Michelangelo: disegni ritrovati

“Michelangelo: disegni ritrovati” così si intitola la nuova mostra che ha aperto i battenti al pubblico proprio oggi ai Musei Capitolini di Roma. Il protagonista indiscusso di questa esposizione è il mio Sacrificio di Isacco: un disegno non troppo noto al grande pubblico.

Il foglio appartiene alle collezioni di Casa Buonarroti, a Firenze. Il recto lo disegnai a matita rossa mentre il verso a penna nera. La mostra è nata con lo scopo di presentare una interessante scoperta fatta di recente. Infatti, durante il restauro del Sacrificio di Isacco, è stato esportato in contro-fondo che ha svelato la presenza di un disegno anche sul verso.

La mostra è stata allestita presso la Sala degli Arazzi nel Palazzo dei Conservatori e rimarrà aperta fino al 7 maggio 2017. L’orario di apertura è tutti i giorni dalle 9.30 fino alle 19.30. Ricordatevi che la biglietteria dei Musei Capitolini, come di consueto, finisce i suo servizio un’ora prima dell’orario di chiusura.

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La testa marziale

Eccomi di nuovo qua a rovistar fra lettere e disegni per proporvi qualcosa di nuovo e interessante. Il disegno che vedete a seguire lo realizzai a penna, con un inchiostro marrone. Si tratta di una testa marziale caratterizzata da un volto assai intenso, reso tale soprattutto dallo sguardo e dagli zigomi mascolini ben in evidenza. 

Al militare disegnai un cappello paragonabile a quelli che venivano indossati dai guerrieri italici durante la prima metà del Quattrocento, anche se modificai leggermente la sua forma spingendo un po’ più in avanti la parte alta. 

I tratti incrociati presenti nel disegno sono tipici della mia fase produttiva giovanile ed è possibile datarlo attorno al 1504-1505. E’ inoltre ipotizzabile pensare che la testa sia uno studio per un guerriero che doveva essere affrescato nella Battaglia di Cascina che alla fine però decisi di non inserire. 

Il vostro Michelangelo Buonarroti con la sua testa marziale conservata presso l’Ashmolean Museum di Oxford.

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The martial head

Here I am again trying to dig up something new and interesting up among all my letters and drawings. I made the drawing here below with a pen with a brown ink. It is a martial head with a very intense face, made possible with his intense look and accentuated cheekbones.

I drew a hat similar to those worn by warriors during the first half of the fifteenth century, although I modified it a bit by slightly by pushing forward the upper part of the hat.

The cross-sections shown in the drawing are typical of my early work and should be dated around 1504-1505. It also credible to think that the head is a preliminary study for a soldier who I had intentions to paint in the Battle of Cascina, however, I later decided not to use him.

Truly yours, Michelangelo Buonarroti and my Martial Head on display at Ashmolean Museum in Oxford.

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Il baccanale dei putti

Il Baccanale dei Putti è uno dei disegni più bizzarri e insoliti che realizzai. Il committente? Nessuno: fu uno di quelli che regalai a Tommaso de’ Cavalieri. Non vi dico quanti esperti nel corso degli anni abbiano provato a leggerne il significato e chissà se davvero alla fine qualcuno ci sia riuscito o ci riuscirà in futuro.

Il disegno raffigura diverse scene nelle quali i protagonisti sono sempre dei putti ad eccezione dei due soli adulti che si trovano nella parte più bassa. il soggetto raffigura un rito pagano dionisiaco in piena regola. C’è la mescita del vino in alto a destra, al centro il sacrificio di un cavallo e la cottura della carne in un pentolone un po’ più a sinistra.

Nella fascia bassa del disegno una vecchia allatta un putto mentre davanti a sé, sopra una tovaglia, sono posizionati un teschio, un’anfora e una coppa oramai vuota.  A poca distanza un putto sorregge il mantello a un uomo sbronzo mezzo addormentato: non è così semplice capire se lo stia coprendo oppure se voglia svelare le sue nudità.

Le interpretazione del disegno, come detto prima, sono varie e tutte peraltro plausibili. Ce n’è una che mi piace in particolare ed è quella proposta dalla Acidini. L’opera a suo dire raffigurerebbe “la fallacia dei piaceri carnali, che già mentre si godono sono ingannevoli, e quando poi si esauriscono lasciano dietro di sé carestia, accidia, disordine dei sensi e altri vizi”.

