Le divise della Guardia Svizzera

La Guardia Svizzera pontificia è l’unico corpo armato svizzero ancora operativo ed è a servizio del Papa dal lontano 22 gennaio del 1506. Sono in molti quelli che scrivono e sostengono che le divise della Guardia siano il frutto di una mia idea ma, in realtà, le cose non stanno proprio così.

Quando le prime guardie iniziarono ad affiancare il pontefice nel lontano 1506, avevano un abbigliamento assai diverso da quello che sfoggiano oggi. Non è dato sapere come fossero vestiti esattamente ma è ipotizzabile pensare che indossassero capi simili agli altri soldati dell’epoca. Alle origini, la Guardia Svizzera non sfoggiava un’uniforme ben definita. In un documento redatto all’epoca di Giulio II della Rovere, venne annotato che, le spese dei loro vestiti, venivano regolarmente sostenute dal papato. Difendevano il loro protetto con spade e alabarde proteggendo la parte alta del busto con una corazza metallica.

0131

Le Guardie Svizzere durante il giuramento

Nell’affresco della Cacciata di Eliodoro, Raffaello raffigurò alcuni soldati della Guardia Svizzera al seguito di papa Giulio II della Rovere. Si vedono bene le braghe larghe fino al ginocchio e il farsetto che lambisce i fianchi. Per realizzare questi capi si adoperava la lana e papa Clemente IX, nella seconda metà del Seicento, stabilì che quei tessuti venissero acquistati esclusivamente solo presso il conservatorio delle Ragazze Mendicanti, dove si lavorava proprio la lana.

I colori attuali delle divise vennero scelti da papa Leone X de’ Medici: rosso, giallo e blu ovvero i tre colori della sua casata. Le uniformi nel corso dei secoli hanno subito numerose variazioni fino ad arrivare a quelle che oggi tutti conoscono.

La paternità delle divise viene sovente affibbiata a me ma probabilmente mai mi feci carico di disegnare quei capi. Le divise attuali sono quasi più riconducibili a Raffaello che con i suoi affreschi riuscì a influenzare fortemente la moda del tempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

piazza_san_pietro_urbi_et_orbi.jpg

TTG-Logo-Final white backgroundBook a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

Advertisements

Tu sei Pietro e la Croce è il tuo destino

La Cappella Paolina, fin dal momento della sua costruzione, è sempre appartenuta al pontefice in carica e alla sua corte. San Pietro gira la testa verso non solo verso tutti i presenti all’interno dell’ambiente, ma soprattutto verso il pontefice. La posa che diedi proprio al capo del Santo non fa parte dell’iconografia classica fino ad allora adoperata. Il Caravaggio, anni dopo, riprese la posa nella sua tela di Santa Maria del Popolo.

Lo sguardo severo pare infatti rimproverare,senza proferir parola il papa mentre fa il suo ingresso dalla porta che si apre sulla Sala Regia. Un modo per ricordare all’alto prelato che essendo un suo successore, dovrà sopportare il peso della croce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

IMG_20170409_154547

You are Peter and the Cross is your destiny

From the moment of its construction, the Paolina Chapel has always belonged to the Pope and his court. St. Peter not only turns his head to all those who are present but above all to the Pope. The pose that gave to Saint Peter’s head has never taken part of classical iconography. Caravaggio years later copied that pose in his painting of Santa Maria del Popolo.

His serious look seems to reprimend the Pope without saying a word while He makes His entrance through the door that opens onto the Sala Regia. It’s a way to remind the Pope that he’s Saint Peter’s successor and will have to bear the weight of the cross.

Your truly, Michelangelo Buonarroti

TTG-Logo-Final white background Book a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

 

 

La storia della cupola della basilica di San Pietro in Vaticano

 

Nonostante avessi parecchi anni a pesarmi sulla schiena e sulle gambe, continuamente ricevevo nuove e importanti commissioni. Alternavo lunghi periodi di malattia a intense giornate di lavoro. Mi trovavo costretto dagli eventi a lavorare a più progetti nel medesimo momento e non avevo un attimo di tregua ma forse quell’attimo di riposo nemmeno lo desideravo.

La Biblioteca Medicea Laurenziana, Piazza del Campidoglio a Roma e la cupola della nuova Basilica di San Pietro in costruzione: tutti lavori realizzati in tarda età.

