La terrazza del piano nobile di Palazzo Pitti che si apre sul Giardino di Boboli è coronata da una scrosciante fontana: è quella del Carciofo che da secoli se ne sta lì a farsi ammirare da chi ha la buona sorte di passeggiare nell’Anfiteatro.
Si trova proprio al di sopra della Grotta del Mosè e andò a sostituire di fatto la Fontana di Giunone dell’Ammannati, detta anche Fontana di Sala Grande.
La Fontana del Carciofo fu pensata e scolpita da Giovan Francesco Susini e Francesco del Tadda durante i lavori al giardino commissionati dal Granduca Ferdinando II. Fu realizzata assemblando alcuni elementi scultorei che già erano presenti all’interno del giardino. Iniziata nel 1639 fu ultimata e messa in opera finalmente nel 1642.
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La grande vasca di forma ottagonale rivestita in pietraforte, poggia sopra una gradinata di pietra serena. Al centro si eleva una fontana a candelabra con un fusto in marmo decorato da festoni in bronzo e sculture in marmo di nereidi e tritoni sulle quali poggiano i due catini più piccoli in marmo mischio e granito grigio.
La grande vasca ottagonale è decorata da putti in diversi atteggiamenti, scolpiti nel marmo bianco. Qualcuno cavalca cigni e tartarughe mentre altri armati di frecce se ne stanno seduti su dadi.
Questi amorini, scolpiti fra il 1621 e il 1622, appartenevano al Bagno di Venere ubicato all’interno della vasca dell’Isola sostituita negli anni seguenti dalla Fontana dell’Oceano realizzata dal Giambologna. Sul lato della fontana rivolto verso il giardino fu apposto un cartiglio atto a celebrare l’arrivo dell’Acqua Ferdinanda a Boboli.
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Perché si chiama Fontana del Carciofo?
Quando la fontana venne realizzata, sulla sommità fu posizionata un giglio in bronzo dal quale zampillava l’acqua. Ecco, proprio quel giglio oggi andato perduto ai fiorentini pareva un carciofo e così affibbiarono alla fontana quel nome assai singolare.
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