Ben provvide natura

 Ben provvide natura, né conviene
a tanta crudeltà minor bellezza,
ché l’un contrario l’altro ha temperato.
    Così può ‘l viso vostro le mie pene
tante temprar con piccola dolcezza,
e lieve fare quelle e me beato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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foto di @ill_blcknwhte

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Un blocco per la Sagrestia Nuova

Il foglio che vedete a seguire appartiene alle collezioni del British Museum. Si tratta della raffigurazione di una misura di marmo che diedi a cavare nelle cave di Carrara. Il blocco mi sarebbe servito poi per scolpire uno dei protagonisti della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo, a Firenze.

Sul disegno del blocco riportai le misure che avrebbe dovuto avere e, sul lato più corto, tracciai i simboli con i quali identificavo ogni misura di marmo da me acquistata.

“Largo tre quarti, lungo braccia dua e mezo. Larga un braccio e un sesto”

La scritta che vedete sul lato destro invece non è di mano mia: la fece il mio pronipote Cosimo Buonarroti nel 1852 per certificare l’autenticità del foglio con tanto di sigillo apposto. “Si certifica da me infrascritto che questa misura di marmi è di mano del Gran Michelangiolo mio antenato. Li I Luglio 1852 C. Buonarroti”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le misure di marmo contenenti le sue sculture.

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A block for the New Sacristy

The drawing here above belongs to the collections of the British Museum. It  represents the measurements for a block of marble that I managed to get in the Carrara quarries. The block would then serve to carve one of the protagonists of the New Sacristy of the Basilica of San Lorenzo in Florence.

I wrote the measurements directly on a drawing of the block and on the shorter side, traced the symbols with which I always identified the blocks that I bought.

“Three-quarters deep, 2 and a half arms long & an arm and a siuxth deep”

The writing you see on the right side I did not write: my great-grandson Cosimo Buonarroti added it in 1852 to certify the authenticity of the sheet with a seal. “I certify myself that these marble measurements are from the hands of my ancestor the Grand Michelangiolo. July 1, 1852 C. Buonarroti”

Truly yours, Michelangelo Buonarroti and my marble measurments

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Il don de’ doni

   Non è più bassa o vil cosa terrena
che quel che, senza te, mi sento e sono,
onde a l’alto desir chiede perdono
la debile mie propia e stanca lena.
    Deh, porgi, Signor mio, quella catena
che seco annoda ogni celeste dono:
la fede, dico, a che mi stringo e sprono;
né, mie colpa, n’ho grazia intiera e piena.
    Tanto mi fie maggior, quante più raro
il don de’ doni, e maggior fia se, senza,
pace e contento il mondo in sé non have.
    Po’ che non fusti del tuo sangue avaro,
che sarà di tal don la tuo clemenza,
se ‘l ciel non s’apre a noi con altra chiave?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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That gift of gifts

There’s not on earth a thing more vile and base
Than, lacking Thee, I feel myself to be:
For pardon prays my own debility,
Yearning in vain to lift me to Thy face.

Stretch to me, Lord, that chain whose links enlace
All heavenly gifts and all felicity-
Faith, whereunto I strive perpetually,
Yet cannot find (my fault) her perfect grace.

That gift of gifts, the rarer ‘tis, the more
I count it great; more great, because to earth
Without it neither peace nor joy is given.

If Thou Thy blood so lovingly didst pour,
Let not that bounty fail or suffer dearth,
Withholding Faith that opes the doors of heaven.

Yours Michelangelo Buonarroti

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Memoria di ferro

La mia memoria mai ha vacillato e fu buonissima anche in età. Scrisse il Condivi “Michelangelo aveva una memoria di ferro, e infatti, pur avendo dipinto migliaia di figure, non ne ha mai fatte due simili; e pensare che non ha mai avuto bisogno di tirare delle linee o di cancellare qualcosa”.

Mi pareva che ogni mia creazione, scultura o disegno che fosse, potesse essere migliorato mille altre volte ancora. La mia mente viaggiava più veloce della mia mano e tanti sono i progetti che per diverse ragioni non portai a termine.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi ricorda i tempi andati con una vena di nostalgia.

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foto di Christian Maidana

Iron memory

My memory never faded even in my old age. Condivi wrote “Michelangelo had an iron memory.  As a matter of fact, even though Michelangelo painted thousands of figures, he never did two the same, and to think that he never needed to erase anything due to his perfection.”

It seems to me that all my creations being sculptures or drawings could have been improved a thousand times over. My mind moved faster than my hands and there are so many projects that for many reasons I never finished.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti who remembers how time flies by time with a bit of nostalgia.

