Dio abbraccia Eva?

Sulle opere mie è stato raccontato di tutto e di più. Alcune interpretazioni non avrei saputo darle nemmeno io e altre oltrepassano i confini della fantascienza. Ci sono anche letture plausibili che forse un po’ rispecchiano quello che avevo in mente o che comunque sarebbero piaciute anche a me, nonostante avessi avuto un’altro racconto in mente.

Fra le tante figure molto discusse presenti nella Cappella Sistina c’è la donna, per alcuni un androgino, che Dio abbraccia nella Creazione di Adamo. Circondato da un nugolo di putti e angeli rigorosamente privi di alucce, compare lei che pare fissare intensamente Dio o forse Adamo.

Chissà, forse la tiene sotto braccio quasi preannunciandole che sarà a sua volta creatrice di vita una volta cacciata dal Paradiso Terrestre. Osservate bene: il braccio di Dio passa sulle spalle di Eva fino a toccare con le dita la spalla di un putto, un bambino.

C’è chi ha voluto vedere in lei Eva e chi la madre Chiesa. Come vedete le interpretazioni sono varie…ciascuno scelga quella che preferisce e che ritiene più adeguata.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Restaurato Lo Sguardo di Michelangelo di Antonioni

A distanza di dieci anni dalla morte del regista omonimo mio Michelangelo Antonioni, è stato avviato un importante progetto di restauro che coinvolge tutte le sue pellicole. L’Istituto Luce Cinecittà con la collaborazione del Gioco del Lotto hanno da qualche giorno presentato il restauro e la digitalizzazione de “Lo Sguardo di Michelangelo” ovvero il documentario girato dal grande regista nel 2004 che ha per protagonista soprattutto il Mosè e in parte le altre sculture e i fregi che decorano la Tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli.

Da venerdì 6 ottobre fino a ieri (10 ottobre) il cortometraggio appena restaurato è stato proiettato gratuitamente a ciclo continuo sia la mattina che il pomeriggio proprio all’interno della Basilica. Sapete, questo lavoro di Antonioni fu presentato per la prima volta al Festival di Cannes nel 2004 e venne definito dalla maggioranza dei critici presenti come l’opera più bella di tutto il festival.

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La conversione in digitale è stata realizzata adoperando i negativi originali di scena e di suono. Le immagini sono state sottoposte a una scansione a elevata risoluzione e, dopo essere state stabilizzate sono state pulite in maniera digitale eliminando tutti quei segni del tempo che si erano creati come spuntinature, righe e visibili segni di giunte. Mediante la pulizia digitale del suono sono stati notevolmente ridotti i rumori di fondo provocati dall’usura.

Vi propongo a seguire “Lo sguardo di Michelangelo”…il documentario che già dal titolo gioca con l’omonimia mia e del regista. Buona visione…ah, il video non è quello dopo restauro ma è semplicemente quello che sono riuscito a scovare in rete. Buona visione. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi augura un buon inizio di giornata.

S’ogni nostro affetto al ciel dispiace, a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?

  Ben può talor col mie ‘rdente desio
salir la speme e non esser fallace,
ché s’ogni nostro affetto al ciel dispiace,
a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?
    Qual più giusta cagion dell’amart’io
è, che dar gloria a quella eterna pace
onde pende il divin che di te piace,
e c’ogni cor gentil fa casto e pio?
    Fallace speme ha sol l’amor che muore
con la beltà, c’ogni momento scema,
ond’è suggetta al variar d’un bel viso.
    Dolce è ben quella in un pudico core,
che per cangiar di scorza o d’ora strema
non manca, e qui caparra il paradiso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Vatican Patrons: chi sono

I Vatican Patrons, o meglio, i Patrons of the Arts in the Vatican Museum, sono un’associazione priva di scopo di lucro formata da persone che desiderano dare il proprio personale contributo alla salvaguardia del patrimonio artistico contenuto nei Musei Vaticani.

Fino a questo momento i Vatican Patrons hanno raccolto ed elargito fondi per contribuire al restauro di opere fondamentali per la storia dell’arte come ad esempio la Cappella Paolina, l’appartamento Borgia, le Stanze di Raffaello e gli affreschi nel secondo registro della Cappella Sistina.

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Inoltre, questa associazione sostiene importanti progetti mirati alla realizzazione di itinerari artistici ed educativi dedicati ai bambini, alle persone ipovedenti e non vedenti, alle persone non udente e a tutte le persone portatrici di disabilità. Mediante la realizzazione di particolari ampliamenti, rampe, l’installazione di copie di opere da esplorare con le mani, tutti possono avere la possibilità di conoscere i capolavori più noti e amati presenti nei Musei Vaticani.

