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Il Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli non è solo il polmone verde di Firenze ma anche un patrimonio storico e monumentale da visitare con calma e da assaporare minuto per minuto. Qui sono conservate importanti sculture e antiche specie di piante. Meraviglioso in ogni stagione, il giardino a mio avviso da il meglio di sé in primavera, quando dalie e rose sono in fiore.

Il Giardino Di Boboli fu di ispirazione per la progettazione della maggior parte dei giardini reali di tutta europa come quello di Versailles. Sedetevi comodi: vi porto a visitare questa meraviglia fiorentina assieme a me raccontandovi un po’ di cose.

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La storia

La storia del Giardino di Boboli ha inizio nel 1341, quando Cione di Bonaccorso Pitti acquistò alcuni terreni nella zona dell’Oltrarno. L’origine del nome Boboli è incerta: si pensa potrebbe derivare da un appellativo popolare della famiglia Borgoli che aveva dei possedimenti in quella zona ma è tutto da dimostrare.

Quei terreni arrivarono nelle mani di Luca Pitti nel 1418, prima che iniziasse l’edificazione del palazzo che da lui prese il nome: Palazzo Pitti. Solo nel 1549, con l’acquisto del palazzo e dei terreni adiacenti effettuato da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, iniziò la realizzazione vera e propria del Giardino di Boboli e l’arricchimento del Palazzo.

Niccolò Tribolo fu incaricato di progettare il giardino vista la sua esperienza pregressa: dieci anni prima si era occupato di quello di Villa Medicea di Castello. Sicuramente è suo il progetto di sbancamento della collina di pietraforte, dove adesso c’è l’Anfiteatro.

Il progetto passò nelle mani dell’Ammannati rima e del Buontalenti dopo. Negli anni a seguire il Giardino di Boboli fu ampliato, arricchito fino ad arrivare all’aspetto che ha oggi. Per la prima volta Boboli fu aperto al pubblico durante il regno di Leopoldo Pietro di Lorena anche se non tutte le zone erano state rese accessibili.

L’Anfiteatro

Il Giardino di Boboli ha inizio dalla facciata posteriore di Palazzo Pitti proprio con il profondo Anfiteatro che ha una forma a ferro di cavallo. Proprio in quel punto la collina fu scavata a lungo come vi ho accennato prima con lo scopo di prelevare pietraforte utile per l’edificazione del Palazzo.

Le gradinate furono aggiunte nel 1599 mentre le edicole con le sculture furono ideate da Giulio e Alfonso Parigi il Giovane a partire dal 1630. L’Anfiteatro venne inaugurato nel 1637, in occasione dell’incoronazione di Vittoria della Rovere convolata a nozze con Ferdinando II de’ Medici, a granduchessa di Toscana.

Il centro era dominato dalla Fontana dell’Oceano, spostata nell’Isolotto nel Settecento. L’obelisco egiziano messo lì nel 1790 costituisce uno dei monumenti più antichi presenti nella Regione Toscana: risale al 1500 avanti Cristo. Proviene dalla città di Eliopoli in Egitto e venne portato fino a Roma al tempo di Domizioano per abbellire il Tempio di Iside al Campo Marzio. Fu rinvenuto nel Cinquecento e trasportato a Villa Medici a Roma. Successivamente giunse a Firenze per il volere del Granduca Pietro Leopoldo. La grande vasca in granito grigio che gli fu abbinata sembra provenga dalle Terme Alessandrine di Roma ed è scolpita in un blocco unico.

Anfiteatro con l’obelisco egiziano del 1550 avanti Cristo

La Grotta del Buontalenti

La Grotta del Buontalenti, detta anche Grotta Grande, è il luogo più suggestivo di tutto il Giardino di Boboli. Fu progettata dal Buontalenti su commissione di Francesco I de’ Medici fra il 1583 e il 1593.

Un insolito insieme ben equilibrato di architettura, pittura e scultura. Già vedendola dall’esterno si intuisce la sua singolarità: le concrezioni spugnose e le stalagmiti che pendono nell’arcata sopra le due colonne poste all’ingresso. Le due sculture che invitano lo spettatore ad entrare, Cerere e Apollo, furono scolpite dal Bandinelli.

Nella prima stanza potrete vedere le copie dei miei quattro Prigioni incastonate fra gli stucchi e le concrezioni. Le stalattiti e le spugne sulle pareti sembra quasi che acquistino vita trasformandosi in figure ben riconoscibili dalle forme sia umane che animali. Fu Pietro Mati, noto per i suoi stucchi, a realizzare queste singolari figure.Purtroppo da alcuni secoli non è più possibile vedere i giochi d’acqua che erano presenti. Una fitta rete di canaline in terracotta creava uno sgocciolamento continuo dal soffitto quasi fosse una pioggia artificiale. Cadendo la pioggia creava giochi di colori, di riflessi e di luci capaci di ammaliare chiunque.

