Michelangelo: il cuore e la pietra

Se ancora non l’avete visto, vi consiglio di guardare questa interessante docufiction ( adesso i documentari con la musica e raccontati in maniera enfatica li chiamano così, boh) prodotta da Sky Italia e dall’Associazione MetaMorfosi nel 2012.

Michelangelo: il cuore e la pietra

E’ un documentario ben fatto e molto piacevole da guardare anche perché a fare da consulente artistico e storico c’era Strinati. Io da giovane vengo interpretato da Massimo odierna mentre il me un po’ più anziano è Rutger Hauer. Si, proprio lui, quello di Blade Runner. A Giancarlo Giannini è stato affidato il compito di leggere le lettere mie direttamente presso Casa Buonarroti.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta lasciandovi in compagnia di questo bel documentario.

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Era davvero mia zia quella monaca caduta in disgrazia?

Sapete, quando iniziai a guadagnar benino, mi arrivavano richieste di denaro da destra e manca. Si rifecero vivi parenti che nemmeno sapevo di avere, amici che amici non lo sono mai stati e altre persone che chiedevano un semplice aiuto in contanti.

Ebbene, nonostante si continui a vociferare insistentemente che fossi molto spilorcio, non è affatto vero. Sono tante le persone che aiutai in diversi modi ma le mie biografie più o meno ufficiali pare se ne siano completamente dimenticate.

Fra le tante persone che mi chiesero danari c’era anche una monaca che riteneva di essere una zia mia. Di avere zie monache non mi pareva ma chissà, forse qualcuna che aveva indossato l’abito da ragazzina che mai avevo avuto la sorte di incontrare nemmeno per sbaglio. Fatto sta che mi scrisse in un modo strano, non mi fidavo tanto e mi sembrava mi stesse prendendo un po’ in giro.

I danari glie li inviai comunque o meglio, incaricai mio padre di portarglieli e verificare che davvero questa presunta zia fosse in stato di necessità. Vi riporto integralmente la lettera che inviai da Roma al mi babbo che si trovava a Firenze nella quale raccontavo l’accaduto e la questione della zia monaca caduta in disgrazia.

Roma, 19 agosto del 1508

Charissimo padre,

io ò avuto a questi giorni una lectera da una monaca che dice essere nostra tia, la quale mi si rachomanda e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio, e che io le facci qualche limosina.

Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l’amor de Dio gniene diate quattro e mezo, e del mezo che vi resta pregovi diciate a Buonarroto che mi facci chomperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un’oncia di lacha, o tanta quanta e’ può avere pe’ decti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e’ non ve n’è che sia una cosa bella, lasci stare.

La decta monacha nostra tia chredo che sia nel munistero di San G[i]uliano. Io vi prego che voi vegiate d’intendere se gli è vero che l’abbi sì gran bisognio, perché la mi [s]crive per una certa via che non mi piace. Ond’io dubito che la non sia qualche altra monaca, e di non esser facto fare. Però, quando vedessi che e’ non fussi vero, toglietegli per voi.

E’ detti danari vi pagherà Bonifatio Fati[i].Non v’ò da dire altro per ora, perché non sono anchora resoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v’aviserò. Vostro Michelagniolo scultore in Roma. A Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Video: Paolucci racconta la Pietà Vaticana

Se volete vedere qualcosa di bello ed emozionante, questo video fa al caso vostro. Lo storico dell’arte Paolucci vi porta alla scoperta della Pietà Vaticana con tutta la sua conoscenza e delicatezza nello spiegare questa opera mia giovanile che ancora continua a stupire e meravigliare a distanza di secoli della sua realizzazione.

Sedetevi e guardatevelo dall’inizio alla fine. Avete la possibilità di vedere da vicino, seppur in modo virtuale, uno dei più grandi capolavori scultorei di tutti i tempi. Buona visione. Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con il video e una foto realizzata da Christian Maidana.

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Conteso quanto Omero

Il Condivi, nella biografia che scrisse che par quasi un’autobiografia per quanto gli stavo sul collo, affermò che fui più conteso di Omero. C’era chi mi proponeva uno stipendio fisso pur di onorare la sua città con la mia presenza, chi mi voleva far realizzare opere grandiose e chi, impietosito dai miei anni che già avevano cominciato da un po’ a gravarmi sul groppone, non osava commissionarmi niente pur potendolo fare.

