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Intimorivo anche i papi

Che non avessi un grande tatto è cosa nota come è noto non fossi amato per le doti diplomatiche che non possedevo. Meno noto è invece il fatto che infondevo un sentimento di paura anche nei papi.

Dopo la morte prematura di Raffaello avvenuta il 6 aprile del 1520, Sebastiano del Piombo che al tempo ancora era amico mio, cominciò a sperare di poter avere la possibilità di portare a termine alcuni suoi lavori che aveva già cominciato in Vaticano.

Sala di Costantino, foto Musei Vaticani
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In particolare voleva metter mano alle decorazioni della Sala di Costantino e pretendeva lo raccomandassi al cardinale Giulio de’ Medici, futuro papa Clemente VII. In quel momento Giulio de’ Medici si trovava a Firenze dove fra l’altro ero anch’io, impelagato nel progetto della facciata del San Lorenzo.

Sebastiano aveva il vizio di chiedermi continuamente favori: già l’aveva fatto anni prima con la Resurrezione di Lazzaro. Ancora non aveva ricevuto il pagamento che gli si spettava e mi chiese che in virtù della mia autorevolezza, di chiedere quei soldi al committente.

La Resurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo
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In una lettera in cui mi chiedeva l’ennesima intercessione che mi scrisse il 27 ottobre del 1520, Sebastiano fece riferimento al rapporto che avevo con il papa di allora: Clemente VII. Certo lo conoscevo assai bene tanto che da ragazzi s’era stati tutti e due a desinare alla corte di Lorenzo il Magnifico che altro non era che suo zio.

Nelle poche righe estratte da quella lunga lettera si capisce bene quanto timore potessi incutere anche in lui, il papa solo di qualche anno più giovane di me.

“Io so in che conto vi tien el Papa, et quando parla de vui par rasoni de un suo fratello, quassi con le lacrime algli occhii; perchè m’ha decto a me vui sette nutriti insiemi, et dimostra conoscervi et amarvi, ma facte paura a ognuno, insino a’ papi!”

Il ritratto che mi fece Daniele da Volterra nel 1544. The Metropolitan Museum of Art, New York
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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

I also intimidated the popes

It is well known that I did not have a great tact, as it is known that I was not loved for the diplomatic skills that I did not possess. Less well known is the fact that I instilled a feeling of fear even in the popes.

After Raphael’s untimely death on April 6, 1520, Sebastiano del Piombo, who was still my friend at the time, began to hope to be able to complete some of his works that he had already started in the Vatican.

In particular, he wanted to put his hand to the decorations of the Sala di Costantino and demanded that I recommend him to Cardinal Giulio de ‘Medici, the future Pope Clement VII. At that moment Giulio de ‘Medici was in Florence where, among other things, I was also involved in the design of the facade of the San Lorenzo.

Sebastiano had the habit of constantly asking me for favors: he had already done so years before with the Resurrection of Lazarus. He still had not received the payment he was due and he asked me that by virtue of my authority, to ask the client for that money

In a letter in which he asked me for the umpteenth intercession that he wrote to me on October 27, 1520, Sebastiano referred to the relationship I had with the pope of the time: Clement VII. Of course I knew him very well, so much so that as boys they had both been to dinner at the court of Lorenzo the Magnificent who was none other than his uncle.

In the few lines extracted from that long letter it is clear how much fear I could inspire in him too, the pope only a few years younger than me.

“I know how much consideration the Pope has of you. When he talks about you he seems to be talking about a brother of him, almost with tears in his eyes. He told me that you fed together and he shows that he knows and loves you, but you scare everyone, even the popes! “

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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