Le armi senza le quali un uomo diventa nulla

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Marcello Venusti e la copia del Giudizio

Il cardinale Alessandro Farnese desiderava arricchire la collezione di famiglia con una bella copia del mio Giudizio Universale in formato ridotto. Si rivolse così a Marcello Venusti che nel 1549 lo copiò a tempera su tavola.

Il Venusti copiò abbastanza bene il mio lavoro anche se si lasciò sfuggire qualche libera interpretazione aggiungendo la colomba sopra la testa del Cristo Giudice e Dio riprendendolo direttamente dalla Volta della Sistina.

La copia del Venusti divenne un prezioso documento storico durante la fase del restauro del Giudizio. Permise infatti di vedere con chiarezza che aspetto avesse il mio lavoro prima delle braghe apposte dopo l’esito del Concilio di Trento delm1564 e soprattutto la posizione e l’atteggiamento di San Biagio e Santa Caterina che erano stati scalpellati via quasi in toto.

Il lavoro del Venusti si trova al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli. Come è finito lì? Ebbene, arrivò a Napoli come parte integrante della collezione Farnese agli sgoccioli del Settecento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quotidiani o quasi.

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Alzo il pensier con l’alie

  Di te con teco, Amor, molt’anni sono
nutrito ho l’alma e, se non tutto, in parte
il corpo ancora; e con mirabil arte
con la speme il desir m’ha fatto buono.
    Or, lasso, alzo il pensier con l’alie e sprono
me stesso in più sicura e nobil parte.
    Le tuo promesse indarno delle carte
e del tuo onor, di che piango e ragiono,
. . . . . . . .

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Foglietti, consigli e raccomandazioni

A differenza di altri artisti perlopiù di epoca moderna, io fui molto famoso, ben pagato e apprezzato anche in vita. Pensate un po’: pochi mesi prima della mia morte sia Cosimo I che papa Giulio III si erano preoccupati di salvaguardare il mio patrimonio artistico formato da carte, lettere, appunti e disegni. Temevano che persone a me vicine potessero impossessarsene subito dopo la mia morte per proporle poi sul mercato.

“E tornando a Michelagnolo, dico che innanzi la morte un anno incirca, avendosi adoperato il Vasari segretamente che ‘l Duca Cosimo de’ Medici operasi col Papa, per ordine di Messer Averardo Serristori suo imbasciadore, che, visto che Michelagnolo era molto cascato, si tenesse diligente cura di chi gli era attorno a governarlo e chi gli praticava in casa, che, venendogli qualche subito accidente, come suole venire a’ vecchi, facessi provisione che le robe, disegni, cartoni, modelli e danari et ogni suo avere nella morte si fussino inventariati e posti in serbo” (cfr. Barocchi 1962 vol I).

Grazie a questo interessamento per così dire speciale, nonostante i roghi che feci io con diverse carte e disegni, sono arrivati fino a voi documenti preziosi. Oltre ai disegni e alle numerose lettere del carteggio diretto e indiretto, spesso in collezioni private ci sono dei fogli assai curiosi che immortalano quasi come se fossero fotografie ante litteram la mia vita quotidiana. A volte son foglietti piccini nei quali ho scritto qualche appunto veloce da portare nel borsellino, sempre a portata di mano. Altre volte invece sono raccomandazioni scritte ai miei servitori, agli amici, ai parenti.

In un foglio in particolare raccomandavo a Pietro urbano di chiudere a chiave le porte e serrare bene le imposte a casa, di andare poco a giro e di mangiare in maniera parca. Insomma, questi foglietti sono uno spaccato della mia vita e sarebbe stato davvero un peccato se si fossero persi nei meandri della storia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Foto di Andrea Iemolo

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Le immortalissime opere

“Però, come nel principio dissi, il Cielo per esempio nella vita, ne’ costumi e nelle opere l’ha qua giù mandato, acciò che quegli che riguardano in lui, possino imitandolo, accostarsi per fama alla eternità del nome; e per l’opere e per lo studio, alla natura: e per la virtù al Cielo, nel medesimo modo che egli alla natura et al cielo ha di continuo fatto onore.

E non si meravigli alcuno che io abbia qui descritta la vita di Michelagnolo vivendo egli ancora, perché non si aspettandolo che e’ debba morir già mai, mi è parso conveniente far questo poco ad onore di lui, che quando bene come tutti gli altri uomini abbandoni il corpo, non si troverrà però mai alla morte delle immortalissime opere sue: la fama delle quali mentre ch’e’ dura il mondo, viverà sempre gloriosissima per le bocche de gli uomini e per le penne degli scrittori, mal grado della invidia et al dispetto della morte.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che oggi passa la vigilia di San Lorenzo rileggendo le belle parole che ebbe modo di scrivere il Vasari sul mio conto.

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Morto si, zitto no

Come sapete la morte mi prese parecchio tempo fa. C’avevo sempre un sacco di lavori da finire, era pure un festoso martedì di carnevale ma niente, non volle sapere nulla e m’abbracciò con la sua stretta mortale per non lasciarmi più.

Ero a casa mia nel mi’ letto e avevo ottantanove anni: una bella età per quell’epoca tanto che venivo considerato alla stregua di un ultracentenario adesso. In quelle ultime ore avevo al mio fianco le persone più care fra le quali non potevano mancare l’amato Tommaso de’ Cavalieri e Daniele da Volterra. Proprio Daniele scrisse “egli lavorò tutto il sabato che fu innanti al lunedì che si ammalò; lavorò tutto il sabato della domenica di carnevale e lavorò in piedi, studiando sopra quel cor della Pietà”.

