Mi nutro di quel che arde e avvampa

Mentre del foco son scacciata e priva,
morir m’è forza, ove si vive e campa;
e ‘l mie cibo è sol quel c’arde e avvampa,
e di quel c’altri muor, convien ch’i’ viva.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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S’ogni nostro affetto al ciel dispiace, a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?

  Ben può talor col mie ‘rdente desio
salir la speme e non esser fallace,
ché s’ogni nostro affetto al ciel dispiace,
a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?
    Qual più giusta cagion dell’amart’io
è, che dar gloria a quella eterna pace
onde pende il divin che di te piace,
e c’ogni cor gentil fa casto e pio?
    Fallace speme ha sol l’amor che muore
con la beltà, c’ogni momento scema,
ond’è suggetta al variar d’un bel viso.
    Dolce è ben quella in un pudico core,
che per cangiar di scorza o d’ora strema
non manca, e qui caparra il paradiso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Ciclo di conferenze gratuite organizzate dalla Fondazione Palazzo Strozzi

A Palazzo Strozzi, in occasione della mostra in corso “ Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna“, la Fondazione organizza un ciclo di conferenze a cura di Ludovica Sebregondi. I temi dei vari incontri serviranno per approfondire i contenuti della mostra stessa e si svolgeranno a ingresso libero, fino a esaurimento dei posti a disposizione.

Le location delle conferenze saranno diverse e coinvolgeranno la Basilica di Santa Croce, il Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Santa Maria Novella e molti altri ancora. Per ogni tema proposto una location scelta con la dovuta cura per consentire ai partecipanti di entrare ancora più a fondo nel tema proposto.

A seguire vi propongo il calendario completo con i luoghi, i temi, gli orari e le persone che si avvicenderanno nelle conferenze.

CALENDARIO

Martedì 10 ottobre, ore 17.00
Santa Maria Novella: gli anni vasariani
Chiesa di Santa Maria Novella: Padre Manolo Puppini, Anna Bisceglia

Martedì 17 ottobre, ore 16.45
Il restauro della cappella Capponi
Chiesa di Santa Felicita: Daniele Rapino

Martedì 24 ottobre, ore 17.00
La Cappella di San Luca, devozione e orgoglio accademico
Cappella dei Pittori, Chiostro della Santissima Annunziata: Cristina Acidini

Martedì 7 novembre, ore 17.00
Santa Croce vasariana
Basilica di Santa Croce: Ludovica Sebregondi

Sabato 11 novembre, ore 18.00
Rosso Fiorentino, arcaismi e stravaganze
Volterra, Palazzo dei Priori, Sala del Consiglio: Carlo Falciani

Martedì 14 novembre, ore 17.00
Il Cinquecento a San Marco
Chiesa di San Marco: Claudio Paolini

Martedì 21 novembre, ore 17.00
La cena del tradimento
Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto: Stefano Casciu e Cristina Gnoni introducono Antonio Natali

Martedì 28 novembre, ore 17.00
Il restauro del Dio fluviale di Michelangelo
Accademia delle Arti del Disegno: Giorgio Bonsanti

Sabato 2 dicembre, ore 17.00
Il Libro “d’infinitissimi disegni” di Giorgio Vasari: il dibattito, i documenti e un nuovo progetto
Arezzo, Fraternita dei Laici: Stefano Casciu, Cristina Acidini e Alessandra Baroni Vannucci

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29 Settembre: il mio onomastico

Oggi, 29 settembre, il calendario ricorda San Michele Arcangelo e, se vi fosse sfuggito, è anche il mio onomastico. Non ho idea del perché i miei genitori scelsero questo nome per me. Mica scelsero un Santo per darmi un nome cristiano ma bensì un Arcangelo: insomma, un nome altisonante e importante che portai fino alla fine dei miei giorni con una punta di orgoglio.

Michelangelo deriva dall’unione di Michele che in ebraico significa “Chi è potente come Dio?” e da Angelo dal greco che vuol dire “il messaggero”. L’Arcangelo Michele viene ricordato più volte nella Bibbia sia nel vecchio che nel nuovo testamento. E’ il paladino che difende la fede in dio contro le milizie di Satana.

L’Arcangelo Michele viene raffigurato costantemente alla tregua di un guerriero armato di spada che infilza, calpesta e uccide un drago. Gli artisti che si sono cimentati con la raffigurazione di questo soggetto sono tanti. Tanto per citarne alcuni voglio proporvi il grande Arcangelo Michele in bronzo realizzato da Peter Anton von Verschaffelt. Da secoli guarda lo Stato del Vaticano e Roma dalla sommità di Castel Sant’Angelo. Sapete, quell’opera lì venne restaurata non troppo tempo fa da Colalucci, il restauratore capo della Cappella Sistina. Strane coincidenze in fondo, no?