Amy Gallant Sullivan è la fondatrice dei Vatican Patrons mentre Sabrina Zappia è l’attuale presidente. Vi riporto la parte più importante del loro statuto, incentrata nell’articolo 3:  “…l’Associazione ha lo scopo di promuovere la cultura italiana ed internazionale ed in particolare l’arte, nonché favorire la conservazione ed il restauro delle opere d’arte detenute e contenute nei Musei Vaticani…. L’Associazione potrà promuovere e realizzare progetti volti a rendere l’arte, in  tutte le sue forme, accessibile a chiunque ed anche ai non vedenti, agli ipovedenti, ai non udenti, agli ipo udenti, ai disabili e ai bambini …

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti. Ah, già, dimenticavo. Se volete dare un’occhiata al loro sito ufficiale, cliccate qua .

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Achim, Eliud e la minestrina

La lunetta con Achim ed Eliud fu la terza che affrescai di tutto il ciclo degli antenati di Cristo narrati dal Vangelo di Matteo. Di tutta la composizione la parte che più desta interesse è il gruppo di destra. Un giovane mamma, abbigliata con una veste cangiante, siede sopra uno sgabello. Dinnanzi a se ha un piatto verso il quale protende il braccio armato probabilmente di cucchiaio per dare da mangiare al figlio posizionato alla sua sinistra. Una cena di vita familiare tranquilla che solo a guardarla trasmette serenità.

Nel gruppo di sinistra invece c’è l’anziano Achim in primo piano ed Eliud che rimane un po’ in ombra. Non è dato sapere molto su questi personaggi perché solo vengono menzionati dal vangelo di Matteo senza altri riferimenti biblici precedenti. Di loro si può sapere solo che appartengono alla genealogia di Cristo.

In questa lunetta sono presenti dei rifacimenti in affresco che vennero eseguiti sotto il pontificato di Gregorio XIII e sono costituiti dalla punta del piede di Achim con tutta la fascia sottostante.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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Felice vivo d’infelice sorte

  Vivo della mie morte e, se ben guardo,
felice vivo d’infelice sorte;
e chi viver non sa d’angoscia e morte,
nel foco venga, ov’io mi struggo e ardo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

Foto di Dorthe Simonsen

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29 Settembre: il mio onomastico

Oggi, 29 settembre, il calendario ricorda San Michele Arcangelo e, se vi fosse sfuggito, è anche il mio onomastico. Non ho idea del perché i miei genitori scelsero questo nome per me. Mica scelsero un Santo per darmi un nome cristiano ma bensì un Arcangelo: insomma, un nome altisonante e importante che portai fino alla fine dei miei giorni con una punta di orgoglio.

Michelangelo deriva dall’unione di Michele che in ebraico significa “Chi è potente come Dio?” e da Angelo dal greco che vuol dire “il messaggero”. L’Arcangelo Michele viene ricordato più volte nella Bibbia sia nel vecchio che nel nuovo testamento. E’ il paladino che difende la fede in dio contro le milizie di Satana.

L’Arcangelo Michele viene raffigurato costantemente alla tregua di un guerriero armato di spada che infilza, calpesta e uccide un drago. Gli artisti che si sono cimentati con la raffigurazione di questo soggetto sono tanti. Tanto per citarne alcuni voglio proporvi il grande Arcangelo Michele in bronzo realizzato da Peter Anton von Verschaffelt. Da secoli guarda lo Stato del Vaticano e Roma dalla sommità di Castel Sant’Angelo. Sapete, quell’opera lì venne restaurata non troppo tempo fa da Colalucci, il restauratore capo della Cappella Sistina. Strane coincidenze in fondo, no?

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Passando alla pittura vale la pena menzionare l’opera di Luca Giordano con l’Arcangelo Michele che sconfigge Si demoni. Ve lo propongo a seguire. Si tratta di un olio su tela databile attorno al 1665 che è esposto al Kuntsthistorisches Museum di Vienna. Come vedete l’inconografia dell’Arcangelo è la medesima: sfodera le sue belle ali piumate, la spada e un abito azzurro con tanto di mantella rossa. Luca_Giordano_-_The_Fall_of_the_Rebel_Angels_-_Google_Art_Project.jpg

Per il momento vi saluto. il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi discorsi.

 

Piena di grazia e di durezza nuda

  Se l’alma è ver, dal suo corpo disciolta,
che ‘n alcun altro torni
a’ corti e brevi giorni,
per vivere e morire un’altra volta,
la donna mie, di molta
bellezza agli occhi miei,
fie allor com’or nel suo tornar sì cruda?
    Se mie ragion s’ascolta,
attender la dovrei
di grazia piena e di durezza nuda.
    Credo, s’avvien che chiuda
gli occhi suo begli, arà, come rinnuova,
pietà del mie morir, se morte pruova.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Dilombato, crepato, infranto e rotto

Stamani voglio iniziare la giornata riportandovi questi versi che scrissi una manciata di secoli fa. Una descrizione a tratti drammatica della vita mia anche se a tratti un po’ romanzata. Sapete com’è: quando uno scrive poi si lascia trasportare dalle parole e racconta anche quello che non dovrebbe né vorrebbe.

Se siete un po’ giù d’animo è meglio che non la leggiate: peggiorerei la vostra condizione.