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I’ conosco e’ mie danni

La ragion meco si lamenta e dole,
parte ch’i’ spero amando esser felice;
con forti esempli e con vere parole
la mie vergogna mi rammenta e dice:
    – Che ne riportera’ dal vivo sole
altro che morte? e non come fenice. –
Ma poco giova, ché chi cader vuole,
non basta l’altru’ man pront’ e vittrice.
    I’ conosco e’ mie danni, e ‘l vero intendo;
dall’altra banda albergo un altro core,
che più m’uccide dove più m’arrendo.
    In mezzo di duo mort’ è ‘l mie signore:
questa non voglio e questa non comprendo:
così sospeso, el corpo e l’alma muore.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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foto di Christian Maidana

I know my doom

Reason laments and grieves full sore with me,
The while I hope by loving to be blest;
With precepts sound and true philosophy
My shame she quickens thus within my breast:
‘What else but death will that sun deal to thee-
Nor like the phoenix in her flaming nest?’
Yet nought avails this wise morality;
No hand can save a suicide confessed.
I know my doom; the truth I apprehend:
But on the other side my traitorous heart
Slays me whene’er to wisdom’s words I bend.
Between two deaths my lady stands apart:
This death I dread; that none can comprehend.
In this suspense body and soul must part.

Yours Michelangelo Buonarroti

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Il campanile di San Miniato e i materassi

Il campanile di San Miniato era in grave pericolo. Durante l’assedio di Firenze del 1530, rischiava di cedere da un momento all’altro sotto i colpi dell’artiglieria nemica.

Riappacificatomi co’ fiorentini o quasi, decisi di far qualcosa di concreto per quella struttura che sorvegliava dall’alto la città. In fretta e furia riuscii a procurarmi un bel po’ di materassi di lana e nottetempo, li feci calar giù dai miei assistenti. I materassi posizionati dalla parte più esposta del campanile, non toccavano nemmeno la struttura già che i cornicioni sporgevano parecchio. Le palle sparate dai cannoni finivano per rimbalzarci sopra e non potevano più danneggiare in alcun modo.

Salvai il campanile e lui salvò la città. San Miniato era infatti un ottimo punto di osservazione. Da lì si riusciva a vedere i nemici in avvicinamento già a grande distanza. Anni prima avevo fatto posizionare proprio sopra il campanile due pezzi di artiglieria pesante che servivano a contrastare in modo assai efficace gli impavidi che osavano avvicinarsi troppo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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San Miniato’s bell tower and mattresses

The San Miniato belltower was in grate danger. During the siege of Florence in 1530, it was in danger of crumbling due to the constant blows of enemy fire.

As I rejoined the Florentines I decided to do something to save the tower that allows to watch the entire city from above.  In a frinzy I managed to get lots of wool mattresses and lowered them with the help of my assistants. The mattresses that were positioned on the bell tower did not even touch it due to its protruding cornices. The canon balls bounced off the tower and could no longer dammage it.

I saved the bell tower and th ebell tower saved the city. San Miniato has always been an excellent observation point. From there anyone could see the enemies approaching from a distance. Years ago, I had placed 2 heavy artillery which served to dissway any intruder or attacker who dared to get too close to the city

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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43 fiaschi di Trebbiano

Mangiare non era una mia passione. Da ragazzetto, la pratica che avevo di studiare i cadaveri di notte con quell’odore nauseabondo e la continua visione di quei corpi sezionati a lume di candela, m’avevano tolto l’appetito. Mangiavo il gusto per sopravvivere e dalla mia tavola erano bandite le carni. Qualche pesce ogni tanto ma poca roba, nemmeno quello m’andava tanto a genio.

A Roma non trovavo gli stessi formaggi, le stesse verdure e la frutta che potevo comprare a Firenze. Ero abituato a mangiare sempre le solite cose e la nostalgia di casa ce l’avevo soprattutto per il cibo. Puntualmente mi facevo spedire dal mi’ nipote Lionard quelle specialità che avevano il sapore di casa.

Ecco a voi una lettera che scrissi proprio al mi nipote non appena ricevetti da lui 43 fiaschi di trebbiano toscano.

Roma, 27 Giugno del 1562

Carissimo nipote, per questa vi aviso come ho recevuto il trebbiano che furno fiaschi 43, il quale mi è stato al solito grato.

Non vi maravigliate se io non vi scrivo, perché sono vechio, come sapete, et non posso durar fatica a scrivere. Io sono sano, il simile sperando de voi tutti.

Pregate Iddio per me. Se la Cassandra fa figliolo, porreteli nome Buonarroto; se sarà figliola, porretili nome Francesca. Altro non scrivo. Il Signor Iddio da mal vi guardi, et me insieme con voi.

Di Roma, il dì 27 de giugno 1562.Michelagniolo Buonarroti.A Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.

Il vostro Michelangelo e le sue lettere

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Copiando disegni imparai l’arte

Come vi ho detto più volte, gran parte dei miei di segni sono andati perduti o meglio, qualcuno è scomparso nel corso dei secoli mentre altri li ho dati in pasto alle fiamme.