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Passando alla pittura vale la pena menzionare l’opera di Luca Giordano con l’Arcangelo Michele che sconfigge Si demoni. Ve lo propongo a seguire. Si tratta di un olio su tela databile attorno al 1665 che è esposto al Kuntsthistorisches Museum di Vienna. Come vedete l’inconografia dell’Arcangelo è la medesima: sfodera le sue belle ali piumate, la spada e un abito azzurro con tanto di mantella rossa. Luca_Giordano_-_The_Fall_of_the_Rebel_Angels_-_Google_Art_Project.jpg

Per il momento vi saluto. il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi discorsi.

 

Piena di grazia e di durezza nuda

  Se l’alma è ver, dal suo corpo disciolta,
che ‘n alcun altro torni
a’ corti e brevi giorni,
per vivere e morire un’altra volta,
la donna mie, di molta
bellezza agli occhi miei,
fie allor com’or nel suo tornar sì cruda?
    Se mie ragion s’ascolta,
attender la dovrei
di grazia piena e di durezza nuda.
    Credo, s’avvien che chiuda
gli occhi suo begli, arà, come rinnuova,
pietà del mie morir, se morte pruova.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Crudele arciere

I’ piango, i’ ardo, i’ mi consumo, e ‘l core
di questo si nutrisce. O dolce sorte!
    chi è che viva sol della suo morte,
come fo io d’affanni e di dolore?
    Ahi! crudele arcier, tu sai ben l’ore
da far tranquille l’angosciose e corte
miserie nostre con la tuo man forte;
ché chi vive di morte mai non muore.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La piccola libreria dei volumi preziosi

Il progetto che avevo in mente per la realizzazione della Biblioteca Medicea Laurenziana non venne eseguito proprio esattamente così come l’avevo pensato io. Sapete che manca una parte? Per conservare i volumi più preziosi e rari avevo infatti ideato un luogo apposito, studiandolo nei minimi dettagli.

Avrebbe dovuto essere una sorta di “libreria secreta per tener certi libri più pretiosi degli altri” come scrissi in una lettera. Questo ambiente avrebbe dovuto essere posizionato all’estremità della Sala di Lettura, proprio in contrapposizione alla porta d’ingresso principale. La progettazione di questo locale riservato mi venne chiesta da papa Clemente VII il 12 aprile del 1525. Per la Biblioteca Medicea Laurenziana in precedenza avevo ideato una Cappella ma il papa preferì che al posto di quella mettessi una saletta nella quale conservare solo i volumi più preziosi.

Lo spazio disponibile per sviluppare la mia idea era molto contenuto anche perché verso sud non c’era possibilità d’espansione: c’era il muro della casa di Ilarione Martelli: mica potevo entrare nel salotto di casa sua sfondando la parete per far spazio ai tomi.

Questo progetto purtroppo venne accantonato e la piccola libreria segreta all’interno della Laurenziana mai vide la luce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con in progetto della stanza quasi segreta conservato presso Casa Buonarroti, a Firenze

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Dilombato, crepato, infranto e rotto

Stamani voglio iniziare la giornata riportandovi questi versi che scrissi una manciata di secoli fa. Una descrizione a tratti drammatica della vita mia anche se a tratti un po’ romanzata. Sapete com’è: quando uno scrive poi si lascia trasportare dalle parole e racconta anche quello che non dovrebbe né vorrebbe.

Se siete un po’ giù d’animo è meglio che non la leggiate: peggiorerei la vostra condizione.

 I’ sto rinchiuso come la midolla
da la sua scorza, qua pover e solo,
come spirto legato in un’ampolla:
e la mia scura tomba è picciol volo,
dov’è Aragn’ e mill’opre e lavoranti,
e fan di lor filando fusaiuolo.
    D’intorn’a l’uscio ho mete di giganti,
ché chi mangi’uva o ha presa medicina
non vanno altrove a cacar tutti quanti.
    I’ ho ‘mparato a conoscer l’orina
e la cannella ond’esce, per quei fessi
che ‘nanzi dì mi chiamon la mattina.
    Gatti, carogne, canterelli o cessi,
chi n’ha per masserizi’ o men vïaggio
non vien a vicitarmi mai senz’essi.
    L’anima mia dal corpo ha tal vantaggio,
che se stasat’ allentasse l’odore,
seco non la terre’ ‘l pan e ‘l formaggio.
    La toss’ e ‘l freddo il tien sol che non more;
se la non esce per l’uscio di sotto,
per bocca il fiato a pen’ uscir può fore.
    Dilombato, crepato, infranto e rotto
son già per le fatiche, e l’osteria
è morte, dov’io viv’ e mangio a scotto.
    La mia allegrezz’ è la maninconia,
e ‘l mio riposo son questi disagi:
che chi cerca il malanno, Dio gliel dia.
    Chi mi vedess’ a la festa de’ Magi
sarebbe buono; e più, se la mia casa
vedessi qua fra sì ricchi palagi.
    Fiamma d’amor nel cor non m’è rimasa;
se ‘l maggior caccia sempre il minor duolo,
di penne l’alma ho ben tarpata e rasa.
    Io tengo un calabron in un orciuolo,
in un sacco di cuoio ossa e capresti,
tre pilole di pece in un bocciuolo.
    Gli occhi di biffa macinati e pesti,
i denti come tasti di stormento
c’al moto lor la voce suoni e resti.
    La faccia mia ha forma di spavento;
i panni da cacciar, senz’altro telo,
dal seme senza pioggia i corbi al vento.
    Mi cova in un orecchio un ragnatelo,
ne l’altro canta un grillo tutta notte;
né dormo e russ’ al catarroso anelo.
    Amor, le muse e le fiorite grotte,
mie scombiccheri, a’ cemboli, a’ cartocci,
agli osti, a’ cessi, a’ chiassi son condotte.
    Che giova voler far tanti bambocci,
se m’han condotto al fin, come colui
che passò ‘l mar e poi affogò ne’ mocci?
    L’arte pregiata, ov’alcun tempo fui
di tant’opinïon, mi rec’a questo,
povero, vecchio e servo in forz’altrui,
    ch’i’ son disfatto, s’i’ non muoio presto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi versi scritti prima dlel’alba

