Cavatori, cave e marmo

Sapete, sono stato il primo scultore nel corso della storia che i blocchi per le sue opere se li andava a cercare direttamente in cava. Iniziai a recarmi sul posto prima di metter mano alla Pietà Vaticana, con l’intento di trovare un bel concio di marmo presso le cave di Carrara del Polvaccio, poi proseguii per il resto della vita.

Mi capitò anche di trovare blocchi che facevano al caso mio a Firenze e a Roma, senza dover faticare tanto abbarbicato sulle Apuane, d’inverno al gelo e d’estate sotto l’inclemenza del sole come nel caso della Pietà Rondanini e del Bacco.

Il lavoro di cava era duro, durissimo e ha continuato a esserlo fino agli anni Sessanta. Poi arrivarono i camion, le ruspe e altre cose simili per alleviare la fatica agli uomini. il lavoro di cava oggi è più sopportabile di un tempo ma il pericolo rimane.

Vi propongo un video girato qualche anno fa da Francesco Tarabella che vi spiega per immagini cosa voglia dire lavorare nelle cave di marmo. Guardatevelo tutto per capire da dove arrivi il marmo lavorato dagli artisti ma soprattutto per avere un’idea di cosa ci sia dietro ogni singolo pezzetto di marmo che vedete in giro…già per arrivare sul posto di lavoro era un’impresa che necessitava una buona dose di energie, forza e pure di coraggio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Un video per raccontarvi il marmo ieri e oggi

Guardate qua cosa ho trovato in rete per voi: un bel video prodotto da Rai Storia che racconta la storia del marmo: dall’estrazione alla lavorazione di ieri e di oggi. Se non avete idea di cosa sia la vita di cava, di come venga lavorata una scultura e cosa voglia dire l’estrazione selvaggia e senza regole di oggi, questo video ve la spiegherà meglio di qualsiasi parola scritta o pronunciata.

Vangi, Mitoraj, De Hann e altri artisti vi racconteranno la loro esperienza, il loro lavoro fra Pietrasanta, Seravezza e Carrara. Buona visione

Il vostro Michelangelo Buonarroti

C’è marmo e marmo

Oggi vi voglio parlare di marmi tanto per passar cinque minuti assieme a voi. Oh, una sorta di mini guida ma proprio mini, tanto per avere un’idea di quello che c’è in giro e per capire con che pietra vengano fatte di solito le sculture.

Il migliore marmo in assoluto per realizzare sculture è il bianco Statuario. Viene estratto sia nel bacino marmifero di Carrara che nelle cave presenti sul Monte Altissimo. Questa pietra così particolare e bella una colorazione bianca tendente all’avorio, non presenta venature e, se viene lavorato con spessori sottili, diviene traslucido. Ha una grana molto compatta che lo rende perfetto per la lavorazione con lo scalpello. Insomma, il materiale che più di altri ingolosisce gli scultori e che può essere modellato a proprio piacimento.

Non è semplice trovare filoni di bianco Statuario che spesso si nascondono fra i marmi venati. Lo Statuario più pregiato viene estratto nelle cave delle Cervaiole presenti sul monte Altissimo ma la quantità immessa sul mercato annualmente è irrisoria rispetto a quella estratta dai bacini marmiferi carrarini, molto più grandi.

Non sono tantissime le sculture realizzate in bianco Statuario proprio per la sua difficile reperibilità mentre sono molte di più quelle venute alla luce con lo Statuario venato. E’ sempre un marmo bianco di qualità eccellente che presenta delle sottili venature grigiastre. Per avere un’idea della quantità di bianco Statuario e di Statuario venato che viene estratto, vi posso dire che è solo il 5% di quanto viene estratto.

