Ciclo di conferenze gratuite organizzate dalla Fondazione Palazzo Strozzi

A Palazzo Strozzi, in occasione della mostra in corso “ Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna“, la Fondazione organizza un ciclo di conferenze a cura di Ludovica Sebregondi. I temi dei vari incontri serviranno per approfondire i contenuti della mostra stessa e si svolgeranno a ingresso libero, fino a esaurimento dei posti a disposizione.

Le location delle conferenze saranno diverse e coinvolgeranno la Basilica di Santa Croce, il Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Santa Maria Novella e molti altri ancora. Per ogni tema proposto una location scelta con la dovuta cura per consentire ai partecipanti di entrare ancora più a fondo nel tema proposto.

A seguire vi propongo il calendario completo con i luoghi, i temi, gli orari e le persone che si avvicenderanno nelle conferenze.

CALENDARIO

Martedì 10 ottobre, ore 17.00
Santa Maria Novella: gli anni vasariani
Chiesa di Santa Maria Novella: Padre Manolo Puppini, Anna Bisceglia

Martedì 17 ottobre, ore 16.45
Il restauro della cappella Capponi
Chiesa di Santa Felicita: Daniele Rapino

Martedì 24 ottobre, ore 17.00
La Cappella di San Luca, devozione e orgoglio accademico
Cappella dei Pittori, Chiostro della Santissima Annunziata: Cristina Acidini

Martedì 7 novembre, ore 17.00
Santa Croce vasariana
Basilica di Santa Croce: Ludovica Sebregondi

Sabato 11 novembre, ore 18.00
Rosso Fiorentino, arcaismi e stravaganze
Volterra, Palazzo dei Priori, Sala del Consiglio: Carlo Falciani

Martedì 14 novembre, ore 17.00
Il Cinquecento a San Marco
Chiesa di San Marco: Claudio Paolini

Martedì 21 novembre, ore 17.00
La cena del tradimento
Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto: Stefano Casciu e Cristina Gnoni introducono Antonio Natali

Martedì 28 novembre, ore 17.00
Il restauro del Dio fluviale di Michelangelo
Accademia delle Arti del Disegno: Giorgio Bonsanti

Sabato 2 dicembre, ore 17.00
Il Libro “d’infinitissimi disegni” di Giorgio Vasari: il dibattito, i documenti e un nuovo progetto
Arezzo, Fraternita dei Laici: Stefano Casciu, Cristina Acidini e Alessandra Baroni Vannucci

temp_regrann_1507218077721

Annunci

Alma infelice

  S’i’ fussi stato ne’ prim’anni accorto
del fuoco, allor di fuor, che m’arde or drento,
per men mal, non che spento,
ma privo are’ dell’alma il debil core
e del colpo, or ch’è morto;
ma sol n’ha colpa il nostro prim’errore.
    Alma infelice, se nelle prim’ore
alcun s’è mal difeso,
nell’ultim’ arde e muore
del primo foco acceso:
ché chi non può non esser arso e preso
nell’età verde, c’or c’è lume e specchio,
men foco assai ‘l distrugge stanco e vecchio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

temp_regrann_1507033731451.jpg

 

Crudele arciere

I’ piango, i’ ardo, i’ mi consumo, e ‘l core
di questo si nutrisce. O dolce sorte!
    chi è che viva sol della suo morte,
come fo io d’affanni e di dolore?
    Ahi! crudele arcier, tu sai ben l’ore
da far tranquille l’angosciose e corte
miserie nostre con la tuo man forte;
ché chi vive di morte mai non muore.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

15598205257_accf5f24eb_b.jpg

Pochi disegni preparatori rimasti

Sono pochi i disegni preparatori della volta della Sistina arrivati fino ai vostri giorni: secondo il calcolo di Hirst fatto nel 1992, sarebbero sessantasette sparpagliati in differenti musei del mondo. Eppure di lavoro ne feci molto prima di mettere mano ai colori: non mi riferisco esclusivamente alla preparazione dei cartoni ma anche a quegli studi degli atteggiamenti delle varie figure, alla composizione delle varie scene.