“Altro segno dell’eccellenza di Michelangelo è la gara che fecero fra loro i potenti per accaparrarselo. Oltre a quattro pontefici, Giulio, Leone, Clemente e Paolo, anche il Gran Turco, padre di quello oggi regnante, lo invitò a recarsi da lui attraverso ceti padri francescani, e ordinò con lettere di cambio che gli fossero versati a Firenze, dal banco dei Gondi, tutti i denari che avrebbero chiesto per il viaggio; non solo, ma dispose che, giunto a Cossa, terra vicina a Ragusa, ci fosse pronto uno dei suoi uomini  per accompagnarlo a Costantinopoli con tutti gli onori.

Anche Francesco di Valois, re di Franca, provò in mille modi a invitarlo, depositando a Roma tremila scudi per le sue spese, da riscuotere quando avesse voluto mettere in viaggio. 

La Repubblica veneta gli mandò il Bruciolo per invitarlo, offfrendo unoo stipendio di seicento scudi all’anno senza alcun impegno, purché con la sua persona onorasse la città: qualora avesse poi eseguito dei lavori, sarebbe stato pagato a parte, come se già non ricevesse uno stipendio. Queste non sono cose che capitano tutti i giorni, ma assolutamente eccezionali, e non avvengono se non in casi singolari, come per Omero, che venne conteso da molte città della Grecia, ognuna delle quali lo voleva per sé”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, conteso in vita quanto dopo la morte fra una città natale e l’altra, fra una cava e l’altra ma anche fra Roma e Firenze.

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Le mie sculture senesi: quattro su quindici

Le mie sculture senesi non sono note certo quanto il David o i Prigioni ma mi fecero tribolare parecchio. Fu una commissione complicata per diversi aspetti ma alla fine ruscii a portare a termine quattro piccole sculture alte 127 centimetri: il San Paolo ovvero quello che vedete nella foto, San Pietro, San Pio vescovo e San Gregorio papa.

Tutte e quattro le sculture vennero posizionate nelle nicchie laterali inferiori dell’altare Piccolomini del Bregno, all’interno del duomo di Siena dedicato a Santa Maria Assunta. Fu il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini ad affidarmi quel lavoro ma il rapporto con lui fu assai complicato tanto quanto fu quello con i suoi eredi.

Il 5 giugno del 1501 firmai il contratto per la realizzazione di 15 sculture ma alla fine, come accennato prima, ne portai a termine solamente quattro. Mi portai dietro quella commissione non finita per tutta la vita. La questione rimase irrisolta con la famiglia Piccolomini molto a lungo e solo dopo la mia morte, il nipote Lionardo sistemò definitivamente la faccenda con gli eredi Piccolomini pagando una somma a risarcimento delle sculture non eseguite.

La committenza Piccolomini mi causò meno dolori di quella della Tomba di Giulio I ma fu comunque problematica, conflittuale, infinita e irrisolta fino all’ultimo giorno della vita mia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Posto vacante in Piazza della Signoria

Questa foto che vedete me l’ha spedita Giorgio Lamberto qualche giorno fa. La conoscevo  già: sapete, di scatti dell’epoca non ce ne sono molti in giro. Da qualche parte me l’ero pure salvata ma, fra tutte le foto ammucchiate alla rinfusa che c’ho, trovarla non sarebbe stato semplice.

In primo piano c’è un’opera che tanto amo:  il Perseo del Cellini ma è il secondo piano a destare il maggior interesse in questo caso. Il posto del David è vacante: già era partito alla volta della Galleria dell’Accademia.

Lo scatto può essere datato fra l’agosto del 1873 e il 1910, quando finalmente sul’arengario di Palazzo Vecchio venne posizionata la copia scolpita da Arrighetti.

Insomma, una foto preziosa che testimonia un’epoca passata anteriore all’avvento delle due Guerre Mondiali.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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I lussuriosi per le parti vergognose

La Cappella Sistina è un insieme di storie e di storie nelle storie. Notare tutti i particolari in una visita sommaria, magari in mezzo a chissà quante altre persone, non è certo una cosa semplice. Fra il chiasso e la folla, lo stupore, il turbino di colori e gli atteggiamenti dei corpi non si possono cogliere dettagli che però sono fondamentali per capire il gran lavoro che c’è dietro ogni minima porzione di affresco.

