Più mi giova dove più mi nuoce

 S’i’ vivo più di chi più m’arde e cuoce,
quante più legne o vento il foco accende,
tanto più chi m’uccide mi difende,
e più mi giova dove più mi nuoce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con il fiasco di Chianti sul tavolino e un paio di ciabatte rotte ai piedi. Stanco ma soddisfatto

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L’ultima cena nella storia dell’arte

Oggi, Giovedì Santo, si ricorda l’Ultima Cena di Nostro Signore narrata nei vangeli di Luca, Marco e Matteo. Un momento chiave per la religione cristiana in quanto venne istituito da Cristo stesso il Sacramento dell’Eucarestia.

Nella storia dell’arte sono tanti gli artisti che hanno raffigurato la scena dell’Ultima Cena: da Raffaello a Tintoretto, da Andrea del Castagno al Ghirlandaio. L’opera più nota comunque continua ad essere quella affrescata da Leonardo da Vinci nel refettorio del convento vicino al santuario di Santa Maria delle Grazie, a Milano. Leonardo da Vinci adoperò una tecnica sperimentale e azzardata per creare il suo capolavoro e ciò ha influito pesantemente sulla sua conservazione.

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L’ultima cena di Leonardo da Vinci

In alcuni dipinti compare poggiata sul pavimento, dinnanzi alla tavola imbandita, una brocca. E’ quella con cui Gesù, prima di sederi, lavò i piedi ai discepoli. Lavarsi i piedi appena varcate le soglie di casa, prima di consumare un pasto, era un’abitudine tipica dei paesi orientali a quei tempi. Pensate che si camminava tutto il giorno con sandali su strade sabbiose e polverose e al servo spettava il compito di lavare i piedi agli avventori.

” Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è inferiore al suo signore, né il messaggero è inferiore a colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” dal Vangelo di Giovanni.

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L’Ultima cena di Philippe de Champaigne con la brocca in primo piano

E’ durante l’Ultima cena che Gesù preannuncia alcuni avvenimenti che segneranno le ore a seguire. Dal tradimento di Giuda alla Crocifissione fino alla morte e alla successiva Risurrezione.

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L’Ultima cena di Tintoretto

Molto suggestiva e particolare è l’Ultima cena di Tintoretto, un dipinto a olio su tela realizzata alla fine del Cinquecento. La tela si trova presso la Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia. La scena è ambientata in un luogo del tutto paragonabile a una taverna veneziana dell’epoca del pittore.

Io non realizzai un’ultima cena, almeno fino a prova contraria. Ideai molti Crocifissi, molte Pietà ma nessuna ultima cena. Per questa ragione oggi vi ho proposto quelle che idearono altri artisti. Prima di salutarvi vi propongo quella affrescata nel 1480 da Domenico Ghirlandaio, maestro mio, all’interno del refettorio ubicato nel convento di Ognissanti, a Firenze. Giuda è l’unico che si trova dall’altra parte del tavolo.

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L’ultima Cena di Domenico Ghirlandaio

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i lavori di altri artisti

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‘L foco ‘l ferro squaglia

Se ‘l foco il sasso rompe e ‘l ferro squaglia,
figlio del lor medesmo e duro interno,
che farà ‘l più ardente dell’inferno
d’un nimico covon secco di paglia?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If fire shatter flint

If fire can melt down steel and shatter flint

-those two, so tough within, its own begetter –

will a fire far worse than hell’s treat any better

its contrary; dried out straw, mere wispy lint?

Yours Michelangelo Buonarroti

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Il Crepuscolo e il topo

Il Crepuscolo è una delle quattro ore del giorno. È adagiato sopra il sarcofago di Lorenzo de’ Medici assieme all’Aurora ed è rivolto verso lo spettatore. Con la mano destra sembra voglia tirare verso di sé un panno che sta scivolando sul retro.

Portai a buon punto la modellatura del corpo mentre sia le spalle che il volto presentano ancora i segni delle gradine di differente grandezza che adoperai.

