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La Battaglia di Cascina: la storia dei cartoni

Fra l’agosto e il settembre del 1504, il gonfaloniere della Repubblica Fiorentina Soderini, mi affidò la realizzazione di un grande affresco per ricordare la  battaglia che Firenze vinse contro Pisa nel 1364, combattuta in quel di Cascina.

Messer Galeotto Malatesta capitano de’ Fiorentini, movendo la notte dinanzi campo Peccioli, la mattina s’accampò ne’ borghi di Cascina presso Pisa e infra il giorno per lo smisurato caldo le tre parti e più dell’oste si bagnava in Arno, quale si sciorinava al meriggio, e chi disarmandosi e in altro modo prendea rinfrescamento“, scrisse Filippo Villani ricordando quei fatti nel libro della Cronica.

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Il mio compito sarebbe stato quello di affrescare la parete della sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio e il lavoro finito avrebbe avuto una larghezza di 17 metri per un’altezza di 7 metri. Tanto per mettere un po’ di pace fra me e Leonardo da Vinci, Soderini decise che la parete dinnanzi avrebbe dovuto affrescarla proprio lui, con la battaglia di Anghiari.

Soderini affidò a noi il lavoro perché ben conosceva il nostro astio reciproco e sapeva che ci saremmo sfidati cercando, ciascuno a suo modo, di dare il meglio creando composizioni fino al momento mai viste. Stendhal si immaginò la scena “il genio ardente dello scultore affrontava le difficoltà con una sorta di furia che piaceva agli amatori; essi preferivano Michelangelo che lavorava svelto, a Leonardo che prometteva sempre“.

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Leonardo al tempo aveva già una cinquantina d’anni mentre io ne avevo solo venticinque ma ero già un artista affermato.

Dopo aver eseguito vari studi, mi misi a lavorare al cartone per lo spolvero all’interno dello Spedale dei Tintori a Sant’Onofrio. Fu proprio Pier Soderini a offrirmi quel posto per lavorare assieme a un alloggio e a un salario mensile. Non consentii a nessuno di accedere al laboratorio durante la realizzazione dei cartoni.

Appena però li terminai, vennero esposti in pubblico nel salone di Palazzo Vecchio che oggi chiamate de’ Cinquecento. Successivamente furono messi in mostra presso il convento di Santa Maria Novella, nella sala del Papa.

Furono acclamati da tutti tanto che, poco dopo, il Duca di Nemours li volle esporre anche presso Palazzo Medici, in via Riccardi. Proprio dentro Palazzo Medici vennero studiati a lungo da artisti contemporanei come Pierin del Vaga, Ridolfo Ghirlandaio, il Rosso Fiorentino, Raffaello Sanzio, Francesco Granacci e molti altri ancora.

Volle studiarsi bene il mio lavoro anche il Bandinelli che per tutto il corso della sua vita tentò di superarmi in bravura ma non aveva né un centesimo del mio talento né un decimo delle mie conoscenze. Si narra che il Bandinelli fosse riuscito a ottenere una copia della chiave della stanza per potervi accedere a studiare e a copiare i miei cartoni in completa solitudine, per non essere infastidito da alcuno.

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Poi ci fu il Perugino che i cartoni li volle vedere ma poi scappò scandalizzato per tutti quei corpi nudi. Non riuscii a trattenermi e lo insultai pesantemente così ci ritrovammo entrambi dinnanzi al tribunale degli Otto che dopo un dibattimento assai lungo diede ragione a me. Il Cellini invece descrisse il cartone come “il meraviglioso cartone, scuola del mondo“.

La sorte volle che quell’affresco non vide mai la luce. Leonardo iniziò ad affrescare la parete sua ma per seri problemi tecnici dovuti a un’azzardata sperimentazione di una tecnica da lui mesa a punto, dovette abbandonare il lavoro in corso d’opera.

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Nel 1512 Pier Soderini fu deposto e senza perder tempo, quel filibustiere del Bandinelli approfittò del caos che regnava in città pere rubare i cartoni e li ripartì in un gran numero di pezzi.

Probabilmente lo fece per invidia, per evitare che altri potessero studiarli o forse per ridare un po’ di luce a Leonardo che poco a poco stavo oscurando soprattutto in quel di Firenze.

Alcuni pezzi dei cartoni giunsero fino a Mantova  presso Umberto Strozzi. In una lettera datata 12 novembre 1575, l’ambasciatore di Francesco I dei Medici, Guglielmo Sangalletti, espresse il desiderio di acquistarli.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi cartoni perduti.

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