Dopo la morte del’architetto Antonio da Sangallo avvenuta nel 1546, papa Farnese in pratica mi impose di sovrintendere alla costruzione dell’intera basilica di San Pietro. Avevo già compiuto da un po’ i settantun anni e per quei tempi era un’età veneranda e non da tutti facilmente raggiungibile. Non mi potei sottrarre da quell’incarico e per di più lavorai a titolo gratuito a quella grandiosa impresa. Il primo gennaio del 1547 venni ufficialmente nominato sovrintendete alla costruzione della Basilica di San Pietro.

basilica-di-san-pietro.jpg

Fino a quel momento erano stati tanti gli artisti che si erano avvicendati: iniziò il Bramante su commissione di Giulio II poi Raffaello, Fra Giocondo e prima di me Giuliano da Sangallo. Presi visione dei progetti precedenti, compreso il modello ligneo realizzato da Antonio da Sangallo il giovane che gli costò ben sette anni di lavoro. Nessuno di quei progetti mi piaceva e li criticai aspramente. Non sopportavo l’idea di vedere all’interno della basilica così tanti ambulacri che potevano dare accogliere e celare dalla vista un gran numero di crimini perpetrati sia dai prelati che da criminali senza voti.

La mia intenzione era quella di stravolgere la pianta ideando una basilica assai più compatta e senza eccessive frammentazioni dello spazio che avesse una forma non troppo dissimile da una croce greca.

basilica_di_s.pietro-_baldacchino_altare.jpg

Tracciai un progetto e, dopo aver avuto l’approvazione papale, diedi il via ai lavori veri e propri. Circondato da una schiera di aiuti e in cattiva salute, feci demolire la basilica precedente e alcune parti fatte innalzare dai miei predecessori. Nel 1549 poi mi dedicai a disegnare il tamburo destinato a sorreggere il peso della grande cupola. La cupola disegnata da me aveva una forma emisferica come già il Bramante aveva deciso di realizzare ma non ogivale come invece avrebbe voluto il Sangallo.

La mia cupola si realizzò ma, in un secondo momento (1588-1590) quando oramai ero già passato da questa parte dell’esistenza non terrena, venne realizzata una seconda cupola esterna da Gian Domenico della Porta assieme all’ingegnere Domenico Fontana per risolvere al meglio alcuni problemi di stabilità che erano sorti.

La costruzione vera e propria della cupola ideata da me venne iniziata nel 1557, quando fu terminata la facciata. Ne realizzai un modello in creta e pochi anni dopo i miei aiuti, seguendo mie precise indicazioni, ne realizzarono un modello molto più dettagliato.

Per quanto riguarda la lanterna, per progettarla mi ispirai a quella fiorentina del Brunelleschi. Si ha traccia di questo spunto artistico in una lettera che scrissi al mio nipote Lionardo nella quale gli chiedevo esplicitamente di misurare la lanterna del Brunelleschi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i sui racconti quasi quotidiani.

basilica_di_san_pietro_-_cupola.jpg

Sepolture fortunate e promesse non mantenute

Appena terminai di scolpire il Bacco iniziai a cercare subito un’altra buona commissione. Non potevo e nemmeno sapevo stare con le mani in mano. A mio padre avevo scritto che sarei tornato subito a Firenze non appena avessi risolto alcuni problemi con Riario ma così non fu. Non mantenni la promessa ma quel disattendere la parola data fu parte della mia fortuna. La Roma rinascimentale era tutta in fervore e alla ricerca continua di abili pittori, scultori e architetti. Il papato e la sua corte amavano circondarsi di sculture, dipinti, arazzi, fontane e giardini. Era la città ideale per gli artisti e quindi, in quel frangente, lo fu anche per me.

Poco dopo la mia irremovibile decisione di rimanere nella città eterna, mi venne commissionata una Pietà che mi avrebbe portato sull’Olimpo degli artisti più celebrati del tempo mio ma anche di quelli a seguire.

Jean de Bilhères-Lagraulas, un potente cardinale francese, era il mio nuovo mecenate. Lui arrivò a Roma nel 1491 come ambasciatore della corona di Francia presso papa Alessandro VI che lo nominò cardinale un paio di anni più tardi, nel 1493. Non era in perfetta salute e temeva di dover lasciare il mondo terreno prima del previsto. Allora si affannò a cercare qualcuno  in grado di realizzare una Pietà degna della sua sepoltura. Con il cardinale Riario che fece da garante, Jean de Bilhères-Lagraulas affidò a me il compito di scolpire una Pietà. L’opera avrebbe dovuto essere situata sul lato meridionale dell’antica basilica di San Pietro, nella cappella cara alla casa reale francese: Santa Petronilla.

In quella cappella la mia Pietà ci rimase poco. Basti pensare che già prima del 1520 Santa Petronilla fu demolita per fare spazio alla realizzazione della nuovissima basilica di San Pietro. Non ricordo se la Pietà in quella cappella era addossata a una delle pareti e i documenti giunti fino a voi non aiutano di certo a far chiarezza. Fatto sta che da un’accurata ricerca che fu condotta dal grande Micheal Hirst, pare che la Pietà fosse stata posta contro una delle pareti laterali della cappella e non sulla parete di fondo.