In molti credono, probabilmente a ragione, che non abbia mai sviluppato il progetto dell’intera volta ma che abbia proceduto campata dopo campata. Dei cartoni adoperati per lo spolvero o per le incisioni sull’intonaco fresco non ne è rimasto nessuno. Sono andati persi nel corso del tempo oppure li diedi in pasto alle fiamme con chissà quanti altri progetti e disegni? Chissà.

Gli studi rimasti con le storie della genesi o con gruppi di persone sono rarissimi. Fra gli studi preparatori più belli relativi alla volta che ancora potete ammirare c’è senza dubbio quello della Crocifissione di Aman conservato ad Haarlem, presso il Teylers Museum. Molto suggestivo anche l’Adamo del British Museum che poi mantenne quella posa originale anche nella porzione realizzata a buon fresco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Michelangelo,_Study_for_Haman

Mi lieva di terra e porta ‘l core

   Perché sì tardi e perché non più spesso
con ferma fede quell’interno ardore
che mi lieva di terra e porta ‘l core
dove per suo virtù non gli è concesso?
    Forse c’ogn’ intervallo n’è promesso
da l’uno a l’altro tuo messo d’amore,
perc’ogni raro ha più forz’e valore
quant’è più desïato e meno appresso.
    La notte è l’intervallo, e ‘l dì la luce:
l’una m’agghiaccia ‘l cor, l’altro l’infiamma
d’amor, di fede e d’un celeste foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta lasciandovi una foto di Mary Zangone

temp_regrann_1505819263729.jpg

Gli uomini illustri nel loggiato degli Uffizi

Spesso stando in coda per entrare nella Galleria degli Uffizi, fra un piede calpestato e uno strattone, vien fatto di guardarsi attorno per ingannare l’attesa. Dopotutto è un bel guardare: le nicchie del loggiato sono arricchite con le sculture degli uomini illustri che hanno reso Firenze quello che tutt’oggi il mondo ammira.

Sapete, già ai tempi della costruzione degli Uffizi c’era già un progetto per la decorazione del loggiato per renderlo una sorta di nuovo Foro di Augusto. Per il volere di Cosimo I, le 28 nicchie avrebbero dovuto essere decorate con altrettanti “fiorentini che fussero stati chiari e illustri nelle armi, nelle lettere e nei governi civili”.

 

Con il passare del tempo l’intenzione iniziale venne meno fino all’Ottocento. L’editore Vincenzo Batelli riprese quell’antica idea per trasformarla in realtà. Il suo intento era quello di celebrare il genio italico omaggiando personaggi illustri del passato con i loro ritratti scultorei a figura intera. C’era però bisogno di palanche e nemmeno poche così l’editore iniziò a finanziare il progetto con una sottoscrizione pubblica. Vennero racimolati denari con numerose iniziative fra le quali anche tombolate aperte a tutti. La realizzazione delle sculture venne affidata nelle mani di scultori già affermati. Una volta terminata la serie nel 1856, fu donata al Granducato.

La mia scultura la realizzò Emilio Santarelli nel 1842. M’abbligliò con una ricca veste damascata e, siccome pensava potessi aver freddo lì fuori all’addiaccio durante l’inverno, mi mise anche un bel pastrano lungo fino alle caviglie. La barba biforcuta, lo sguardo pensieroso rivolto verso il basso con la mano destra in vita e l’altra al centro del petto: si, quello son proprio io. Ecco, magari me vestivo più modestamente ma comunque così faccio proprio figura.

Degna di nota è anche la molto fotografata scultura di Leonardo da Vinci del Pampaloni perché fu la prima scultura celebrativa di Leonardo esposta in città. Guardando verso le nicchie scoprirete di camminare al di sotto di Lorenzo il Magnifico, Donatello, Giotto, Galileo, Vespucci e molti altri ancora. Vale la pena guardare con attenzione Machiavelli scolpito dal Bartolini, già molto noto e apprezzato a metà Ottocento.

