Siamo terra al sole di vita priva

Chiunche nasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e ‘l sole
niuna cosa lascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl’ingegni e le parole;
e le nostre antiche prole
al sole ombre, al vento un fummo.
    Come voi uomini fummo,
lieti e tristi, come siete;
e or siàn, come vedete,
terra al sol, di vita priva.
    Ogni cosa a morte arriva.
    Già fur gli occhi nostri interi
con la luce in ogni speco;
or son voti, orrendi e neri,
e ciò porta il tempo seco.

Il vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

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Dalla stessa sorgente

Credo che un vero amore per l’arte sia un dono, quanto il crearla; e può anche essere che entrambi scaturiscano dalla stessa sorgente mentale. Così scriveva Bernard Berenson, uno dei più noti critici e storici dell’arte vissuto a cavallo fra l’Ottocento e in Novecento, ha dato un contributo fondamentale alla storia dell’arte. Sono molte le attribuzioni dovute a lui, non solo di disegni miei ma anche di opere appartenenti per esempio a Giorgione e a Tiziano.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea

E chi lo sa che cos’è la scultura o l’arte in generale! Difficile riassumere in poche parole quello che l’arte suscita, spera e che fa provare a chi la crea e a chi la vive. Vi lascio una bella considerazione sull’arte e sulla differenza che intercorre fra un artista e un pensatore che ho scovato in un libro scritto da Herman Hesse, per inciso Narciso e Boccadoro, auguradomi sia di vostro gradimento.

“Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.

A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi nel petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi voli pindarici

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Una vita inquieta

Se mi conoscete solo sommariamente oppure amate le opere mie e desiderate approfondire ogni aspetto che mi riguarda, non perdete l’occasione di leggere il libro Michelangelo: una vita inquieta scritto da Antonio Forcellino.

È molto di più che una semplice biografia asettica e priva di passione: in ogni singola pagina l’autore propone dettagli importanti e temi talvolta non così noti al grande pubblico. Da quel lontano 6 marzo del 1475, anno 1474 fiorentino, in cui mi affacciai alla vita fino alla dipartita dal mondo terreno, Forcellino ripercorre tutta la mia esistenza raccontando nel dettaglio ogni singolo episodio che mi riguardò da molto vicino. Non manca la narrazione di eventi storici importanti fondamentali per comprendere perché feci alcune scelte invece di altre e per capire meglio le opere.

Fra le pagine della biografia trovano spazio le diatribe con altri personaggi noti del tempo, le descrizioni dettagliate di ogni commissione che mi venne affidata e aspetti della vita privata che vale la pena conoscere per meglio capire tormenti, passioni e smarrimenti.

Il difficile rapporto che avevo con mio padre che non faceva altro che chiedermi danari e quello con i miei fratelli, gli aspetti più spinosi del mio carattere sicuramente non remissivo, l’amicizia con Vittoria Colonna…la testardaggine, la mia propensione a non sottomettermi ai committenti, gli amici, la solitudine e il mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Ogni singolo fatto narrato è supportato da documenti menzionati poi uno a uno nelle note in coda al volume. Scoprirete i rocamboleschi ritrovamenti di alcune opere date per perdute, le vicende storiche che mi videro coinvolto in prima persona e potrete approfondire parte dell’immenso carteggio mio.

L’autore ha una capacità narrativa eccellente che rende appassionante e scorrevole la lettura. Riesce a rendere semplici da comprendere anche i concetti più complicati tenendo il lettore incollato fino all’ultima pagina quasi fosse un avvincente romanzo di avventura. In fondo cos’è la vita se non una meravigliosa e al contempo tremenda avventura?

Antonio Forcellino non solo è uno dei maggiori studiosi di arte rinascimentale europea e un grande conoscitore dell’arte mia, ma è anche un restauratore che ha messo mano sulle mie opere, alias la Tomba di Giulio II. A lui è dovuta la scoperta dello stravolgimento al quale sottoposi il Mosè e la paternità del Giulio II della Rovere giacente. Da oltre vent’anni sta studiando i rapporti che avevo con gli spirituali e le influenze che hanno avuto sulle opere d’arte che realizzai soprattutto negli ultimi decenni della vita.

