Difendimi da me

Mi sono alzato presto stamane, son vecchio e il caldo mi da noia. Mi son rigirato nella tomba per tutta la notte ma sapete, mi ci sono abituato: è da quando son morto che mi volto da una parte e dall’altra senza riposo. “Dopo ti riposo” mi dicevano e invece eccomi qua a lavorar seppur in modo diverso quanto prima e a dover fare i conti col caldo e con Morfeo che non m’accoglie fra le sue braccia. Vi scrivo qualche verso prima di metter mano a certe vecchie scartoffie che ho ritrovato accatastate dietro a un vecchio codice scritto da chissà chi.

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
    Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
    Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
    Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
    Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento lasciandovi uno scatto dei fratelli Alinari con un piede del Giorno.

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Per la strada erta e lunga

   A l’alta tuo lucente dïadema
per la strada erta e lunga,
non è, donna, chi giunga,
s’umiltà non v’aggiungi e cortesia:
il montar cresce, e ‘l mie valore scema,
e la lena mi manca a mezza via.
    Che tuo beltà pur sia
superna, al cor par che diletto renda,
che d’ogni rara altezza è ghiotto e vago:
po’ per gioir della tuo leggiadria
bramo pur che discenda
là dov’aggiungo. E ‘n tal pensier m’appago,
se ‘l tuo sdegno presago,
per basso amare e alto odiar tuo stato,
a te stessa perdona il mie peccato.

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Prostrato a terra

 Sol io ardendo all’ombra mi rimango,
quand’el sol de’ suo razzi el mondo spoglia:
ogni altro per piacere, e io per doglia,
prostrato in terra, mi lamento e piango.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Mostra in arrivo: Michelangelo e l’assedio di Firenze

Era il 12 agosto del 1530 quando Firenze s’arrese alle truppe imperiali dopo dieci mesi d’assedio. In quei giorni difficili, la città resistette anche grazie ai bastioni e alle protezioni che avevo organizzato nella zona di San Miniato: un punto strategico fondamentale per difendere la città dall’invasore.

La mostra a Casa Buonarroti

Questa premessa ve l’ho voluta fare per annunciarvi in pompa magna una mostra di prossima apertura a Firenze ovvero Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530). La mostra aprirà al pubblico il 21 giugno e chiuderà i battenti il 10 ottobre 2017, presso Casa Buonarroti a Firenze.

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La storia

Dopo essere già stato consultato in veste di architetto militare fra l’estate e l’autunno del 1528, con l’obbiettivo di rendere le fortificazioni di Firenze più resistenti, l’anno successivo venni nominato ufficialmente generale governatore et procuratore. Che abbia sempre parteggiato per la repubblica non è un mistero e con quell’incarico ebbi l’occasione di fare qualcosa di utile per la città.

Il percorso espositivo

Durante questi mesi di esposizione, potrete ammirare i venti disegni della collezione di Casa Buonarroti con i progetti per le fortificazioni. Quei progetti non vennero concretizzati sia per il poco tempo a disposizione che per gli elevatissimi costi. Nella mostra saranno presenti anche altri disegni, libri, dipinti e molto altro ancora per testimoniare il periodo dell’assedio e quello della seconda repubblica fiorentina.

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Durante l’assedio vennero realizzate parecchie opere pittoriche come la Sacra Famiglia di Andrea del Sarto e la Madonna col Bambino e San Giovannino, probabilmente dipinta dal Pontormo. Anche queste opere saranno presenti nella mostra Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530).

Informazioni varie 

Michelangelo e l’assedio di Firenze  (1529-1530)
a cura di Alessandro Cecchi
Firenze, Casa Buonarroti, 21 giugno-10 ottobre 2017

Biglietto d’ingresso
€ 6.50 intero; € 4.50 gruppi e scuole secondarie di secondo grado
€ 3.00 scuole primarie e secondarie di primo grado

Orario di apertura:
dalle 10.00 alle 17.00. Chiuso il martedì

Info: Casa Buonarroti, via Ghibellina, 70, Firenze, tel +39 055 241 752; fax + 39 055241698
fond@casabuonarroti.it
http://www.casabuonarroti.it/it/2017/05/15/michelangelo-e-lassedio-di-firenze/

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‘L desir d’ogni speme

Penso e ben so c’alcuna colpa preme,
occulta a me, lo spirto in gran martire;
privo dal senso e dal suo propio ardire
il cor di pace, e ‘l desir d’ogni speme.
    Ma chi è teco, Amor, che cosa teme
che grazia allenti inanzi al suo partire?

Il vostro Michelangelo Buonarroti che stamani inizia la giornata con qualche suo verso antico.

