Posto vacante in Piazza della Signoria

Questa foto che vedete me l’ha spedita Giorgio Lamberto qualche giorno fa. La conoscevo  già: sapete, di scatti dell’epoca non ce ne sono molti in giro. Da qualche parte me l’ero pure salvata ma, fra tutte le foto ammucchiate alla rinfusa che c’ho, trovarla non sarebbe stato semplice.

In primo piano c’è un’opera che tanto amo:  il Perseo del Cellini ma è il secondo piano a destare il maggior interesse in questo caso. Il posto del David è vacante: già era partito alla volta della Galleria dell’Accademia.

Lo scatto può essere datato fra l’agosto del 1873 e il 1910, quando finalmente sul’arengario di Palazzo Vecchio venne posizionata la copia scolpita da Arrighetti.

Insomma, una foto preziosa che testimonia un’epoca passata anteriore all’avvento delle due Guerre Mondiali.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Ha ‘l pianto e ‘l riso in una voglia sola

Nuovo piacere e di maggiore stima
veder l’ardite capre sopr’un sasso
montar, pascendo or questa or quella cima,
e ‘l mastro lor, con aspre note, al basso,
sfogare el cor colla suo rozza rima,
sonando or fermo, e or con lento passo,
e la suo vaga, che ha ‘l cor di ferro,
star co’ porci, in contegno, sott’un cerro;
    quant’è veder ‘n un eminente loco
e di pagli’ e di terra el loro ospizio:
chi ingombra ‘l desco e chi fa fora ‘l foco,
sott’a quel faggio ch’è più lor propizio;
chi ingrassa e gratta ‘l porco, e prende gioco,
chi doma ‘l ciuco col basto primizio;
el vecchio gode e fa poche parole,
fuor dell’uscio a sedere, e stassi al sole.
    Di fuor dentro si vede quel che hanno:
pace sanza oro e sanza sete alcuna.
    El giorno c’a solcare i colli vanno,
contar puo’ lor ricchezze ad una ad una.
    Non han serrami e non temon di danno;
lascion la casa aperta alla fortuna;
po’, doppo l’opra, lieti el sonno tentano;
sazi di ghiande, in sul fien s’adormentano.
    L’invidia non ha loco in questo stato;
la superbia se stessa si divora.
    Avide son di qualche verde prato,
o di quell’erba che più bella infiora.
    Il lor sommo tesoro è uno arato,
e ‘l bomero è la gemma che gli onora;
un paio di ceste è la credenza loro,
e le pale e le zappe e’ vasi d’oro.
    O avarizia cieca, o bassi ingegni,
che disusate ‘l ben della natura!
    Cercando l’or, le terre e ‘ ricchi regni,
vostre imprese superbia ha forte e dura.
    L’accidia, la lussuria par v’insegni;
l’invidia ‘l mal d’altrui provvede e cura:
non vi scorgete, in insaziabil foco,
che ‘l tempo è breve e ‘l necessario è poco.
    Color c’anticamente, al secol vecchio,
si trasser fame e sete d’acqua e ghiande
vi sieno esemplo, scorta, lume e specchio,
e freno alle delizie, alle vivande.
    Porgete al mie parlare un po’ l’orecchio:
colui che ‘l mondo impera, e ch’è sì grande,
ancor disidra, e non ha pace poi;
e ‘l villanel la gode co’ suo buoi.
    D’oro e di gemme, e spaventata in vista,
adorna, la Ricchezza va pensando;
ogni vento, ogni pioggia la contrista,
e gli agùri e ‘ prodigi va notando.
    La lieta Povertà, fuggendo, acquista
ogni tesor, né pensa come o quando;
secur ne’ boschi, in panni rozzi e bigi,
fuor d’obrighi, di cure e di letigi.
    L’avere e ‘l dar, l’usanze streme e strane,
el meglio e ‘l peggio, e le cime dell’arte
al villanel son tutte cose piane,
e l’erba e l’acqua e ‘l latte è la sua parte;
e ‘l cantar rozzo, e ‘ calli delle mane,
è ‘l dieci e ‘l cento e ‘ conti e lo suo carte
dell’usura che ‘n terra surger vede;
e senza affanno alla fortuna cede.
    Onora e ama e teme e prega Dio
pe’ pascol, per l’armento e pel lavoro,
con fede, con ispeme e con desio,
per la gravida vacca e pel bel toro.
    El Dubbio, el Forse, el Come, el Perché rio
no ‘l può ma’ far, ché non istà fra loro:
se con semplice fede adora e prega
Iddio e ‘l ciel, l’un lega e l’altro piega.
    El Dubbio armato e zoppo si figura,
e va saltando come la locuste,
tremando d’ogni tempo per natura,
qual suole al vento far canna paluste.
    El Perché è magro, e ‘ntorn’alla cintura
ha molte chiave, e non son tanto giuste,
c’agugina gl’ingegni della porta,
e va di notte, e ‘l buio è la suo scorta.
    El Come e ‘l Forse son parenti stretti,
e son giganti di sì grande altezza,
c’al sol andar ciascun par si diletti,
e ciechi fur per mirar suo chiarezza;
e quello alle città co’ fieri petti
tengon, per tutto adombran lor bellezza;
e van per vie fra sassi erte e distorte,
tentando colle man qual istà forte.
    Povero e nudo e sol se ne va ‘l Vero,
che fra la gente umìle ha gran valore:
un occhio ha sol, qual è lucente e mero,
e ‘l corpo ha d’oro, e d’adamante ‘l core;
e negli affanni cresce e fassi altero,
e ‘n mille luoghi nasce, se ‘n un muore;
di fuor verdeggia sì come smeraldo,
e sta co’ suo fedel costante e saldo.
    Cogli occhi onesti e bassi in ver’ la terra,
vestito d’oro e di vari ricami,
il Falso va, c’a’ iusti sol fa guerra;
ipocrito, di fuor par c’ognuno ami;
perch’è di ghiaccio, al sol si cuopre e serra;
sempre sta ‘n corte, e par che l’ombra brami;
e ha per suo sostegno e compagnia
la Fraude, la Discordia e la Bugia.
    L’Adulazion v’è poi, ch’è pien d’affanni,
giovane destra e di bella persona;
di più color coperta di più panni,
che ‘l cielo a primavera a’ fior non dona:
ottien ciò che la vuol con dolci inganni,
e sol di quel che piace altrui ragiona;
ha ‘l pianto e ‘l riso in una voglia sola;
cogli occhi adora, e con le mani invola.
    Non è sol madre in corte all’opre orrende,
ma è lor balia ancora, e col suo latte
le cresce, l’aümenta e le difende.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con il suo poetare

