Per la strada erta e lunga

   A l’alta tuo lucente dïadema
per la strada erta e lunga,
non è, donna, chi giunga,
s’umiltà non v’aggiungi e cortesia:
il montar cresce, e ‘l mie valore scema,
e la lena mi manca a mezza via.
    Che tuo beltà pur sia
superna, al cor par che diletto renda,
che d’ogni rara altezza è ghiotto e vago:
po’ per gioir della tuo leggiadria
bramo pur che discenda
là dov’aggiungo. E ‘n tal pensier m’appago,
se ‘l tuo sdegno presago,
per basso amare e alto odiar tuo stato,
a te stessa perdona il mie peccato.

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Il restauro di Elazar e Mathan

Sapete, i restauratori che nel passato misero mano agli affreschi sistini, erano soliti ricorrere all’utilizzo di materiali che niente avevano a che fare con l’antica tecnica del buon fresco.

Con lo scopo di ravvivare i colori resi opachi e scuri dai depositi di polvere, usavano cera d’api, colle animali, resine vegetali e gli albumi delle uova. Con questi prodotti si riuscivano a mascherare in parte ma non a togliere le macchie bianche dei sali che l’acqua piovana portava in superficie.

A volte tutti questi prodotti non erano sufficienti a migliorare l’aspetto complessivo degli affreschi e così i restauratori si armavano di pennello e colori e ritoccavano qua e là le figure oppure, a seconda dei casi, le ridipingevano.

La coppia che vedete a seguire si trova nella lunetta di Elazar e Mathan e la foto è stata scattata dopo l’ultimo restauro condotto da Gianluigi Colalucci. Con l’ultimo restauro si sono ovviamente adoperate tecniche molto diverse da quelle che vi raccontavo poco fa e sono stati rimossi tutti gli strati di colle animali, polvere e altri prodotti che con il passare del tempo avevano reso quasi illeggibili alcuni brani.

In secondo piano potete vedere Mathan ovvero il nonno di Giuseppe e in primo piano sua moglie, la madre di Giacobbe. A lei diedi un piglio autoritario, rimanendo fedele ai testi biblici. I due soggetti costituisce la parte più rovinata dell’intera lunetta: sia le corrosioni degli intonaci che forti salificazioni hanno creato delle alterazioni cromatiche ahimè irrecuperabili.  Il volto di Mathan non ha più i mezzi toni e una brutta riga nera gli attraversa il volto. Si tratta del disegno preparatorio riaffiorato dopo che i colori originali sono stati consumati dal tempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Elazar e Mathan

La testa del vecchio profeta

Cercando fra i miei disegni, stamani ho trovato questo che vedete a seguire. Pochi tratti mi bastarono per tracciare a carboncino questo volto meditabondo che pare stia ragionando sulle sorti del mondo. Si tratta di uno studio dal naturale caratterizzato da un tratteggio essenziale ma potente che riesce comunque a raccontare tutto ciò che volevo raccontare attraverso quegli occhi, quella bocca, quella faccia segnata dal tempo e dalle fatiche vissute.

Riuscite a riconoscere questo signore? Ebbene, adoperai lo schizzo per caratterizzare il profeta Zaccaria, nella volta della Cappella Sistina e con molta probabilità lo realizzai attorno al 1508. Sono tipici di quel periodo i miei disegni poco elaborati ma particolarmente espressivi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta…ah, a proposito, lo studio di Zaccaria fa parte del tesoro degli Uffizi, Firenze.

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Prostrato a terra

 Sol io ardendo all’ombra mi rimango,
quand’el sol de’ suo razzi el mondo spoglia:
ogni altro per piacere, e io per doglia,
prostrato in terra, mi lamento e piango.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La volta si svela e Raffaello approfitta

Iniziai a decorare la volta della Sistina probabilmente alla fine dell’estate del 1508. Nell’agosto di due anni dopo, 1510, già ero a metà dell’opera. Il papa partì alla volta di Bologna ma si dimenticò di darmi i 500 ducati pattuiti, che mi sarebbero serviti per proseguire il lavoro. I danari per acquistare i colori erano a mio carico e, senza quelle palanche, dovetti interrompere gli affreschi.

La lettera

Io resto avere 500 ducati di pacto fatto guadagniati, e altrectanta me ne doveva dare el papa per mectere mano nell’altra parte della opera, e llui s’è partito di qua e non m’à lasciato ordine nessuno, i’ modo che mi trovo sanza danari, nè messo m’abbia a fare. Se mi partissi, non vorrei che sdegniassi e perdermi el mio; e stare, mal posso. Così scrivevo al mi babbo raccontandogli le preoccupazioni quotidiane.