Per il momento vi saluto lasciandovi questa bella foto della scultura mia. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Foto di Juncha

temp_regrann_1505389855421.jpg

 

Nel Nome di Michelangelo: il progetto per il restauro della tomba mia

A novembre verrà iniziato in Santa Croce il restauro sia della tomba mia progettata dal Vasari che della pala d’altare dell’altare di famiglia dipinto sempre dal mio caro amico. L’Opera di Santa Croce s’è impegnata ad assegnare l’incarico del restauro comprensivo della pulizia e del consolidamento della pala d’altare entro il 1 novembre 2017.

L’ultima volta che la tomba è stata pulita a fondo risale a circa venti anni fa. Serviranno circa 100.000 euro in totale che serviranno per le indagini diagnostiche e il restauro. I lavori avranno inizio a novembre e si concluderanno nel marzo del 2018, in occasione dell’anniversario della mia venuta al mondo (6 marzo 1475).

Chi vuole partecipare direttamente al restauro, può contribuire versando quanto crede all’Opera di Santa Croce. Per conoscere nello specifico le differenti modalità adoperabili per le donazioni, potete consultare il sito ufficiale del progetto Nel Nome di Michelangelo cliccando qui.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che presto si troverà con una tomba restaurata.

Niente da dire

Mi guardo intorno e mi passa la voglia di discutere di questioni artistiche, di raccontarvi la vita mia, di narrarvi le vicende delle opere che affidai al corso del tempo.

Domani magari tornerà a scrivere ma oggi no, il cervello se ne va per conto suo e non guida le mani come dovrebbe. Potrei scrivere una sfilza di parolacce perché di parole non me ne son rimaste: cerco cerco ma trovo solo improperi.

Non so in che direzione guardare per vedere qualcosa di meno nero, doloroso e strappacuore. Vi saluto molto più che amareggiato e assai sconsolato. Il vostro Michelangelo Buonarroti che per oggi non ha voglia di raccontare nulla e che fa fatica a guardare impotente.

temp_regrann_1497930666979.jpg

La bellezza no, le oscenità si

Buongiorno a tutti e buon inizio di giornata. Per l’ennesima volta inizio la seconda giornata di censura: oramai ho perso il conto di quante volte Facebook mi abbia bloccato. Che ci devo fare? Fra furbi e finti bigotti quello dei social è un mondo che troppe volte mi sta stretto. Bello rispettare le regole quando le regole rispettano le persone e soprattutto hanno la stessa valenza per tutti. Ahimè è una cosa molto rara, anzi, un’utopia quanto lo è l’equità. Se mostrassi le chiappe pure io dubito verrei censurato ma se una scultura lascia intravedere il seno è considerato peccato mortale: le oscenità son consentite, la bellezza no, non è affatto contemplata.

Va bene, concedetemi questo preambolo e andiamo oltre. Voglio ristorare l’animo mio e forse pure il vostro con qualche verso tanto per cambiare la rotta a questa giornata mentre sopra la testa hanno iniziato di nuovo a volare canadair e elicotteri per  spegnere nuovi roghi (e questa non è una metafora purtroppo…)

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta ma solo dopo avervi augurato una splendida giornata, piena di bellezza e priva di oscenità

Amor, la tuo beltà non è mortale:
nessun volto fra noi è che pareggi
l’immagine del cor, che ‘nfiammi e reggi
con altro foco e muovi con altr’ale.

Nella foto di Christian Maidana il mio volto realizzato in bronzo da Daniele da Volterra, Museo Nazionale del Bargello

maidana Volterra.jpg

 

 

Mai prestare qualcosa agli sconosciuti: meglio regalare

Se avete intenzione di prestare qualcosa che vi sta a cuore a uno sconosciuto mettete in conto in fin da subito che forse non lo riavrete mai più. Parlo per esperienza personale: si narra che fossi tirchio però prestavo denaro e non certo a scopo di strozzinaggio, sostentavo tutta la famiglia mia e ai miei garzoni regalavo continuamente cose. Feci anche la dote alla figliola di un pover’uomo donandogli i canapi che erano serviti per allestire il laborioso e poco sicuro ponteggio del Bramante ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un’altra occasione.

