La mano di Adamo e non solo

In questo foglio che vedete a seguire, appartenente al Detroit Institute of Arts, realizzai diversi studi per gli affreschi della volta sistina. Come vi ho raccontato in altre occasioni, la carta era un bene prezioso e sciuparla non si poteva proprio. Per questo occupavo tutto lo spazio a disposizione nei fogli magari studiando soggetti anche molti differenti fra di loro come in questo caso.

Il braccio che vedete sicuramente riuscite a riconoscerlo: è quello di Adamo. Certo, nell’affresco la affinai un po’ rendendola più delicata e poetica. Non so’ se ci avete fatto caso ma adoperai la stessa posa anche per raffigurare la figura che si trova a destra nella lunetta di Manasses e Amon.

Il torso è di tutt’altro personaggio: appartiene al giovine che siede a cavalcioni del caprone sacrificato nel riquadro dedicato al Sacrificio di Noè.

Per quanto riguarda gli schizzi architettonici, si tratta di uno studio preliminare delle decorazioni della finta architettura che poi realizzai in modo un po’ diverso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni.

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Enea che abbandona Didone

Oggi voglio proporvi questo disegno qua che non è certo uno dei più noti che realizzai. Si tratta di uno studio che adoperò poi Daniele da Volterra per realizzare un dipinto conservato presso una collezione privata svedese. L’opera sua pittorica raffigura il passo dell’Eneide nel quale Mercurio spinge Enea a lasciare il letto di Didone per guidare i troiani verso una nuova patria. Su questo gruppo che ideai per lui, Daniele apportò qualche modifica ma rimane comunque ben riconoscibile l’idea di fondo.

Lo studio è stato datato dal Berenson attorno al 1550.

Il disegno in questione proviene dalla collezione di Cristina di Svezia. Successivamente passò nelle mani del cardinale Azzolino, poi in quelle del principe di Odescalchi. Successivamente si trovata nella collezione appartenente al duca di Bracciano. Attualmente questo foglio è conservato presso il Teyler Museum di Harlem.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cristo e la Samaritana al pozzo

Il Cristo e la Samaritana al pozzo è una delle tante opere mie che viene citata dal Vasari ma non dal Condivi. Studiai la composizione per farne omaggio alla mia amica Vittoria Colonna. Il soggetto è l’incontro fra Cristo e la donna di Samaria dinnanzi alla fonte d’acqua in allusione alla fonte d’acqua di vita eterna di Nostro Signore.

Anche la marchesa Colonna cita quest’opera in una lettera datata 20 luglio 1543 che mi scrisse dal suo ritiro presso il monastero di Santa Caterina a Viterbo.

In un foglio che venne venduto all’asta a un privato nel 1998 da Sotheby’s, studiai una posa frontale per la donna stante avvolta in una veste assai stretta che lascia scoperto il seno. Cristo è seduto sul pozzo e la richiama verso di sé per avere un po’ d’acqua. Lei, che già se ne stava andando, si volta girando la testa.

Questo studio poi lo modificai per ottenere una composizione che mi andasse più a genio. Del risultato finale sono giunte fino a voi solo copie ma non il dipinto originale che si perse nel corso dei secoli chissà come e chissà quando.

Fra le copie più celebri del mio Cristo con la Samaritana al pozzo, quelle più celebri sono quella di Siena di Marcello Venusti e quella realizzata in affresco da Daniele da Volterra sul soffitto della stanza in Belvedere, nel complesso vaticano. Nicola Beatrizet realizzò un’incisione molto accurata mentre Clovio preferì disegnarla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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Sopra il mio studio della composizione venduto all’asta da Sotheby’s il 28 gennaio del 1998 mentre a seguire l’incisione di Nicola Beatrizet

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Lettera al mì fratello

Ecco a voi una delle mie tante lettere arrabbiate che scrissi al mi’ fratello Bonarroto. Mi chiedeva soldi di continuo, manco fussi stato una banca o un milionario e nel corso della vita s’è litigato parecchio.

Roma, 24 luglio del 1512

Buonarroto, io non ò tempo da rrispondere alla tua, perché è nocte; e ancora quand’io avessi tempo, non ti posso rispondere resoluto per insino che io non vego la fine delle cose mia di qua. Io sarò questo setembre costà e farò quant’io potrò per voi, com’io ò facto insino a ora. Io stento più che uomo che fussi mai, mal sano e chon grandissima faticha; e pure ò patienza per venire al fine desiderato. Ben potete avere patientia dua mesi voi, stando dieci mila volte meglio che non sto io.Michelagniolo scultore in Roma.A Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La fede

La fede nell’esistenza di Dio e la negazione dell’esistenza di Dio hanno un punto in comune:

il desiderio di Dio

 

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi osserva senza sosta mentre state in coda dinnanzi alle porte della Galleria dell’Accademia a Firenze.

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Santa Maria degli Angeli

Avete presente la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma? Si, quella costruita sulle rovine delle terme di Diocleziano, nei pressi della stazione Termini, adoperata per le cerimonie di Stato. C’è lo zampino mio pure lì.

Papa Pio IV mi commissionò il progetto nel 1561. In quel frangente stavo anche lavorando alla realizzazione della Basilica di San Pietro.