Insomma, per concludere posso affermare che Michelangelo: una vita inquieta è una delle migliori biografie che abbia mai letto fino al momento e ve la consiglio spudoratamente, senza ritegno alcuno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue recensioni

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Michelangelo: una vita inquieta

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Sulle ali degli angeli e il cartonetto dell’Annunciazione

Tempo fa un lettore mi scrisse, dopo aver letto il post Angeli Senza Ali, che in realtà qualche angelo con alucce lo disegnai. A riprova di quanto sostenuto mi inviò qualche foto estrapolata da testi che presumo parlassero dei miei tanti lavori. Ebbene, mettendo da parte il fatto che nel post nemmeno menzionai i disegni, di quelli con le ali attribuiti a me non ce ne sono.

Già vi sento bofonchiare. Certo, ce n’è qualcuno ma la loro attribuzione è stata messa fortemente in discussione non da un qualsiasi biroldo ma da Charles del Tolnay. Dovete sapere che del Tolnay ha dedicato quasi tutta la vita a studiare l’opera mia e in maniera particolare i disegni. Quello che ha scritto e detto lui suoi disegni miei è divenuta una sorta di Bibbia che non può non essere considerata attendibile. Probabilmente anche nelle sue attribuzioni ci potrebbero essere delle imprecisioni, errori o datazioni non perfette ma non so se al mondo attualmente ci sia qualcuno che ha conoscenze maggiori di del Tolnay per poter togliermi o darmi l’attribuzione di un disegno.

Fatta questa lunga premessa vi propongo uno dei disegni con tanto di angelo alato attribuito a me dal Wilde ma fortemente messo in discussione da Charles del Tolnay. Si tratta del cartonetto dell’Annunciazione appartenente alle collezioni degli  Uffizi.

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Il foglio è formato da tre pezzi di carta ingiallita incollati fra di loro mentre il disegno è tracciato a carboncino nero.  Viene citato anche dal Vasari che lo riporta come un cartonetto eseguito per Marcello Venusti il quale lo adoperò per dipingere la tavola dell’Annunciazione per San Giovanni in Laterano.

Per realizzare il soggetto con molta probabilità l’ispirazione fu tratta da un sonetto della mia amica Vittoria Colonna: “che in quel virgineo cor sì ben s’impresse”.

La Madonna è in piedi dinnanzi al leggio e con le braccia aperte accoglie la Concezione. La scollatura dell’abito ricorda quella della Vergine nel Tondo Doni mentre la complicata acconciatura in qualche modo ricorda quelle che caratterizzano alcune Teste Divine.

L’angelo non arriva dall’alto ma entra correndo da una porta che si trova sul retro appena accennata. Con la mano sinistra sorregge un lembo di abito che forse già fa da culla al Bambino in arrivo.

La composizione generale, alcune caratteristiche che riportano direttamente al mio modo di realizzare le figure come l’idea di base, le posizioni di entrambe le mani dell’angelo annunciante e altri particolari non possono che far pensare a un lavoro mio. Tuttavia osservando a distanza ravvicinata il disegno si nota che i vari passaggi fra il chiaro e lo scuro sono molto secchi, che la forma del piede sinistro dell’angelo e che le mani di entrambi i soggetti non sono così ben condotte come ero solito fare io.

Dunque di chi è questo disegno? Probabilmente si tratta di una copia tratta da un mio disegno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue discussioni sui disegni

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Il don de’ doni

   Non è più bassa o vil cosa terrena
che quel che, senza te, mi sento e sono,
onde a l’alto desir chiede perdono
la debile mie propia e stanca lena.
    Deh, porgi, Signor mio, quella catena
che seco annoda ogni celeste dono:
la fede, dico, a che mi stringo e sprono;
né, mie colpa, n’ho grazia intiera e piena.
    Tanto mi fie maggior, quante più raro
il don de’ doni, e maggior fia se, senza,
pace e contento il mondo in sé non have.
    Po’ che non fusti del tuo sangue avaro,
che sarà di tal don la tuo clemenza,
se ‘l ciel non s’apre a noi con altra chiave?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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That gift of gifts

There’s not on earth a thing more vile and base
Than, lacking Thee, I feel myself to be:
For pardon prays my own debility,
Yearning in vain to lift me to Thy face.

Stretch to me, Lord, that chain whose links enlace
All heavenly gifts and all felicity-
Faith, whereunto I strive perpetually,
Yet cannot find (my fault) her perfect grace.

That gift of gifts, the rarer ‘tis, the more
I count it great; more great, because to earth
Without it neither peace nor joy is given.