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Se ‘l foco fusse alla bellezza equale

Se ‘l foco fusse alla bellezza equale
degli occhi vostri, che da que’ si parte,
non avrie ‘l mondo sì gelata parte
che non ardessi com’acceso strale.
    Ma ‘l ciel, pietoso d’ogni nostro male,
a noi d’ogni beltà, che ‘n voi comparte,
la visiva virtù toglie e diparte
per tranquillar la vita aspr’e mortale.
    Non è par dunche il foco alla beltate,
ché sol di quel s’infiamma e s’innamora
altri del bel del ciel, ch’è da lui inteso.
    Così n’avvien, signore, in questa etate:
se non vi par per voi ch’i’ arda e mora,
poca capacità m’ha poco acceso.

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Copie e riproduzioni del mio David

Ma quante saranno le copie e le riproduzioni del mio David nel mondo? Non ne ho idea…se risulta non così complicato fare il conto delle copie presenti nei musei o all’aperto a grandezza naturale, conteggiare le riproduzioni è proprio impossibile.

Ci sono le statuine di gesso vendute come grotteschi souvenir ai turisti che si trovano sulle bancarelle di tutt’Italia e ci sono quelle un po’ più pregiate in marmo bianco di ogni dimensione dedicate a un pubblico un po’ più attento o talvolta solo più facoltoso.

Alcune statuette son fatte bene, altre benino ma qualcuna è decisamente inguardabile, talmente brutte e strambe da sembrare caricature.

Certo che la scultura che sta sostituendo il David originale in Piazza della Signoria è fatta bene! Talmente bene che in parecchi la scambiano per la mia opera. Mi capita spesso di vedere anche su siti abbastanza dettagli della copia che vengono attribuiti a me. A volte glie lo faccio notare e cambiano immagine, altri la didascalia e altri ancora mi mandano a quel paese. In fondo che c’entro io? Che c’entro io se mi attribuiscono roba non mia? Valli a capire.

Il vostro Michelangelo Buonarroti e la copia del suo David in Piazza della Signoria a Firenze

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Firenze e la mia Vittoria nel Salone dei Cinquecento

Nel Salone dei Cinquecento all’interno di Palazzo Vecchio c’è una delle mie opere scultoree non finite: il Genio della Vittoria. Il Salone dei Cinquecento è imponente, maestoso e rende bene l’idea di quanto fosse potente Firenze quando venne costruito.

La sala ha una lunghezza complessiva di 54 metri per una larghezza di 23 e un’altezza di 18 metri. A distanza di secoli dalla sua progettazione continua ad essere la sala più grande all’interno della quale ancora si gestisce il potere civile.

Il complesso della Vittoria si trova lì dentro. A dire il vero era una di quelle sculture che avrei dovuto collocare nel complesso monumentale della Tomba di Giulio II ma le cose andarono diversamente. Guardate il capo del ragazzo: è cinto da una corona di foglie in riferimento proprio al cognome del tremendissimo Papa.

