Il libro: “Le tre Pietà di Michelangelo”, la recensione
E’ stato appena dato alle stampe il libro “Le tre Pietà di Michelangelo. Non si pensa quanto sangue costa”, pubblicato da Silvana Editoriale con testi di Barbara Jatta, Sergio Risaliti, Claudio Salsi e Timothy Verdon più due riflessioni del cardinale Betori e di Zander.
Non è un segreto che abbia meditato a lungo sul tema della Crocifissione e della Pietà durante tutto il corso della vita mia. Basta pensare al Crocifisso di Santo Spirito che scolpii per il priore Lapo Bicchiellini a soli diciannove anni e alla Pietà Vaticana a cui terminai di dar corpo e forma nel 1499, a 24 anni.
Dalla prima all’ultima Pietà scolpita, la Rondanini, trascorsero sessant’anni di vita: un’infinità di tempo soprattutto se si considera che all’epoca mia arrivare già oltre i cinquant’anni era un ragguardevole traguardo.
In questo libro ricco di scatti di eccellenti fotografi si possono ad esempio comprendere tutti gli spostamenti che la Pietà Vaticana, la Bandini e la Rondanini hanno subito loro malgrado nel corso dei secoli, le loro dettagliate storie e le diverse modalità di lettura.
Non manca un accenno all’ultimo restauro da poco eseguito sulla Pietà Bandini, scritto da Timothy Verdon e riflessioni di carattere spirituale.
Leggendo la descrizione della Pietà Bandini fatta da Risaliti ho trovato un’inesattezza. Risaliti cita Parronchi sottolineando il fatto che secondo lui il blocco in cui è stata scolpita l’opera fu estratto dalle cave di Seravezza (che poi si scrive con una R e non con due) era uno di quelli avanzati estratti per la realizzazione della tomba di Giulio II. Beh non è così. Nelle cave di pertinenza di Seravezza non cercai affatto i marmi per la Tomba di Giulio II ma solo quelli destinati alla facciata di San Lorenzo e solo Dio sa quanto furono travagliati quegli anni. Le tante carrate di marmo che mi servivano per il mausoleo di Giulio II le avevo acquistate a Carrara e a Carrara tornai a cercare non appena Leone X sciolse il contratto della facciata affidandomi la Sagrestia Nuova. In quello stesso momento i concesse di cercare i marmi dove mi pareva e tornai fra le cave di Carrara.
Resta da capire perché scelsi quel marmaccio duro e pieno di inclusioni di pirite quando in quelle zone ce n’erano e ce ne sono tutt’oggi di assai migliori e lo feci arrivare fino a Roma per scolpirlo in un secondo momento. Della questione ve ne ho parlato in modo approfondito QUA.
Ho notato che spesso viene fatta confusione sui luoghi di estrazione anche da chi conosce molto bene la vita mia e le mie opere. Non è il primo errore di questo tipo che trovo
“Le tre Pietà di Michelangelo. Non si pensa quanto sangue costa” consente di mettere confronto diretto la storia, le caratteristiche e ogni singolo dettaglio delle tre opere: tutte e tre raffiguranti lo stesso soggetto ma in un modo molto diverso.
Un insieme di saggi che sicuramente vale la pena conoscere. Al termine del volume viene raccontata anche la storia del calco della Pietà Vaticana e di quello della Pietà Rondanini appartenenti ai Musei Vaticani e al momento esposti all’Opera del Duomo di Firenze, assieme alla Pietà Bandini originale.
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social. A proposito, se volete farvi un be regalo acquistate questo interessante libro che trovate QUA

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