Rivoluzioni scolpite

Ogni artista, a suo modo , ha apportato qualcosa in più al mondo dell’arte. C’è che ha prodotto opere pregevoli, chi ha rinnovato tecniche oramai soprassate per i suoi tempi e chi ha letteralmente rivoluzionato la maniera di realizzare sculture, pitture e architetture. Non per vantarmi ma, a distanza di secoli dalla mia morte, posso permettermi di dire che ho incarnato alla perfezione tutto ciò durante la mia attività lavorativa.

Ho letteralmente rivoluzionato il modo di scolpire anche se, ancora oggi, quasi nessuno osa azzardare tanto per estrarre dal marmo le opere pensate prima nella mente e poi sentite attraverso il cuore. La mia personalissima tecnica scultorea si vede bene nei quatto Prigioni attualmente conservati presso la Galleria dell’Accademia a Firenze ma anche in altre opere che lasciai incompiute come il San Matteo o l’estrema Pietà Rondanini.

Iniziavo a estrarre la figura pensata dal blocco e la vedevo poco a poco emergere come se affiorasse dall’acqua sempre di più. Tanta audacia se la può permettere solo che ha bene in mente gli spazi occupati dalla figura finita, da chi ha una conoscenza perfetta dei volumi da modellare a disposizione. Basta un colpo male assestato per rovinare tutto e dover ricominciare da capo. Chi s’azzarderebbe a scolpire in questo modo rischiando di non avere più materia disponibile poi per modellare la schiena di uno schiavo, le chiappe o un polpaccio? Il rischio che si corre è altissimo ma il risultato finale ripaga sempre, non v’è dubbio alcuno.

Guardate i miei schiavi del Louvre: le superfici appena sbozzate ancora recanti i segni lasciati dallo scalpello e dalla subbia sono in perfetto contrasto con le parti tirate a lucido. Il contrasto è forte fra la pietra grezza e l’opera che emerge divincolandosi. Sapete cosa vi dico? E’ una fortuna che quelle opere non le abbia finite come prevedeva il primo progetto della tomba commissionata da quel megalomane di Giulio II! Così i posteri hanno potuto osservare con i propri occhi in qual modo procedessi nello scolpire, nel creare le figure di marmo che tanto son divenute celebri nel mondo intero.

Il Vasari usò queste parole per descrivere la mia rivoluzionaria tecnica scultorea: “far emergere la figura dalla pietra come se la si vedesse affiorare da uno specchio d’acqua”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti: rivoluzionario sempre, domo mai

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