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Battaglia di Cascina: la scelta del soggetto fuori dal comune

La realizzazione del grande affresco della Battaglia di Cascina mi fu commissionata fra l’agosto e il settembre del 1504 dal gonfaloniere della Repubblica Fiorentina Pier Soderini.

Voleva mi mettessi al lavoro per raffigurare sulla parete Est della Sala del Gran Consiglio la vittoria dell’armata fiorentina sulle truppe pisane, avvenuta a Cascina il 28 luglio del 1364.

La copia della parte centrale della Battaglia di Cascina eseguita da Aristotile da Sangallo nel 1542, Holkham Hall di Norfolk
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I pisani in quello scontro subirono danni notevoli e persero un numero importante di uomini. A me però non m’andava di mostrare le budella all’aria dei nemici e mostrare tutto quel sangue versato. Che senso avrebbe avuto qualcosa di così truce affrescato nella sala più importante del Palazzo della Signoria?

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Il tema doveva per forza di cose essere attinente a quello scontro ma preferii di gran lunga spostare l’attenzione dallo scontro fra le due parti per rivolgerlo verso il momento in cui le truppe fiorentine s’erano decise a darsi una rinfrescata in Arno.

Vi immaginate il caldo che faceva a luglio e i soldati che sudavano anche l’anima sotto le corazze? Così quegli uomini iniziarono a spogliarsi e a mettersi a mollo per cercare un po’ di refrigerio in quella torrida estate.

Dopo poco però arrivò di corsa Manno Donati, uno dei combattenti più in vista gridando “Siamo perduti!”. Quello è il momento che scelsi di rappresentare, fra il drammatico e il farsesco.

Un mio studio per la Battaglia di Cascina
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I soldati colti di sorpresa uscirono dall’acqua e iniziarono rapidamente a rivestirsi. Avete presente quando uscite dalla doccia e provate a mettervi i pantaloni con le gambe asciutte ma umide? Ecco, è una roba assai complicata. Immaginatevi questi poveri soldati disarmati e con il nemico che sta arrivando che provano a infilarsi calzamaglie varie e l’armatura senza aver avuto il tempo di asciugarsi.

Quel contorcersi di corpi che escono dall’acqua e tentano goffamente di rivestirsi fu per me un momento straordinario da rappresentare. Non solo a dimensione più umana dei vari sbudellamenti in battaglia ma anche perfetto per dipingere i corpi in tutti gli atteggiamenti possibili.

Nemmeno mi preoccupai di pensare di mettere sullo sfondo le truppe pisane in arrivo: era chiaro che i soldati in primo piano avessero fretta di indossare le armature e riprendere in mano le armi per combattere i nemici in procinto di arrivare.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Battle of Cascina: the choice of the subject out of the ordinary

The realization of the large fresco of the Battle of Cascina was commissioned to me between August and September 1504 by the gonfalonier of the Florentine Republic Pier Soderini.

He wanted me to get to work to depict on the east wall of the Sala del Gran Consiglio the victory of the Florentine army over the Pisan troops, which took place in Cascina on July 28, 1364.

The Pisans in that clash suffered considerable damage and lost an important number of men. But I didn’t want to show the guts to the air of the enemies and show all that shed blood. What sense would something so grim frescoed in the most important room of the Palazzo della Signoria have had?

The theme had to necessarily be related to that clash but I much preferred to shift attention from the clash between the two sides to turn it towards the moment when the Florentine troops had decided to freshen up in the Arno.

Can you imagine the heat it was in July and the soldiers sweating their souls under their armor? So those men began to undress and soak to find some refreshment in that hot summer.

After a while, however, Manno Donati came running, one of the most prominent fighters shouting “We are lost!”. That is the moment I chose to represent, between the dramatic and the farcical.

The soldiers taken by surprise came out of the water and quickly began to get dressed. You know when you come out of the shower and try to put on your pants with dry but wet legs? Here, it’s a very complicated stuff. Imagine these poor unarmed soldiers and the enemy who is arriving trying to put on various tights and armor without having had time to dry.

That writhing of bodies coming out of the water and awkwardly trying to get dressed was an extraordinary moment for me to represent. Not only in a more human dimension of the various guts in battle but also perfect for painting bodies in all possible attitudes.

I didn’t even bother to think about putting the incoming Pisan troops in the background: it was clear that the soldiers in the foreground were in a hurry to put on their armor and pick up their weapons again to fight the approaching enemies.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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