 I’ sto rinchiuso come la midolla
da la sua scorza, qua pover e solo,
come spirto legato in un’ampolla:
e la mia scura tomba è picciol volo,
dov’è Aragn’ e mill’opre e lavoranti,
e fan di lor filando fusaiuolo.
    D’intorn’a l’uscio ho mete di giganti,
ché chi mangi’uva o ha presa medicina
non vanno altrove a cacar tutti quanti.
    I’ ho ‘mparato a conoscer l’orina
e la cannella ond’esce, per quei fessi
che ‘nanzi dì mi chiamon la mattina.
    Gatti, carogne, canterelli o cessi,
chi n’ha per masserizi’ o men vïaggio
non vien a vicitarmi mai senz’essi.
    L’anima mia dal corpo ha tal vantaggio,
che se stasat’ allentasse l’odore,
seco non la terre’ ‘l pan e ‘l formaggio.
    La toss’ e ‘l freddo il tien sol che non more;
se la non esce per l’uscio di sotto,
per bocca il fiato a pen’ uscir può fore.
    Dilombato, crepato, infranto e rotto
son già per le fatiche, e l’osteria
è morte, dov’io viv’ e mangio a scotto.
    La mia allegrezz’ è la maninconia,
e ‘l mio riposo son questi disagi:
che chi cerca il malanno, Dio gliel dia.
    Chi mi vedess’ a la festa de’ Magi
sarebbe buono; e più, se la mia casa
vedessi qua fra sì ricchi palagi.
    Fiamma d’amor nel cor non m’è rimasa;
se ‘l maggior caccia sempre il minor duolo,
di penne l’alma ho ben tarpata e rasa.
    Io tengo un calabron in un orciuolo,
in un sacco di cuoio ossa e capresti,
tre pilole di pece in un bocciuolo.
    Gli occhi di biffa macinati e pesti,
i denti come tasti di stormento
c’al moto lor la voce suoni e resti.
    La faccia mia ha forma di spavento;
i panni da cacciar, senz’altro telo,
dal seme senza pioggia i corbi al vento.
    Mi cova in un orecchio un ragnatelo,
ne l’altro canta un grillo tutta notte;
né dormo e russ’ al catarroso anelo.
    Amor, le muse e le fiorite grotte,
mie scombiccheri, a’ cemboli, a’ cartocci,
agli osti, a’ cessi, a’ chiassi son condotte.
    Che giova voler far tanti bambocci,
se m’han condotto al fin, come colui
che passò ‘l mar e poi affogò ne’ mocci?
    L’arte pregiata, ov’alcun tempo fui
di tant’opinïon, mi rec’a questo,
povero, vecchio e servo in forz’altrui,
    ch’i’ son disfatto, s’i’ non muoio presto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi versi scritti prima dlel’alba

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Era davvero mia zia quella monaca caduta in disgrazia?

Sapete, quando iniziai a guadagnar benino, mi arrivavano richieste di denaro da destra e manca. Si rifecero vivi parenti che nemmeno sapevo di avere, amici che amici non lo sono mai stati e altre persone che chiedevano un semplice aiuto in contanti.

Ebbene, nonostante si continui a vociferare insistentemente che fossi molto spilorcio, non è affatto vero. Sono tante le persone che aiutai in diversi modi ma le mie biografie più o meno ufficiali pare se ne siano completamente dimenticate.

Fra le tante persone che mi chiesero danari c’era anche una monaca che riteneva di essere una zia mia. Di avere zie monache non mi pareva ma chissà, forse qualcuna che aveva indossato l’abito da ragazzina che mai avevo avuto la sorte di incontrare nemmeno per sbaglio. Fatto sta che mi scrisse in un modo strano, non mi fidavo tanto e mi sembrava mi stesse prendendo un po’ in giro.

I danari glie li inviai comunque o meglio, incaricai mio padre di portarglieli e verificare che davvero questa presunta zia fosse in stato di necessità. Vi riporto integralmente la lettera che inviai da Roma al mi babbo che si trovava a Firenze nella quale raccontavo l’accaduto e la questione della zia monaca caduta in disgrazia.

Roma, 19 agosto del 1508

Charissimo padre,

io ò avuto a questi giorni una lectera da una monaca che dice essere nostra tia, la quale mi si rachomanda e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio, e che io le facci qualche limosina.

Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l’amor de Dio gniene diate quattro e mezo, e del mezo che vi resta pregovi diciate a Buonarroto che mi facci chomperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un’oncia di lacha, o tanta quanta e’ può avere pe’ decti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e’ non ve n’è che sia una cosa bella, lasci stare.

La decta monacha nostra tia chredo che sia nel munistero di San G[i]uliano. Io vi prego che voi vegiate d’intendere se gli è vero che l’abbi sì gran bisognio, perché la mi [s]crive per una certa via che non mi piace. Ond’io dubito che la non sia qualche altra monaca, e di non esser facto fare. Però, quando vedessi che e’ non fussi vero, toglietegli per voi.

E’ detti danari vi pagherà Bonifatio Fati[i].Non v’ò da dire altro per ora, perché non sono anchora resoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v’aviserò. Vostro Michelagniolo scultore in Roma. A Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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