La Madonna di Bruges per non vedenti ai Musei Vaticani

Da un po’ di tempo a questa parte ai Musei Vaticani è presente una fedele copia in bronzo della Madonna di Bruges inserita nel percorso ideato per le persone con minoranze visive. L’opera in bronzo è stata realizzata mediante l’utilizzo del calco originale appartenente alla Casa di Caravaggio.

I non vedenti e gli ipovedenti potranno così conoscere a fondo questa opera esplorandola con il tatto. A realizzare materialmente la fusione in bronzo a cera persa è stata la storica Fonderia Marinelli di Firenze. Dal 1905, anno della sua apertura, fino a oggi, ha realizzato opere importanti e apprezzate in tutto il mondo. Un esempio? I fregi in bronzo che decorano il celeberrimo scalone a doppia spirale elicoidale dei Musei Vaticani.

La donazione della Madonna di Bruges in bronzo, attualmente esposta all’ingresso della Pinacoteca Vaticana, è stata fatta da Ronald e Susan Welborn, Patron del Texas.

Chi sono i Vatican Patrons? Beh, avrò modo di approfondire la questione in un post che scriverà a breve. In ogni modo posso accennarvi per il momento che è un’organizzazione no profit molto simile a Friends of Florence ma che si occupa di raccogliere fondi per la conservazione del patrimonio presente nei Musei Vaticani.

 Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Caro Vasari ti scrivo: al via la nuova mostra

Il 14 ottobre verrà inaugurata una nuova mostra tutta incentrata sulle numerose lettere che ci scambiammo io e il caro amico Giorgio Vasari. Il nucleo di lettere esposte appartengono al tesoro di Casa Vasari ubicata in via XX Settembre ad Arezzo, ovvero in pieno centro storico.

Il carteggio sarà visibile dall’8 marzo del 2018 all’interno della Fraternita dei Laici. Ci saranno le lettere del Vasari, 17 lettere mie, tre sonetti sempre miei nonché tre disegni che realizzai qualche annetto fa. Per l’occasione verrà esposto anche un foglio nel quale tracciai una pianta a penna recante l’indicazione Templum Pace.

Segnatevi dunque questo appuntamento che vi attende ad Arezzo. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La Madonna di Bruges al porto di Viareggio

Il tempo modifica, cambia, stravolge persone, cose e luoghi. Il porto di Viareggio oggi è diverso da ieri. Non solo accoglie un gran numero di yacht lussuosi provenienti da ogni angolo del mondo, ma la sua cantieristica è fra le più apprezzate proprio per la realizzazione di imbarcazioni a cinque stelle destinate a danarosi personaggi.

Un tempo però mica era così, come v’ho accennato, pare che tutto sia destinato a cambiare in qualche modo e non è detto che i cambiamenti siano sempre in positivo. Il porto di Viareggio era un porto di carico e scarico merci. Anche di là son partiti parecchi marmi, caricati sui bastimenti e arrivati chissà dove.

Sapete, anche la mia Madonna di Bruges venne imbarcata al porto di Viareggio alla volta delle Fiandre. Giovanni Balducci mi scrisse una lettera datata 14 agosto del 1506 nella quale in pratica mi chiedeva il nulla osta ( ma anche i danari) per far arrivare la Madonna da Firenze a Viareggio e da lì poi imbarcarla alla volta della sua destinazione finale. Ad occuparsi dei vari spostamenti sul campo sarebbe stato un uomo dabbene, come si diceva al tempo ovvero un uomo fidato: Francesco del Pugliese. Come vi ho detto in più occasioni la paura mia non era esclusivamente quella che l’opera in qualche modo potesse rovinarsi durante il trasporto, ma bensì che rimanesse segreta. Insomma, nessuno doveva vederla per poterla copiare.

Roma, 14 agosto del 1506

Michelagnolo carissimo, resto avisato chome Francesco del Pugl[i]ese arebbe chomodità al mandarla a Vioreggio, e da Vioreggio in Fiandra.

La qual chosa mi sarebbe piacere grande, che la chosa pasassi per mano di huomo da bene quale è lui. Per tanto vi dicho che, volendo Francesco del Pugl[i]ese pigl[i]are la chura di mandarla a Vioreggio, e da Vioregio in Fiandra, lien’aloghiate. El pregio farete d’achordo, ché lui è homo da bene e non vorrà se non l’onesto; e tutto che farete afermerò per ben fatto, che son cierto farete megl[i]o non vi saperò dire.

E quando chon lui siate d’achordo, la adirizate in Fiandra, cioè a Bruggia, a’ rede di Giovanni e Alexandro Moscheroni e compagni, chome chosa loro. E quando Francesco non potessi mandarla in Fiandra, la mandate a Vioregio a Giuliano d’Adamo, per seghuirne l’ordine de’ Bonvisi di Lucha; e tutto che spendete vi fate paghare a Bonifazio Fazzi e compagni, con darne avixo.

