O notte, o dolce tempo benché nero

 O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Christian Maidana

Christian Maidana photo

O night, O sweet though sombre span of time!

O night, O sweet though sombre span of time!-
All things find rest upon their journey’s end-
Whoso hath praised thee, well doth apprehend;
And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.
Our cares thou canst to quietude sublime;
For dews and darkness are of peace the friend:
Often by thee in dreams upborne, I wend
From earth to heaven, where yet I hope to climb.
Thou shade of Death, through whom the soul at length
Shuns pain and sadness hostile to the heart,
Whom mourners find their last and sure relief!
Thou dost restore our suffering flesh to strength,
Driest our tears, assuagest every smart,
Purging the spirits of the pure from grief.

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‘L foco ‘l ferro squaglia

Se ‘l foco il sasso rompe e ‘l ferro squaglia,
figlio del lor medesmo e duro interno,
che farà ‘l più ardente dell’inferno
d’un nimico covon secco di paglia?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If fire shatter flint

If fire can melt down steel and shatter flint

-those two, so tough within, its own begetter –

will a fire far worse than hell’s treat any better

its contrary; dried out straw, mere wispy lint?

Yours Michelangelo Buonarroti

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Ombre e luci per creare volumi

Le ombre e le luci sono fondamentali nella scultura. I pieni e i vuoti creano profondità nell’opera e danno vita ai punti luce proprio come avviene nella pittura. Durante l’ultimo restauro del Mosè sono stati scoperti dettagli assai interessanti relativi alle diverse finiture delle superfici.

Il restauratore Antonio Forcellino si è reso conto che per rafforzare ancora di più la luce in alcune zone, le tirai a lustro strofinandole con fogli di piombo molto sottili e ossalati, quasi sicuramente reperiti nella pipì dei bambini. Le zone così trattate, illuminate direttamente dalla luce proveniente dalla finestra oramai chiusa, riuscivano a rifrangere ancora di più la luce del sole.

In altre aree destinate a rimanere in secondo piano, effettuai una levigatura meno raffinata adoperando pietra pomice e sabbie abrasive. Il contrasto creato fra le zone particolarmente luminose e le altre meno lucide, crea un effetto di contrasti che accentuano l’effetto di tridimensionalità.

Per effettuare la finitura superficiale adoperavo scalpelli a due denti chiamati anche calcagnuoli mentre i miei pochi collaboratori preferivano lavorare con la raspa per dare il tocco finale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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L’alma ha lunga vita

Se l’immortal desio, c’alza e corregge
gli altrui pensier, traessi e’ mie di fore,
forse c’ancor nella casa d’Amore
farie pietoso chi spietato regge.
    Ma perché l’alma per divina legge
ha lunga vita, e ‘l corpo in breve muore,
non può ‘l senso suo lode o suo valore
appien descriver quel c’appien non legge.
    Dunche, oilmè! come sarà udita
la casta voglia che ‘l cor dentro incende
da chi sempre se stesso in altrui vede?
    La mie cara giornata m’è impedita
col mie signor c’alle menzogne attende,
c’a dire il ver, bugiardo è chi nol crede.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If longings for the immortal, which exalt

and chasten the thoughts of others, could disclose

my own, then it could be, in the house Love knows,

they’d arouse a pity in the pitiless king.

But since the soul, by heaven’s provisioning, 

has long to live, while the brief body dies,

sense coannot fully praise, can’t fitly prize, can’t fitly prize

soul seen as a blue at best – our eye at fault.

The worse for me and for innocent desire

aflame in my heart! For now how make it celar

to those who project themselves in others? My grief

is for precious hour spent queasily with my sire,

too attentive, he, to the false tongues at his ear.

Not a lie of shorts, to reject a sound belief ?

Yours Michelangelo Buonarroti

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L’opera della fama mai vista dal committente

La prima opera che per prima mi portò alla ribalta fu la Pietà Vaticana, commissionatami dal cardinale francese di Santa Sabina Jean Bilhéres de Lagraulas per la decorazione della cappella di Santa Petronilla.