Tutto questo preambolo lunghetto per dirvi che ho continuato a esistere anche dopo la morte nei cuori di chi mi ha studiato, nelle mie opere, nella continuità dei miei pensieri e da un po’ di tempo anche attraverso chi mi da voce quotidianamente.

Da non tantissimo tempo ho aperto anche il profilo Instagram. Cercatemi come michelangelobuonarrotietornato e non avrete alcuna difficoltà nell’individuarmi. Se preferite, potete cliccare qua 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Palazzo Strozzi: il Cinquecento a Firenze

Dopo la gustosa esposizione celebrativa di Bill Viola, a Palazzo Strozzi c’è gran fermento per la mostra di prossima apertura: Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna.

A partire dal 21 settembre 2017 fino al 21 gennaio 2018 sarà possibile addentrarsi nel rinascimento fiorentino attraverso opere mie e di altri artisti a me contemporanei come il Giambologna, Bronzino, l’Ammannati, il Rosso Fiorentino, Santi di Tito e il Vasari. Per l’occasione verranno esposte oltre settanta opere sulle quali ancora c’è parecchio riserbo. Ho chiesto mi venissero indicate perlomeno l’opere mie esposte ma niente, nessuna risposta da Palazzo Strozzi. Va beh che son morto ma mezza anticipazione o una mail con scritto “non le possiamo dare ulteriori indicazioni” ci stava bene, no? Immagini ci saranno diversi disegni miei probabilmente provenienti da Casa Buonarroti ma è solo una supposizione.

La mostra è curata da Carlo Falciani e Antonio Natali, l’ex direttore degli Uffizi che a mio avviso è stato uno dei migliori di sempre.

Segnatevi dunque le date: Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 a Palazzo Strozzi, Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il ritratto di Tommaso de’ Cavalieri

Prigioniero son d’un cavaliere armato…questo è l’incipit di uno dei miei componimenti poetici dedicati al mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Prigioniero lo ero davvero di quell’uomo che tormentava i miei pensieri senza lasciare la mia mente in riposo nemmeno per un istante. Nell’affresco della Crocifissione di San Pietro forse è possibile ravvisare il volto di colui che mi rapì il cuore in età matura e lo tenne stretto a sé fino alla fine dei miei giorni.

Osservate bene la scena che vi propongo a seguire: se nell’uomo col turbante è stato ravvisato un mio autoritratto, il destinatario del mio sguardo potrebbe essere benissimo Tommaso de’ Cavalieri. L’intensità dello sguardo mio lascia poche vie di scampo.

La figura rappresenta un cavaliere appunto, un chiaro riferimento al suo “cognome”. Il profilo aquilino, il gesto autoritario, il suo atteggiamento principesco ricordano molto da vicino Tommaso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi discorsi e i suoi ragionamenti

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Gioele

Gioele è uno dei profeti che decisi di affrescare nella volta della Cappella Sistina nel 1509. Si trova al lato del riquadro dell’Ebbrezza di Noè, proprio al di sotto del grande tino. Non è un caso che si trovi proprio in quel punto lì giacché fu proprio lui a profetizzare “Le aie saran piene di frumento e i tini traboccheranno di vino e di olio”.

Indossa una tunica morbida della stessa tonalità di colore di quella indossata da Dio nella scena della Creazione. Dalla spalla destra parte una fascia blu che taglia in due il petto mentre una stola verde gli cinge la vita. Il mantello rosso contorna la figura ricadendo sulle gambe.

E’ tutto concentrato a leggere la pergamena che sorregge con entrambe le mani mentre i due putti alle spalle pare siano intenti a discutere di chissà che cosa fra di loro. Gioele è per antonomasia il profeta delle calamità, ovvero di tutti quegli eventi disastrosi che avverranno sulla terra, dell’oscuramento della terra e del cielo.

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28 ED avverrà, dopo queste cose, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni carne, e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profetizzeranno; i vostri vecchi sogneranno de’ sogni, i vostri giovani vedranno delle visioni. 
29 E in quei giorni spanderò il mio Spirito eziandio sopra i servi e le serve; 
30 e farò prodigi in cielo ed in terra; sangue, e fuoco, e colonne di fumo. 
31 Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna diventerà sanguigna; avanti che venga il grande e spaventevole giorno del Signore. 
32 Ma egli avverrà, che chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato; perciocchè nel monte di Sion, e in Gerusalemme, vi sarà salvezza, come ha detto il Signore; e fra i rimasti, che il Signore avrà chiamati.
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

La morte vi libera dall’amore?

   – Beati voi che su nel ciel godete
le lacrime che ‘l mondo non ristora,
favvi amor forza ancora,
o pur per morte liberi ne siete?
– La nostra etterna quiete,
fuor d’ogni tempo, è priva
d’invidia, amando, e d’angosciosi pianti.
    – Dunche a mal pro’ ch’i’ viva
convien, come vedete,
per amare e servire in dolor tanti.
    Se ‘l cielo è degli amanti
amico, e ‘l mondo ingrato,
amando, a che son nato?
    A viver molto? E questo mi spaventa:
ché ‘l poco è troppo a chi ben serve e stenta.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta stamani con questa bella foto di Michele Paci

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