If Thou Thy blood so lovingly didst pour,
Let not that bounty fail or suffer dearth,
Withholding Faith that opes the doors of heaven.

Yours Michelangelo Buonarroti

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La Pietà di Marcialla

Ogni tanto qualcuno si alza dal letto e m’affibbia un’opera. Oggi a quanto pare è una di quelle giornate lì: fatevene una ragione e portate pazienza.

Nella chiesa di Marcialla, frazione del comune di Barberino Val d’Elsa, c’è un affresco con una Pietà che secondo Robert Schoen avrei disegnato e parzialmente dipinto io quando avevo circa una quindicina d’anni.

Sempre secondo quanto ipotizzato da Schoen, avrei vissuto a Marcialla per un breve periodo di ritorno da Bologna e avrei realizzato questo lavoro come ringraziamento per i frati agostiniani che mi avevano accolto.

“La tradizione popolare legata alla convinzione della comunità di Marcialla di ospitare in casa propria un Michelangelo è assoluta corretta . In questo affresco c’è l’anima di Michelangelo, la purezza di un giovane e talentuoso artista che stava affiorando nel quindicesimo secolo, la cui presenza è leggibile in tanti elementi compositivi del dipinto, soprattutto nella ricerca e nell’attenzione alla realizzazione delle parti anatomiche delle figure che costituiscono l’opera. In particolare nella sezione di destra dove è presente uno dei due ladroni che si distingue dal resto della composizione proprio per la resa anatomica”. Questo è quanto dichiarato da Robert Schoen dopo l’ultima analisi fatta sull’affresco.

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Per quale motivo sarei andato a vivere a Marcialla? Su qualche testata giornalistica ho letto che il Magnifico mi cacciò di casa sua e mi rifugiai lì. Beh, questa è un’assurdità: il Magnifico morì nel 1492 e me ne andai da palazzo solo dopo la sua scomparsa.

Sopra l’altare, proprio alla base del dipinto, compare la sigla BMF. Schoen ritiene che possa essere stato Bastiano Mainardi, ovvero il genero di Domenico Ghirlandaio, a portare poi a termine l’affresco.

Non mi dilungo oltre e vi propongo l’affresco incriminato. A me non convince affatto: quella non è la mia tavolozza, i volti non pare proprio abbiano lineamenti ideati da me…ci sono pure le aureole e il Corpo del Cristo viene toccato a mani nude. Osservate il braccio visibile del tale che tiene la croce sulla sinistra: mica è roba mia quella lì. Il Cristo poi privato del collo e altre sproporzioni varie dubito fortemente possano essere opera mia. Se avessi realizzato il cartone o i disegni preparatori, l’esecutore certamente beveva sul lavoro e nemmeno poco.

Le indagini verranno portate avanti. Io mi siedo e sto a guardare mentre vi scervellate ancora un po’. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che prima di salutarvi vi fa notare un altro particolare a dir poco surreale: le mani della Vergine. Alla prima occhiata sembra che una mano abbia sei dita, poi guardando meglio si vede che che l’ultimo dito in alto appartiene alla mano sinistra. Le dita son tutte uguali e non si distingue il mignolo dal pollice. Come potrei aver fatto un errore così grossolano e sciocco? Via, siate seri.

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A tutte le mamme un abbraccio

Oggi si celebra la festa della mamma. Ricordatevi delle vostre: di quelle che ancora ci sono e di quelle che già sono state chiamate altrove. A tutte le mamme del mondo un abbraccio.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che la sua di mamme l’ha persa da piccino e appena se la ricorda.

Ops, m’è appena arrivata una segnalazione da una lettrice: pare che la festa della mamma sia la prossima domenica. Ebbene sì, ho sbagliato clamorosamente settimana contando il primo maggio come se fosse stato di domenica…vogliate scusarmi, son vecchio e ogni tanto perdo i colpi. Va be’, buona festa della mamma a tutte con una settimana di anticipo 😀

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Testa di giovane

Stamani mi son svegliato di buon’ora per andare a far due passi ma dato il diluvio universale che c’è fuori dalla porta, ho pensato fosse meglio rimanermene qua al calduccio. Eh, si: ho riacceso anche la stufetta…che ci volete fare: son vecchio e ho freddo.

Dopo aver posato la tazza sporca di caffè sul tavolino, ho iniziato a tirar fuori da un cassetto dimenticato qualche foglio che avevo messo lì dentro chissà quando. Mi son ritrovato questa testa disegnata col carboncino che quasi m’ero dimenticato d’aver realizzato.