Agosto 1510: Giulio II estasiato e Raffaello approfitta

Quando rimossi i ponteggi, il papa rimase estasiato dalle pitture che avevo condotto fino a quel punto. A quanto pare anche Raffaello rimase assai colpito tanto che sono evidenti i brani di pittura che mi ricopiò pari pari nella decorazione della volta nella Stanza di Eliodoro così come nella scena dell’Uscita dall’Arca. Non è difficile individuare in quei due lavori suoi riferimenti alla mia Creazione di Adamo e al pennacchio della Giuditta.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che prima di salutarvi, vi propone un’immagine ripresa dalla vela soprastante la lunetta di Zorobabel.

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Il potere del disegno

-Io credo in Michelangelo, Velasquez, e Rembrandt; nel potere del disegno, nel mistero del colore, nella redenzione di tutte le cose per mezzo della sempiterna bellezza, e al messaggio dell’Arte che ha reso quelle mani benedette.
Amen.-

Bernard Shaw forse c’aveva visto giusto. Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Ben provvide natura

Vi scrivo qualche verso per iniziare la giornata sperando possano esservi di buon auspicio. Forza e coraggio…che prima di arrivare a sera la strada è ancora lunga e tutta in salita.

Ben provvide natura, né conviene
a tanta crudeltà minor bellezza,
ché l’un contrario l’altro ha temperato.
    Così può ‘l viso vostro le mie pene
tante temprar con piccola dolcezza,
e lieve fare quelle e me beato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Visita virtuale nella Cappella Paolina

La Cappella Paolina è la cappella parva del Pontefice in carica, destinata all’esposizione del Santissimo Sacramento. E’ ubicata nei Palazzi Apostolici, al fianco della più celebre Sistina. Fu il San Gallo a progettarla su richiesta di Papa Paolo III e, sempre per suo volere, fui io poi realizzare i due grandi affreschi della Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo nonostante l’età avanzata e tutti gli acciacchi che avevo.

E’ una cappella preziosa e, dato che deve contenere in Corpus Christi esposto, è il punto focale di tutta la Chiesa Cattolica più di quanto non lo sia la vicina Sistina. Nel corso dei secoli, i papi che si sono susseguiti, l’hanno arricchita secondo il loro gusto, apportando talvolta delle modifiche più o meno consistenti.

A vent’anni di distanza dalla realizzazione dei miei affreschi paolini, arrivò al soglio di Pietro il papa Gregorio XIII, noto ai posteri soprattutto per aver riformato il calendario. Non solo fece realizzare la superba Galleria delle Carte Geografiche, oggi inclusa nel percorso aperto al pubblico dei Musei Vaticani, ma commissionò a Federico Zuccari e Lorenzo Sabbatini il completamento della decorazione nella Cappella Paolina. Assieme a loro lavorarono un gran numero di stuccatori, pittori e decoratori che diedero il meglio di sé nell’impresa.

La Cappella Paolina non è accessibile al pubblico. Tuttavia se volete fare una visita virtuale senza muovervi di casa, cliccate qua: spostando il cursore potrete addentrarvi in questo luogo così particolare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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I soldati

Il gruppo dei soldati che vedete, è quello che affrescai per la Crocifissione di San Pietro nella Cappella Paolina per volere di Papa Paolo III Farnese. Nella prima immagine è visibile la porzione dell’affresco prima del restauro mentre, in quella di destra,  a restauro ultimato.

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Di questa porzione di lavoro, esiste ancora il cartone preparatorio originale ed è conservato presso il Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli. Si vedono bene i tre armigeri di spalle che occupano per intero la scena. Il cartone è formato da un insieme di diciannove fogli di carta incollati sopra una tela e nel corso degli anni s’è sciupato assai.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Siamo terra al sole di vita priva

Chiunche nasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e ‘l sole
niuna cosa lascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl’ingegni e le parole;
e le nostre antiche prole
al sole ombre, al vento un fummo.
    Come voi uomini fummo,
lieti e tristi, come siete;
e or siàn, come vedete,
terra al sol, di vita priva.
    Ogni cosa a morte arriva.
    Già fur gli occhi nostri interi
con la luce in ogni speco;
or son voti, orrendi e neri,
e ciò porta il tempo seco.

Il vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

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