No, non sto parlando del lavoro fisico bensì di quello mentale. Osservate il Giudizio Universale nella zona poco sopra Minosse: un gruppo di dannati tenta l’ascesa al cielo ma, mentre gli angeli minacciano di prenderli a pugni, i demoni li tirano verso il basso afferrando “i superbi per i capelli, i lussuriosi per le parti vergognose, e conseguentemente ogni vizioso per quella parte che peccò” come scrisse il mio amico Condivi.

Da un’anima dannata che viene tirata verso il basso, pende un sacchetto pieno di denari e un paio di chiavi. È un riferimento a uno dei tanti papi che incoraggiavano e promuovevano allegramente la compravendita delle cariche ecclesiastiche, forse un tacito omaggio a Niccolò III che Dante mise nell’ottavo girone dell’Inferno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Arrivarono i becchini e la Pietà scese dal piedistallo

Tempo fa vi raccontai di quel lungo viaggio che dovette affrontare la Pietà Vaticana: dalla sua cappella dentro la Basilica di San Pietro, arrivò a New York dopo aver navigato attraverso l’Oceano Atlantico. Una storia di altri tempi che fece parecchio parlare di sé e non cessa di far discutere per certi aspetti. Ve ne ho parlato nel dettaglio qui.

La Pietà Vaticana divenne il fulcro non solo del padiglione vaticano ma di tutti l’Expò newyorkese del 1964. Oggi voglio proporvi un video che vi mostra come questa scultura venne fatta scendere dal piedistallo. Ci vollero due ore buone per completare l’operazione. Da quel momento iniziò il suo lungo viaggio fatto di attese e trepidazioni. Guardatevi il video proposto dalla Rai cliccando qui.

Sempre parlando di filmati ne ho scovato un altro nel quale gli incassatori prendono le misure per realizzare il cassone di legno nel quale verrà messa la Pietà prima di lasciare la Basilica di San Pietro. Sapete, gli incassatori dagli scultori sono guardati un po’ di sbieco. Li ho sentiti spesso appellare becchini: una volta che l’opera viene incassata è molto probabile che lo scultore non la rivedrà mai più. Vi posto il secondo video direttamente a seguire: non state ad alzare il volume, tanto è muto.

Buona visione. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

 

La bellezza no, le oscenità si

Buongiorno a tutti e buon inizio di giornata. Per l’ennesima volta inizio la seconda giornata di censura: oramai ho perso il conto di quante volte Facebook mi abbia bloccato. Che ci devo fare? Fra furbi e finti bigotti quello dei social è un mondo che troppe volte mi sta stretto. Bello rispettare le regole quando le regole rispettano le persone e soprattutto hanno la stessa valenza per tutti. Ahimè è una cosa molto rara, anzi, un’utopia quanto lo è l’equità. Se mostrassi le chiappe pure io dubito verrei censurato ma se una scultura lascia intravedere il seno è considerato peccato mortale: le oscenità son consentite, la bellezza no, non è affatto contemplata.

Va bene, concedetemi questo preambolo e andiamo oltre. Voglio ristorare l’animo mio e forse pure il vostro con qualche verso tanto per cambiare la rotta a questa giornata mentre sopra la testa hanno iniziato di nuovo a volare canadair e elicotteri per  spegnere nuovi roghi (e questa non è una metafora purtroppo…)

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta ma solo dopo avervi augurato una splendida giornata, piena di bellezza e priva di oscenità

Amor, la tuo beltà non è mortale:
nessun volto fra noi è che pareggi
l’immagine del cor, che ‘nfiammi e reggi
con altro foco e muovi con altr’ale.

Nella foto di Christian Maidana il mio volto realizzato in bronzo da Daniele da Volterra, Museo Nazionale del Bargello

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Protagonista di dipinti

Questa mattina voglio presentarvi questo dipinto. Per carità, senza infamia e senza lode. Non è certo un capolavoro però volevo comunque farvelo conoscere. Quello ritto in piedi dovrei essere io intento a cercar marmi in quel di Carrara per realizzare le mie opere.

Il dipinto fu realizzato dal pittore toscano ottoncentesco Antonio Puccinelli ed è conservato presso il Palazzo della Provincia di Massa-Carrara.Rappresenta un po’ uno spaccato del mio quotidiano e m’è sembrato opportuno proporvelo; dopotutto è sempre meglio sapere qualcosa in più che in meno.

Il sempre Vostro Michelangelo Buonarroti

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