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25 gennaio: le due Conversioni di San Paolo più belle della storia dell’arte

Oggi 25 gennaio la liturgia cattolica ricorda la Conversione di San Paolo. Per questa occasione voglio proporvi due delle opere d’arte che reputo più belle che narrano per immagini questo episodio. Quali? La mia e quella Cerasi del Caravaggio. Da quale inizio? Dalla Conversione di San Paolo che affrescai nella Cappella Paolina, la cappella privata del papa.

La mia Conversione di Saulo

Il papa in carica celebrava il giorno della Conversione di Saulo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura fino all’anno 1439. Il 25 gennaio del 1540 papa Paolo III Farnese volle consacrare la cappella privata fatta realizzare da Sangallo il Giovane nel Palazzo Pontificio a questo santo da cui fra l’altro aveva preso pure il nome. Lì veniva conservato il Santissimo Sacramento , cosa che accade anche oggi.

Nel momento della consacrazione le pareti erano spoglie. Il papa sentiva la necessità di farla decorare in modo degno e si rivolse a me. A papa Paolo III non potevo dire di no. Certo risalire sui ponteggi quando l’età e la renella mi davano delle grane non era cosa facile ma accettai e mi misi al lavoro.

La Conversione di Saulo, Cappella Paolina
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Prima cominciai ad affrescare la Conversione di Saulo poi passai alla Crocifissione di San Pietro. Nella conversione San Paolo giace a terra sconvolto portandosi la mano sinistra al volto. Sembra si voglia riparare dal fascio luminoso che Cristo in volo gli sta scagliando addosso.

Tutt’intorno c’è una grande agitazione e anche il cavallo che ha appena disarcionato Saulo, gira le chiappe verso lo spettatore mentre imbizzarrito se ne scappa via. Un palafreniere tenta di trattenerlo ma dall’immagine che si vede non sembra che avrà poi la meglio.

Però mi pare che Michelagnolo mancasse assai nel Cristo che appare à San Paolo ne la sua conversione; il quale fuori d’ogni gravità, e d’ogni decoro; par che si precipiti dal cielo con atto poco honorato, dovendo fare quella apparizione con gravità, e maestà tale, quale appartiene al Re del Cielo et de la terra, e ad un figliuolo di Dio

Così scrisse monsignore Andrea Gillo nel 1564, facendo riferimento proprio all’affresco della Conversione di Saulo. Ebbene sì, anche gli affreschi della Cappella Paolina fecero discutere assai. Nemmeno quelli furono immuni alle censure dopo la mia dipartita dal vostro mondo.

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La Conversione di San Paolo del Caravaggio

Anche Caravaggio si confrontò con la Conversione di San Paolo, oggi visibile nella Cappella Cerasi della Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Nel luglio del 1600, un tal Monsignor Tiberio Cerasi ovvero l’allora tesoriere di papa Clemente VIII, acquistò una cappella in Santa Maria del Popolo nella quale avrebbero riposato poi le sue spoglie terrene.

Prima la fece ristrutturare a Carlo Maderno e poi commissionò al Caracci la pala d’altare con l’Assunta. Il 24 settembre dello stesso anno, Cerasi chiese a Caravaggio la realizzazione di due dipinti da sistemare alle pareti laterali: la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo.

La Conversione di San Paolo del Caravaggio
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San Paolo, anche qui disarcionato, viene illuminato da Cristo sulla via per Damasco. Non si vede come nella mia Cristo in volo ma quello che sta accadendo viene descritto dalla luce e da Saulo disteso a terra con gli occhi chiusi e le braccia aperte.

Qualche critico malignamente la chiama la Conversione del Cavallo in quanto il bestione tenuto dall’anziano palafreniere occupa gran parte della scena.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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2 Comments »

  1. CHE MERAVIGLIA Grazie di cuore per tutti gli articoli di qualificata competenza e di altissimo livello culturale, che condivido per far conoscere TANTA BELLEZZA. Buon giorno. Aurora Scalora

    Piace a 1 persona

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