Il cardinale Jean de Bilhères-Lagraulas si preoccupò anche che fossi aiutato nella ricerca di un ottimo marmo per la realizzazione di quel gruppo scultoreo. Si prese anche la briga di inviare una lettera al gruppo degli Anziani di Lucca affinché mi agevolassero nell’impresa per l’opera destinata a “una certa Cappella quale noi intendemo fundare in San Piero di Roma nel luocho di Sancta Petronella“.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

93512bca3bbc8c704af06b3d11307f97.jpg

 

San Pietro riconsegna le Chiavi a Cristo

San Pietro si protende verso Cristo intento a giudicare l’umanità tutta. Con le spalle un po’ abbassate quasi come fossero una sorta di riverenza figurata, gli restituisce la chiave d’oro e quella d’argento. Oramai il mondo è finito e non c’è più bisogno di legare o sciogliere ogni singolo legame sulla terra. Le chiavi, come sta scritto nel vangelo di Matteo, simboleggiano il potere di assolvere i peccati.

Se il Perugino anni prima affrescò con qualche aiuto la Consegna delle Chiavi a San Pietro nel registro mediano, io glie le feci restituire anni più tardi nel Giudizio Universale. Il volto di San Pietro ricorda quello di Papa Paolo III Farnese: il committente del grandioso affresco.

Dietro San Pietro fa la sua comparsa San Paolo con una fluente barba e pare intimorito da Cristo Giudice intento a separare le anime. Se aguzzate bene la vista, dietro Bartolomeo che tiene in mano la sua pelle, c’è Francesco Amadori, molto più noto alle cronache con il nome di Urbino.

“Quando il Figlio dell’Uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre” Matteo 25, 31-32.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che fra pochi minuti uscirà da Santa Croce per farsi un giro fra le meraviglie fiorentine.

Giudizio

 

Tre parole per un testamento: il mio

Quando arrivai a fare i conti col Padreterno mi resi conto d’aver vissuto come un miserabile ma di danari ne avevo guadagnati assai nel corso della vita. Sotto il letto c’avevo nascosta una cassa piena di monete d’oro ma, alla fine dei conti, che me ne importata? Io dovevo creare e basta: quella era la mia vita. Nemmeno avevo tempo per dedicarmi alle cose che con i soldi si possono comprare. Ben altri sogni erano i miei, ben altri traguardi avevo da raggiungere.

Mi bastarono per far testamento, come ebbe modo di scrivere più tardi il Vasari,  tre parole ” che lasciava l’anima sua nelle mani di Dio, il suo corpo alla terra, e la roba a parenti più prossimi”.

A dire il vero avevo lasciato anche un paio d’anni prima qualche riga scritta anche ai Deputati della Fabbrica di San Pietro. Facevo appello al papa affinché facesse portare a termine la realizzazione del nuovo San Pietro così come io l’avevo progettato. Dopo tanta fatica, tanto impegno e tante arrabbiature gratuite proprio non m’andava giù il fatto che potessero azzardare a cambiare il mio progetto architettonico.

“Ho dato la mia anima per questa basilica e per la gloria di nostro Signore, non sia trasformata..”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

IMG_20160512_182141

Al lavoro per Piccolomini e il suo altare senese

Era il giugno del 1501 se ricordo bene quando il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini volle affidarmi una commissione: quattordici sculture da inserire nell’altare che già aveva realizzato per lui Andrea Bregno. A dire il vero scolpire figure aventi dimensioni inferiori a quelle naturali non era proprio che m’andasse a genio. Se avessi saputo che da lì a poco avrei ricevuto ben altre commissioni probabilmente non avrei nemmeno accettato. Dato che però non si può prevedere mai ciò che accadrà il giorno dopo, accettai e mi misi subito all’opera per soddisfare le richieste del cardinale.

Piccolomini voleva a tutti i costi che il suo altare fosse realizzato nello spazio di pertinenza all’Arte dei Calzolai all’interno della navata sinistra del Duomo di Siena. Loro dopo un po’ di pressioni accettarono di cedere il posto al cardinale a patto che gli comprasse un altro spaio all’interno della Chiesa. Altro spazio libero però non ce n’era e Piccolomini si dovette arrendere e condividere i metri quadri disponibili con l’Arte dei Calzolai.

In realtà l’intera commissione dell’altare era stata data al Bregno ma dopo il 1486 iniziò a non sentirsi molto bene e decise di lasciare l’opera incompleta per tornarsene a Roma. Il cardinale allora decise di far fare le 14 sculture a quell’insopportabile del Torrigiani che scolpì solo il San Francesco tutt’oggi visibile nella parte alta a sinistra. Perchè abbia lasciato anche lui l’impresa non ne ho idea ma fatto sta che il 19 giugno del 1501, con il banchiere Jacopo Galli che aveva fatto da intermediario, la commissione venne data a me.