Oggi quella cappella non esiste più. Si trovava nella vecchia basilica costantiniana di San Pietro, ovvero quella che venne demolita per realizzare la nuova Basilica per volere di papa Giulio II della Rovere.

Il cardinale versò sul mio conto un anticipo di 133 e 1/3 di fiorini di Reno affinché andassi a cercarmi a Carrara il migliore marmo anche se il contratto vero e proprio lo stipulai il 27 agosto del 1498.

Sovrintesi direttamente all’estrazione del blocco di marmo e, benché non fosse statuario, era di qualità eccellente. Per evitare di far trasportare del peso inutile fino a Roma, molto probabilmente lo sbozzai sul posto prima di imbarcarlo su un bastimento alla volta della città eterna.

Sapete che il committente mai vide l’opera finita? Morì prima che ultimassi il lavoro. chissà se da lassù, dando uno sguardo verso il basso, rimase soddisfatto di ciò che avevo creato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

Prima di salutarvi voglio aggiungere una nota. Per evitare di cercare fra i miei volumi come si scriveva esattamente il cognome del cardinale francese per inserirlo in questo post, ho cercato su Wikipedia nella pagina dedicata alla Pietà Vaticana. Era meglio se non c’andavo però: ho letto qualche inesattezza e quelle pazienza, ci possono anche stare. La cosa che mi fa un po’ girar le scatole è che qualcuno ha corretto il testo esatto che c’era prima per inserire un dato totalmente falsato. Ebbene, i marmi per la Pietà li cercai sulle cave di Carrara e non certo sul Monte Altissimo che sta dalla parte di Seravezza. Nelle cave di Seravezza mi obbligò ad andarci un altro papa, in un altro anno e addirittura in un altro secolo. Quelle cave mi portarono solo patimenti, fatiche inenarrabili ed ebbi a che fare molto da vicino con la morte. Riuscii a far estrarre integre solo cinque colonne destinate alla facciata del San Lorenzo a Firenze ma di quelle solo una arrivò sana a Firenze quando oramai il progetto era saltato.

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Tu sei legno e fuoco

Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
    E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ‘l sai, quant’io son, poco.
    E perc’un’alma infra duo va ‘l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.

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You’re wood, but gloriously aflame

Seeing I’m yours, I rouse me from afar

to come near the heaven I owe my being to.

With your alure the bait, I’m drawn to you,

tugged, as with hook and line poor fishes are.

And, as a heart torn two ways fails to show

much sign of life, to you both halves are given,

which leaves me poor – that’s saying: much the same.

Souls, offered a chioce, pick out the worthiest, so

not loving you’s not life; that’s how I’m riven.

I’m wood. You’re wood, but gloriously aflame.

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Ritorno alle cave di Fantiscritti

Stamani c’era un bel soletto e, siccome non avevo voglia di rimanere tutto il giorno chiuso dentro Santa Croce a rimuginare sulle mie carte, sono tornato alle cave di Fantiscritti in quel di Carrara.

Pensate un po’, arrivai per la prima volta a Fantiscritti poco più che ventenne, alla ricerca di un buon blocco per la Pietà Vaticana commissionatami dal cardinale Jean de Bilhères, ambasciatore del re di Francia Carlo VIII presso papa Alessandro VI. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata davvero molta: l’aspetto delle cave è assai cambiato, son cambiati i metodi di estrazione e pure quelli di trasporto.

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Se volete avere idea di come fosse la vita di cava e dei cavatori fino agli anni Sessanta, vi consiglio di visitare l’interessante Cava Museo Fantiscritti. Questo museo a cielo aperto è stato creato da Walter Danesi che per anni si è dedicato a raccogliere materiale di epoche più o meno remote attinente al mondo delle cave e dei cavatori. Walter adesso è anziano e a proseguire la sua importante opera di memoria e divulgazione proseguono i posteri con impegno, gentilezza e professionalità.

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Ogni singolo oggetto ha una storia incredibile alle spalle, una storia fatta di eroi del quotidiano, forza, tenacia e di quel coraggio che ha solo chi non alternative fra il morir di stenti e il cercare di non morir di fatica.