Il Baccanale dei Putti è uno dei disegni più preziosi conservati presso la Royal Library del castello di Windsor, Londra.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi disegni

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Bacchanalia of Children

The Bacchanalia of Children is one of the most bizarre and unusual designs that I created. The commissioner? No one.  It was one of those drawings I gave Tommaso de ‘Cavalieri.  I can’t tell you haow many experts have tried to understand its meaning and who knows if someone has or ever will.

The drawing depicts several scenes in which the main figures are always the children with the exception of only two adults who are in the lower part.  The drawing focuses on a pagan feast dedicated to Dionysus at its peak. There is the pouring of the wine into servings at the top right, in the middle the sacrifice of a horse and the cooking of it to its left.

In the lower part of the drawing there’s an old lady giving her breast milk to a child and placed in front of them is a tablecloth with a skull, an amphora and an empty glass of wine. Close to them is a cherub holding a mantle  over an almost slepping drunk: we honestly don’t know if the child is covering him or wanting to reveal his nudity.

The meaning of the drawing, as mentioned before are many and all of which questionable. There’s one interpretation that I like which was written by Acidini. The work of art he said represents “the false idea of carnal pleasures, which while enjoying them are already deceiving…. and when done leave you with wanting more, a feeling of sloth & disorder as well as other vices.”

The Bacchanalia of the Children is one of the most precious drawings preserved in the Royal Library at Windsor Castle

Truly yours, Michelangelo Buonarroti & my drawings.

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Io lo campai dalla morte

Nel settembre del 1975, durante la realizzazione di alcuni lavori nelle Cappelle Medicee, vennero scoperte delle tracce di disegni sulle pareti di una stanza lunga e stretta, ubicata proprio al di sotto della Sagrestia Nuova. L’allora direttore Paolo dal Poggetto, avviò un’indagine per scoprire cosa si nascondesse sotto lo spesso strato di intonaco e i risultati furono entusiasmanti. Le pareti erano state disegnate a carboncino da me secoli prima con vari soggetti. L’ambiente non è accessibile al pubblico e probabilmente non lo sarà mai per diverse questioni sia relative alla logistica che alla conservazione dei disegni.

Per spiegarvi il perché di quei disegni devo necessariamente andare a ritroso nel tempo. Ebbene, nel 1530 a Firenze la situazione non era certo delle migliori. Le truppe inviate dal Papa padroneggiavano e ne combinavano di tutti i colori pur di abbattere la repubblica e riconsegnare la città dritta dritta nelle mani della ricca e potente famiglia Medici. I parteggianti per i Medici volevano uccidermi perché oramai era chiaro a tutti che stessi a spada tratta dalla parte dei repubblicani.

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Giovanni Battista Figiovanni, il priore di San Lorenzo da sempre sostenitore della famiglia Medici, all’oscuro dei suoi protettori mi offerse aiuto nascondendomi nella chiesa di famiglia dei tiranni. Chi avrebbe mai sospettato che fossi proprio lì a due passi da casa Medici, nel cuore di Firenze? “Io lo campai dalla morte et salva’li la roba” scrisse il priore nelle sue Ricordanze.

La luce lì dentro era poca ma con le candele di sego riuscivo a rischiarare l’aria e a vederci meglio. Con le mani in mano non sono mai stato capace di starci e, anche in quella drammatica circostanza, non smisi di disegnare e studiare. Sulle pareti tracciai a carboncino diverse figure fra le quali anche il volto del Laooconte che conoscevo molto bene, alcuni studi relativi alle sculture che oggi si trovano al piano superiore e tanti altre figure fra le quali il capo di un cavallo. Ogni tanto veniva a farmi visita Antonio Mini, uno dei pochi amici che sapesse dov’ero, per portarmi qualcosa da mangiare.

 

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Le cose ritornarono alla normalità quando Papa Clemente VII Medici si rese conto di avere ancora bisogno della mia arte. Così riporta il Vasari quell’episodio nelle sue Vite: “Papa Clemente fe’ fare diligenza di trovarlo, con ordine che non se li dicesse niente, anzi, che se gli tornassi le solite provisioni, purchè egli attendessi all’opera di San Lorenzo”. Prima di uscire dal nascondiglio mi occupai di far stendere sopra i disegni uno strato di biacca per evitare che il priore di San Lorenzo finisse nei guai per avermi offerto un posto sicuro dove stare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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 I made him survive death

In September of 1975, during some restoration work in the Medici Chapels, the workers discovered traces of drawings on the walls of a long, narrow room, which is located directly below the New Sacristy. At the time director Paolo dal Poggetto, started an investigation to find out what was hidden under the thick layer of plaster, and the results were exciting.  I drew various figures on the walls with charcoal centuries before this discovery. This room is not accessible to the public and probably never will be for various issues due to the preservation of the drawings.

