I tesori del Vaticano

Fra le cose positive che la rete offre ci sono i contenuti gratuiti da leggere, vedere e ascoltare una, dieci, cento volte. Oggi vi propongo un interessantissimo documentario realizzato in due puntate: I Tesori del Vaticano. 

Il Vaticano è uno degli stati più piccoli del mondo ma il più facoltoso e potente di tutti. Avete la possibilità di entrare seppur virtualmente, negli archivi segreti della biblioteca vaticana, vedere da vicino i lavori di manutenzione che vengono costantemente effettuati nella imponente basilica e scoprire la parte meno nota dei giardini riservati al Papa e alla sua corte.

Concedetevi un po’ di tempo tutto per voi per guardare questo documentario fatto molto bene. Ah, ogni tot minuti c’è un breve spot pubblicitario, pazientate un attimo e vedrete di nuovo scorrere le immagini del filmato: ne vale la pena.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Una favola contemporanea

Oggi voglio raccontarvi una storia bella, una di quelle che per un attimo commuovono e fanno pensare che in fondo i desideri più improbabili si possono trasformare in tangibili realtà nel giro di un secondo. È stato il mio fedelissimo lettore Mauro a mandarmi il link alla notizia e sono molto contento lo abbia fatto.

Karitina, una contadina messicana di 77 anni, è stata la duemilionesima persona a visitare la riproduzione della Cappella Sistina itinerante, che da un po’ di tempo a questa parte sta attraversando tutto il Messico. Ovviamente lei voleva solo vedere da vicino questo progetto multi sensoriale ideato da Gabriel Barumen ed era all’oscuro di ciò che stava per accaderle. Prima di uscire è stata fermata dagli addetti ai lavori e immediatamente le è stata comunicata la notizia: si era appena conquistata il diritto di andare fino in Vaticano per visitare l’autentica Cappella Sistina.

Un accordo stretto fra Barumen e i Musei Vaticani prevedeva infatti che il 2.000.000° visitatore sarebbe volato fino a Roma per vedere il mio capolavoro dal vero.

Non ho soldi, non ho nemmeno il passaporto, non ho nulla” è stata la prima cosa che ha detto Karitina. Nel corso della sua vita mai si è spostata dalla sua città natale, ubicata nello stato di Querétaro. La signora è stata aiutata a sbrigare tutte le pratiche dall’ambasciata messicana presso la Santa Sede e dal Ministero della Cultura. Alla fine, il 21 giugno, è arrivata in Vaticano assieme alla figlia. Karitina parla solo il nahuatl, un’antca lingua locale e la figlia ha fatto da tramite traducendo in spagnolo ciò che diceva.

Immaginate l’emozione, la meraviglia e lo stupore di questa signora.

Appena arrivata presso la Santa Sede è stata ricevuta da Papa Francesco e il giorno seguente, alle sette  del mattino, la Cappella Sistina ha aperto le porte solo a lei. Dinnanzi al Giudizio è scoppiata in lacrime: “Dio mio, non è possibile” ha esclamato. Sicuramente Karitina questo viaggio non se lo dimenticherà più.

“È stato davvero emozionate lasciare il Messico, venire qui e soprattutto incontrare papa Francesco. Entrare nella vera Sistina è un’emozione incredibile. Non so come dire: si respira Dio”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cavatori, cave e marmo

Sapete, sono stato il primo scultore nel corso della storia che i blocchi per le sue opere se li andava a cercare direttamente in cava. Iniziai a recarmi sul posto prima di metter mano alla Pietà Vaticana, con l’intento di trovare un bel concio di marmo presso le cave di Carrara del Polvaccio, poi proseguii per il resto della vita.

Mi capitò anche di trovare blocchi che facevano al caso mio a Firenze e a Roma, senza dover faticare tanto abbarbicato sulle Apuane, d’inverno al gelo e d’estate sotto l’inclemenza del sole come nel caso della Pietà Rondanini e del Bacco.

Il lavoro di cava era duro, durissimo e ha continuato a esserlo fino agli anni Sessanta. Poi arrivarono i camion, le ruspe e altre cose simili per alleviare la fatica agli uomini. il lavoro di cava oggi è più sopportabile di un tempo ma il pericolo rimane.

