Tanto bellino un son mai stato

Han fatto tanti discorsi sulla vita mia, sulle mie opere e fin’anche sui miei pensieri immaginati da chi nemmeno ha mai incrociato il suo sguardo col mio. M’han fatto anche diversi ritratti e qualcuno me lo son fatto pure da solo. Adesso ve lo posso anche dire, tanto son morto da parecchio e le mie spoglie l’ho lasciate sottoterra assieme ai vestiti: non son mai stato tanto bellino. D’altro canto mica si può aver tutto no? La natura c’aveva messo del suo donandomi la grazia dell’intelletto e la passione, ma aveva difettato nel regalarmi un volto non così aggraziato. Il Torrigiani poi, con quel cazzotto in pieno volto, mi ruppe il naso che da allora in poi rimase schiacciato come quello di un pugile.

Vi propongo la descrizione assai precisa che fece il Condivi del mio aspetto.

“Michelangelo è di taglia piuttosto robusta. Ha un fisico asciutto e nervoso, sano sia per costituzione, sia per l’esercizio e per la moderazione nel mangiare e nel fare l’amore, benché da ragazzo fosse un po’ delicato di salute e da grande abbia avuto due malattie. Da qualche anno soffre del male della pietra, ma ne è stato in parte liberato da un medico.

Ha sempre avuto un buon colorito. Di media statura, ha le spalle larghe e il resto del corpo relativamente più magro e sottile. Il volto è triangolare: le tempie sporgenti più degli orecchi e gli orecchi più delle guance. La fronte è quadrata, il naso un po’ schiacciato, non per natura ma perchè da bambino un tale Torrigiano de’ Torrigiani, uomo violento e manesco, quasi gli staccò la cartilagine del naso con un pugno, e Michelangelo fu portato a casa mezzo morto.

Le labbra sono sottili, ma l’inferiore sporge un po’: basta guardarlo di profilo. Il mento è ben fatto e proporzionato. La fronte sporge quasi quanto il naso, le ciglia sono rade, gli occhi piccoletti, con macchioline gialle e azzurre nell’iride, le orecchie giuste, i capelli e la barba neri.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Crudele, acerbo e dispietato core

 Crudele, acerbo e dispietato core,
vestito di dolcezza e d’amar pieno,
tuo fede al tempo nasce, e dura meno
c’al dolce verno non fa ciascun fiore.
    Muovesi ‘l tempo, e compartisce l’ore
al viver nostr’un pessimo veneno;
lu’ come falce e no’ siàn come fieno,
. . . . . . . . . . . . . .
    La fede è corta e la beltà non dura,
ma di par seco par che si consumi,
come ‘l peccato tuo vuol de’ mie danni.
. . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
sempre fra noi fare’ con tutti gli anni.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Rancorous heart, cruel, pitiless, though showing

Rancorous heart, cruel, pitiless, though showing

what looks like sweetness – but the bitter core!

Your faith! as changeable as time, no more

likely to last than any springtime flower.

Time moves and doles itself out, hour by hour;

no deadlier poison in our lives! Or say

it’s like the sickle and we’re like the hay

………………………….

Taith is soon over. And no beauty lasts,

but, rapidly as faith does, wears away,

just as your sin would have my trubles fly

……………………..

……………………….

do with us always as the years go by.

Yours Michelangelo Buonarroti

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Io e la filatelia

Cercando un po’ qua e un po’ là su siti di appassionati di filatelia, ho scovato delle interessanti emissioni di francobolli che mi riguardano da molto vicino. Con mia sorpresa ho visto che anche uno staterello piccino come l’Ajman a prevalenza musulmana e appartenente agli Emirati Arabi, il 15 maggio del 1970 diede alle stampe una serie di otto francobolli basati sui miei affreschi sistini.

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Oltreoceano le Grenadine, l’agglomerato di isolette in mezzo ai Caraibi, ha invece preferito scegliere come soggetto dei suoi francobolli il Cristo Portacroce di Santa Maria sopra Minerva nel cinquecentesimo anno dalla mia nascita.