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Era davvero mia zia quella monaca caduta in disgrazia?

Sapete, quando iniziai a guadagnar benino, mi arrivavano richieste di denaro da destra e manca. Si rifecero vivi parenti che nemmeno sapevo di avere, amici che amici non lo sono mai stati e altre persone che chiedevano un semplice aiuto in contanti.

Ebbene, nonostante si continui a vociferare insistentemente che fossi molto spilorcio, non è affatto vero. Sono tante le persone che aiutai in diversi modi ma le mie biografie più o meno ufficiali pare se ne siano completamente dimenticate.

Fra le tante persone che mi chiesero danari c’era anche una monaca che riteneva di essere una zia mia. Di avere zie monache non mi pareva ma chissà, forse qualcuna che aveva indossato l’abito da ragazzina che mai avevo avuto la sorte di incontrare nemmeno per sbaglio. Fatto sta che mi scrisse in un modo strano, non mi fidavo tanto e mi sembrava mi stesse prendendo un po’ in giro.

I danari glie li inviai comunque o meglio, incaricai mio padre di portarglieli e verificare che davvero questa presunta zia fosse in stato di necessità. Vi riporto integralmente la lettera che inviai da Roma al mi babbo che si trovava a Firenze nella quale raccontavo l’accaduto e la questione della zia monaca caduta in disgrazia.

Roma, 19 agosto del 1508

Charissimo padre,

io ò avuto a questi giorni una lectera da una monaca che dice essere nostra tia, la quale mi si rachomanda e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio, e che io le facci qualche limosina.

Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l’amor de Dio gniene diate quattro e mezo, e del mezo che vi resta pregovi diciate a Buonarroto che mi facci chomperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un’oncia di lacha, o tanta quanta e’ può avere pe’ decti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e’ non ve n’è che sia una cosa bella, lasci stare.

La decta monacha nostra tia chredo che sia nel munistero di San G[i]uliano. Io vi prego che voi vegiate d’intendere se gli è vero che l’abbi sì gran bisognio, perché la mi [s]crive per una certa via che non mi piace. Ond’io dubito che la non sia qualche altra monaca, e di non esser facto fare. Però, quando vedessi che e’ non fussi vero, toglietegli per voi.

E’ detti danari vi pagherà Bonifatio Fati[i].Non v’ò da dire altro per ora, perché non sono anchora resoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v’aviserò. Vostro Michelagniolo scultore in Roma. A Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Pochi disegni preparatori rimasti

Sono pochi i disegni preparatori della volta della Sistina arrivati fino ai vostri giorni: secondo il calcolo di Hirst fatto nel 1992, sarebbero sessantasette sparpagliati in differenti musei del mondo. Eppure di lavoro ne feci molto prima di mettere mano ai colori: non mi riferisco esclusivamente alla preparazione dei cartoni ma anche a quegli studi degli atteggiamenti delle varie figure, alla composizione delle varie scene.

In molti credono, probabilmente a ragione, che non abbia mai sviluppato il progetto dell’intera volta ma che abbia proceduto campata dopo campata. Dei cartoni adoperati per lo spolvero o per le incisioni sull’intonaco fresco non ne è rimasto nessuno. Sono andati persi nel corso del tempo oppure li diedi in pasto alle fiamme con chissà quanti altri progetti e disegni? Chissà.

Gli studi rimasti con le storie della genesi o con gruppi di persone sono rarissimi. Fra gli studi preparatori più belli relativi alla volta che ancora potete ammirare c’è senza dubbio quello della Crocifissione di Aman conservato ad Haarlem, presso il Teylers Museum. Molto suggestivo anche l’Adamo del British Museum che poi mantenne quella posa originale anche nella porzione realizzata a buon fresco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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