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Il mi babbo non voleva lo comprassi

Investire in poderi mi piaceva. Di soldi ne guadagnavo assai e mai artista, prima di me, fu così ricco guadagnando con le sue opere non solo una fama eterna, ma anche un monte di palanche. Che ci facevo con tutti quei soldi? Io poco, ditelo a mio padre e ai miei fratelli. La mia vita parca e modesta è finita spesso accusa dai contemporanei e anche dai posteri: “è tirchio, non spende nulla…mette tutto da parte e pensa solo all’arte”. E che ci volete fare? Della vita mondana poco m’importava.

Mi sarebbe garbato che la mia famiglia d’origine acquistasse un po’ di prestigio a Firenze, che diventasse facoltosa e rispettata. Fra i miei fratelli e il mi babbo però, non si sa chi era più disgraziato. Non avevano il minimo senso degli affari ed eran bravi solo a scialacquare senza ritegno, ad avviare imprese già in partenza fallimentari e via discorrendo.

Il 2 Maggio del 1521, il mi babbo Lodovico mi scrisse una lettera in merito a un terreno che avrei voluto compare. Il podere apparteneva a Piero Busini e a occhio mi pareva potesse essere un buon affare. Al mi babbo però non gli garbava per nulla e si preoccupò di farmelo sapere. Secondo lui su quel terreno lì sarebbe cresciuto poco grano, non c’erano olivi per l’olio, né bestie, ne legname ma solo un vigneto di dubbia qualità.

Vi propongo la lettera che mi scrisse, zeppa di preoccupazioni. Oh, aveva paura mi stessero ingannando facendomi pagare un terreno molto più de suo valore di mercato.

Settignano, 2 Maggio 1521

 

Michelangniolo, ieri Lapo mi ragionò del podere di Piero Busini, e disse che il podere ti piacieva e che ctu gli avevi proferto tre mila duchati.

Io ti dicho, se ti piacie, che ctu lo chomperi, in quanto ti paia; ma bene ti dicho che ctu vadia a sentito, perché tu sse’ alle mani chon male persone. Io chredo che Piero Busini sia grande busbachatore, e Andrea Chambini non à buona bocie.

Per tanto apri gli occhi. E più ti dicho che a cchaso, im bottegha de’ Granacci, intesi che chotesto podere non passava venti dua moggia di ghrano in tucto. Chredo te lo dieno per più rendita assai che non rende.

Per tanto abbi buono chonsiglio, imperò che tre mila duchati sono lo stato d’ongni huomo. E più intendo che il podere non è universale non fa holio, non v’è lengnie, non tiene bestie, e el vino che fa bisongnia chuocierlo che vagliono più le lengnie che ‘l vino, e ciento barili tornano venti cinque. Per tanto, abbine buono chonsiglio, e pensa dove si smaltiscie chotesto vino, e quanta servitù bisongnia a chuocierlo e a chondurlo.

Se fussi una chompera che tu fussi inghannato ciento fiorini, io direi ‘Lasciati inghannare’; ma chotesta mi pare una spesa da non si lasciare inghannare, perché io penso che chotesta sia uno inghanno di più di ciento fiorini.

Nondimancho fa’ quanto ti pare e quanto tu se’ chonsigliato; e sopra tutto fa’ d’avere buono chonsiglio chon chotesto Piero. Io ti schrivo quanto l’animo mi dicie; nondimancho io mi potrei inghannare, e ‘1 mio oppennione potrebbe essere falso.

Tu che ài veduto puoi giudichare el chaso in verità. Io non so quello mi dicho, perché non ò veduto, ma parlo in su quello che già ò sentito. Non ghuardare a mme, se ti piacie, ma sopra tutto va’ chop buono chonsiglio.

Altro per questa. Christo ti ghuardi. A dì 2 di magio 1521. Lodovicho a Sectigniano. Michelangniolo di Lodovico. In Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia, prima di salutarvi, il dipinto di Signorini con un giardino di Settignano.

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Il potere del disegno

-Io credo in Michelangelo, Velasquez, e Rembrandt; nel potere del disegno, nel mistero del colore, nella redenzione di tutte le cose per mezzo della sempiterna bellezza, e al messaggio dell’Arte che ha reso quelle mani benedette.
Amen.-

Bernard Shaw forse c’aveva visto giusto. Il vostro Michelangelo Buonarroti

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L’anonimo magliabechiano

L’anonimo Magliabechiano, chiamato anche Gaddiano, è un importante manoscritto appartenente alla Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze. Deve il suo nome ai suoi due proprietari: in principio apparteneva infatti alla famiglia Gaddi e, successivamente, entrò a far parte delle collezioni di Antonio Magliabechi che divennero il nucleo centrale della biblioteca in questione.

L’autore del libro rimane tutt’oggi sconosciuto: si sa solamente che lavorò alla sua opera fra il 1537 e il 1542. Ai miei tempi era molto noto e pare che, per raccontare le vicende degli artisti passati e suoi contemporanei, usasse le medesime fonti alle quali attinse il Vasari.