Se invece il fondo del marmo si avvicina molto all’avorio e le venature hanno una colorazione che varia dal giallo al grigio con striature talvolta moto evidente, si parla di marmo Calacatta. Se e venature sono disposte in reticolati o hanno forme assai particolari, siamo nella fascia degli Arabescati. Se invece il fondo è grigio scuro tendente al blu in alcuni casi, è Bardiglio. Il Calacatta, gli Arabescati e il Bardiglio sono marmi che non si adoperano mai per le sculture, salvo dovute eccezioni.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Ampi e desolati deserti nella testa

Scartabellando fra cataste di fogli e foglietti, m’è captato un libretto dimenticato da tempo in fondo a un baule e pure mezzo rosicato dai topi. L’ho aperto a caso e chissà, forse ho trovato quello che cercavo. Una frase di Seneca scritta parecchi secoli fa ma più attuale adesso di quando l’ha pensata e scritta….e ditemi se non ha ragione

Penso tra me e me quanti sono gli uomini che esercitano il corpo e quanto pochi quelli che esercitano la mente; quanta gente accorre a un passatempo inconsistente e vano, e che deserto intorno alle scienze; che animo debole hanno quegli atleti di cui ammiriamo i muscoli e le spalle.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le spalle del David con la fionda scheggiata

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Malfidato o scrupoloso?

Ero malfidato o scrupoloso? Sono sicuro che in molti di quelli che ebbero a che fare con me, non esiterebbero a mettermi sulla schiena un bel cartello con scritto sopra a lettere cubitali la parola malfidato. Eppure non lo fui o, perlomeno, non così tanto come vogliono farvi credere. Ero scrupoloso fino a sconfinare nell’ossessione, quello si. Lo considerate un difetto? Forse avete ragione ma alla fine ha prodotto le opere che voi guardate con tanta ammirazione.

Sapete, quando andavo a cercare di persona nelle cave i marmi migliori per realizzare le mie sculture, non lo facevo solamente perché ero pignolo. Avevo bisogno di vedere, toccare e controllare la qualità del blocco che mi sarebbe servito poi. Prima di spedire via mare i blocchi acquistati, li facevo sbozzare per evitare di trasportare del peso inutile.

La sbozzatura la seguivo da vicino: è una fase delicata che avrebbe potuto compromettere seriamente il lavoro. Colpi male assestati avrebbero potuto creare difetti che poi sarebbero venuti alla luce in un secondo momento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Un blocco per la Sagrestia Nuova

Il foglio che vedete a seguire appartiene alle collezioni del British Museum. Si tratta della raffigurazione di una misura di marmo che diedi a cavare nelle cave di Carrara. Il blocco mi sarebbe servito poi per scolpire uno dei protagonisti della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo, a Firenze.

Sul disegno del blocco riportai le misure che avrebbe dovuto avere e, sul lato più corto, tracciai i simboli con i quali identificavo ogni misura di marmo da me acquistata.

“Largo tre quarti, lungo braccia dua e mezo. Larga un braccio e un sesto”

La scritta che vedete sul lato destro invece non è di mano mia: la fece il mio pronipote Cosimo Buonarroti nel 1852 per certificare l’autenticità del foglio con tanto di sigillo apposto. “Si certifica da me infrascritto che questa misura di marmi è di mano del Gran Michelangiolo mio antenato. Li I Luglio 1852 C. Buonarroti”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le misure di marmo contenenti le sue sculture.

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A block for the New Sacristy

The drawing here above belongs to the collections of the British Museum. It  represents the measurements for a block of marble that I managed to get in the Carrara quarries. The block would then serve to carve one of the protagonists of the New Sacristy of the Basilica of San Lorenzo in Florence.

I wrote the measurements directly on a drawing of the block and on the shorter side, traced the symbols with which I always identified the blocks that I bought.

“Three-quarters deep, 2 and a half arms long & an arm and a siuxth deep”

The writing you see on the right side I did not write: my great-grandson Cosimo Buonarroti added it in 1852 to certify the authenticity of the sheet with a seal. “I certify myself that these marble measurements are from the hands of my ancestor the Grand Michelangiolo. July 1, 1852 C. Buonarroti”

Truly yours, Michelangelo Buonarroti and my marble measurments

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Una vita inquieta

Se mi conoscete solo sommariamente oppure amate le opere mie e desiderate approfondire ogni aspetto che mi riguarda, non perdete l’occasione di leggere il libro Michelangelo: una vita inquieta scritto da Antonio Forcellino.