Vi ho fatto questo preambolo prima di mostrarvi la lettera che scrissi al Capitano di Custodia il 30 aprile del 1518 per fargli presente la situazione e affinché intervenisse in questa faccenda facendomi riavere i miei quattrini.

In pratica un pittore che si sentiva poco apprezzato per il suo lavoro (e una ragione ci sarà pure stata se oggi quasi nessuno si ricorda di lui), Luca da Cortona, venne in quel di Roma durante il primo anno del pontificato di papa Leone X. Venne da me e fra un discorso e l’altro mi chiese 40 Giuli.

Non contento, un po’ di tempo dopo, venne a farmi visita in casa mia a Macel de’ Corvi mentre stavo lavorando allo Schiavo Ribelle e volle altri soldi. Gli diedi pure quelli ma poi non me li rese mai ma ci teneva al suo apparente onore: andava declamando ai quattro venti che mi aveva ridato fino all’ultimo centesimo. Che bugiardo. Oltre al danno anche la beffa. Durante la sua ultima visita non stavo bene e faticavo a lavorare tutto acciaccato com’ero. Luca da Cortona mi guardò sorridendo e mi disse “Non dubitare che e’ verranno gli Angeli da ccielo a pigliarti le braccia e t’aiuteranno”...s’avessi saputo prima di che pasta era fatto, col piffero che gl’avrei prestato quei soldi.

Firenze 30 aprile del 1518

S(ignor)e Chapitano, send’io a rRoma el primo anno di papa Leone, vi venne maestro Lucha da Chortona pictore, e rischontrandolo un dì a presso a Monte Giordano, mi disse che era venuto a parlare al Papa per avere no’ mi richordo che cosa, e che era già stato per essergli stato tagliata la testa per amore della casa de’ Medici, e che gli parea, chome dire?, non essere richonosciuto; e dissemi altre simil cose che io non mi richordo. E sopra a questi ragionamenti mi richiese di quaranta iuli e mostròmi dov’io gniene avevo a mandare, cioè in bocte[ga] d’uno che fa lle scharpe, dov’io credo che lui si tornava.

E io, non avendo danari a chanto, m’ero oferto di mandargniene, e così feci. Subito che io fui a chasa, io gli mandai e’ decti quaranta g[i]uli per uno mio garzone che si chiama o vero à nnome Silvio, el quale credo che sia oggi in Roma. Dipoi, forse non riusciendo al decto maestro Lucha el suo disegnio, passati alquanti giorni venne a chasa mia dal Macello de’ Chorvi, nella casa che io tengo anchora oggi, e trovommi che io lavoravo in sur una figura di marmo ricta, alta quatro braccia, che à le mani drieto, e do[l]fesi mecho e richiesemi d’altri quaranta g[i]uli, che dice che se ne volea andare. Io andai su in chamera e porta’gli quaranta g[i]uli, presente una fante bologniese che stava mecho, e anche credo che e’ v’era el sopra decto garzone che gli aveva portati gli altri; e preso ‘decti danari, s’andò chon Dio.

Non l’ò ma’ poi rivisto. Ma send’io allora mal sano, inanzi che decto maestro Lucha si partissi di chasa mi dolfi seco del non potere lavorare, e llui mi disse ‘Non dubitare che e’ verranno gli Angeli da ccielo [a pi]gliarti le braccia e t’aiuteranno’. Questo vi scrivo io perché, [se le] decte cose fussino riplichate a decto maestro Lucha […], se ne richorderebe e non direbbe avermegli renduti, [chome la Vo]stra S(ignori)a schrive a Buonarroto che lui dice, e più che voi s[chrivete] anchora che credete che e’ me gli abi renduti.

Questo non è [vero, a meno] che io sia uno grandissimo ribaldo, e chosì sarebe [se io cerchassi] di riavere quello che io avessi riavuto. Ma lla Vo[stra Signoria …] ciò che lla vuole; io gli ò a rriavere, e chosì g[i]uro. S[e la Vostra Signoria …] fare ragione, lo può fare, quanto che no. A s[…] Chapitano.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

e7226b0a577a03af6a261f6499dd9dc7--michelangelo-louvre