La tragedia della mia vita

Papa Giulio II della Rovere, affetto da una smisurata mania di grandezza, mi commissionò la realizzazione del suo monumento funebre. Ideai per lui un progetto così complesso e grande che avrei dovuto impiegare tutto il resto della mia vita per portarlo a termine. Il papa, data la sua modestia latente, avrebbe voluto sistemarlo immediatamente sopra la Tomba di San Pietro nella basilica ancora in costruzione, dove oggi c’è l’altare maggiore. Un personaggio assai particolare Giulio II che non era certo noto per la sua umiltà e gentilezza d’animo.

Il compenso pattuito per questo lavoro fu di 10.000 ducati di Camera. Mi venne data dal pontefice anche una casa-laboratorio dietro Santa Caterina, vicino al cantiere di San Pietro, presso il passo che conduceva direttamente al palazzo pontificio.

Il primo progetto che sembrava direttamente ispirato alla fastosità dei sepolcri degli imperatori romani, aveva una forma piramidale e si sviluppava su tre differenti piani. Comprendeva quaranta sculture in marmo di Carrara  e rilievi in bronzo. nella pianta di 77 metri quadrati avrei inerito il sarcofago con il corpo del pontefice passato a miglior vita.

Il livello inferiore avrebbe accolto le Vittorie alternate ai Prigioni stretti nei legacci mentre il secondo livello era quello destinato a Mosè, San Paolo, la Vita Attiva e la Vita Contemplativa.

Infine, nella parte superiore sarebbe stata collocata la scultura di Giulio II seduto su un trono, sostenuto da due angeli e affiancato dall’allegoria del Cielo e da quella della Terra. La Terra avrebbe pianto per la sua perdita mentre il Cielo avrebbe avuto un aspetto allegro e compiaciuto per aver accolto il Pontefice.

“La tragedia della mia vita” , così definii questo ambizioso complesso scultoreo. La sua realizzazione la portai avanti per trent’anni con innumerevoli interruzioni a causa di altre commissioni affidatemi alle quali non mi potevo sottrarre in alcun modo. Il progetto originale subì un gran numero di modifiche anche perché Giulio II morì per raggiunti limiti d’età e i successori non avevano certo voglia di sborsare tutti quei danari per un complesso celebrativo di un papa oramai defunto e nemmeno troppo amato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, con i suoi racconti e i suoi lavori lasciati a metà.

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