E di tanta brigha pigl[i]ate per me abiate pazienza, ché non si può fare non si serva li amici e piglisi sichurtà di chi si vuol bene a ristorarvi. Richordovi son senpre vostro. Che Christo vi guardi. Vostro Giovanni Balducci in Roma.Domino Michelagnolo Bonaroti in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti che prima di salutarvi vi regala una foto del brigantino goletta Ester di Viareggio costruito nel 1899 da Gino Benetti. Un omaggio a Viareggio, ai suoi marinai e ai suoi maestri d’ascia e calafati.

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Video: Paolucci racconta la Pietà Vaticana

Se volete vedere qualcosa di bello ed emozionante, questo video fa al caso vostro. Lo storico dell’arte Paolucci vi porta alla scoperta della Pietà Vaticana con tutta la sua conoscenza e delicatezza nello spiegare questa opera mia giovanile che ancora continua a stupire e meravigliare a distanza di secoli della sua realizzazione.

Sedetevi e guardatevelo dall’inizio alla fine. Avete la possibilità di vedere da vicino, seppur in modo virtuale, uno dei più grandi capolavori scultorei di tutti i tempi. Buona visione. Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con il video e una foto realizzata da Christian Maidana.

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Un po’ di suprema bellezza

Domani, salvo imprevisti, potrò tornare a pubblicare regolarmente i miei post e le foto anche su Facebook a partire dalle nove del mattino o giù di lì. Nell’attesa vi propongo questa bellissimo scatto di Aurelio Amendola della Vergine.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, della bellezza mai stanco.

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27 agosto 1494: stipula ufficiale del contratto per la Pietà Vaticana

Oggi come ieri, il 27 Agosto del 1498, venne stipulato ufficialmente il contratto per la realizzazione della Pietà Vaticana. In realtà quel lavoro mi era già stato affidato da tempo tanto che assieme al mio cavallo baio già me n’ero partito alla volta del bacino marmifero del Polvaccio, Carrara, per cercare un blocco che facesse al caso mio.

Chi se lo scorda più quell’inverno precedente alla stipula del contratto! Un freddo così mai più lo provai in vita mia. Fu uno degli inverni più rigidi che attraversai durante la mia lunga esistenza e addirittura anche a Firenze l’Arno si coprì con una spessa lastra di ghiaccio.

Vi riporto il contratto che scrisse il Galli, che si impegnava a far da garante fra me e il cardinale francese committente Jean de Bilhéres, ambasciatore del re di Francia presso il papa.

Die XVIII mensis augusti 1498

Sia noto et maniefsto a chi legerà la presente scripta, come el reverendissimo cardinal di San dionisio si è convenuto con mastro Michelangelo statuario fiorentino, che lo dicto maestro debia far una Petà di marmo a sue spese, ciò è una Vergene Maria vestita, con Christo morto in braccio, grande quanto sia vno homo iusto, per prezo di ducati quattrocento cinquanta d’oro papali, in termino di uno anno dal dì della principiata opera. Et lo dicto reverendissimo Cardinale promette farli lo pagamento in questo modo, ciò è: Imprimis promette darli ducati centocinquanta d’oro in oro papali, innanti che comenzi l’opera: et da poi principiata l’opera promette ogni quattro mesi darli ducati centi simili al dicto Michelangelo, in modo che li dicti quatro cento cinquanta ducati d’oro in oro papali siano finiti di pagarli in Vno anno, se la dicta opera sarà finita; et se prima sarà finita, che la sua reverendissima Signoria prima sia obligata a pagarlo del tutto. 

Et io Iacobo Gallo prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto Michelangelo farà la dicta opera in fra uno anno et sarà la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma, et che Maestro nisuno la faria megliore hoge. Et si versa vice prometto al ditto Michelangelo che lo reverendissimo Cardinale la farà lo pagamento secundo che de sopra è scripto. Et a fede io Iacobo Gallo ho facta la presente di mia propria mano, anno, mese et dì sopradito. Intendendosi per questa scripta esser cassa et annullata ogni altra scripta di mano mia, o vero di mano del dicto Michelangelo, et questa solo habia effecto. 

Hane dati il dicto reverendissimo Cardinale a me Iacobo più tempo fa ducati cento d’oro in oro di cCamera et a dì dicto ducati cinquanta d’oro in oro papali.

Joannes, Cardinalis S. Dyonisis.

Idem Iacobus Gallus manu propria.