E’ la vittoria del giovane che avanza sull’età che passa e se ne va. Alcuni ci vedono dentro anche la mia smisurata passione nei confronti di Tommaso de’ Cavalieri. Vi lascio liberi di vedere quest’opera con i vostri occhi: ciascuno può vederci dentro una lettura totalmente personale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che dice sempre arte solo all’arte

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Lettera al mi’ fratello Buonarroto

Stasera vi voglio regalare una lettera che scrissi al mi’ fratello a Firenze mentre ero a Roma. Vi do’ la buonanotte così, ricordando i cartoni che disegnai per decorare il Salone de’ Cinquecento a Palazzo Vecchio.

Roma 2 Luglio 1508

Buonarroto,

l’aportatore di questa sarà uno giovine spagnuolo, il quale viene chostà per imparare a dipigniere, e àmmi richiesto che io gli facci vedere el mio chartone che io chominciai alla Sala; però fa’ che ctu gli facci aver le chiave a ogni modo, e sse tu puoi aiutarlo di niente, fallo per mio amore, perché è buono giovane.

Giovan Simone si sta qua, e questa sectimana passata è stato amalato, che non m’à dato pichola passione oltre a quelle che i’ ò; pure ora sta assai bene.

Chredo si tornerà presto chostà, se farà a mio modo, perché l’aria di qua non mi pare facci per lui. Rachomandami a cTomaso chomandatore e all’araudo.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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A dì dua di luglio.Michelagniolo in Roma.Rachomandami a Giovanni da rRichasoliA Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze.

La disputa per la collocazione del David

E oggi vi racconto qualche dettaglio in più relativo al dibattito che si fece a Firenze nei primi anni del Cinquecento per trovare un giusto posizionamento al mio David.

Il 16 agosto del 1501 L’Opera del Duomo di Firenze mi commissionò il David. L’intenzione iniziale era quella di ubicarlo in uno dei contrafforti esterni posizionati attorno all’abside di Santa Maria del Fiore.

Mano a mano che andavo avanti con il lavoro, chi orbitava attorno al mondo dell’arte desiderava dire la sua opinione in merito al suo posizionamento. La Signoria tanto apprezzo quel colosso che volle eleggerlo a simbolo della città liberata dalla tirannia dei Medici.

Per evitare inutili discussioni fu istituita una commissione apposita con il compito di stabilire quale fosse il luogo più idoneo a ospitare il David. Questo gruppo era formato dagli artisti più in vista del tempo come Simone del Pollaiolo, Davide Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Giuliano e Antonio da San Gallo, Leonardo da Vinci, Andrea Sansovino e Pietro Perugino.

Leonardo avrebbe voluto metterlo sotto la Loggia dei Lanzi: la scusa era quella di ripararlo dagli agenti atmosferici ma in realtà son sicuro volesse decentrarlo dall’attenzione di tutti. Era geloso di un’opera così grandiosa, lui non avrebbe saputo far niente di paragonabile al mio colosso.

Dopo accesi dibattiti e opinioni contrapposte si arrivò a stabilire che il David dovesse essere sistemato dinnanzi all’entrata principale di Palazzo Vecchio dove oggi potete ammirare una sua copia a grandezza reale.

Per motivi conservativi il David, quello vero, è stato spostato all’interno della Galleria dell’Accademia e da molti anni risiede nell’abside ideata appositamente per lui al riparo da pioggia, vento e sporcizia.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per stamani vi saluta e abbraccia uno ad uno tutti quelli che oggi faranno la fila per andare a vedere proprio il David.

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Grandinata storica su Firenze

io una grandinata così su Firenze non l’ho mai vista. Eppure di anni ne ho parecchi ma da quando son nato a oggi non avevo ancora assistito a una devastazione del genere per colpa della grandine.

L’altro giorno, per la precisione il 19 Settembre 2014, c’era sopra la città un cielo nero che faceva spavento. Mi son preso un ombrello qui in Santa Croce che nemmeno era mio ( penso fosse del Canova, ma tanto a lu’ non gli serviva) e mi sono addentrato per le strade fino a raggiungere la zona dell’Oltrarno. Avevo voglia di andarmene a trovare un po’ di pace nel Giardino di Boboli. Certo, lo so… la giornata non era propizia ma tanto son morto, che mi doveva succedere ancora?

Maremma bona. Saranno state le dieci o poco più quando Firenze s’è ritrovata sotto una grandinata così turbolenta che pareva d’essere ritornati ai tempi di Mosè col suo diluvio universale. In dieci minuti la città è stata messa sotto sopra. C’ stato un fuggi fuggi generale e alla fine della tempesta i feriti sono stati un centinaio.