In order to explain those drawings, I need to go back in time. Well, the political situation in Florence was not the best in 1530 in Florence. The military troops sent by the Pope took complete control of the city and tried in every way to bring down the Republic and re-establish all political control to the rich and powerful Medici family. The Medici army wanted me dead because it was prettyu clear by now that I supported the Republic.

Giovanni Battista Figiovanni, the prior of San Lorenzo always supported the Medici family. But having seen me in need, he helped me by giving me access to hide in the Medici Church.  Who would have guessed that that I was right there around the corner from the house of Medici, in the heart of Florence hidding from them?  The Prior wrote in his diary that “I saved him from death”.

There was very little light down there but I made due with tallow candles. I have never been the type of person to stay still and even in this case I could not stop drawing and study. I drew farious figures on the walls with charcoal including the face of the Laocoön which I knew very well. I also drew schetches that relate relating to the sculptures that today are located above the room, as well as other figures including the head of a horse.  Every so often Antonio Mini, one of my very good friends who knew I was there to bring me something to eat.

Things returned to normal for me when Pope Clement VII, a Medici, realized he still needed my art. This is what Vasari wrote in his book The Lives of the Artists: “Pope Clement made sure to find him, with strict orders to make him return to work in their chapel in San Lorenzo to complete the statues and keep the same pay as previously agreed”.  Before I came out of hiding made sure to cover all my charcoal drawings with layer of white paint not to have the prior of San Lorenzo end up in trouble for giving me a safe place to hide.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti & my stories

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Il satiro seduto che guarda la contadina

Quando si fa un po’ d’ordine sbuca sempre fuori qualcosa c’era rimasto sotto una pila di libri, fra uno scaffale e l’altro, dietro a un cassetto o chissà dove per chissà quanto tempo. Con le pulizie di primavera in atto, oltre a un mucchio di polvere, è saltato fuori anche questo disegno che realizzai molto probabilmente fra il 1508 e il 1509. In quel frangente ero impegnato ad affrescare la prima metà della volta della Sistina.

Questo foglio venne con tutta probabilità portato in Francia da Antonio Mini e non è un caso se sul verso compaiono anche degli studi condotti proprio da lui.

La donna ricurva verso la terra che sta arando a mano è Eva. In un primo momento avevo pensato di raffigurare nella volta, dopo la Cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva, la condanna al lavoro. Proprio l’immagine di Eva fu pi ripresa nei suoi affreschi dal Primaticcio a Fontainbleu.

Sicuramente questa figura, abbigliata con una leggera veste che ne mette in evidenza le forme, è opera mia: i dubbi sono veramente pochi. Il satiro invece pare più disegnato da Raffaello da Montelupo, scultore che collaborò con me in diverse occasioni.

Il disegno in questione è appartenuto anche alla regina Cristina di Svezia e attualmente è conservato presso il Teyler Museum di Haarlem.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che volentieri si perde fra i suoi antichi disegni.

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The sitting satyr watching the farmer

When you tidy up something always pops out that was left under a pile of books, in between a shelf and another, behind a drawer or somewhere else and has been there for who knows how long.  With spring cleaning coming up, besides a pile of dust, I found this drawing that probably made between 1508 and 1509. During those years I was busy frescoing the first half of the Sistine Chapel ceiling.

This drawing was probably brought to France by Antonio Mini and it is no coincidence that on the back there are some drawings done by him.

The woman that is plowing looking down is Eve. After the Expulsion from Paradise of Adam and Eve, the condemned to work, I was going to paint this. The image of Eve is what he then used in his frescoed by Primaticcio at Fontainebleau.

The figure dressed in a light robe that highlights the her body shape is my work: there’s no doubt about that. The satyr instead seems to be thre hand Raphael da Montelupo, a sculptor who worked with me on several occasions.