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Contese da vicini di casa

Era il 13 aprile del 1518 quando Massimo Grati mi scrisse questa lettera da Camaiore, cittadina confinante con Pietrasanta. Le due città tanto d’accordo non son mai andate ma è cosa risaputa che fra vicini spesso non corre buon sangue a causa di qualche disaccordo: te mi metti le conche dei fiori sul mio, io ti pianto i paletti dentro i tuoi filari di viti e te m’annaffi il gatto che viene a orinare sulle tue camelie. Insomma, i soliti litigi da confinanti.

Ebbene questo signor Grati voleva che il Benti, amico di entrambi e pure mio collaboratore, m’accompagnasse fino a casa sua a Camaiore per chiarire certe questioni di confine fra le due cittadine. Che fossi un omo stimato era cosa nota anche fuori da Firenze e Roma, ma tirarmi in ballo per dispute fra confinanti mi parve un po’ azzardato. E come facevo io a sapere chi aveva ragione e chi torto? Mica lavoravo al catasto.

In ogni modo voglio riportarvi la lettera che ricevetti: mi par degna di nota soprattutto nella parte iniziale nella quale il signor Grati dice un sacco di cose che mi piaccion parecchio, di quelle che fanno bene al mio ego. In pratica dice di non volermi ingolosire per farmi andare a Camaiore usando le lodi ma a conti fatti lo fa con la maestria di chi è abituato a tessere lodi continuamente a destra e a manca.

Charissimo Michelan(gno)lo, s’io volessi o pensassi con lenocinio et dolcezza di laude muovervi, ben saperia dir con buone ragioni et exempli delle opere vostre, ché Apelles non fu miglior pictore, né Praxitele ve haveria tolto lo scarpello, né Lisippo ve averia superato nei metalli né alcuno altro innel plasmar di terra, artificio iudicato archetipo et genitore exemplare di tutte le belle opere di metallo, di saxo et de pictura.

Aggiugneria la continentia e ‘1 riposo, la modestia et la mansuetudine, discurrendo per mille altre parti degne di gran commendatione, nate tucte et nutrite de benigno influxo, solertia, ingegno et bontà incomparabile.

Ma per la servitù che insieme havemmo con la felice recordatione de papa Iulio, nudamente et senza alcum colore di rectorica scrivendo, vi pregho che, havendo a andare mastro Donato, con voi o senza, a veder le confine di marina tra Pietrasanta et Camaiore, siate contento fare o persuadere a lui che faccia relationi del vero.

Et per vostra informatione dico che, essendo per antico intrecciati li territorii dei decti luoghi, el marchese di Mantua, arbitro, li dirizzò et divise tirando una linea dritta da un termino che era presso a Motrone per fino alla fontana di Rotaio, dove sono certe. Et perché il tracto era longo, per dui altri commissarii, de saputa et consenso delle parti, furono posti in mezzo alli III altri termini. Depoi furono svelti quel termino de Motrone et dui altri di quelli di mezzo.

È manifesto, come ben sapete, che, volendoli reponere ai luoghi suoi, conviem tirare una linea dalla fontana a quel termino che resta in piedi, di quelli di mezzo, et de lì a dirictura alle acque salse, et, dove batte la linea, repiantarli. Nondimeno, perché, disputandone altre volte sopra di questo, alcuni Camaioresi temerarii, che non haveano auctorità di farlo, consentivano certe braccia, avenga non seguisse, el signor Commissario vorria pur adesso che quel consenso havesse luogo.

A me par duro partir dalle dui sententie et termini extanti, eo maxime che vedo la cosa non solamente esser grave ma periculosa, a questi poveri Camaioresi, che li hanno tagliato dui miglia di paese, muoverli adesso et tirarli addosso la linea de’ confini, tanto che pigliasse di Chiolaia et togliesse del sodo che è in capo all’acqua del Nichieto el qual sodo serve per passo alle bestie di qua che vanno a bevere all’acqua fresca del Secchino.

Nondimanco, per finirla una volta et tor materia de questioni, la mitigaria volentieri; et, per satisfare in parte alla signoria del Commissario, me pareria bastasse ch’el termino che era sulla ripa del fosso di Ciaffarone, verso Pietrasanta, se piantasse in su quest’altra ripa, che saranno pur li X et anche 12 braccia di largo; et poi si menasse la linea dalla dicta fontana et termino fino al mare, che l’acquisto se allarga sempre a guisa de girone, et dove la linea battesse dirimpeto a Motrone, piantar il termino mosso et contar quante braccia fusse lontano dal procincto del castello.

Et crediatemi che ogni altra via è periculosa, imperò che, pigliando la linea di Chiolaia, pigliaria tanto del sodo del Nichieto, che facilmente, andando le bestie a beverare, passariano le confine et sariano menate a Pietrasanta.