La ciliegina sulla torta era la vasca dei pesci posizionata sull’oculo del soffitto.

Il Viottolone

Il Viottolone è il viale in forte pendenza decorato da un gran numero di sculture e due filari di cipressi che vennero piantati nel 1637. Segna l’asse secondario in direzione sud ovest del giardino.

Le sculture posizionate in modo simmetrico agli incroci dei tre viali trasversali sono sia di epoca romana che più moderne, di fattura spesso settecentesca.

A sinistra del Viottolone c’era un grande labirinto oggi scomparso per lasciare il posto al viale serpentino per il rondò delle carrozze. La parte a destra invece era riservata alla caccia.

Viottolone

Il Giardino del Cavaliere

Il Giardino del Cavaliere si trova sopra un bastione delle fortificazioni che progettai io nel lontano 1529, prima dell’assedio di Firenze. Ora dovete sapere che in termini di architettura militare. il nome cavaliere veniva affibbiato alle strutture che venivano erette al di sopra di un bastione: ecco perché il giardino prese questo nome.

Per arrivare al giardino, bisogna salire una scala a rampe incrociate e curve con tanto di terrazzino. La scalinata fu progettata da Zanobi del Rosso alla fine del Settecento. Le sculture che sorvegliano la scala sono opera di Giovanni Battista Caccini e rappresentano Giove e Flora.

La Fontana delle Scimmie è opera del Giambologna mentre il putto in marmo che fa zampillare acqua al centro si pensa possa essere attribuito al Tribolo o a Pierino da Vinci.

Il periodo migliore per visitare questa porzione del Giardino di Boboli è compreso fra maggio e giugno quando fioriscono le rose e le dalie fra le siepi di bosso.

Impossibile non vedere la palazzina settecentesca nota come il Casino del Cavaliere, fatta edificare da Cosimo III. Qui il cardinale Leopoldo de’ Medici amava dilettarsi in conversazioni artistiche con uomini illustri del tempo. Successivamente i Lorena fecero abbellire il casino da Zanobi del Rosso per trasformarlo in una bella location per feste estive. Dal 1973 è la sede del Museo delle Porcellane che vi consiglio di visitare.

Sapete, al di sotto del Casino c’è un enorme deposito d’acqua chiamato delle Trote dal quale si dipartono tutte le tubature utili per irrigare l’intero Giardino di Boboli.

_Il Giardino del Cavaliere con il Casino, oggi Museo delle Porcellane

L’orto di Giove

Il fulcro dell’Orto di Giove è la scultura dell’omonimo dio del tuono, realizzata nel 1556 dal Bandinelli. Nell’approssimarvi a questa parte di giardino, troverete due preziose opere: i Prigionieri Daci. Sono due sculture antiche che risalgono al II secolo che si pensa provengano dal Foro di Traiano. I due barbari hanno le mani legate e sono avvolti in vesti di granito rosso. Le basi con rilievi raffiguranti dioscuri, barbari e vittorie hanno origine differente: arrivano infatti dal tempio del sole che fu fatto edificare da Aureliano sulla via Lata. E’ incredibile andare a ritroso nel tempo e vedere quanti secoli e quante vicende abbiano attraversato queste opere che purtoppo non sono così note al grande pubblico.

Uno dei Prigionieri Daci

Il Prato del Pegaso

Questa porzione di declivio collinare attraversato da diversi sentieri a zig-zag, deve il suo nome a una scultura in marmo del Costoli (sì, lui…quello dell’azzardatissimo restauro del David) realizzata nel 1846. Si tratta dello stesso cavallo alato che poi divenne nel tempo il simbolo della regione Toscana.

Oltre a quest’opera, ne giardino sono presenti altre sculture e una grande vasca in granito grigio. Il Prato del Pegaso, per la disposizione degli alberi posizionati in modo isolato e asimmetrico, ricorda molto il giardino all’inglese.

Il pegaso del Costoli

La Kaffehouse

La Kaffehouse è un opera architettonica in stile rococò di Zanobi del Rosso, progettata nel 1776. Ha una forma ben riconoscibile già da lontano, con quella cupola finestrata e la scala a doppia tenaglia che racchiude pure una piccola grotta. Si trova in un punto particolarmente panoramico, alla fine del Viottolone, che consente una meravigliosa vista sulla città.

Sempre sotto i Lorena e dello stesso architetto è la Limonaia.

La Kaffehouse

Il Giardino di Boboli da solo val bene una visita a Firenze. Un insieme di arte, architettura, alberi, arbusti e fiori che non vi dimenticherete facilmente.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti di luoghi meravigliosi.

La Fontana del Carciofo di Giovan Francesco Susini e aiuti 1639/1642

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