1975 Grenada Grenadines

I francobolli che riguardano me e le mie opere emessi in Italia, nello Stato del Vaticano e in Russia sono innumerevoli e per pubblicarli tutti mi ci vorrebbe qualche ora. Per concludere e non tediarvi oltre vi propongo quello stampato nel 1975 dall’Albania.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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No, non è mio

Spesso mi capita di vedere opere che vengono spacciate per mie ma che in realtà nemmeno si avvicinano lontanamente ai capolavori che realizzai. In particolare c’è un Apollo che viene spudoratamente affibbiato a me costantemente.

Lo vedo girare spesso su Instagram, Pinterest e su qualche fantomatico blog. Qualche giorno fa è stato postato da una pagina Facebook dedicata all’arte con più di 500.000 followers e mi ci hanno pure taggato sopra. Il brutto è che non ho letto nessun commento in merito del tipo “l’Apollo di Michelangelo ha tutt’altro aspetto”.

No, questo coso qui non è opera mia e non solo…guardatelo bene: nemmeno è marmo. E’ palesemente un gesso di moderna fattura. Spargete la voce e se vi capitasse di vederlo circolare, commentate suggerendo a chi lo posta che io, con quel coso lì, non c’entro proprio nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il pugnale della Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana è una delle più anziane che affrescai nella Volta della Sistina. Sfodera una muscolatura potente nonostante la sua età avanzata e un volto tutto concentrato a interpretare le profezie scritte sul grande libro con la copertina verde-azzurrognola.

In secondo piano compare un putto in piedi sopra il trono della veggente, con un libro rilegato in rosso sotto il braccio. Qualcuno come per esempio Pfeiffer, sostiene che i due giovani alle spalle della Cumana siano la personificazione della Memoria e dell’Intelletto che si abbandonano alla forza della volontà rappresentata dalla Sibilla.

Guardate bene nella parte bassa del riquadro e noterete la presenza di una borsa contenente cartigli e un pugnale nel suo fodero. La sibilla Cumana predice eventi sanguinosi e con il pugnale volli sottolineare questa sua peculiarità.

Il sempre vostra Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Cumaean Sibyl is one of the oldest sibyls that I frescoed on the Sistine Chapel ceiling. She is depicted physically  very strong for her age and extremely concentrated ready to preach the prophecies written in the big book with bluish-green cover.

In the background there’s a child standing by the sybyl’s throne, with a book bound in red under his arm. Pfeiffer as well as other writers argue that the two young figures behind the sibyl are the representations of Memory and Intellect who give up their strength while next to her.

Take a good look at the lower part of fresco & you’ll notice a bag containing papers as well as a dagger in its sheath. The Cumaean Sibyl  is known for having predicted bloody events, so I included this detail in order to point this out.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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Sonetto per Vittoria Colonna

Stamani voglio iniziare la giornata proponendovi dei versi che scrissi per a mia cara amica Vittoria Colonna. Poetessa e nobildonna coltissima, fu per anni per me un valido supporto. Strinsi con lei una stretta relazione di amicizia ma ahimè, la morte la sopraggiunse prematuramente e nel 1547 passò a miglior vita. Chissà, forse la morte improvvisa gli evitò di finire nella sanguinosa morsa dell’inquisizione già che molti dei nostri amici comuni cosiddetti Spirituali dovettero subire le ingiurie e gli abomini della Santa Inquisizione…che a chiamarla Santa già ci vuol del coraggio.

 Quante più fuggo e odio ognor me stesso,
tanto a te, donna, con verace speme
ricorro; e manco teme
l’alma di me, quant’a te son più presso.
    A quel che ‘l ciel promesso
m’ha nel tuo volto aspiro
e ne’ begli occhi, pien d’ogni salute:
e ben m’accorgo spesso,
in quel c’ogni altri miro,
che gli occhi senza ‘l cor non han virtute.
    Luci già mai vedute!
    né da vederle è men che ‘l gran desio;
ché ‘l veder raro è prossimo a l’oblio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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This morning I want to begin by sharing with you a few verses that I wrote for my dear friend Vittoria Colonna. Poet and cultured noblewoman, she was for many years a huge support. I had a very close friendship with her but unfortunately her premature death in 1547 lead her to a better life. Who knows, if maybe her sudden death avoided her getting tied up in the bloody controversial Inquisition which many of our so-called “Spiritual” friends have suffered the ravages of the Holy Inquisition… it takes a lot of guts to call it Holy.

