Vi aspetto al cinema

Già ve l’ho detto un mesetto fa ma preferisco ricordarvelo: dal 19 al 20 giugno andate al cinema. Non è un imperativo ma un affettuoso consiglio. “Michelangelo. Amore e Morte” è l’ultimo capolavoro della Nexo Digital.

Cercate il cinema più vicino a casa vostra, accomodatevi su quelle morbide poltroncine e godetevi lo spettacolo. Un film documentario ben fatto, con immagini di qualità eccelsa che vi mostrano da vicino i dettagli dei lavori miei.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti in attesa di vedersi raccontato anche al cinema attraverso gli scritti del Vasari.

Nell’attesa godetevi i trailer…meraviglioso pure quello.

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Ampi e desolati deserti nella testa

Scartabellando fra cataste di fogli e foglietti, m’è captato un libretto dimenticato da tempo in fondo a un baule e pure mezzo rosicato dai topi. L’ho aperto a caso e chissà, forse ho trovato quello che cercavo. Una frase di Seneca scritta parecchi secoli fa ma più attuale adesso di quando l’ha pensata e scritta….e ditemi se non ha ragione

Penso tra me e me quanti sono gli uomini che esercitano il corpo e quanto pochi quelli che esercitano la mente; quanta gente accorre a un passatempo inconsistente e vano, e che deserto intorno alle scienze; che animo debole hanno quegli atleti di cui ammiriamo i muscoli e le spalle.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le spalle del David con la fionda scheggiata

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Mediatrice e riconciliatrice

-L’arte, collettivamente pittura, scultura, architettura e musica, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. E’ il potere di umanizzare la natura, di infondere i pensieri e le passioni dell’uomo tutto ciò che è l’oggetto della sua contemplazione-. Così scriveva Coleridge qualche anno fa. Come dargli torto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che adesso esce da Santa Croce per andarsi a confondere per le strade di Firenze, in mezzo a una miriade di persone.

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La man che ubbidisce all’intelletto

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
    Il mal ch’io fuggo, e ‘l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
    Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;
    se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ‘l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Nothing the best of artists can conceive
but lies, potential, in a block of stone,
superfluous matter round it. The hand alone
can free it that has intelligence for guide.
     The peril I’m running from, the good descried
in you, proud lovely lady—yes, heaven’s own!—
are virtual in yourself. I’m doomed, I groan:
art thwarting the very end it longs to have.
     Not love, then, and not your beauty, your famous name,
disdain or marble mien, fate high or low,
is the cause I languish long here, hold my breath.
     If mercy and doom in your heart attend, then blame

my feeble wit: though the two affect me so,
it can realize the one only. And that’s death

Yours Michelangelo Buonarroti

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La scultura

“La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata. Et è da considerare che tutte le figure, di qualunque sorte si siano, o intagliate ne’ marmi o gittate di bronzi o fatte di stucco o di legno, avendo ad essere di tondo rilievo, e che girando intorno si abbino a vedere per ogni verso, è di necessità che a volerle chiamar perfette ell’abbino di molte parti”

Così scriveva il Vasari sula scultura.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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O notte, o dolce tempo benché nero

 O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Christian Maidana

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O night, O sweet though sombre span of time!

O night, O sweet though sombre span of time!-
All things find rest upon their journey’s end-
Whoso hath praised thee, well doth apprehend;
And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.
Our cares thou canst to quietude sublime;
For dews and darkness are of peace the friend:
Often by thee in dreams upborne, I wend
From earth to heaven, where yet I hope to climb.
Thou shade of Death, through whom the soul at length
Shuns pain and sadness hostile to the heart,
Whom mourners find their last and sure relief!
Thou dost restore our suffering flesh to strength,
Driest our tears, assuagest every smart,
Purging the spirits of the pure from grief.

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‘L foco ‘l ferro squaglia

Se ‘l foco il sasso rompe e ‘l ferro squaglia,
figlio del lor medesmo e duro interno,
che farà ‘l più ardente dell’inferno
d’un nimico covon secco di paglia?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If fire shatter flint

If fire can melt down steel and shatter flint

-those two, so tough within, its own begetter –

will a fire far worse than hell’s treat any better

its contrary; dried out straw, mere wispy lint?

Yours Michelangelo Buonarroti

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Ombre e luci per creare volumi

Le ombre e le luci sono fondamentali nella scultura. I pieni e i vuoti creano profondità nell’opera e danno vita ai punti luce proprio come avviene nella pittura. Durante l’ultimo restauro del Mosè sono stati scoperti dettagli assai interessanti relativi alle diverse finiture delle superfici.