È molto di più che una semplice biografia asettica e priva di passione: in ogni singola pagina l’autore propone dettagli importanti e temi talvolta non così noti al grande pubblico. Da quel lontano 6 marzo del 1475, anno 1474 fiorentino, in cui mi affacciai alla vita fino alla dipartita dal mondo terreno, Forcellino ripercorre tutta la mia esistenza raccontando nel dettaglio ogni singolo episodio che mi riguardò da molto vicino. Non manca la narrazione di eventi storici importanti fondamentali per comprendere perché feci alcune scelte invece di altre e per capire meglio le opere.

Fra le pagine della biografia trovano spazio le diatribe con altri personaggi noti del tempo, le descrizioni dettagliate di ogni commissione che mi venne affidata e aspetti della vita privata che vale la pena conoscere per meglio capire tormenti, passioni e smarrimenti.

Il difficile rapporto che avevo con mio padre che non faceva altro che chiedermi danari e quello con i miei fratelli, gli aspetti più spinosi del mio carattere sicuramente non remissivo, l’amicizia con Vittoria Colonna…la testardaggine, la mia propensione a non sottomettermi ai committenti, gli amici, la solitudine e il mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Ogni singolo fatto narrato è supportato da documenti menzionati poi uno a uno nelle note in coda al volume. Scoprirete i rocamboleschi ritrovamenti di alcune opere date per perdute, le vicende storiche che mi videro coinvolto in prima persona e potrete approfondire parte dell’immenso carteggio mio.

L’autore ha una capacità narrativa eccellente che rende appassionante e scorrevole la lettura. Riesce a rendere semplici da comprendere anche i concetti più complicati tenendo il lettore incollato fino all’ultima pagina quasi fosse un avvincente romanzo di avventura. In fondo cos’è la vita se non una meravigliosa e al contempo tremenda avventura?

Antonio Forcellino non solo è uno dei maggiori studiosi di arte rinascimentale europea e un grande conoscitore dell’arte mia, ma è anche un restauratore che ha messo mano sulle mie opere, alias la Tomba di Giulio II. A lui è dovuta la scoperta dello stravolgimento al quale sottoposi il Mosè e la paternità del Giulio II della Rovere giacente. Da oltre vent’anni sta studiando i rapporti che avevo con gli spirituali e le influenze che hanno avuto sulle opere d’arte che realizzai soprattutto negli ultimi decenni della vita.

Insomma, per concludere posso affermare che Michelangelo: una vita inquieta è una delle migliori biografie che abbia mai letto fino al momento e ve la consiglio spudoratamente, senza ritegno alcuno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue recensioni

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Michelangelo: una vita inquieta

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La man che ubbidisce all’intelletto

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
    Il mal ch’io fuggo, e ‘l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
    Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;
    se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ‘l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Nothing the best of artists can conceive
but lies, potential, in a block of stone,
superfluous matter round it. The hand alone
can free it that has intelligence for guide.
     The peril I’m running from, the good descried
in you, proud lovely lady—yes, heaven’s own!—
are virtual in yourself. I’m doomed, I groan:
art thwarting the very end it longs to have.
     Not love, then, and not your beauty, your famous name,
disdain or marble mien, fate high or low,
is the cause I languish long here, hold my breath.
     If mercy and doom in your heart attend, then blame

my feeble wit: though the two affect me so,
it can realize the one only. And that’s death

Yours Michelangelo Buonarroti

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L’opera della fama mai vista dal committente

La prima opera che per prima mi portò alla ribalta fu la Pietà Vaticana, commissionatami dal cardinale francese di Santa Sabina Jean Bilhéres de Lagraulas per la decorazione della cappella di Santa Petronilla.

Oggi quella cappella non esiste più. Si trovava nella vecchia basilica costantiniana di San Pietro, ovvero quella che venne demolita per realizzare la nuova Basilica per volere di papa Giulio II della Rovere.

Il cardinale versò sul mio conto un anticipo di 133 e 1/3 di fiorini di Reno affinché andassi a cercarmi a Carrara il migliore marmo anche se il contratto vero e proprio lo stipulai il 27 agosto del 1498.

Sovrintesi direttamente all’estrazione del blocco di marmo e, benché non fosse statuario, era di qualità eccellente. Per evitare di far trasportare del peso inutile fino a Roma, molto probabilmente lo sbozzai sul posto prima di imbarcarlo su un bastimento alla volta della città eterna.