Il progetto iniziale della Sagrestia Nuova prevedeva la realizzazione di molte altre sculture come le Virtù, le Dolenti, i Fiumi e altre personificazioni che avrebbero dovuto mettere ancora più in luce lo sconforto dell’intero mondo dovuto alla prematura scomparsa dei due duchi Medici.

Alcune di queste opere le ideai solo su carta, l’Adolescente che oggi si trova all’Hermitage quasi lo terminai, di pochissime opere feci il modello e di una assai piccina è rimasta una traccia solo negli scritti del Vasari: “..per la significazione del Tempo voleva fare un topo, venendo lasciato in sull’opera un poco di marmo (il qual poi non fece, impedito), perciocché tale animaluccio di continuo rode e consuma, non altrimenti che ‘l tempo ogni cosa divora…”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Dusk & its mouse

Dusk is one of the 4 times of day. He lies above the sarcophagus of Lorenzo de ‘Medici.  The statue of Dawn next to Dusk is facing the observer. It seems as though, with her right hand, she’s pulling a cloth that seems to be falling. I got much further with the body however  the shoulders and face are still not yet smooth as one can see the rough tecture.

The initial project of the New Sacristy was supposed to have many other sculptures such as the Virtues, the Mourners, the Rivers and other images futher pointing out the despair of the entire world due to the untimely death of the two Medici dukes.

I drew a few of these future plans on paper. I almost even finisghed the Teenager that today is at the Hermitage.  I made few models of these ideas but I did make a very small one that lives on thanks to the writings of Vasari: “…as for the statue of Time, I wanted to make a mouse; because this little animal constantly gnaws and eats away at things, and if he doesn’t do it time will”.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti

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Il restauro della Pietà Rondanini

La Pietà Rondanini è l’ultima opera alla quale misi mano. Iniziai a lavorarci nel 1552 ma un paio d’anni più tardi, come già avevo fatto anni prima per il Mosè, decisi di stravolgere il complesso scultoreo in corso d’opera. Dal corpo della Madre ricavai quello del Figlio creando qualcosa di unico e fino allora mai visto. L’opera non è conclusa: la morte mi raggiunse prima di poter finire il lavoro come volevo io.

Continuai a lavorare con martello e scalpello fino alla fine dei miei giorni con un vigore e una passione che spesso vedo mancare nei giovanotti d’oggi.

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Nel 1999 si decise di avviare un progetto di manutenzione straordinaria per eliminare gli accumuli di sporcizia che con il tempo avevano oscurato la superficie del marmo, annullando di fatto i giochi di luce e ombra che io avevo creato.

Le indagini diagnostiche preliminari iniziarono nel 1999 e il restauro vene portato a termine nel 2005. Le indagini e il restauro sono stati condotti dall’Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei Beni Culturali, da numerosi ricercatori e dall’Istituto Centrale del Restauro.

Dopo aver effettuato un scrupolosa osservazione delle superfici da pulire e dopo aver effettuato una serie di studi approfonditi nonché una raccolta di campioni di tutte quelle sostanze che non erano di natura calcarea, venne iniziato l’intervento di restauro.

La pulitura è servita per rimuovere accuratamente quella patina formatasi in secoli di storia che oscurava tutta la superficie della Pietà. Nel corso dei secoli passati la mia Pietà, per fortuna, non era mai stata sottoposta a pesanti e errati interventi di restauro che potessero complicare il lavoro dei restauratori come invece è accaduto per altre opere mie come gli affreschi della Sistina e il David.

In occasione dell’ultimo trasloco della Pietà Rondanini, che è stata spostata dal museo del Castello Sforzesco all’ospedale spagnolo dello stesso, la Pietà è stata sottoposta a una pulitura pi leggera, eseguita secondo il protocollo che era stato stabilito durante il precedente restauro. Se volete vedere un interessante video della Pietà Rondanini durante il restauro, cliccate qui .

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta e se ne va a fare una passeggiata sotto la pioggia nemmeno fossi Fred Astaire.