Hating myself, the more I run away,

My lady, from me, the more toward you I’m thrust;

My soul then, as it must,

Quakes for me less there, where it hopes I’ll stay.

What havens provides, I pray

To realize in your face

And lovely gaze, where all redemption lies,

For well I know, each day

Scanning others, there’s no trace

Of virtue unless the heart shows in the eyes.

So rare such loveliness!

To see it’s my single craving, pure and whole.

Rare glimpses, though, are like Lethe to the soul

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Studi per il Cristo Portacroce di Santa Maria sopra Minerva

Prima di mettere mano al Cristo Portacroce commissionatomi dal pazientissimo Metello Vari, realizzai diversi studi a sanguigna su carta. Quello che vedete a seguire è uno dei più conosciuti relativi all’opera che tanto feci attendere a quel povero committente.

Prima realizzai lo schizzo di tutto il Cristo a sanguigna poi, dopo aver girato il foglio dalla parte opposta, tracciai anche le gambe di una figura in piedi e che accennano un passo in avanti. Pare che il foglio sia stato tagliato a metà chissà come e chissà quando ed è per questo che manca il resto delle gambe della versione sul recto e quella del busto sul verso.

Il disegno principale riportato su questo foglio è assai diverso dal risultato finale scolpito sia della prima che della seconda versione del Cristo Portacroce. Nel corso del tempo avrei modificato un po’ l’idea di partenza per ottenere prima il Cristo venato e poi quello esposto ancora oggi nella chiesa romana. Il disegno si trova a Londra e appartiene alla collezione Brinsley Ford.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che s’appresta a prepararsi l’ennesimo caffé, tanto c’ha la pressione bassa.

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Anche a bastonate mi prese il papa

Giulio II non è uno di quei papi passati alla storia per essere un’illuminato e un grande devoto. Assieme facevamo scintille: immaginatevi due testardi che si fronteggiano, entrambi consapevoli delle proprie potenzialità.

Spesso si litigava assai animatamente come quella volta che mi sferrò pure una bastonata sulla schiena. Era un gran mecenate e sapeva bene che potevo trasformare i suoi sogni di megalomania in qualcosa di tangibile, che lo facesse passare per sempre alla storia.

Fu lui che mi affidò gli affreschi della volta della Cappella Magna, più nota come Cappella Sistina. Durante i lavori mi venne in mente di fare una scappata a Firenze per la festa di San Giovanni. San Giovanni è il patrono della città ed essere lontano da casa per un’occasione così importante mi pesava parecchio.

Domandai allora dei denari al papa visto che spesso tardava nel pagare il mio lavoro e lui per tutta risposta mi chiese quando avrei finito la cappella. “Quando potrò” risposi scocciato con la mia mancante diplomazia. Giulio II s’arrabbiò come al solito e m’assestò una bastonata sul groppone.

Mi defilai e, quando sparii dalla sua vista, mi raggiunse di corsa un suo messo, Accursio per la precisione, con cinquecento scudi e le scuse del papa. Secondo me Giulio II per un attimo temette che gli lasciassi a metà la volta della Sistina. Deve aver sudato freddo.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Tu ‘l sai quant’io son poco

Stamani voglio augurarvi una lieta giornata iniziando in versi antichi che scrissi per Tommaso de’ Cavalieri.

Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
    E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ‘l sai, quant’io son, poco.
    E perc’un’alma infra duo va ‘l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con le sue rime e i suoi affreschi

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Co’ tuo sguardi più presto ancide quante vien più tardi

Non altrimenti contro a sé cammina
ch’i’ mi facci alla morte,
chi è da giusta corte
tirato là dove l’alma il cor lassa;
tal m’è morte vicina,
salvo più lento el mie resto trapassa.
    Né per questo mi lassa
Amor viver un’ora
fra duo perigli, ond’io mi dormo e veglio:
la speme umile e bassa
nell’un forte m’accora,
e l’altro parte m’arde, stanco e veglio.
    Né so il men danno o ‘l meglio:
ma pur più temo, Amor, che co’ tuo sguardi
più presto ancide quante vien più tardi.

Il vostro Michelangelo Buonarroti fra i sui ricordi che ancor gl’infiammano ‘i core

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