Sapete che il committente mai vide l’opera finita? Morì prima che ultimassi il lavoro. chissà se da lassù, dando uno sguardo verso il basso, rimase soddisfatto di ciò che avevo creato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

Prima di salutarvi voglio aggiungere una nota. Per evitare di cercare fra i miei volumi come si scriveva esattamente il cognome del cardinale francese per inserirlo in questo post, ho cercato su Wikipedia nella pagina dedicata alla Pietà Vaticana. Era meglio se non c’andavo però: ho letto qualche inesattezza e quelle pazienza, ci possono anche stare. La cosa che mi fa un po’ girar le scatole è che qualcuno ha corretto il testo esatto che c’era prima per inserire un dato totalmente falsato. Ebbene, i marmi per la Pietà li cercai sulle cave di Carrara e non certo sul Monte Altissimo che sta dalla parte di Seravezza. Nelle cave di Seravezza mi obbligò ad andarci un altro papa, in un altro anno e addirittura in un altro secolo. Quelle cave mi portarono solo patimenti, fatiche inenarrabili ed ebbi a che fare molto da vicino con la morte. Riuscii a far estrarre integre solo cinque colonne destinate alla facciata del San Lorenzo a Firenze ma di quelle solo una arrivò sana a Firenze quando oramai il progetto era saltato.

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Il Prigione che si Ridesta

Stamani, mentre stavo cercando di fare un po’ d’ordine fra gli appunti per poter cominciare a lavorare a un nuovo progetto editoriale, mi son reso conto che fino a questo momento non vi ho parlato in maniera esaustiva del Prigione che si Ridesta. È uno dei quattro prigioni che da diversi decenni si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze, dopo aver trascorso secoli all’interno della Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli.

La figura è tutta in tensione e sembra volersi liberare dal blocco di marmo che la trattiene. Iniziai a scalfire il blocco partendo da uno spigolo poichè l’opera finita avrebbe dovuto occupare una posizione angolare della grandiosa tomba di papa Giulio II.

Mi piace assai ciò che Bonsanti scrisse in merito all’atteggiamento del Prigione che si Ridesta: “lotta violentemente contro il sonno per raggiungere la consapevolezza“. Il sonno alla fine dei conti può avere differenti letture: il Prigione sarà durante una fase di non conoscenza oppure semplicemente tenterà di cedere alle braccia di Morfeo per sottrarsi a un incombete tragedia? Entrambe le interpretazioni sono plausibili. ù

I Prigioni bisogna osservarli tenendo presente l’ottica con la quale li avevo ideati: la raffigurazione della rovina dei saperi del mondo con la morte del pontefice.

Il Prigione che si Ridesta si trovava nel mio studio fiorentino di via Mozza quando lasciai la città definitivamente alla volta di Roma, nel 1534. Dopo la morte, il mi nipote Lionardo cedette quest’opera, assieme agli altri tre prigioni di Firenze e alla Vittoria, al duca Cosimo de’ Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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The awakening prisoner

This morning, while I was trying to edit a few of my letters so that I could start working on a new publishing project, I realized that I’ve ner taken the time to discuss my Awakening Prisoner. It is one of the four prisoners that is located in the Galleria dell’Accademia in Florence.  For centuries it was located in the Grotta del Buontalenti in the Boboli Gardens.

The image of the prisoner is quite tense and seems to want to brake away from the marble that holds it in. I began to work on the block of marble starting on its edges because the finished piece of art was supposed to be placed in a corner of the immense tomb for Pope Julius II.

I truly like what Bonsanti wrote about the attitude of my Awakening Prisoner: “he’s violently struggling not to fall asleep in order to achieve awareness.” One can interpret this “falling asleep” in different ways: maybe the Prisoner is in a non conscious phase of sleep or could he be simply trying to give himself up to Morpheus to escape an unfaithful tragedy? Both interpretations are valid.

These Prisoners must be observed keeping in mind how I had intended to have them be seen: the representation of the end of the world’s knowledge due to the eventual death of the pontiff.

The Awakening Prisoner was in my Florentine studio in Via Mozza when I permanently the city toward Rome, in 1534. After the Pope’s death, my nephew Lionardo gave this Prisoner as well as the other 3 that are in Florence as well as the statue of Victory, to Duke Cosimo de ‘Medici.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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