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Friends of David: inaugurazione per il giorno del mio compleanno

Lunedì 6 Marzo 2017, in concomitanza con il mio 542° compleanno, verrà inaugurato alla Galleria dell’Accademia il progetto Friends of David e la relativa nascita dell’associazione Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze.

L’associazione è stata creata per volere dell’attuale direttrice Cecile Hollberg con lo scopo di coinvolgere ancora di più sia i turisti che i cittadini fiorentini nel sostegno della Galleria. I Friends of David potranno avere numerosi benefici e la possibilità di partecipare ad eventi esclusivi. Fausto Calderai è il presidente della neonata associazione.

Le fidelity card proposte sono tre: la prima è dedicata ai giovani under 28 e ha un costo di 30 euro all’anno, la seconda ha un costo di 50 euro mentre la terza 100 euro.

I Friends of David potranno entrare gratuitamente e mediante gli accessi prioritari alla Galleria dell’Accademia in ogni giorno dell’anno. I possessori della fidelity card inoltre avranno diritto a sconti nel bookshop e l’opportunità di ricevere inviti a interessanti eventi. Chi acquisterà la tessera da 100 euro, il giorno del proprio compleanno, potrà accedere gratuitamente alla Galleria assieme a un altro ospite.

Il primo evento al quale i Friends of David potranno partecipare è proprio l’inaugurazione di questo interessante progetto il 6 Marzo presso la Galleria dell’Accademia.

Chi vuole iscriversi non deve fare altro che inviare una mail a info@friendsofdavid.org per palesare la propria intenzione. Gli iscritti avranno diritto a partecipare a una visita esclusiva lunedì 6 marzo a porte chiuse già che la Galleria dell’Accademia il lunedì solitamente non è accessibile al pubblico. Alla fine della visita verrà offerto un brindisi in onore mio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che si prepara a festeggiare in grande stile il suo prossimo compleanno.

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Io e Sebastiano del Piombo in una mostra alla National Gallery

Michelangelo e Sebastiano. Un incontro di idee. Così si chiama la mostra che aprirà i battenti al pubblico il 15 di Marzo 2017. Mancano pochi giorni all’inaugurazione della mostra allestita presso la National Gallery di Londra e le opere poco a poco stanno lasciando i loro siti abituali espositivi alla volta della prestigiosa galleria d’oltre manica.

La mostra, con lo scopo di mettere sotto i riflettori la nostra amicizia e soprattutto la nostra stretta collaborazione artistica, proporrà al pubblico settanta differenti opere fra le quali sculture, dipinti, disegni ma anche lettere.

Fra le opere più importanti c’è sicuramente la prima versione del mio Cristo Portacroce, quello con il volto venato per intenderci. E’ arrivato a Londra da Bassano Romano e adesso attende solo di essere ammirato da un vasto pubblico.

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Un’altra opera molto attesa è la cosiddetta Pietà di Viterbo: un dipinto a olio su tavola che Sebastiano del Piombo realizzò adoperando un mio cartone su commissione di Giovanni Botonti per la chiesa di San Francesco di Viterbo. Nonostante la Soprintendenza alle Belle Arti, sulla base della relazione tecnica fornita dall’Istituto Centrale per il Restauro, abbia dato parere negativo riguardo allo spostamento della Pietà, l’opera ha comunque raggiunto Londra. Tutti i lavori e gli oneri relativi al trasporto saranno sostenuti dalla National Gallery e inoltre, lo stesso museo, dovrà farsi carico del monitoraggio costante della tavola. Il museo di Viterbo presso il quale è abitualmente conservare la Pietà, riceverà in cambio un’opera altrettanto importante.

Quando la Pietà di Viterbo oramai era pronta per lasciare il museo, la cassa che avrebbe dovuto accogliere la tavola era troppo piccola e la complessa operazione di incassamento per ovvie ragioni è stata rimandata a qualche giorno più tardi.

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Venticinque anni di amicizia raccontati attraverso il carteggio e le opere nate proprio in quegli anni. La mostra Michelangelo e Sebastiano. Un incontro di idee aprirà come detto prima il 15 di marzo e rimarrà aperta fino al 25 di giugno del 2017.