Vi propongo un video girato qualche anno fa da Francesco Tarabella che vi spiega per immagini cosa voglia dire lavorare nelle cave di marmo. Guardatevelo tutto per capire da dove arrivi il marmo lavorato dagli artisti ma soprattutto per avere un’idea di cosa ci sia dietro ogni singolo pezzetto di marmo che vedete in giro…già per arrivare sul posto di lavoro era un’impresa che necessitava una buona dose di energie, forza e pure di coraggio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Per la strada erta e lunga

   A l’alta tuo lucente dïadema
per la strada erta e lunga,
non è, donna, chi giunga,
s’umiltà non v’aggiungi e cortesia:
il montar cresce, e ‘l mie valore scema,
e la lena mi manca a mezza via.
    Che tuo beltà pur sia
superna, al cor par che diletto renda,
che d’ogni rara altezza è ghiotto e vago:
po’ per gioir della tuo leggiadria
bramo pur che discenda
là dov’aggiungo. E ‘n tal pensier m’appago,
se ‘l tuo sdegno presago,
per basso amare e alto odiar tuo stato,
a te stessa perdona il mie peccato.

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Amore e Morte: la recensione

Potevo non andare a vedere il docu-film incentrato sulla vita e sulle opere mie? Ebbene, ieri sera mi son vestito ammodino, ho indossato le scarpe più belle che avevo per l’occasione e sono uscito notte tempo da Santa croce per intrufolarmi in una delle poche sale che proiettavano Michelangelo: Amore e Morte. Dentro il cinema saremo stati in tutto una quindicina di persone a voler esagerare. Embè, ho pensato fra me e me, possibile che la mia vita interessi a così poche persone?

Dopo averlo guardato con attenzione vi posso dire che non mi è piaciuto molto per diverse ragioni. C’è qualche errore non così trascurabile soprattutto quando viene fatto da un addetto ai lavori. Per esempio il vice direttore dei Musei Vaticani sostiene che il programma iconografico della volta sistina venne imposto da papa Giulio II ma non è affatto così. Il pontefice mi commissionò gli affreschi optando per la raffigurazione dei dodici apostoli. Iniziai a disegnare le figure e esistono ancora un paio di studi della prima versione. Poco dopo mi accorsi che era cosa da poco e chiesi ottenendo carta bianca.

Il docu-film ripercorre tutta la mia vita per sommi capi e presenta alcune opere mie. A mio avviso manca di logica il fatto di presentare nel dettaglio opere molto discusse e di assai dubbia attribuzione come i due uomini sulle pantere in bronzo e tralasciare lavori cardine della mia produzione artistica come il Tondo Doni e la Pietà Rondanini. Vero è che i tempi cinematografici non avrebbero permesso di descrivere seppur sommariamente ogni opera, però indubbiamente sarebbe stato opportuno fare una scelta migliore.

E’ un po’ spiazzante sentir raccontare delle opere mie mentre sullo schermo scorrono lavori di altri artisti. Ascoltando il chiacchiericcio di un paio di donne alle spalle ho carpito un “ah, bellissimo questo lavoro di Michelangelo” in più di una occasione quando in realtà, col Giasone di Francavilla e con Oceano del Giambologna e la sua fontana di Sala Grande, ho poco a che fare. Magari sarebbe bastata una didascalia in sovrimpressione con il nome dell’artista per evitare malintesi, tutto qua.

Ho ascoltato la voce narrante descrivere minuziosamente la Notte mentre sullo schermo veniva fatta vedere con bellissime inquadrature l’Aurora. Ho sentito descrivere per grandi linee le lunette della Cappella Sistina mentre scorrevano le immagini delle vele. Mica ho capito perché nelle inquadrature della volta non sono state riprese neanche per un secondo né i pennacchi né le lunette…bah.

Il David è stato fatto descrivere dalla proprietaria di un laboratorio di scultura di Carrara. Non era forse meglio scegliere un’altra figura? Si sarebbe molto ancora da discutere su questo film ma la finisco qua. Non voglio infierire oltre.

Sono entrato in sala pieno di aspettative e sono uscito un po’ amareggiato. Il film si chiude con la Pietà Bandini e nessun accenno alla Rondanini, la mia opera ultima e la più sofferta.

Per il momento vi saluto sperando a questo punto di trovare un po’ di soddisfazione nel prossimo film su di me di Konchalovsky. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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Il restauro di Elazar e Mathan

Sapete, i restauratori che nel passato misero mano agli affreschi sistini, erano soliti ricorrere all’utilizzo di materiali che niente avevano a che fare con l’antica tecnica del buon fresco.