Il restauratore Antonio Forcellino si è reso conto che per rafforzare ancora di più la luce in alcune zone, le tirai a lustro strofinandole con fogli di piombo molto sottili e ossalati, quasi sicuramente reperiti nella pipì dei bambini. Le zone così trattate, illuminate direttamente dalla luce proveniente dalla finestra oramai chiusa, riuscivano a rifrangere ancora di più la luce del sole.

In altre aree destinate a rimanere in secondo piano, effettuai una levigatura meno raffinata adoperando pietra pomice e sabbie abrasive. Il contrasto creato fra le zone particolarmente luminose e le altre meno lucide, crea un effetto di contrasti che accentuano l’effetto di tridimensionalità.

Per effettuare la finitura superficiale adoperavo scalpelli a due denti chiamati anche calcagnuoli mentre i miei pochi collaboratori preferivano lavorare con la raspa per dare il tocco finale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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L’alma ha lunga vita

Se l’immortal desio, c’alza e corregge
gli altrui pensier, traessi e’ mie di fore,
forse c’ancor nella casa d’Amore
farie pietoso chi spietato regge.
    Ma perché l’alma per divina legge
ha lunga vita, e ‘l corpo in breve muore,
non può ‘l senso suo lode o suo valore
appien descriver quel c’appien non legge.
    Dunche, oilmè! come sarà udita
la casta voglia che ‘l cor dentro incende
da chi sempre se stesso in altrui vede?
    La mie cara giornata m’è impedita
col mie signor c’alle menzogne attende,
c’a dire il ver, bugiardo è chi nol crede.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If longings for the immortal, which exalt

and chasten the thoughts of others, could disclose

my own, then it could be, in the house Love knows,

they’d arouse a pity in the pitiless king.

But since the soul, by heaven’s provisioning, 

has long to live, while the brief body dies,

sense coannot fully praise, can’t fitly prize, can’t fitly prize

soul seen as a blue at best – our eye at fault.

The worse for me and for innocent desire

aflame in my heart! For now how make it celar

to those who project themselves in others? My grief

is for precious hour spent queasily with my sire,

too attentive, he, to the false tongues at his ear.

Not a lie of shorts, to reject a sound belief ?

Yours Michelangelo Buonarroti

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L’opera della fama mai vista dal committente

La prima opera che per prima mi portò alla ribalta fu la Pietà Vaticana, commissionatami dal cardinale francese di Santa Sabina Jean Bilhéres de Lagraulas per la decorazione della cappella di Santa Petronilla.

Oggi quella cappella non esiste più. Si trovava nella vecchia basilica costantiniana di San Pietro, ovvero quella che venne demolita per realizzare la nuova Basilica per volere di papa Giulio II della Rovere.

Il cardinale versò sul mio conto un anticipo di 133 e 1/3 di fiorini di Reno affinché andassi a cercarmi a Carrara il migliore marmo anche se il contratto vero e proprio lo stipulai il 27 agosto del 1498.

Sovrintesi direttamente all’estrazione del blocco di marmo e, benché non fosse statuario, era di qualità eccellente. Per evitare di far trasportare del peso inutile fino a Roma, molto probabilmente lo sbozzai sul posto prima di imbarcarlo su un bastimento alla volta della città eterna.

Sapete che il committente mai vide l’opera finita? Morì prima che ultimassi il lavoro. chissà se da lassù, dando uno sguardo verso il basso, rimase soddisfatto di ciò che avevo creato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

Prima di salutarvi voglio aggiungere una nota. Per evitare di cercare fra i miei volumi come si scriveva esattamente il cognome del cardinale francese per inserirlo in questo post, ho cercato su Wikipedia nella pagina dedicata alla Pietà Vaticana. Era meglio se non c’andavo però: ho letto qualche inesattezza e quelle pazienza, ci possono anche stare. La cosa che mi fa un po’ girar le scatole è che qualcuno ha corretto il testo esatto che c’era prima per inserire un dato totalmente falsato. Ebbene, i marmi per la Pietà li cercai sulle cave di Carrara e non certo sul Monte Altissimo che sta dalla parte di Seravezza. Nelle cave di Seravezza mi obbligò ad andarci un altro papa, in un altro anno e addirittura in un altro secolo. Quelle cave mi portarono solo patimenti, fatiche inenarrabili ed ebbi a che fare molto da vicino con la morte. Riuscii a far estrarre integre solo cinque colonne destinate alla facciata del San Lorenzo a Firenze ma di quelle solo una arrivò sana a Firenze quando oramai il progetto era saltato.

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