The drawing also belonged to Queen Christina of Sweden and is currently preserved at the Teylers Museum in Haarlem.

As always, yours truly, Michelangelo Buonarroti who willingly gets lost among his ancient drawings.

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Sonetto per Vittoria Colonna

Stamani voglio iniziare la giornata proponendovi dei versi che scrissi per a mia cara amica Vittoria Colonna. Poetessa e nobildonna coltissima, fu per anni per me un valido supporto. Strinsi con lei una stretta relazione di amicizia ma ahimè, la morte la sopraggiunse prematuramente e nel 1547 passò a miglior vita. Chissà, forse la morte improvvisa gli evitò di finire nella sanguinosa morsa dell’inquisizione già che molti dei nostri amici comuni cosiddetti Spirituali dovettero subire le ingiurie e gli abomini della Santa Inquisizione…che a chiamarla Santa già ci vuol del coraggio.

 Quante più fuggo e odio ognor me stesso,
tanto a te, donna, con verace speme
ricorro; e manco teme
l’alma di me, quant’a te son più presso.
    A quel che ‘l ciel promesso
m’ha nel tuo volto aspiro
e ne’ begli occhi, pien d’ogni salute:
e ben m’accorgo spesso,
in quel c’ogni altri miro,
che gli occhi senza ‘l cor non han virtute.
    Luci già mai vedute!
    né da vederle è men che ‘l gran desio;
ché ‘l veder raro è prossimo a l’oblio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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This morning I want to begin by sharing with you a few verses that I wrote for my dear friend Vittoria Colonna. Poet and cultured noblewoman, she was for many years a huge support. I had a very close friendship with her but unfortunately her premature death in 1547 lead her to a better life. Who knows, if maybe her sudden death avoided her getting tied up in the bloody controversial Inquisition which many of our so-called “Spiritual” friends have suffered the ravages of the Holy Inquisition… it takes a lot of guts to call it Holy.

Hating myself, the more I run away,

My lady, from me, the more toward you I’m thrust;

My soul then, as it must,

Quakes for me less there, where it hopes I’ll stay.

What havens provides, I pray

To realize in your face

And lovely gaze, where all redemption lies,

For well I know, each day

Scanning others, there’s no trace

Of virtue unless the heart shows in the eyes.

So rare such loveliness!

To see it’s my single craving, pure and whole.

Rare glimpses, though, are like Lethe to the soul

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Studio di teste e elmo zoomorfo

Rovistando fra un mucchio di carte impolverate, stamani ho trovato questo disegno qua. Sia inteso, quello che possiedo io è una copia ma quello che vi propongo è conservato al sicuro presso il Kunthalle di Amburgo.

L’elmo che porta in capo il baldo giovine a una prima distratta occhiata potrebbe ricordare quelli che spesso ideavano e decoravano prima il Verrocchio e poi Leonardo. In realtà non è proprio così. Gli elmi zoomorfi miei hanno una carica espressiva mirata a incutere terrore nell’avversario. Un’idea questa ripresa dall’antichità.

Sulla destra compare un sonetto del Petrarca trascritto di mio pugno “Dolce mio caro (e prezioso) pegno che natura mo to(lse e ‘il ciel mi guarda)“.

Questo disegno lo realizzai probabilmente fra il 1504 e il 1506 e si suppone abbia uno stretto rapporto con la Battaglia di Cascina. Nella Battaglia di Cascina compariva almeno un guerriero dotato di elmo e durante la fase di studio della composizione d’insieme, sono diversi i fogli che riportano disegni di elmi zoomorfi.

Il sempre Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Cristo e la Samaritana al pozzo

Il Cristo e la Samaritana al pozzo è una delle tante opere mie che viene citata dal Vasari ma non dal Condivi. Studiai la composizione per farne omaggio alla mia amica Vittoria Colonna. Il soggetto è l’incontro fra Cristo e la donna di Samaria dinnanzi alla fonte d’acqua in allusione alla fonte d’acqua di vita eterna di Nostro Signore.

Anche la marchesa Colonna cita quest’opera in una lettera datata 20 luglio 1543 che mi scrisse dal suo ritiro presso il monastero di Santa Caterina a Viterbo.

In un foglio che venne venduto all’asta a un privato nel 1998 da Sotheby’s, studiai una posa frontale per la donna stante avvolta in una veste assai stretta che lascia scoperto il seno. Cristo è seduto sul pozzo e la richiama verso di sé per avere un po’ d’acqua. Lei, che già se ne stava andando, si volta girando la testa.