Negozi allagati, strade bianche che pareva avesse nevicato una giornata sana e palazzi storici con danni seri da riparare.

Io non sapevo da che parte scappare e alla fine dell’uragano, il giardino di Boboli pareva un cimitero d’alberi da tanti che ce n’erano in terra. Altri danni piuttosto rilevanti si sono registrati alla Galleria degli Uffizi, alla Galleria dell’Accademia, Palazzo Vecchio, Santa Croce, Biblioteca nazionale, Sagrestia Vecchia di san Lorenzo, Museo di San Marco e al cimitero monumentale degli inglesi.

Infiltrazioni d’acqua hanno rovinato molti volumi che sarà necessario sottoporre a un dispendioso restauro d’urgenza mentre sono tanti i vetri rotti da riparare o sostituire.

Addirittura è stata scoperchiata una scuola elementare ed è stato ordinato il suo sgombero immediato.

Insomma, a Firenze l’altro giorno ci pareva il finimondo e i vigneti che si trovano nei dintorni della città hanno subito un danno pari a 20milioni di euro secondo le prime stime effettuate da Confagricoltura.

Il sindaco Dario Nardella era bianco come un cencio e non sapeva più da che parte rigirarsi e la sovrintendente del Polo Museale Firentino Cristina Acidini era allibita per quanto stava accadendo sotto i suoi occhi.

Adesso non rimane che rimboccarsi le maniche e leccarsi le ferite sperando che per i prossimi secoli non accada più niente di simile.

Il vostro Michelangelo Buonarroti preoccupato più che mai mentre guarda nuove nuvole arrivare sopra Firenze.

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Ridatemi martello e scalpello

Vorrei poter tornare a scolpire per portare a termine almeno uno di quei tanti progetti che lasciai a metà. Magari potessi sostituire quell’Ercole e Caco che sembra scolpito da un fanciullo. Quale? Avete presente Piazza della Signoria e quella scultura posizionata sulla destra dell’ingresso di Palazzo Vecchio? Il mio progetto era assai migliore ma realizzai solo un bozzetto che tutt’oggi potete andarvi a vedere a Casa Buonarroti. Il Bandinelli ha fatto del suo meglio…il chè è l’è tutto un dire. Meglio di così non gl’è venuto ma non si pole guardare! Anche la copia del mio David s’imbruttisce con una cosa del genere vicino.

Baccio conosceva l’anatomia del corpo umano per sentito dire ma i risultati di questa sua leggerezza si vede eccome!

Tuttavia è sempre meglio la più brutta e scalcinata opera sua che uno di quei cosi moderni fatti poi col trapano elettrico, seghe circolari e robot.

Vorrei tornare a scolpire per dimostrare a quelli che si dan tante arie e si vogliono far chiamare da tutti scultori cosa sia veramente quest’arte fatta di fatica, sudore, talento e uno studio senza sosta che dura tutta la vita.

Datemi un martello, uno scalpello, una raspa o una gradina e un blocco del più bel marmo di Carrara che riuscite a trovare. Decidete pure il soggetto se vi fa piacere e il resto lasciatelo fare a me: vi stupirò ancora una volta e senza effetti speciali.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che non ha mai smesso di sognare e di perfezionare il suo modo di scolpire, dipingere e architettare.

Sculptures of David and Hercules killing Cacus. Florence. Italy

David finto, Ercole vero

Vi do’ il buongiorno dalla mia Firenze che da meno di un’ora ha iniziato poco a poco a ridestarsi. Di turisti in giro ancora ce ne sono pochi ma prima delle nove invaderanno le strade alla ricerca delle opere più belle da vedere. Oh, ricordatevi che il David in Piazza della Signoria è una copia! A volte mi fermo davanti a Palazzo Vecchio e non son pochi quelli che a bocca aperta rimangono imbambolati davanti al fac-simile del mio David. Ma non lo vedete che non è il mio? Non vi sembra strano che ai suoi piedi non ci sia una moltitudine di persone?

Quello vero è riparato all’interno della Tribuna della Galleria dell’Accademia, in via Ricasoli, assieme ad alcuni prigioni, alla pietà Palestrina e al San Matteo. Lì si che dovrete are una bella coda per accedervi, altro che storie. 

Invee, l’Ercole e Caco che si trovano dalla parte opposta del David, dinnanzi a Palazzo Vecchio è l’opera autentica scolpita da Baccio Bandinelli. Piuttosto che la copia della mia scultura, guardate quella del Bandinelli… antipatico come pochi e neanche tanto bravo.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che stamani s’è alzato di buon’ora. Volevo andare a guardare le persone in coda davanti agli Uffizi e poi m’è venuto in mente che oggi è lunedì e la Galleria rimane chiusa per tutta la giornata. Troppo vino ieri sera fra un discorso e l’altro assieme a Galileo e Rossini.

 

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