Con lo scopo di ravvivare i colori resi opachi e scuri dai depositi di polvere, usavano cera d’api, colle animali, resine vegetali e gli albumi delle uova. Con questi prodotti si riuscivano a mascherare in parte ma non a togliere le macchie bianche dei sali che l’acqua piovana portava in superficie.

A volte tutti questi prodotti non erano sufficienti a migliorare l’aspetto complessivo degli affreschi e così i restauratori si armavano di pennello e colori e ritoccavano qua e là le figure oppure, a seconda dei casi, le ridipingevano.

La coppia che vedete a seguire si trova nella lunetta di Elazar e Mathan e la foto è stata scattata dopo l’ultimo restauro condotto da Gianluigi Colalucci. Con l’ultimo restauro si sono ovviamente adoperate tecniche molto diverse da quelle che vi raccontavo poco fa e sono stati rimossi tutti gli strati di colle animali, polvere e altri prodotti che con il passare del tempo avevano reso quasi illeggibili alcuni brani.

In secondo piano potete vedere Mathan ovvero il nonno di Giuseppe e in primo piano sua moglie, la madre di Giacobbe. A lei diedi un piglio autoritario, rimanendo fedele ai testi biblici. I due soggetti costituisce la parte più rovinata dell’intera lunetta: sia le corrosioni degli intonaci che forti salificazioni hanno creato delle alterazioni cromatiche ahimè irrecuperabili.  Il volto di Mathan non ha più i mezzi toni e una brutta riga nera gli attraversa il volto. Si tratta del disegno preparatorio riaffiorato dopo che i colori originali sono stati consumati dal tempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Elazar e Mathan

Le mie Pietà

Tre sono le Pietà che scolpii: la Vaticana, la Bandini e la Rondanini. No, la Pietà Palestrina oramai da parecchi anni non viene più attribuita a me quasi all’unanimità da parte degli esperti che ben conoscono i miei lavori.

Realizzate in età differenti, raccontano quella vicenda storica sotto punti di vista diversi. La prima levigatissima, realizzata con uno statuario leggermente venato e che si lasciava modellare con estrema facilità mentre la seconda la realizzai con un marmo talmente duro da far scintille ogni volta che ci mettevo mano. La terza probabilmente la scolpii recuperando un vecchi rocchio di colonna trovato da qualche parte…

Vi propongo questo interessante video che ho scovato in rete che mette a confronto le tre opere scultoree. Concedetevi qualche minuto e guardatevelo tutto: è fatto molto bene e vi racconterà cose interessanti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Io sono fuoco? Ma dai

Io sono  fuoco si intitola il libro che voglio recensirvi oggi ma, di quel fuoco che infiammò la vita mia, fra quelle pagine non ce n’è nemmeno l’ombra. Dopo tre libri  che mi sono piaciuti assai, oggi vi propongo questo scritto da Costantino d’Orazio.

Non vi nego che m’ha turbato non poco il fatto che l’autore facesse raccontare direttamente a me Michelangelo la vita mia… l’idea non è certo originale visto che il mio alter ego lo fa praticamente ogni giorno (o quasi) dal giugno del 2014 sulla piattaforma WordPress e, da da ancor prima, su Blogger dato che il blog lì ha iniziato a prender forma nel 2013. Così, a naso, ho l’impressione che l’autore del libro conosca molto bene l’operato del mio alter ego.

Certamente il libro contiene note fantasiose e romanzate, questo è indiscutibile. Per essere un’autobiografia è assai dettagliata e non così credibile. Ricordare con dovizia di dettagli le apparecchiature di Lorenzo il Magnifico mi pare un po’ eccessivo ma già lo sapete, son noioso. Non prestatemi attenzione.

Cito direttamente dal libro “In seguito avrei imparato a essere più accomodante e paziente…“. Ora chi conosce un po’ la mia storia e la mia vita, anche per sommi capi, sa bene che diplomazia e pazienza non erano caratteristiche che mi appartenevano.