Difficile capire se sia un uomo o una donna ma poco importa. Ha un’espressione malinconica resa ancora più intensa da uno sguardo suggestivo che subito cattura chi lo osserva. Pare che questa figura abbia qualcosa da comunicare, da dire e che ci riesca senza proferir parola.

Il naso è proprio quello tipico di tutte le mie figure, disegnate o scolpite che siano. In basso a sinistra ho ripreso in dettaglio la bocca e le narici approfondendo il loro studio.

Questo disegno si trova a Rotterdam, presso il Museo Boymans van Beuningen.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta sperando smetta di piovere almeno per qualche ora.

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The head of a young man

This morning I woke up early ready for a stroll but given the downpouring rain that is outside my doorstep, I thought it would be better to stay here at home where it’s nice and warm. Oh yeah: I also turned on the wood stove … what do you want? I’m old and I’m cold.

After having put the dirty coffee cup on the table, I started taking out of some papers that have been sitting in a few drawers for who knows how long. I found this head drawn with charcoal that I almost forgot to have made.

It’s hard to figure out whether it’s a man or a woman but it does not matter. It has a melancholic expression made even more intense by a striking look that immediately catches those who observe it. It seems to us that this figure has something to communicate or say and does so without saying a word.

The nose is exactly the same as in all my figures, drawn or carved. On the bottom left I redrew the mouth and nostrils with greater detail.

This drawing is located in Rotterdam at the Boymans van Beuningen Museum.

For the time I wish you well  and hope that it stops raining for at least an hour

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La mia grafia sul marmo

Sogliono gli scultori nel fare le statue di marmo, nel principio loro abbozzare le figure con le subbie- che sono una specie di ferri da loro così nominati, i quali sono appuntati e grossi, e andare levando e subbiando grossamente il loro sasso; e poi con altri ferri, detti calcagnuoli, ch’anno una tacca in mezzo e sono corti, andare quella ritondando per fino ch’eglino venghino a un ferro piano più sottile del calcagnuolo, che ha due tacche, et è chiamato gradina“. Così scriveva il Vasari qualche annetto fa.

Se dovessi indicare lo strumento di lavoro che meglio degli altri identifichi tutta la mia opera scultorea, sceglierei la gradina. Sulle mie opere non finite ma anche nelle zone meno visibili di quelle finite, ancora sono ben evidenti i segni lasciati dalle gradine che adoperavo con padronanza e con un controllo assoluto.

Usavo la gradina fino alla pelle delle sculture disdegnando l’uso della raspa per rifinire dettagli come invece facevano e fanno quasi tutti gli altri scultori. Forcellino, nell’ultimo restauro condotto sulla Tomba di Giulio II, è riuscito a decifrare la mia grafia sul marmo ovvero il mio modo di scolpire lasciando tracce visibili sul marmo. Tenendo il martello nella sinistra davo colpi ben ponderati sullo strumento di metallo, trascinandoli poi per una decina di centimetri lasciando segni tanto regolari da sembrare essere fatti a macchina. Riuscivo anche a lavorare nelle zone curve senza mai interrompere la corsa dello scalpello, come per esempio nella parte del gomito del Mosè.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la sua grafia

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My unique technique on the marble

Vasari wrote this about sculptors: “Sculptors are given the arduous duty to make marble statues, to start off they sketch the figures on the marble with a subbia – which is a kind of steel device which is sharp and thick, and allows a sculptor to remove big parts of the marble; Then with other chisels called “calcagnuoli” which is short and has a notch in the middle.  Then the last one which rounds off the edges and has two notches and is called a “gradina”. ”

If I had to choose the tool that best identifies all my sculptural work, I would choose the “gradina”. On my unfinished works and also in the less visible sides of the finished ones, there are clear marks left by the “gradina” which I mastered and had absolute control over its use.

I used the “gradina” all the way to the skin of the figure opposed to using a file like all the other sculptors. Mr. Forcellino, in the last restoration of Julius II’s tomb, was able to distinguish the technique I used on my marble works due to the traces that are still visible on the marble. Holding the hammer in the left hand I pounded on the metal tool dragging it about 10 centimeters at a time making marks so perfect and straight that it seems to have been made by machine. I also work on curved areas without ever breaking the chisel stroke as on ecan still see on the elbow of Moses

Truly yours, Michelangelo Buonarroti and my unique technique

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