Se volete guardare il trailer di questa interessante mostra della National Gallery, cliccate qui.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Studio di teste e elmo zoomorfo

Rovistando fra un mucchio di carte impolverate, stamani ho trovato questo disegno qua. Sia inteso, quello che possiedo io è una copia ma quello che vi propongo è conservato al sicuro presso il Kunthalle di Amburgo.

L’elmo che porta in capo il baldo giovine a una prima distratta occhiata potrebbe ricordare quelli che spesso ideavano e decoravano prima il Verrocchio e poi Leonardo. In realtà non è proprio così. Gli elmi zoomorfi miei hanno una carica espressiva mirata a incutere terrore nell’avversario. Un’idea questa ripresa dall’antichità.

Sulla destra compare un sonetto del Petrarca trascritto di mio pugno “Dolce mio caro (e prezioso) pegno che natura mo to(lse e ‘il ciel mi guarda)“.

Questo disegno lo realizzai probabilmente fra il 1504 e il 1506 e si suppone abbia uno stretto rapporto con la Battaglia di Cascina. Nella Battaglia di Cascina compariva almeno un guerriero dotato di elmo e durante la fase di studio della composizione d’insieme, sono diversi i fogli che riportano disegni di elmi zoomorfi.

Il sempre Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Co’ tuo sguardi più presto ancide quante vien più tardi

Non altrimenti contro a sé cammina
ch’i’ mi facci alla morte,
chi è da giusta corte
tirato là dove l’alma il cor lassa;
tal m’è morte vicina,
salvo più lento el mie resto trapassa.
    Né per questo mi lassa
Amor viver un’ora
fra duo perigli, ond’io mi dormo e veglio:
la speme umile e bassa
nell’un forte m’accora,
e l’altro parte m’arde, stanco e veglio.
    Né so il men danno o ‘l meglio:
ma pur più temo, Amor, che co’ tuo sguardi
più presto ancide quante vien più tardi.

Il vostro Michelangelo Buonarroti fra i sui ricordi che ancor gl’infiammano ‘i core

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L’umile gente ‘l corpo ha d’oro e d’adamante ‘l core