Ho iniziato a leggere il libro e fatico ad andare avanti: la narrazione è lenta e non riesce ad appassionarmi. Ci sono diverse imprecisioni che stridono fortemente con le mie biografie. Vi faccio solo qualche esempio perché sono davvero numerose: il Crocifisso di Santo Spirito non fu il priore a commissionarmelo bensì fui io a regalarglielo come ringraziamento per la questione dei cadaveri da studiare; il mi babbo non voleva mettermi a bottega da un mercante dell’Arte della Lana ma mi voleva far studiare grammatica; la leggenda della storia della discendenza dai conti di Canossa ha avuto inizio l’8 Ottobre del 1520 con una lettera che mi scrisse da Bianello Alessandro di Canossa quindi, mio padre, non avrebbe potuto farmi menzione di questa cosa quando ero poco più che un bambino. Non vi pare? Aggiungo solo un’altra imprecisione e poi vi saluto: se le scrivo tutte facciamo notte. Non fui io ad anticare il Cupido per spacciarlo per antico ma l’antiquario che lo portò fino a Roma. Non ho mai ingannato nessuno: ero una persona perbene.

Ora, se il mio alter ego si mettesse a scrivere una biografia sul Caravaggio, sicuramente commetterebbe errori molto più grandi di quelli che ha fatto d’Orazio calandosi nei miei panni. Il mio alter ego ha un’attenuante però: da qui all’eternità non pretenderà di essere la voce di Caravaggio non conoscendolo così a fondo come me. Chi ha orecchi intenda.

In ogni modo, se volete acquistare Io sono fuoco di Costantino d’Orazio, cliccate qua e buona lettura.

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Il diacono eletto Papa

Giovanni di Lorenzo de’ Medici, passato alla storia come papa Leone X, salì al soglio pontificio non da cardinale ma da semplice diacono. Nacque nell’anno in cui venni alla luce anch’io ma qualche mese più tardi, nel dicembre del 1475. Crescemmo assieme e tante furono le volte che condividemmo la stessa mensa di suo padre, Lorenzo il Magnifico.

Era il quartogenito di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini e fu il primo papa della casata fiorentina. Lo conoscevo a menadito e vi posso assicurare che non venne eletto papa per rappresentare Cristo in terra. Ero assai più credente io che lui.

Tutte le famiglie facoltose del tempo aspiravano ad avere un papa fra i propri membri sia per far aumentare di prestigio la casata che per fare un po’ quel che gli pare. Con un papa in famiglia si potevano ottenere favori che prima nemmeno potevano essere immaginati e le casse venivano rimpinguate perbenino.

Pensate un po’: già da bimbetto Giovanni venne avviato alla carriera ecclesiastica. A sette anni venne tonsurato cioè gli venne rasata la sommità del capo a simboleggiare la rinuncia al mondo terreno a favore di una vita clericale. A otto anni venne nominato abate di Montecassino e di Morimondo…insomma, capite bene che la vocazione religiosa poco aveva a che fare con quelle precoci nomine.

Di favori alla famiglia d’origine ne concesse parecchi senza starci a pensare nemmeno tanto. Con la nomina pontificia non esitò nemmeno un istante a fare cardinale il nipote Innocenzo il cugino Giulio che, qualche decennio dopo guarda caso, divenne papa Clemente VII

Nel settembre del 1513 decise di risolvere la questione di Pietrasanta contesa fra Lucca e Firenze, assegnandola niente popo’ di meno che a Firenze. Insomma, pare che Leone X abbi anticipato di secoli la politica nostrana di oggi. Ce lo avrei visto bene a sedersi su quegli scranni di Montecitorio a cercare e a prestare favori a parenti e amici.

Ah, per inciso, Leone X fu il papa che mi obbligò a cercar marmi nelle cave di Seravezza, che mi commissionò la facciata di San Lorenzo e la Sagrestia Nuova ma anche altri lavori come le finestre inginocchiate di quello che oggi conoscete con il nome di Palazzo Medici Riccardi.

Per oggi vi saluto, il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con un ritratto fatto al papa da Raffaello

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La testa del vecchio profeta

Cercando fra i miei disegni, stamani ho trovato questo che vedete a seguire. Pochi tratti mi bastarono per tracciare a carboncino questo volto meditabondo che pare stia ragionando sulle sorti del mondo. Si tratta di uno studio dal naturale caratterizzato da un tratteggio essenziale ma potente che riesce comunque a raccontare tutto ciò che volevo raccontare attraverso quegli occhi, quella bocca, quella faccia segnata dal tempo e dalle fatiche vissute.

Riuscite a riconoscere questo signore? Ebbene, adoperai lo schizzo per caratterizzare il profeta Zaccaria, nella volta della Cappella Sistina e con molta probabilità lo realizzai attorno al 1508. Sono tipici di quel periodo i miei disegni poco elaborati ma particolarmente espressivi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta…ah, a proposito, lo studio di Zaccaria fa parte del tesoro degli Uffizi, Firenze.

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