Da ragazzetto, quando ero a bottega dai fratelli Ghirlandaio, appena avevo un attimo libero, me ne andavo a studiare e copiare le opere dei più illustri artisti che fino a quel momento avevano decorato le chiese fiorentine. Da Masaccio a Filippino Lippi passando per Giotto: i loro lavoro erano per me una fonte inesauribile di conoscenza.

Mi accomodavo alla meno peggio sul pavimento, tiravo fuori qualche foglio che i Ghirlandaio probabilmente mi permettevano di sottrarre alle loro scorte e iniziavo a tracciare con inchiostro e penna quei panneggi, quei volti e quegli atteggiamenti così perfetti e suggestivi. Molto noto è lo studio delle tre figure virili di Masaccio della perduta Sagra del Carmine. L’affresco originale di Masaccio era posizionato nella lunetta al di spora della porta di accesso del chiostro della Chiesa del Carmine, a Firenze. Venne realizzato dall’artista nel 1426 e poi distrutti nel Seicento in occasione del rifacimento del chiostro.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

da masaccio

I learned art by copying drawings

As I have told you many times, most of my drawings have been lost forever, some others some have disappeared over the centuries while others I fed to the fire.

As a kid, as soon as I had a moment to spare while in the workshop of the Ghirlandaio brothers, I studied and copied the works of the most illustrious artists who had decorated the Florentine churches. From Masaccio to Filipino Lippi and Giotto: their work were an inexhaustible source of knowledge for me.

I got comfortable on the uncomfortable floor, pulled out a piece of paper that I stole from the Ghirlandaio workshop and began to trace with ink those draperies, those faces and those attitudes so perfect and suggestive. A very well known study is the one of the three people that Masaccio was going to include in the lost Sagra del Carmine. The original fresco of Masaccio was supposed to be in the lunette near the entrance of the cloister of the Carmine Church in Florence. It was made by Masaccio in 1426 and then destroyed in the seventeenth century when the cloister was rebuilt

Turly yours, Michelangelo Buonarroti

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O notte, o dolce tempo benché nero

 O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Christian Maidana

Christian Maidana photo

O night, O sweet though sombre span of time!

O night, O sweet though sombre span of time!-
All things find rest upon their journey’s end-
Whoso hath praised thee, well doth apprehend;
And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.
Our cares thou canst to quietude sublime;
For dews and darkness are of peace the friend:
Often by thee in dreams upborne, I wend
From earth to heaven, where yet I hope to climb.
Thou shade of Death, through whom the soul at length
Shuns pain and sadness hostile to the heart,
Whom mourners find their last and sure relief!
Thou dost restore our suffering flesh to strength,
Driest our tears, assuagest every smart,
Purging the spirits of the pure from grief.

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Il volto della vecchiaia

Gli affreschi della Cappella Paolina a lungo sono stati sottovalutati, o meglio, si era portati a pensare che la mia stanchezza avesse influito pesantemente sulla loro qualità. Le cose però non stavano proprio esattamente così. L’impegno che mi ero assunto era notevole: lavorare ai due affreschi in età avanzata non era certo cosa da poco. Già anziano e acciaccato soprattutto dal mal della pietra che non mi dava tregua, salivo e scendevo continuamente dai ponteggi, stendevo gli intonaci e sopportavo l’avvicendarsi delle stagioni.

L’affresco che maggiormente pareva avesse più risentito del peso dei miei anni era la Conversione di Saulo. Dopo il recente restauro però si è compreso che i difetti di primo acchito riconducibili alla pittura, erano da attribuire esclusivamente a un cattivo stato di conservazione. Le pennellate vigorose e i disegni riportati da cartoni che eseguiti direttamente sull’intonaco fresco, hanno fatto rivalutare la qualità di quell’ultimo mio lavoro d’affresco. Non mancano particolari aggiunti a secco come per esempio la città di Damasco e quelli di raccordo fra le varie giornate.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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The face of old age

The frescoes in the Pauline Chapel have long been underestimated, or rather, it was led to believe that my old age had severely affected their quality. In reality that is not the case. The work I accepted to do was quite a lot.  Working on two frescoes at my old age was not a small challange. As I was already old and full of aches from the marble work I’d done for the past 5 decades, I now had to go up and down the scaffolding all the time.  I also had to apply the plaster and had to deal with temperature differences due to the changing seasons.

The fresco that seems to have suffered the most due to my old age was the Conversion of Saul. After a recent restoration it seems as though the erors that were first attributed to my painting skills were entirely to be blamed on the poor preservation of the fresco. The strong brush strokes and cartoons that I put directly on the fresh plaster made many people re-evaluate the quality of my last fresco. There are obviously ertain parts of the fresco that I applied “a secco” such as the city of Damascus and between the various days of work in order to make it more fluid.

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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