò da molto vicino. Non manca la narrazione di eventi storici importanti fondamentali per comprendere perché feci alcune scelte invece di altre e per capire meglio le opere.

Fra le pagine della biografia trovano spazio le diatribe con altri personaggi noti del tempo, le descrizioni dettagliate di ogni commissione che mi venne affidata e aspetti della vita privata che vale la pena conoscere per meglio capire tormenti, passioni e smarrimenti.

Il difficile rapporto che avevo con mio padre che non faceva altro che chiedermi danari e quello con i miei fratelli, gli aspetti più spinosi del mio carattere sicuramente non remissivo, l’amicizia con Vittoria Colonna…la testardaggine, la mia propensione a non sottomettermi ai committenti, gli amici, la solitudine e il mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Ogni singolo fatto narrato è supportato da documenti menzionati poi uno a uno nelle note in coda al volume. Scoprirete i rocamboleschi ritrovamenti di alcune opere date per perdute, le vicende storiche che mi videro coinvolto in prima persona e potrete approfondire parte dell’immenso carteggio mio.

L’autore ha una capacità narrativa eccellente che rende appassionante e scorrevole la lettura. Riesce a rendere semplici da comprendere anche i concetti più complicati tenendo il lettore incollato fino all’ultima pagina quasi fosse un avvincente romanzo di avventura. In fondo cos’è la vita se non una meravigliosa e al contempo tremenda avventura?

Antonio Forcellino non solo è uno dei maggiori studiosi di arte rinascimentale europea e un grande conoscitore dell’arte mia, ma è anche un restauratore che ha messo mano sulle mie opere, alias la Tomba di Giulio II. A lui è dovuta la scoperta dello stravolgimento al quale sottoposi il Mosè e la paternità del Giulio II della Rovere giacente. Da oltre vent’anni sta studiando i rapporti che avevo con gli spirituali e le influenze che hanno avuto sulle opere d’arte che realizzai soprattutto negli ultimi decenni della vita.

Insomma, per concludere posso affermare che Michelangelo: una vita inquieta è una delle migliori biografie che abbia mai letto fino al momento e ve la consiglio spudoratamente, senza ritegno alcuno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue recensioni

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Michelangelo: una vita inquieta

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Recensioni di libri che mi riguardano

Mentre ieri me ne stavo seduto qui in Santa Croce ad ascoltare i funerei discorsi del Foscolo, cercavo di leggere una mia biografia scritta per altro assai benino. Come già vi ho accennato altre volte ci sono libri che riguardano me e le mie opere molto validi ma anche tomi pieni di veri e propri strafalcioni, inesattezze e robe inventate di sana pianta.

A partire dalla prossima settimana inizierò a recensire i libri di ogni tipo che mi riguardano da vicino. Vi proporrò testi interessanti che vale la pena leggere ma anche libri approssimativi dai quali è meglio stare un po’ alla larga a meno che non si voglia dilettarsi a cercare incongruenze varie e cose che non stanno né in cielo né in terra.

Vi racconterò libri che ho avuto il piacere o la sventura di leggere personalmente con dovizia di dettagli. Tanto non rischio di svelarvi il finale a sorpresa: nelle biografie va a finire che muoio sempre.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue recensioni

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La Pasqua nell’arte

È il giorno della resurrezione, della vita sulla morte. “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: – è risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete-. Ecco, io ve l’ho detto” disse l’angelo a Maria Maddalena e all’altra Maria secondo il Vangelo di Matteo.

Nel mondo dell’arte la Pasqua è stata raffigurata in molti modi diversi dai più grandi artisti di sempre. Fra le rappresentazioni più note il primato spetta di diritto all’affresco di Piero della Francesco  a Sansepolcro, realizzato fra il 1450 e i 1463. Optò per una composizione assai statica. Osservate bene l’immagine a seguire: dalla parte sinistra desolazione e morte mentre alla destra appare una rigogliosa natura, simbolo di vita e speranza.

 

Piero della Francesca

 

 

Anche Tiziano volle confrontarsi con un soggetto così importante per la cristianità. iniziò a lavorare all’opera che vedete a seguire nel 1520 e la terminò un paio di anni più tardi. In riquadri diversi Cristo risorge e ascende al cielo.

 

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Molto particolare è la Resurrezione di Rembrand nella quale il pittore fa uscire Cristo dal sepolcro mentre viene assistito da un angelo che rischiara le tenebre con la sua luce divina. E’ un olio su tela visibile presso l’Alte Pinakothek di Monaco.