 Nuovo piacere e di maggiore stima
veder l’ardite capre sopr’un sasso
montar, pascendo or questa or quella cima,
e ‘l mastro lor, con aspre note, al basso,
sfogare el cor colla suo rozza rima,
sonando or fermo, e or con lento passo,
e la suo vaga, che ha ‘l cor di ferro,
star co’ porci, in contegno, sott’un cerro;
    quant’è veder ‘n un eminente loco
e di pagli’ e di terra el loro ospizio:
chi ingombra ‘l desco e chi fa fora ‘l foco,
sott’a quel faggio ch’è più lor propizio;
chi ingrassa e gratta ‘l porco, e prende gioco,
chi doma ‘l ciuco col basto primizio;
el vecchio gode e fa poche parole,
fuor dell’uscio a sedere, e stassi al sole.
    Di fuor dentro si vede quel che hanno:
pace sanza oro e sanza sete alcuna.
    El giorno c’a solcare i colli vanno,
contar puo’ lor ricchezze ad una ad una.
    Non han serrami e non temon di danno;
lascion la casa aperta alla fortuna;
po’, doppo l’opra, lieti el sonno tentano;
sazi di ghiande, in sul fien s’adormentano.
    L’invidia non ha loco in questo stato;
la superbia se stessa si divora.
    Avide son di qualche verde prato,
o di quell’erba che più bella infiora.
    Il lor sommo tesoro è uno arato,
e ‘l bomero è la gemma che gli onora;
un paio di ceste è la credenza loro,
e le pale e le zappe e’ vasi d’oro.
    O avarizia cieca, o bassi ingegni,
che disusate ‘l ben della natura!
    Cercando l’or, le terre e ‘ ricchi regni,
vostre imprese superbia ha forte e dura.
    L’accidia, la lussuria par v’insegni;
l’invidia ‘l mal d’altrui provvede e cura:
non vi scorgete, in insaziabil foco,
che ‘l tempo è breve e ‘l necessario è poco.
    Color c’anticamente, al secol vecchio,
si trasser fame e sete d’acqua e ghiande
vi sieno esemplo, scorta, lume e specchio,
e freno alle delizie, alle vivande.
    Porgete al mie parlare un po’ l’orecchio:
colui che ‘l mondo impera, e ch’è sì grande,
ancor disidra, e non ha pace poi;
e ‘l villanel la gode co’ suo buoi.
    D’oro e di gemme, e spaventata in vista,
adorna, la Ricchezza va pensando;
ogni vento, ogni pioggia la contrista,
e gli agùri e ‘ prodigi va notando.
    La lieta Povertà, fuggendo, acquista
ogni tesor, né pensa come o quando;
secur ne’ boschi, in panni rozzi e bigi,
fuor d’obrighi, di cure e di letigi.
    L’avere e ‘l dar, l’usanze streme e strane,
el meglio e ‘l peggio, e le cime dell’arte
al villanel son tutte cose piane,
e l’erba e l’acqua e ‘l latte è la sua parte;
e ‘l cantar rozzo, e ‘ calli delle mane,
è ‘l dieci e ‘l cento e ‘ conti e lo suo carte
dell’usura che ‘n terra surger vede;
e senza affanno alla fortuna cede.
    Onora e ama e teme e prega Dio
pe’ pascol, per l’armento e pel lavoro,
con fede, con ispeme e con desio,
per la gravida vacca e pel bel toro.
    El Dubbio, el Forse, el Come, el Perché rio
no ‘l può ma’ far, ché non istà fra loro:
se con semplice fede adora e prega
Iddio e ‘l ciel, l’un lega e l’altro piega.
    El Dubbio armato e zoppo si figura,
e va saltando come la locuste,
tremando d’ogni tempo per natura,
qual suole al vento far canna paluste.
    El Perché è magro, e ‘ntorn’alla cintura
ha molte chiave, e non son tanto giuste,
c’agugina gl’ingegni della porta,
e va di notte, e ‘l buio è la suo scorta.
    El Come e ‘l Forse son parenti stretti,
e son giganti di sì grande altezza,
c’al sol andar ciascun par si diletti,
e ciechi fur per mirar suo chiarezza;
e quello alle città co’ fieri petti
tengon, per tutto adombran lor bellezza;
e van per vie fra sassi erte e distorte,
tentando colle man qual istà forte.
    Povero e nudo e sol se ne va ‘l Vero,
che fra la gente umìle ha gran valore:
un occhio ha sol, qual è lucente e mero,
e ‘l corpo ha d’oro, e d’adamante ‘l core;
e negli affanni cresce e fassi altero,
e ‘n mille luoghi nasce, se ‘n un muore;
di fuor verdeggia sì come smeraldo,
e sta co’ suo fedel costante e saldo.
    Cogli occhi onesti e bassi in ver’ la terra,
vestito d’oro e di vari ricami,
il Falso va, c’a’ iusti sol fa guerra;
ipocrito, di fuor par c’ognuno ami;
perch’è di ghiaccio, al sol si cuopre e serra;
sempre sta ‘n corte, e par che l’ombra brami;
e ha per suo sostegno e compagnia
la Fraude, la Discordia e la Bugia.
    L’Adulazion v’è poi, ch’è pien d’affanni,
giovane destra e di bella persona;
di più color coperta di più panni,
che ‘l cielo a primavera a’ fior non dona:
ottien ciò che la vuol con dolci inganni,
e sol di quel che piace altrui ragiona;
ha ‘l pianto e ‘l riso in una voglia sola;
cogli occhi adora, e con le mani invola.
    Non è sol madre in corte all’opre orrende,
ma è lor balia ancora, e col suo latte
le cresce, l’aümenta e le difende.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che in versi inizia questa nuova giornata che si prospetta come tutte l’altre complicata.

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