Si fa fatica a non emozionarsi davanti a certi oggetti che raccontano senza parlare la vita di chi per anni li ha adoperati. Mazzuoli usurati, canapi, blocchi tagliati dalla montagna senza alcuno strumento tecnologico, la buccina che suonava prima delle mine, la sirena che annunciava la morte di un cavatore durante il lavoro…

All’interno della Cava Museo Fantiscritti è stata ricreata una casa che poteva essere benissimo quella di qualsiasi cavatore. Al suo interno ci sono gli arredi del tempo e tutti quegli oggetti indispensabili per lavorare, cucinare e dormire.

Custoditi in una teca di vetro i gioielli più preziosi: un paio di scarponi chiodati. Consumati fino all’inverosimile, aggiustati alla meno peggio con del filo di ferro e bucati in ogni dove. Walter, omonimo del nonno che ha creato pezzo dopo pezzo il museo, m’ha raccontato che per comprare un paio di scarponi nuovi serviva la paga di quindici giorni di lavoro, né più né meno. Il povero cavatore, povero di soldi ma ricco di spirito, preferì andare a lavorare fino all’ultimo con quegli scarponi rattoppati: i soldi gli servivano per far studiare i figli, non c’era nemmeno una lira in più da spendere. Ecco, oggi entrambi i figlioli son laureati e non è cosa da poco.

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Se avete occasione di venire in Toscana non perdete l’occasione di visitare questo importante museo: vi emozionerete. Cliccate qua per collegarvi direttamente al sito Cave Museo Fantiscritti di Carrara.

Per chi desidera prenotare un soggiorno nella città per poi avventurarsi alla scoperta delle cave, lo può fare prenotando qui il pernottamento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani era in trasferta. Ah, un’ultima cosa: su Youtube trovate un bel video girato presso la Cava Museo Fantiscritti: cliccate qui

 

 

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La morte mi tira per la cappa

Mentre ero tutto intento a scolpire la Pietà Bandini, il vasari mi venne a trovare nella mia casa romana di Macel de’ Corvi. Bussò e varcò la soglia chiedendomi da parte del papa in carica un disegno. Mentre mandavo Urbino a cercarlo, m’accorsi che con la coda dell’occhio il Vasari stava osservando proprio la gamba del Cristo che volevo modificare.

Un po’ geloso non tanto dell’opera in corso ma più che altro del mio personale metodo di lavoro, feci cadere per terra la lucerna che rischiarava la notte. “Io son vecchio che spesso la morte mi tira per la cappa, perché io vada seco: e questa mia persona cascherà un dì come questa lucerna, e sarà spento il lume della vita mia” dissi spingendo fuori di casa il Vasari, mentre oramai al buio non si vedeva più nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Death pulls me by my head

As I had intentions on sculpting the Vasari came to see me in my Roman house in Macel de ‘Corvi. He knocked and entered while telling me about how the current pope wanted a drawing that I had already made.   While I sent Urbino to look for it , I saw at the corner of my eye how Vasari was looking at Christ’s right leg on the Bandini Pietà whci I had intentions to modify.

I dropped the candleabra that was the only source of light in my house on purpose to distract him, because I realized that Vasari wasn’t jealous of my work per say but of my work habbits.   “I am an old man and often Death pulls me by my head, because he wants me to go with him: one day I will fall just like the candle I dropped which will estinguish the light of my exhistance” I told him as I pushed Vasari out of my dark house.

Truly yours, Michelangelo Buonarroti

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Il Tondo Pitti

Sapete, negli anni durante i quali ero impegnato a scolpire il David, portai avanti anche altri lavori di più modeste dimensioni come per esempio il Tondo Pitti. Quest’opera mi venne commissionata dal facoltoso Bartolomeo Pitti e dopo tanti passaggi di proprietà, oggi si trova al Museo Nazionale del Bargello, a Firenze.