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Nella Resurrezione di Cristo dipinta a olio su tela di Rubens, Nostro Signore esce dal sepolcro in maniera trionfante. I segni della passione sono appena accennati e non hanno intaccato la bellezza del suo Corpo. Con una mano regge presumibilmente il vessillo crociato del quale però si vede solamente l’asta. La corona di spine non è più sul capo ma viene tenuta da due angioletti in volo. La luce emanata da Cristo rischiara la scena e illumina le altre figure presenti.

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Prima di lasciarvi augurando a tutti voi una Buona Pasqua, vi saluto con un mio disegno della Resurrezione di Cristo. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Studi senza senso e forzature

Un accanimento alla ricerca del significato nascosto che pur dev’esserci da qualche parte: ecco cosa penso di alcuni studi che vengono condotti sulle mie opere.

Non so se vi sia ancora giunta voce degli ultimi condotti dal gruppo di ricerca capitanato da Deivis de Campos presso l’Università Federale di Scienze della salute di Porto Alegre. Ebbene, a detta loro alcune decorazioni presenti all’interno della Sagrestia Nuova a Firenze ma anche alcune decorazioni della volta della Sistina, riprodurrebbero l’utero e le tube di Falloppio. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Clinical Anatomy.

In pratica i teschi di ariete ai lati delle tombe dei duchi Medici, abbinati alle sfere collegate dalle corde marmoree, richiamerebbero le forme dell’apparato riproduttivo femminile per “rappresentare la capacità di rinascita e rigenerazione tra la vita e la morte”, sostengono gli studiosi.

Si sono dimenticati però di tenere in considerazione alcuni elementi fondamentali come per esempio il fatto che io studiassi sì le anatomie umane dal vero ma solo sui cadaveri maschili. Infatti fu il priore Lapo Bicchiellini, peraltro in segreto, a concedermi di sezionare i corpi che arrivavano direttamente dall’ospedale maschile di Santo Spirito. Pensare che abbinamenti di immagini possano avere obbligatoriamente un altro significato, per altro assai arbitrario, è un’azzardo bello e buono assai campato in aria.

Il vostro Michelangelo Buonarroti. a seguire vi propongo l’immagine pubblicata sulla rivista scientifica Clinical Anatomy…ci vuol già della fantasia a vedere un utero in un cranio d’ariete e due corde: date retta a me, questi ricercatori hanno un’immaginazione più sviluppata della mia.

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La Settimana Santa

Con ieri ha avuto inizio la Settimana Santa, la settimana più sacra e importante di tutto l’anno per i cristiani. E’ iniziata male, anzi, malissimo con i due sanguinosi attentati in Egitto. Mentre Cristo faceva il suo ingresso in Gerusalemme accolto dalla folla con lo sventolare delle foglie di palma, decine di persone perdevano la vita. Se questo è solo l’inizio non voglio nemmeno immaginare quale possa essere il proseguo.

Non saprei cos’altro aggiungere se non imprecazioni poco lusinghiere e una serie di improperi che alla fine a niente servono, nemmeno a sfogare la rabbia o a far allentare la morsa che stringe lo stomaco.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine

“Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine”, così si chiama il mio ultimo libro che ho appena pubblicato. Si tratta di una vera e propria guida che vi accompagna per mano alla scoperta delle opere fatte da me che è possibile vedere a Firenze.

Pagina dopo pagina vi racconto la storia di capolavori assoluti come il David e il Tondo Doni. Vi porto a vedere da vicino il Crocifisso Gallino e il Bruto, la Battaglia dei Centauri e il grandioso complesso scultoreo e architettonico della Sagrestia Nuova in San Lorenzo.

E’ una guida ideata sia per chi desidera andare a Firenze per conoscere da vicino i miei lavori che per coloro che non hanno la possibilità di viaggiare e vogliono sapere qualcosa in più in merito a opere così importanti.

Potete acquistare il libro cliccando qui oppure ordinarlo a breve nelle librerie Feltrinelli o sul loro sito, acquistarlo su Amazon, Ibs.it e molte altri siti online che si occupano della distribuzione dei libri. Per chi lo desidera fare è possibile leggere gratuitamente le prime pagine del libro  e scrivere una breve recensione cliccando qui dopo aver assaggiato una parte della guida.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta augurandovi buona lettura.

