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La Basilica di San Pietro e le donne che l’hanno costruita

Vi siete mai chiesti se ci siano state donne che nel corso dei secoli abbiano lavorato alla costruzione della Basilica di San Pietro? Ebbene sì, in un’epoca lasciava poco spazio alle donne, in molte hanno contribuito allo splendore della basilica papale.

Si sono avvicendate donne fabbre, donne che lavoravano con maestria vetri e cristalli, che cuocevano mattoni, tagliavano lapislazzuli per il prezioso tabernacolo del Bernini, che trasportavano quotidianamente materiali sui carri fino alla fabbrica di San Pietro e che lucidavano metalli.

Foto Vatican News
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Troppo poco ricordate dalla storia se non completamente dimenticate, queste lavoratrici hanno svolto ruoli fondamentali nella costruzione del più grande tempio della cristianità. Spesso erano le figliole oppure le vedove degli uomini che avevano perduto la vita dando forma e corpo alla Basilica.

Se fino al momento la famiglia veniva sostenuta dallo stipendio da chi era morto per un incidente sul lavoro, dopo il decesso alle donne della famiglia veniva data l’occasione di poter continuare a portare il salario a casa lavorando al posto del caro estinto.

Era una pratica ben consolidata fin dagli inizi della costruzione del nuovo San Pietro voluto da papa Giulio II e le donne ricevevano lo stesso trattamento salariale degli uomini.

Illustrazione di Francesco Corni
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Il lavoro delle donne nella basilica non era però esclusivamente collegato a quello degli uomini deceduti ma talvolta, per spiccate capacità artistiche che potevano mettere al servizio della reverenda Fabbrica. Insomma, donna o uomo che fosse poco importare, la differenza stava tutta nella qualità del lavoro offerto.

Nell’Archivio Storico della Fabbrica di San Pietro in Vaticano vengono citate carrettiere, mastre muratore, capatrici di smalti per mosaici, fornaciare per vetri ma anche di laterizi, intagliatrici di legno e di pietre dure, donne che preparavano gli intonaci e molte altre figure professionali rigorosamente femminili.

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Fra queste c’erano anche le cosiddette indoratrici, donne che si erano specializzate nel ricoprire gli oggetti dell’arredo liturgico con la foglia d’oro.

Se pensate che le donne eseguissero solo lavori secondari e di poco peso siete in errore. Basta pensare alle carrettiere che si occupavano di organizzare e poi di effettuare il trasporto dei materiali più pesanti da costruzione sul carri. Vale la pena menzionare anche le capatrici di smalti ovvero coloro che con le mani corrose dal lavoro continuo e spesso ferite, cercavano fra i detriti della precedente basilica tessere di mosaico da reimpiegare nella nuova San Pietro.

Non meno terribile e faticoso era il lavoro delle vetraie come quello effettuato da Giovanna Jafrate. Non solo forniva i vetri necessari alla basilica ma provvedeva a montare le grandi lastre poste quasi sempre ad altezze capaci di far girare la testa a chiunque… chiunque meno che lei.

Giovan Battista Piranesi, Veduta dell’esterno della Basilica di San Pietro, da Vedute di Roma, cm 50,5 x 70
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Insomma, parte dello splendore della Basilica di San Pietro lo dobbiamo a un gran numero di donne che hanno lavorato per decenni nella reverenda Fabbrica senza essere quasi mai citate.

Il libro

Se questo argomento vi appassiona e volete scoprire nel dettaglio i nomi di molte donne che hanno lavorato nella Fabbrica di San Pietro, la loro storia e conoscere nel dettaglio i lavori che hanno realizzato, vi consiglio un interessante volume scritto da Assunta di Sante e da Simona Turriziani: “Le donne nel cantiere di San Pietro in Vaticano. Artiste, artigiane e imprenditrici dal XVI al XIX secolo” che trovate QUA.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

St. Peter’s Basilica and the women who built it

Have you ever wondered if there have been women who over the centuries have worked on the construction of St. Peter’s Basilica? Yes, at one time it left little room for women, many contributed to the splendor of the papal basilica.

Blacksmith women took turns, women who masterfully worked glass and crystal, who baked bricks, cut lapis lazuli for Bernini’s precious tabernacle, who daily transported materials on wagons to the San Pietro factory and who polished metals.

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Too little remembered by history if not completely forgotten, these workers have played fundamental roles in the construction of the greatest temple in Christendom. Often they were the daughters or widows of men who had lost their lives giving shape and body to the Basilica.

If until the moment the family was supported by the salary of those who had died from an accident at work, after the death the women of the family were given the opportunity to continue to bring their wages home by working in place of the deceased loved one.

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It was a well-established practice from the beginning of the construction of the new San Pietro wanted by Pope Julius II and women received the same salary treatment as men.

However, the work of women in the basilica was not exclusively connected to that of deceased men but sometimes, due to their outstanding artistic skills that they could put at the service of the reverend Fabbrica. In short, woman or man that mattered little, the difference was all in the quality of the work offered.

In the Historical Archive of the Fabbrica di San Pietro in Vaticano, carters, mason masons, enamels for mosaics, kilns for glass but also bricks, wood and semi-precious stone carvers, women who prepared the plasters and many other professional figures are mentioned. strictly feminine.

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If you think that women only performed minor and minor jobs, you are wrong. Just think of the carters who took care of organizing and then carrying out the transport of the heaviest construction materials on the wagons. It is also worth mentioning the enamels, or those who, with their hands corroded by continuous work and often injured, looked for mosaic tiles among the debris of the previous basilica to be reused in the new St. Peter’s.

No less terrible and tiring was the work of the glassmakers like that carried out by Giovanna Jafrate. Not only did she supply the necessary glass for the basilica, but she also assembled the large plates placed almost always at heights capable of making anyone’s head spin… anyone but her.

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In short, we owe part of the splendor of St. Peter’s Basilica to a large number of women who worked for decades in the reverend Fabbrica without almost ever being mentioned.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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2 Comments »

  1. Articolo interessante, non se ne parla mai. Anche la sorpresa che erano salariate al pari degli uomini … Erano già più avanti rispetto ad oggi. Grazie. Recupererò il libro 😊

    Piace a 1 persona

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