La Madonna siede sopra una pietra dalla forma cubica. È avvolta in un panneggio e la sua testa sfora la cornice del tondo appena accennata. Sulla fronte la Madonna porta un nastro decorato con il volto di un cherubino mentre i capelli sono raccolti sotto un velo.

Il Bambino in piedi poggia il gomito destro sul libro che la Madre tiene in grembo. Come in molte altre opere mie, la Madonna distoglie lo sguardo dal Figlio guardando in direzione opposta a Lui.

Nel tondo è scolpito anche San Giovannino, patrono di Firenze. È scolpito in bassissimo rilievo e un po’ si perde nello sfondo non finito: un escamotage per dare maggiore senso di profondità.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che sostituisce il quinto caffè della giornata con una grappa d’annata, per evitare di avere crisi isteriche dovute alla troppa caffeina.800px-Michelangelo,_tondo_pitti.jpg

The Tondo Pitti

Did you know that while I was busy sculpting David, I was also working on other smaller works of art like the  Tondo Pitti for exaple. The commissioner was the wealthy Bartolomeo Pitti.  It’s been owned by many people and today is at the Bargello in Florence.

The Virgin is sitting on a square stone and is wearing a simple cloth and her head barely touches the frame and wears a decorated headband on her forehead while her hair is tied under the vail.

Standing baby Jesus rests his right elbow on the book that the mother holds in her lap. As in many other of my works, Mary looks the complete opposite direction of where her son is.

In this round relief I also sculpted St. John the Baptist, patron saint of Florence. He’s carved in low relief and is barely visible in the background with my non-finito technique which is a way to give a greater sense of depth to the work of art.

Truly yours, Michelangelo Buonarroti that is now stopping at my 5th cup of coffee and moving onwards to a nice grappa in order to avoid having a caffeine fit.

Wouldn’t you like to see my Tondo Pitti?  Book your Michelangelo Tour by clicking here and receive 5% off with Promo Code MB05AB.

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Il Crepuscolo e il topo

Il Crepuscolo è una delle quattro ore del giorno. È adagiato sopra il sarcofago di Lorenzo de’ Medici assieme all’Aurora ed è rivolto verso lo spettatore. Con la mano destra sembra voglia tirare verso di sé un panno che sta scivolando sul retro.

Portai a buon punto la modellatura del corpo mentre sia le spalle che il volto presentano ancora i segni delle gradine di differente grandezza che adoperai.

Il progetto iniziale della Sagrestia Nuova prevedeva la realizzazione di molte altre sculture come le Virtù, le Dolenti, i Fiumi e altre personificazioni che avrebbero dovuto mettere ancora più in luce lo sconforto dell’intero mondo dovuto alla prematura scomparsa dei due duchi Medici.

Alcune di queste opere le ideai solo su carta, l’Adolescente che oggi si trova all’Hermitage quasi lo terminai, di pochissime opere feci il modello e di una assai piccina è rimasta una traccia solo negli scritti del Vasari: “..per la significazione del Tempo voleva fare un topo, venendo lasciato in sull’opera un poco di marmo (il qual poi non fece, impedito), perciocché tale animaluccio di continuo rode e consuma, non altrimenti che ‘l tempo ogni cosa divora…”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Dusk & its mouse

Dusk is one of the 4 times of day. He lies above the sarcophagus of Lorenzo de ‘Medici.  The statue of Dawn next to Dusk is facing the observer. It seems as though, with her right hand, she’s pulling a cloth that seems to be falling. I got much further with the body however  the shoulders and face are still not yet smooth as one can see the rough tecture.

The initial project of the New Sacristy was supposed to have many other sculptures such as the Virtues, the Mourners, the Rivers and other images futher pointing out the despair of the entire world due to the untimely death of the two Medici dukes.

I drew a few of these future plans on paper. I almost even finisghed the Teenager that today is at the Hermitage.  I made few models of these ideas but I did make a very small one that lives on thanks to the writings of Vasari: “…as for the statue of Time, I wanted to make a mouse; because this little animal constantly gnaws and eats away at things, and if he doesn’t do it time will”.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti

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