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Il Giorno

Il Giorno è una delle allegorie che raffigurano i quattro momenti della giornata ed è adagiata sopra il sarcofago del duca di Nemours, alias Giuliano de’ Medici.Iniziai a metter mano a quest’opera nel 1526 ma poi smisi di lavorarci a causa dell’assedio di Firenze. Ripresi i lavori qualche anno più tardi, quando le acque tornarono a tranquillizzarsi, per abbandonarli di nuovo nel 1534 partendo per Roma in via definitiva.

Il Giorno è l’unica scultura che volge le spalle a chi vi si trova dinnanzi per ammirarlo. Ideai per lui una posa opposta a quella che ha la Notte che si appoggia sullo stesso sarcofago quasi a voler mettere in luce il contrasto netto che esiste proprio fra i due diversi momenti della giornata.

Il possente busto si appoggia sul gomito sinistro mentre il braccio destro è piegato sul ventre. Il volto barbuto ha un aspetto indefinito dovuto alla sua incompiutezza. Nel corso dei secoli gli esperti si sono sbizzarriti sull’interpretazione di questa figura: c’è chi ha saputo leggerci la personificazione del dolore, chi dell’ira e chi addirittura il simbolo della luce cristiana.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue opere eterne.

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Day

The statue of Day is one of allegories representing the four times of the day and sits above the sarcophagus of the Duke of Nemours, otherwise known as Giuliano de ‘Medici.  I began work on this statue in 1526 but stopped working on it because of a siege in Florence.  I re-began working on it a few years later, when the political situation calmed down.  Unfortunately I had to abandon work again in 1534 due to my departure to Rome.

Day is the only sculpture that turns his back on the observer.  I came up with an opposite pose than the statue of Night who leans on the sarcophagus wanting to highlight the huge contrast that exists precisely between the two different times of day.

Night leans on his left elbow while his right arm is bent on his leg. The bearded face has a strange appearance because I never finished it. Over many centuries, experts have indulged the interpretation of this figure:  many see the feelings of pain, others of anger and others even the symbol of the Christianity.

Always yours, Michelangelo Buonarroti & my eternal works of art. Book a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB ttg-logo-final-white-background

Nessun dipinto mio con la Leda e il Cigno

Tanto per mettere qualche puntino sulle i e fare un po’ più di chiarezza, ci tengo a precisare che non c’è alcun dipinto su tavola o su tela di Leda col cigno che sia attribuito a me. Perché vi dico ciò? Ebbene, durante gli ultimi giorni ho visto circolare da diverse parti un’opera realizzata probabilmente dal Rosso Fiorentino avente questo soggetto e non sono pochi quelli che me l’affibbiano arbitrariamente a me.

Una Leda con il Cigno la dipinsi eccome. Era una grande tavola che mi venne commissionata dal duca di Ferrara Alfonso I d’Este. “Un quadrone di sala, rappresentando il concubito del Cigno con Leda: ed appresso, il parto dell’uova di che nacquero Castore e Polluce, secondoché nelle favole degli antichi scritto si legge“, scrisse il Condivi.

L’opera non arrivò mai a Ferrara. Litigai aspramente con il messo che venne a ritirarla e preferii regalarla ad Antonio Mini piuttosto che affidarla a un incompetente del genere. Fra le altre cose il volto della Leda lo avevo realizzato usando proprio i bei lineamenti del Mini, rendendoli un po’ più femminili con qualche accorgimento.

Si può avere un’idea abbastanza precisa di che aspetto potesse avere l’opera perché fu copiata diverse volte da vari artisti contemporanei. Inoltre esistono studi miei relativi soprattutto al volto: anzi, forse lo studio del volto della Leda è una delle teste più note della storia dell’arte.

Al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli è conservata un’incisione derivata dal mio dipinto abbastanza fedele all’originale. Venne realizzata secoli fa da Nicolas Beatrizet. Quella che vedete a seguire è la copia eseguita dal Rosso Fiorentino che sovente viene spacciata per opera mia.

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A seguire il mo studio della testa della Leda per il quale presi a modello il Mini. Vi auguro una buona serata: la zuppa di pane e verdure è pronta e non vorrei mi diacciasse con quest’arietta che entra da sotto le porte di Santa Croce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Popolo ingrato che solo a’ iusti manca di salute

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi comincia la giornata ricordando Dante.

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