Et quando il sodo prefato vi paresse spacioso, sappiate che, crescendo il verno le acque, ne cuopren tanto che lle bestie a ffatica ci passaranno così; et se lla Signoria del Commissario dicesse voler reservare a Camaiore quanto la linea troncasse del dicto sodo et de Chiolaia, dico che chi non ha servato dui sententie et termini saldi mancho serverà cotal biscocha et transgressione. Per tanto iudico esser meglio, per la pace di questi populi, che la confine si termini dal mare al dicto fonte, come di sopra è dicto, con termini et fosse a dirittura, che partisseno absolutamente i territorii senza lassarvi scrupulo alcuno.

Et circa questo caramente vi prego vogliate affaticarve per la verità et per il dovere in servitio di Dio, et anche per amor mio. Et siate contento venirvene con mastro Donato a starvene un dì domesticamente meco, et bene valete. Ex abbatia Camaioris, XIII Aprilis 1518.Bonus frater Maximus Gratus prothonotarius et abbas.Al mio come caro fratello mastro Michelan(gno)lo. In Pietrasanta.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che per il momento vi saluta con questo scatto del trasporto del marmo su locomobile datato 1908, fatto sulla strada delle Gobbie. Appartiene agli archivi Henraux.

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Al mi babbo, da Roma

Arrivai a Roma per la prima volta il 25 luglio del 1496. Il cardinale Riario, vittima della truffa allestita da un antiquario poco onesto che aveva anticato un mio cupido dormiente, volle conoscermi. Ebbe così inizio sul serio la mia carriera artistica: se con il Bacco iniziai a farmi conoscere nell’ambiente dei grandi mecenati, con la Pietà Vaticana divenni lo scultore più ricercato e apprezzato del momento.

Vi riporto la prima lettera che scrissi da Roma a mio padre o perlomeno la più datata che sia stata rintracciata.

Roma, 1 luglio del 1497

Reverendissimo e charo padre,

non vi maravigliate che io non torni, perché io non ò potuto ancora achonciare e’ fatti mia col Cardinale, e partir no’ mi voglio se prima io non son sodisfatto e rremunerato della fatica mia; e con questi gra’ maestri bisogna andare adagio, perché non si possono sforzare.

Ma credo in ogni modo di questa settimana che viene essere sbrigato d’ogni cosa. Avisovi come fra Glionardo ritornò qua a rRoma, che dicie che gli era bisognato fuggire da Viterbo e che gli era statto tolto la cappa e voleva venire chostà; onde io gli detti un ducato d’oro che mi chiese per venire, e chredo che ‘1 dobiate sapere, perché debe esser giunto costà. Io non so che mi vi dire altro, perché sto sospeso e non so ancora come la s’andrà; ma presto spero esser da voi. Sano così spero di voi.

Raccomandatemi agli amici. Michelagniolo scultore in Roma. Domino Lodovicho Buonarroti in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Cavatori, cave e marmo

Sapete, sono stato il primo scultore nel corso della storia che i blocchi per le sue opere se li andava a cercare direttamente in cava. Iniziai a recarmi sul posto prima di metter mano alla Pietà Vaticana, con l’intento di trovare un bel concio di marmo presso le cave di Carrara del Polvaccio, poi proseguii per il resto della vita.

Mi capitò anche di trovare blocchi che facevano al caso mio a Firenze e a Roma, senza dover faticare tanto abbarbicato sulle Apuane, d’inverno al gelo e d’estate sotto l’inclemenza del sole come nel caso della Pietà Rondanini e del Bacco.

Il lavoro di cava era duro, durissimo e ha continuato a esserlo fino agli anni Sessanta. Poi arrivarono i camion, le ruspe e altre cose simili per alleviare la fatica agli uomini. il lavoro di cava oggi è più sopportabile di un tempo ma il pericolo rimane.

Vi propongo un video girato qualche anno fa da Francesco Tarabella che vi spiega per immagini cosa voglia dire lavorare nelle cave di marmo. Guardatevelo tutto per capire da dove arrivi il marmo lavorato dagli artisti ma soprattutto per avere un’idea di cosa ci sia dietro ogni singolo pezzetto di marmo che vedete in giro…già per arrivare sul posto di lavoro era un’impresa che necessitava una buona dose di energie, forza e pure di coraggio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Un video per raccontarvi il marmo ieri e oggi

Guardate qua cosa ho trovato in rete per voi: un bel video prodotto da Rai Storia che racconta la storia del marmo: dall’estrazione alla lavorazione di ieri e di oggi. Se non avete idea di cosa sia la vita di cava, di come venga lavorata una scultura e cosa voglia dire l’estrazione selvaggia e senza regole di oggi, questo video ve la spiegherà meglio di qualsiasi parola scritta o pronunciata.

Vangi, Mitoraj, De Hann e altri artisti vi racconteranno la loro esperienza, il loro lavoro fra Pietrasanta, Seravezza e Carrara. Buona visione

Il vostro Michelangelo Buonarroti