Non mancano le considerazioni personali dell’anonimo e note marginali fatte su artisti come per esempio quelle scritte su Buffalmacco, attivo nella metà del Trecento. Se nella prima parte del libro vengono narrate le vite e le opere di artisti della Grecia antica, la seconda parte è tutta incentrata su gli artisti fiorentini del Trecento e della prima metà del Quattrocento.

Ci sono anch’io nell’Anonimo Magliabechiano: in una parte successiva assai lacunosa, scrive della mia vita e anche di altri artisti a lui contemporanei come Leonardo da’ Vinci e Andrea del Sarto. I testi messi nero su bianco questo anonimo autore non è la Bibbia nel senso che ci sono diverse vicende narrate in modo un po’ arbitrario, con tanti errori anche storici. Fatto sta però che l’Anonimo Magliabechiano ha contribuito a dare anche informazioni molto preziose che altrimenti sarebbero andate perdute nel corso dei secoli.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Ben provvide natura

Vi scrivo qualche verso per iniziare la giornata sperando possano esservi di buon auspicio. Forza e coraggio…che prima di arrivare a sera la strada è ancora lunga e tutta in salita.

Ben provvide natura, né conviene
a tanta crudeltà minor bellezza,
ché l’un contrario l’altro ha temperato.
    Così può ‘l viso vostro le mie pene
tante temprar con piccola dolcezza,
e lieve fare quelle e me beato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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A far del bene ai micci…

Questa è la lettera che scrissi a Pietro Grondi nel gennaio del 1524 in merito alla posizione di un certo Stefano. Era un mio collaboratore quando lavoravo alla Sagrestia Nuova ma lo avevo assunto più per pietà che per la stima che nutrivo nei suoi confronti. Non solo non era tanto capace di fare il mestiere suo, ma si lamentava sempre e non era mai contento. Un lavativo insomma che però non potevo licenziare per non essere poi additato come un personaggio poco raccomandabile.

Come si dice qua, a far del bene ai micci c’è da prendere solo dei calci.

Firenze, 26 Gennaio 1524

Piero, el povero ingrato à questa natura, che se voi lo sovvenite ne’ sua bisogni, dice che quel tanto che gli date a voi avanzava, se lLo mectete in qualche opera per fargli bene, dice sempre che voi eri forzato, e per non la saper far voi v’avete messo lui; e tucti e’ benifiti[i] che e’ riceve, dice che è per necessità del benifichatore.

E quando e’ benifiti[i] ricievuti sono eviddenti, che e’ non si posson negare, l’ingrato aspecta tanto, che quello da chi egli à ricievuto el bene chaschi in qua[l]che errore publicho, che gli sia ochaxione a dirne male che gli sia creduto, per isciorsi dall’obrigo che e’ gli pare avere.

Chosì è sempre intervenuto chontra di me; e non si impacciò mai nessuno mecho – io dicho d’artigiani -, che io non gli abi facto bene chon tucto el chuore poi, sopra qualche mia bizzarria o pazzia che e’ dichon che io ò, che non nuoce se non a mme, si son fondati a dir male di me e a vituperarmi, che è el premio di tucti gl’uomini da bene.

Io vi scrivo sopra e’ ragionamenti di iersera, e sopra e’ chasi di Stefano. Io insino a qui non l’ò messo in luogho, che se io non vi potevo essere io, i’ non n’avessi trovato un altro da mectervi; tucto ò facto per fargli bene e non per mia utilità, ma per sua e chosì ultimamente.

Ciò che io fo, fo per suo bene, perché ò facto impresa di fargli bene e non la posso lasciare. E non creda o non dicha che io lo facci per mia bisognio, ché gratia di Dio non mi mancha uomini, e sse l’ò stimolato a questi dì più che l’ordinario, l’ò facto perché io sono anchora io più obrigato che l’ordinario, e èmmi forza intendere se e’ può e sse e’ vuole o se e’ sa servirmi, per potere pensare a’ chasi mia. E

non veggiendo molto chiaro l’animo suo, richiesi iersera voi che fussi mezzo a farmi intendere l’oppenione suo, e sse e’ sa fare quello di che io lo richiegho, e se e’ può o se e’ vuole, e se e’ sa e vuole e può che voi intendessi da lLui quello che e’ vuole el mese a essere sopra e’ garzzoni e insegniare lor fare la materia e quello che io ordinerò; e e’ gharzoni gli ò a pagare io.

Io vi richiesi iersera di questo, e di nuovo ve ne priegho che voi mi facciate intendere, chome è decto, l’animo suo; e non vi maravigliate che io mi sia messo a schrivervi simil cosa, perché e’ m’importa assai per più rispecti, e massimo per questo che se io lo lasciassi sanza g[i]ustificharmi e mectessi in suo luogho altri, sarei publichato infra e’ Piagnioni per maggiore traditore che fussi in questa terra, benché io avessi ragione. P

erò priego mi serviate. Io vi do chon sicurtà noia perché voi mostrate volermi bene. A dì venti sei gemnaio 1523. Michelagniolo schultore in Fire[n]ze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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