Non mi sottrassi dall’incarico e intervenni restaurando completamente la parte del tepidarium. Integrai le vecchie vestigia delle terme in una struttura più moderna adattandola alle esigenze contemporanee. Progettai diversi detti murari fra le campate contigue coperte a crociera. Aggiunsi poi due cappelle laterali a sezione quadrata per completare la Basilica.

Oramai però avevo parecchi anni sulle spalle e poco dopo passai a miglior vita. I lavori però proseguirono per moli altri anni ancora e alla fine la Basilica assunse l’aspetto che vedete oggi.

Beh, la prossima volta che ci passate davanti, pensate che anch’io h contribuito alla sua realizzazione.

Il vostro Michelangelo Buonarroti scultore, pittore e architetto

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Quello che gli artisti pensano di me

Non sono pochi gli artisti che hanno commentato le mie opere, la mia arte o che hanno studiato quello che io ho ideato nel corso della mia vita. Sono orgoglioso di tutto questo e mi sono appuntato al petto come se fossero medaglie, le parole che altri artisti hanno speso per me.

Stasera mi va di coccolarmi con l’ammirazione che ho avuto in vita e con quella che continuo a suscitare in coloro che per la prima volta si trovano faccia a faccia con una mia opera.

Vi do’ la buonanotte con ciò che ha detto della mia arte Rodin:

“Michelangelo mi ha liberato dall’accademismo”

-Auguste Rodin-

il vostro Michelangelo Buonarroti, che ancora non ha concluso i suoi impegni quotidiani.

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I venti ignudi

Avete mai avuto l’occasione di vedere la Cappella Sistina con i vostri occhi? Ho affrescato la volta raffigurando le storie più conosciute della Genesi ma non solo. Ci sono profeti maggiori e minori che preannunciano la venuta di Cristo alternati a sibille pagane che preannunciano lo stesso evento con largo anticipo. Non c’è alcun spazio libero o lasciato incompiuto: ho riempito ogni centimetro a disposizione pennellata dopo pennellata.

Guardate bene gli ignudi: sono venti per la precisione. Dieci coppie di corpi atletici che, mettendo in tensione tutta la  loro muscolatura, sorreggono i medaglioni istoriati al di sotto dei riquadri meno grandi della Genesi. Se osservate la volta da ovest verso est, noterete che gli ignudi posizionati più a levante hanno dimensioni maggiori. Infatti, dopo l’interruzione dei lavori durati un anno interno ( dal 1510 al 1511), decisi di maggiorarne i volumi per permettere di osservare meglio i vari dettagli dal basso.

 

il sempre vostro Michelangelo Buonarroti. Preservatemi dal vostro mondo perché non veggo lume.

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Vi do’ il buongiorno in attesa della tempesta

Questa mattina vi do’ il buongiorno così… con qualche verso scritto parecchi secoli fa ma ancora attuali. Il cielo sopra Firenze promette ancora tempesta: spero non debba ricorrere a metter sacchi di sabbia attorno alla mia eterna dimora. E si, perché questo luglio ha fatto già abbastanza disastri e da un momento all’altro m’aspetto di veder scorrere l’Arno passar qui da Santa Croce.

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    Perché sì tardi e perché non più spesso
con ferma fede quell’interno ardore
che mi lieva di terra e porta ‘l core
dove per suo virtù non gli è concesso?
Forse c’ogn’ intervallo n’è promesso
da l’uno a l’altro tuo messo d’amore,
perc’ogni raro ha più forz’e valore
quant’è più desïato e meno appresso.
La notte è l’intervallo, e ‘l dì la luce:
l’una m’agghiaccia ‘l cor, l’altro l’infiamma
d’amor, di fede e d’un celeste foco.

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il vostro Michelangelo Buonarroti in attesa delle prossime piogge

Sebastiano del Piombo: uno dei miei pochi amici

Ho avuto pochi amici ne corso della vita. Sebastiano del Piombo è stato un di questi anche se ha dirla tutta qualche torto me l’ha fatto.

Vi riporto una lettera che scrissi a lui da Firenze mentre si trovava a Roma per motivi di lavoro. Era un bravo artista e mi dispiace che non abbia avuto un maggiore successo e che in troppi se lo siano dimenticato.

 

 Firenze 30 aprile del 1525

Sebastiano mio karissimo,

 iersera el vostro amicho chapitano Chuio e certi altri gentilomini volsono, lor gratia, che io andassi a ccena chon loro, di che ebi grandissimo piacere, perché usci’ um pocho del mio malinchonicho, o vero del mio pazzo; e non solamente n’ebbi piacere della cena, che fu piacevolisima, ma n’ebbi anchora, e molto più che di quella, de’ ragionamenti che vi furno.

E più, dipoi, ne’ ragionamenti mi crebe el piacere udendo dal decto chapitano Chuio mentovare il nome vostro; né bastò questo e più dipoi, anzi infinitamente, mi rallegrai circha all’arte, udendo dire dal decto capitano voi essere unicho al mondo, e chosì essere tenuto in Roma.

Però, anchora se più allegrezza si fussi potuta avere, più n’arei avuta dipoi, visto ch’el mio giudicio non è falso. Dunche non mi neghate più d’essere unicho, quand’io ve lo schrivo, perché n’ò troppi testimoni; e ècci un quadro qua, Idio gratia, che me ne fa fede a chiunche vede lume.

 

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particolare di un’opera di Sebastiano