Insomma, in quel periodo pareva quasi che fossi l’ultima ruota del carro. A questo progetto lavoravo ma mica con tanta voglia. Era una roba di secondaria importanza e nel frattempo dovevo pensare al David.

Il cardinale Piccolomini successivamente salì sul trono di Pietro col nome di papa Pio III e 26 giorni dopo morì.

Era l’11 ottobre del 1504 quando mi impegnai con gli eredi del papa Piccolomini a terminare il lavoro ma alla fine riuscii a scolpire solo quattro delle quattordici sculture ovvero i santi Pio e Gregorio e gli apostoli Pietro e Paolo.

Per evitare di pagare penali per non aver concluso il lavoro e per non dover ascoltare i mugugni degli eredi Piccolomini vita natural durante, l’arcivescovo i Siena Francesco Bandini Piccolomini sciolse definitivamente il contratto nella prima metà del Cinquecento.

Altare_piccolomini_01.JPG

.

Vecchio ma lucido

Anche Paolo IV passò alla fine a miglior vita e a succedergli fu eletto Pio IV. Questo nuovo papa era ben disposto a farmi continuare a lavorare per il nuovo San Pietro per il quale ancora molto c’era da fare.

I deputati della Fabbrica di San Pietro però non erano della stessa opinione e mi volevano togliere di mezzo. Era il settembre del 1563 quando cercarono di estromettermi da quel prestigioso incarico. Mi scrissero una missiva nella quale mi veniva comunicato che il papa in persona aveva deciso di affidare l’incarico a Nanni di Baccio Bigio.

Ero vecchio ma vicino alla soglia dei novant’anni ancora non ero diventato scemo. La mia risposta non tardò ad arrivare e l’incarico rimase a me.

In questo caso, dico alli Signori Vostri che han fatto come le monache di Genova, perchè primo han fatto quel che han voluto et dopoi me hanno avisato. Circha che sia ordine de Sua Sanctità, respondo che Sua Sanctità, se vorrà qualche cosa da me, è atto a comandarmene lui, come à facto per altri volti; et io sto per altro in Roma eccetto per obedirlo e servirlo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

vaticano

Troppi angoli bui nella Basilica di San Pietro del Sangallo

Nel 1546, dopo che Antonio da Sangallo il giovane passò a miglior vita, il papa in carica quasi mi obbligò a occuparmi del progetto della nuova Basilica di San Pietro. All’inizio mi rifiutai ma poi cedetti alla sua insistenza. Le difficoltà che avrei dovuto affrontare non erano certo di poco conto e oramai ero già parecchio in là con gli anni.

La parte iniziale del progetto fu eseguita dal Bramante su commissione di papa Giulio II. A lui succedettero i più noti e promettenti artisti del tempo quali Raffaello, Fra Giocondo e Giuliano da San Gallo. Alcuni di loro erano decisamente a favore del progetto a croce latina mentre altri avrebbero una forma a croce greca.

Papa Paolo III si rivolse all’esperienza di Antonio da Sangallo il giovane nel 1535, affinché riprendesse in mano le redini del progetto. La costruzione della basilica proseguì proprio secondo il suo progetto fino alla sua morte avvenuta soli tre anni più tardi.

Avevo settantuno anni quando Paolo III mi diede in mano le redini della Basilica di San Pietro. L’età si faceva sentire ma nonostante ciò il primo gennaio del 1547 venni nominato in via ufficiale sovrintendente della costruzione della Basilica di San Pietro.

Il progetto originario del Sangallo faceva acqua da tutte le parti. Non solo era brutto ma pure poco funzionale e addirittura pericoloso. Non sopportavo il fatto che presentasse nicchie ovunque e un gran numero di ambulacri.

“Tanti angoli bui e nascosti…che offrivano l’opportunità di consumare infamie di ogni genere, come servire da rifugio ai fuorilegge…violentare le monache e commettere altri crimini, tanto che alla chiusura della chiesa sarebbero stati necessari venticinque uomini per frugare in ogni andito”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che ideò una basilica dalla forma più compatta senza frammentare eccessivamente gli spazi interni.

basilica_di_s.pietro-_baldacchino_altare.jpg

Il giorno del dolore

Oggi è Venerdì Santo, il giorno del dolore, il più terribile prima della Pasqua di Nostro Signore. Colgo l’occasione per mostrarvi questi meravigliosi scatti di Hupka. Sono in pochi quelli che hanno saputo cogliere momenti altrettanto intensi della mia Pietà Vaticana.

Per voi in questo Venerdì nero.

Michelangelo Buonarroti

036_037-b

a1a6f5c70f58cfd6ec9748795f512eda f04dd93204e2204fc7dd8f127c0d76e6

images

Piedad 2 images (1)

la-piedad-de-miguel-angel-14-728

p43d_large1

robert hupka 06

6ae836364a494337278e4ea124c4992f

pieta1-300x162