Questo studio poi lo modificai per ottenere una composizione che mi andasse più a genio. Del risultato finale sono giunte fino a voi solo copie ma non il dipinto originale che si perse nel corso dei secoli chissà come e chissà quando.

Fra le copie più celebri del mio Cristo con la Samaritana al pozzo, quelle più celebri sono quella di Siena di Marcello Venusti e quella realizzata in affresco da Daniele da Volterra sul soffitto della stanza in Belvedere, nel complesso vaticano. Nicola Beatrizet realizzò un’incisione molto accurata mentre Clovio preferì disegnarla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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Sopra il mio studio della composizione venduto all’asta da Sotheby’s il 28 gennaio del 1998 mentre a seguire l’incisione di Nicola Beatrizet

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Nessun dipinto mio con la Leda e il Cigno

Tanto per mettere qualche puntino sulle i e fare un po’ più di chiarezza, ci tengo a precisare che non c’è alcun dipinto su tavola o su tela di Leda col cigno che sia attribuito a me. Perché vi dico ciò? Ebbene, durante gli ultimi giorni ho visto circolare da diverse parti un’opera realizzata probabilmente dal Rosso Fiorentino avente questo soggetto e non sono pochi quelli che me l’affibbiano arbitrariamente a me.

Una Leda con il Cigno la dipinsi eccome. Era una grande tavola che mi venne commissionata dal duca di Ferrara Alfonso I d’Este. “Un quadrone di sala, rappresentando il concubito del Cigno con Leda: ed appresso, il parto dell’uova di che nacquero Castore e Polluce, secondoché nelle favole degli antichi scritto si legge“, scrisse il Condivi.

L’opera non arrivò mai a Ferrara. Litigai aspramente con il messo che venne a ritirarla e preferii regalarla ad Antonio Mini piuttosto che affidarla a un incompetente del genere. Fra le altre cose il volto della Leda lo avevo realizzato usando proprio i bei lineamenti del Mini, rendendoli un po’ più femminili con qualche accorgimento.

Si può avere un’idea abbastanza precisa di che aspetto potesse avere l’opera perché fu copiata diverse volte da vari artisti contemporanei. Inoltre esistono studi miei relativi soprattutto al volto: anzi, forse lo studio del volto della Leda è una delle teste più note della storia dell’arte.

Al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli è conservata un’incisione derivata dal mio dipinto abbastanza fedele all’originale. Venne realizzata secoli fa da Nicolas Beatrizet. Quella che vedete a seguire è la copia eseguita dal Rosso Fiorentino che sovente viene spacciata per opera mia.

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A seguire il mo studio della testa della Leda per il quale presi a modello il Mini. Vi auguro una buona serata: la zuppa di pane e verdure è pronta e non vorrei mi diacciasse con quest’arietta che entra da sotto le porte di Santa Croce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Studio per il Tondo Doni

Il Tondo Doni è l’unica opera mia esposta permanentemente alla Galleria degli Uffizi e, ogni anno, vede sfilare davanti a se migliaia di persone provenienti da ogni angolo del mondo, attraverso un vetro anti-proiettili.

Quello che potete osservare a seguire è un disegno che realizzai per studiare la testa della Vergine della Sacra Famiglia. Si tratta di uno studio assai noto che addirittura, nel 2009, uscì da Casa Buonarroti per essere esposto a Belgrado, assieme a un disegno che tracciai per la gamba del Bambino.

Lo studio per la testa della Vergine appartiene alla collezione di Casa Buonarroti e potreste anche avere la fortuna di vederlo prima o poi con i vostri occhi. Tutti i disegni di Casa Buonarroti, a partire dal 1859, vennero sistemati all’interno di bacheche o appesi alle pareti in cornici ma venne deciso all’unanimità che quella permanente esposizione fosse troppo azzardata per la loro corretta conservazione.

Nel 1960 tutti i disegni vennero trasferiti preso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi per essere sottoposti a un lungo e attento restauro. Quindici anni dopo fecero ritorno in via Ghibellina e, da allora in poi, vengono esposti solo in piccoli nuclei a rotazione in una sala appositamente pensata per lo scopo in condizioni di luce e termo igrometriche ideali per quelle carte così fragili e preziose.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

 

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